6 Approfondimento: gli Intermedi de La Pellegrina

di Marino Palleschi e Andrea Boi

 

A Firenze, l’intero mese di maggio del 1589 fu dedicato a numerosi festeggiamenti per il matrimonio del Granduca Ferdinando I de’ Medici, che, deposta la porpora cardinalizia, sposò Cristina di Lorena, nipote di Caterina de’ Medici, regina di Francia. Oltre all’albero di maggio, all’assalto al Saracino, a una naumachia nel cortile di palazzo Pitti, a una caccia di leoni, orsi e altri animali in Piazza S. Croce, al calcio a livrea, a una mascherata dei fiumi, la compagnia di Comici dell’Arte i “Gelosi” recitò La pazzia di Isabella, “commedia all’improvviso”, con l’interpretazione della famosissima Isabella Andreini. Nel corso delle medesime celebrazioni nuziali, nel teatro mediceo degli Uffizi venne messa in scena La Pellegrina, commedia in versi di Girolamo Bargagli. Fecero da cornice ai suoi cinque atti sei intermezzi ideati dal conte Giovanni de’ Bardi, accademico della Crusca e profondo conoscitore di musica. Si trattò di pantomime accompagnate da madrigali, che, tuttavia, non seguirono un tema unitario, salvo narrare episodi mitologici accomunati dall’intenzione di celebrare il potere della musica e, ove possibile, di esaltare l’amore coniugale. Il labile argomento di questi Intermedi era disgiunto da quello della commedia rappresentata.

I versi dei madrigali furono in parte affidati al giovane poeta Ottavio Rinuccini, mentre di alcune musiche si occuparono Jacopo Peri – il futuro compositore di Dafne, la prima opera, su libretto di Rinuccini – e Giulio Caccini, che assieme ai due artisti precedenti diede vita a Euridice, la prima opera pervenutaci; alle coreografie, oltre che alla musica, contribuirono, tra gli altri, lo stesso Giovanni de’ Bardi ed Emilio de’ Cavalieri, supervisore delle attività artistiche della corte. Come detto, costoro erano parte di un gruppo di umanisti, appartenenti alla Camerata Fiorentina o Camerata de’ Bardi, i cui incontri miravano a far rinascere il teatro greco e, in particolare, il coro delle tragedie. Allo scopo elaborarono il “recitar cantando”, un modo di recitare cadenzato sulla musica, che gettò le basi del teatro musicale e che finì per evolversi nel melodrama. Gli stessi Intermedi de La Pellegrina, proprio grazie al contributo di alcuni umanisti della Camerata, possono essere considerati come diretti antecedenti dell’opera lirica. Per mettere a punto i sei Intermedi il gruppetto afferente alla Camerata fu integrato dal madrigalista Luca Marenzio, dal maestro di cappella della cattedrale fiorentina, Cristofano Malvezzi, e da altri artisti. Le scene e i costumi di Bernardo Buontalenti e di Andrea Boscoli meritano una menzione speciale sia per gli effetti prospettici sperimentati sia per le macchine teatrali del Buontalenti: da un drago sputa fuoco a un mostro a tre teste, per non parlare delle numerose mutazioni a vista. Già si è segnalato che gli Intermedi furono rappresentati su piattaforme, sostituendo l’usuale visione aerea con quella frontale, il che rese possibile i nuovi effetti prospettici di cui si è detto. Il successo fu tale che il Granduca richiese alcune repliche e volle che Cristofano Malvezzi pubblicasse le musiche.

Gli Intermedi ebbero per soggetto:

- I. L’Armonia delle Sfere: Armonia scendeva sulla Terra accompagnata dalle Sirene, dalle Parche e dai Pianeti e, assieme ai mortali, rendeva omaggio alla coppia di sposi.

- II. La Contesa fra le Pieridi e le Muse: discorsi, madrigali e danze tra i personaggi mitologici in competizione. Le Ninfe si pronunciavano in favore delle Muse.

- III. Il Combattimento Pitico di Apollo, su uno sviluppo musicale attribuito a Luca Marenzio; Apollo affrontava Pitone, mostro che terrorizzava gli abitanti di Delfo; al combattimento mimato e danzato fino alla morte del serpente, seguì un ballo di ringraziamento degli abitanti di Delfo per la liberazione dal mostro.

- IV. La Regione dei Demoni: dietro richiesta di uno stregone, i demoni si pronunciavano sulla coppia di sposi decretando che la loro unione avrebbe portato una nuova Età dell’Oro; la scena si spostava all’Inferno dove i demoni si lamentavano perché, così, non avrebbero più avuto anime dannate da tormentare.

- V. Il mito di Arione e il delfino: Arione, gettato in mare dal suo equipaggio, fu tratto in salvo da un delfino attirato dalla dolcezza del suo canto.

- VI. La Discesa di Apollo e Bacco con Ritmo e Armonia, ossia l’evocazione del dono della musica fatto dagli dei agli uomini; dei e personaggi allegorici discesero dal cielo per unirsi in una danza di gioia con i mortali, riconoscenti di aver ricevuto in dono Ritmo e Armonia.

A un effetto di massa corale seguì il celebre Ballo del Granduca, un gran ballo finale di Emilio de’ Cavalieri ([PA], pag. 44-46; [S], pag. 106-12).

È opportuno aggiungere che in Italia, in epoca manierista e nel primo barocco, la danza teatrale esisteva sotto forma di intermedi interpolati nei drammi in prosa o nel nascente melodrama. Utilizzati inizialmente per intrattenere il pubblico durante i cambiamenti di scena del lavoro principale, finirono per assumere un’importanza che a volte metteva in ombra la rappresentazione del dramma o dell’opera, invece di limitarsi a coadiuvarne la messa in scena.