2.2 Ballet de cour: Le Ballet Comique de la Royne (1581), sinossi

di Marino Palleschi e Andrea Boi

 

Enrico III e le feste a Venezia
Alla morte di Carlo IX nel 1574, il fratello Enrico fu richiamato in patria da Caterina de’ Medici a soli tre mesi dalla sua incoronazione a re di Polonia. Abbandonò la Polonia furtivamente per il timore d’essere trattenuto e, durante il suo rientro in Francia, soggiornò brevemente a Vienna e a Venezia. Al suo arrivo nella Serenissima, fu scortato al Ricevimento d’accoglienza al Lido su una gondola addobbata con broccato d’oro, accompagnato da 400 rematori, da 60 alabardieri in livree di seta color arancio e da una fila interminabile di gondole cariche della più bella nobiltà veneziana in abiti dorati. Al Lido fu cantato il Te Deum sotto un arco trionfale effimero in cartapesta, disegnato dal Palladio e decorato da Tintoretto e Veronese. Di sera gli fu offerto un sontuoso banchetto alla Giudecca, che raccolse 3000 invitati abbigliati in broccati d’oro. Dopo un’esibizione di acrobati, Enrico e gli ospiti si accomodarono alle mense per essere stupiti da una sorpresa ingegnosa. Tutto era stato realizzato con lo zucchero: tovaglioli, piatti, posate, la stessa tavola del nuovo re di Francia e splendide sculture progettate dal Sansovino. Poi il re fu accompagnato a una mensa più consueta e le vere portate iniziarono a essere servite. A Venezia, Enrico ebbe anche modo di apprezzare la Compagnia di Comici dell’Arte di Zan Ganassa, già apparsa alla corte di Francia, dove, in seguito, l’avrebbe invitata nuovamente (si veda il capitolo “Ballet de cour: Le Ballet des Polonais” il paragrafo “Festeggiamenti per il matrimonio di Carlo IX” e il successivo).

Enrico di Valois lascia furtivamente la Polonia dopo la morte di Carlo IX
Enrico di Valois lascia furtivamente
la Polonia dopo la morte di Carlo IX
Enrico di Valois a Venezia, sullo sfondo l’arco effimero del Palladio, A.Vicentino
Enrico di Valois a Venezia, sullo sfondo
l’arco effimero del Palladio, A. Vicentino
Enrico III fra la Francia e la Fama, J.Duvet
Enrico III tra la Francia e la Fama,
J. Duvet

Dopo esser passato per la Savoia, ospite della zia Margherita e di Emanuele Filiberto di Savoia, raggiunse la patria per essere incoronato re di Francia con il nome di Enrico III nel 1575. Due giorni dopo sposò Luisa di Lorena-Vaudémont. Enrico III dovette affrontare subito i complotti fomentati dal fratello Francesco, Duca d’Alençon, e da Enrico re di Navarra, che finirono con il prendere le armi contro la Corona. Quando nel 1576 il re concesse, con il trattato di Beaulieu, una pace molto vantaggiosa per gli ugonotti e per il fratello, l’attivista cattolico Enrico Duca di Guisa reagì formando la Lega Cattolica e riuscì a costringere il re a riprendere la guerra contro i protestanti. Questa terminò subito, nel 1577, con l’editto di Poitiers, che abrogava molti dei privilegi concessi ai protestanti con il precedente trattato. In seguito e per qualche tempo, Enrico subì l’influenza di Enrico Duca di Guisa negli scontri tra calvinisti e cattolici, ma, vedremo, il re se ne sarebbe liberato in modo radicale.

Luisa, Regina consorte di Francia
Luisa, Regina consorte di Francia
Enrico III assieme ai suoi mignon
Enrico III assieme ai suoi mignon
Colloquio di Enrico III con Enrico di Guisa
Colloquio di Enrico III con Enrico di Guisa

 

