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Wolfgang® Mer 13/7/2016, 23:16
Intervista a Mauro Bigonzetti riguardo le proteste del cdb contro la nuova stagione. A voi i commenti (e i brividi).
Pensavo fosse uno scherzo, ma ho fatto una breve ricerca e ho trovato la fonte.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/05/11/sono-sprovveduti-il-repertorio-va-rivisto-con-occhi-nuoviMilano08.html

Sono costernato ed addolorato per le parole ingenerose, offensive che rivolge al Corpo di Ballo che, nell'epoca Vaziev, era probabilmente il migliore d'Europa. Ma scherziamo?
E che dire dell'alterigia con cui parla del Maestro russo? del tutto inaccettabile!
Questo signore sostiene di avere le spalle forti: a me non sembra. Inoltre il suo non è certo un comportamento consono alla Scala: almeno a quello che per me la Scala significa. Vedremo.



rispondi a questo messaggio
  messaggio di riferimento:
filombria® ha scritto:

Poco meno di un mese fa, alla presentazione della nuova (agghiacciante) stagione, forse la più brutta ed imbarazzante degli ultimi quanti? 3000 anni? (se mi sbaglio correggetemi) da parte di Pereira e Bigonzetti, il corpo di ballo ha duramente protestato; (otto titoli di contemporaneo, serate di quaranta minuti con due coregrafie di ragazzi della Scala, nove repliche per un coreografo sconosciuto - o comunque ancora fin troppo alle prime armi, due soli titoli classici a distanza di nove mesi, di cui uno nel pieno di luglio...)
Ecco la risposta del nostro meraviglioso, umilissimo, illuminato, acculturato nuovo direttore, Mauro Bigonzetti.
Vi prego, aspetto i vostri commenti.


L'INTERVISTA A MAURO BIGONZETTI.

"SONO SPROVVEDUTI, IL REPERTORIO VA RIVISTO CON OCCHI NUOVI".

"LA TECNICA NON E' TUTTO, BISOGNA APRIRSI AL MONDO, NON SIAMO IN UN MUSEO".

- Mauro Bigonzetti, come risponde ai ballerini?
Li trovo per certi aspetti un po' sprovveduti. Nei grandi teatri come Parigi, Londra, Vienna, i balleti classici sono ormai in minoranza. È necessario rileggere il repertorio con occhio nuovo e particolare.

- Trova che siano ancorati al passato?
Hanno forse un modo vecchio di vedere la danza, il teatro,
la cultura. Le tradizioni vanno rinnovate.
Soprattutto nel balletto che, per sua natura, è movimento.
Ci sarà molto da lavorare perché mi pare che vivano sotto una campana di vetro. E invece dovrebbero guardarsi più attorno, senza scetticismo.

- Non pensa che abbiano paura che, nelle produzioni contemporanee, il corpo di ballo sarà sottoimpiegato?
Questo è un falso problema. Nella mia Cinderella ho utilizzato 50 ballerini per il primo cast, altri 25 per il secondo. Era una rivisitazione di un classico che non ha asciugato nulla né dal punto di vista dei numeri né da quello della spettacolarità.
A volte è questione di disinformazione e mancanza di fiducia.

- Perché questo accade?
Negli ultimi anni la compagnia è stata sospinta verso il basso, e ora deve prendere direzioni stilisticamente diverse. Non
voglio dire che il mio predecessore Makhar Vaziev abbia fatto un cattivo lavoro: tecnicamente sul classico sono migliorati.
Ma la tecnica non è tutto, la danza è fatta anche di curiosità, di aperture, di sguardo ai parametri internazionali.
La Scala non può diventare un museo. E, anche se Vaziev ed io abbiamo la stessa età, abbiamo un background differente: lui guardava all'Est Europa, io cerco di guardare al mondo.

- Si è risentito perchè le rimproverano di firmare due produzioni invece di una sola?
No, ho le spalle larghe e non devo dimostrare nulla a nessuno.
Lavoro ovunque, dico più no che sì. Se la Scala vuole che non faccia più coreografie mie, non ne farò. Ma sono arrivato da due mesi e per il secondo titolo, "Progetto Haendel", non avrei potuto trovare all'ultimo momento un coreografo a livello della Scala.
dal nostro archivio

Fille du Pharaon, la

pubblicato il 10-2-2006

Fille du Pharaon, la 18 GENNAIO 1862
TEATRO MARINSKY DI SANPIETROBURGO
balletto in un prologo e tre atti
cor. Marius Petipa; mus. Cesare Pugni; libr. Vernoy de Saint-Georges e Marius Petipa



Questa produzione rappresentò per Petipa una scommessa e, insieme, un successo personale a livello di carriera. La allora trentaseienne Carolina Rosati, guest del Marinsky, si apprestava a concludere la sua carriera, e suo forte desiderio era di farlo salutando le scene con un lavoro di Petipa. Ma il Direttore dei Teatri Imperiali, a corto di fondi, rifiutò di assegnare a Petipa l'incarico. Quando quest'ultimo, accompagnato dalla Rosati, si presentò al Direttore reclamando ciò che contrattualmente non poteva venirgli negato, e cioè di produrre un nuovo balletto, il tempo a disposizione per l'eventuale debutto era ormai prossimo. Il Direttore gli chiese se poteva mai in sette o otto settimane mettere in scena una nuova produzione, e, di tutta risposta, Petipa disse che ne era in grado, se avesse fatto del suo meglio. Riuscì. In sei settimane. Il successo tra l'altro fu grande, e valse a Petipa la promozione a Secondo Maitre de Ballet.


Prologo. Deserto egiziano. Arriva una carovana di mercanti armeni che si accampa per la notte. Giungono presso di loro due viag... [segue]


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