Festeggiamenti per il matrimonio della cognata di Enrico III
In un periodo di gravi disordini e di pericolo per la corona, Caterina ricorse a un matrimonio e a un ballet de cour per far credere al mondo che, con Enrico, la Francia aveva finalmente trovato un re capace di ridare solidità alla monarchia, benessere e pace al Paese, guidandolo in modo che superasse i laceranti dissidi religiosi. Niente di tutto ciò era vero, ma il tentativo di farlo credere fu impressionante nella sua magnificenza. Caterina commissionò a Balthazar de Beaujoyeux uno sfarzosissimo ballet de cour in occasione delle nozze del leader degli estremisti cattolico-romani, Anne Duca di Joyeuse, con Margherita di Lorena-Vaudémont, cognata di re Enrico III e sorella della regina consorte Luisa di Lorena-Vaudémont. Balthazar de Beaujoyeux organizzò la sua opera più ambiziosa, di cui curò anche le coreografie: Le Ballet Comique de la Royne, costosissimo balletto della durata di cinque ore e mezza, dalle 10 di sera alle 3.30 della notte, dai lussuosi dettagli preparati con cura certosina, rappresentato nella Salle du Petit Bourbon, la grande Sala del Louvre, il 15 ottobre 1581, quasi un mese dopo la celebrazione del matrimonio.

Ballo per le nozze del Duca di Joyeuse e Margherita di Lorena, versione al Louvre
Ballo per le nozze del Duca di Joyeuse
e Margherita di Lorena, versione al Louvre
Caterina de' Medici seduta tra Enrico III e Luisa di Lorena; dietro di lei il Duca di Guisa
Caterina de’ Medici seduta tra Enrico III
e Luisa di Lorena; dietro di lei il Duca di Guisa
Ballo per le nozze del Duca di Joyeuse e Margherita di Lorena, versione a Versailles
Ballo per le nozze del Duca di Joyeuse
e Margherita di Lorena, versione a Versailles

Le scene e i costumi furono disegnati da Jacques Patin, pittore del re, i versi scritti da padre La Chesnaye, seguendo gli appunti del coreografo, la musica strumentale fu composta da Lambert de Beaulieu e François Cajetan, allievo del Baïf, mentre la musica vocale va ascritta a Jacques Salmon, valet de chambre del re. L’aggettivo “Comique”, che figura nel titolo, significa che gli episodi coreografici e quelli musicali erano finalizzati allo sviluppo di una drammaturgia a fine non drammatico, in questo caso a quella di una commedia. Il balletto fu rappresentato esclusivamente da nobili amatori a eccezione dei musicisti.

Il giorno successivo si ripresero i festeggiamenti alle 8 di sera nei giardini del Louvre con un torneo, sia a piedi sia a cavallo, che vide lo scontro di una squadra di quattordici cavalieri Bianchi contro quella di altrettanti Gialli. Fuochi d’artificio conclusero la festa di nozze.

Ballo alla corte dei Valois, versione di Rennes
Ballo alla corte dei Valois,
versione di Rennes
Ballo alla corte di Enrico III, ritratto in piedi a sinistra con la madre e il Duca di Guisa in nero, c. 1582
Ballo alla corte di Enrico III,
ritratto in piedi a sinistra con la madre
e il Duca di Guisa in nero, c. 1582
Ballo alla corte dei Valois, versione di Blois
Ballo alla corte dei Valois,
versione di Blois

 

Le Ballet Comique de la Royne (15 ottobre 1581)
In scena era un episodio mitologico derivato dall’Odissea di Omero: le malvagità della maga Circe. Queste erano simbolo sia della natura animale dell’uomo, sia dei mali provocati dalla guerra civile e, dunque, per metafora era rappresentata la lotta tra il caos e l’ordine, il trionfo della ragione e della virtù sulle umane passioni.

La struttura del balletto, di seguito descritta nei dettagli, avrebbe fatto da modello ai successivi ballet de cour, sempre costituiti da un prologo, in cui veniva presentato il soggetto per esempio con la recitazione, due parti, costituite da entrate a carattere musicale e coreutico, che sviluppavano la trama, e un gran balletto finale, in cui si risolveva la vicenda. Le coreografie di questo e di successivi ballet de cour seguivano un impianto geometrico, goduto, come d’uso, da una visione aerea, in omaggio alla categoria neoplatonica dell’armonia (si veda nel capitolo “Ballet de cour: Le Ballet des Polonais” il paragrafo “Coreografia geometrica o figurata”).

Frontespizio del libretto
Frontespizio del libretto

 

Il balletto sviluppava una precisa allegoria con lo scopo politico di attribuire a Enrico III la funzione di garante della pace civile. Ciò era ottenuto chiamando in causa il re, presente tra il pubblico, durante lo sviluppo dell’azione.

 

Prologo. Un “Gentiluomo in fuga” dal Palazzo della maga Circe chiedeva aiuto al re di Francia, presente tra gli spettatori; così, per metafora, investiva il re del potere di ristabilire la pace e condurre la nazione verso la prosperità. L’episodio è illustrato nel frontespizio del libretto, con incisioni di Jacques Patin; queste confermano che, come d’uso, l’azione e la danza si svolsero a centro sala con il pubblico disposto su tre lati: in gallerie appositamente erette sui due lati maggiori e su gradinate lungo un lato minore ove, al centro, sedevano i Sovrani. La foresta e la grotta di Pan erano dislocate in una zona della sala a destra, il parco e il castello di Circe occupavano la quarta parete in fondo. All’appello rivolto al Re dal Gentiluomo in fuga, seguiva, a chiusura del prologo, un primo intermedio danzato e cantato a quattro voci da tre sirene e un tritone, ai quali faceva da contrappunto il coro, celato, assieme ai musici, nella volta dorata della sala, scolpita in alto, lungo il lato sinistro, come un ammasso di nubi e illuminata all’interno.

Le Ballet Comique de la Royne, Prologo: il Gentiluomo in fuga
Le Ballet Comique de la Royne,
Prologo: il Gentiluomo in fuga
Entrata delle sirene
Entrata delle sirene
Entrata dei Tritoni
Entrata dei Tritoni

 

Prima parte. Momento spettacolare fu l’entrata di dodici naiadi – la regina e undici dame – su una fontana a tre piani, carica di musici, sirene, tritoni e guidata da cavalli marini. Su una piattaforma stavano il compositore Beaulieu e la moglie, nei ruoli di Glauco e di Teti; a un loro duetto, accompagnato dal coro e dall’orchestra celati nella galleria della sala, facevano riscontro i versi recitati dalla regina Luisa e dalle sue undici dame, situate su un piano superiore della fontana. Le dodici naiadi, discese dalla fontana, erano raggiunte da altrettanti paggi reggi-torcia, con i quali danzavano figurazioni geometriche. Erano accompagnate da dieci violinisti in costumi di seta bianca, entrati da due arcate a graticcio. Presentatasi all’improvviso, Circe pietrificava le dodici coppie, ma interveniva Mercurio, scendendo dal cielo su una nuvola, per rianimare le vittime. Immediatamente la maga rendeva vano l’operato del dio con un nuovo incantesimo: tutti i presenti, incluso Mercurio, venivano soggiogati della maga, che li conduceva al suo castello. La prima parte si concludeva con il trionfo della maga, seduta in trono nel suo palazzo a godersi la sfilata degli animali in cui aveva trasformato altre sue vittime, mentre Mercurio giaceva prigioniero ai suoi piedi.

Entrata della fontanasulla fontana
Entrata della fontana
Dialogo tra Glauco e Teti
Dialogo tra Glauco e Teti
Canto di Mercurio

Canto di Mercurio

 

Seconda parte. Nel secondo intermedio, otto Satiri flautisti facevano musica celebrando la gloria del re, seguiti da un carro spettacolare addobbato a mo’ di foresta in cui sedevano in cerchio quattro Driadi. Una di loro si appellava a Pan perché liberasse i prigionieri della maga. Dopo un intermezzo lirico, cantato dalle quattro Virtù e dal coro, anche Minerva, su un carro trainato da un drago, accorreva in aiuto dei prigionieri, invocando l’intervento del padre Giove. Terminato un coro a sei voci, il Re degli Dei discendeva dal cielo su un’aquila tra tuoni e fulmini per tessere l’elogio del Re di Francia, che chiamava “figlio suo”. Convocato Pan, assieme a lui e ai suoi satiri, attaccava il castello di Circe. La maga, sconfitta e fatta prigioniera, accettava di essere consegnata in catene al re, mentre dei, satiri e ninfe gli rendevano omaggio.

Entrata dei Satiriflautisti

Entrata dei Satiri flautisti
Carro decorato come una foresta con le 4 Driadi
Carro decorato come una foresta con le 4 Driadi
Entrata delle 4 virtù
Entrata delle 4 virtù
Carro di Minerva
Carro di Minerva

 

Balletto finale. Le Driadi si univano alle ninfe, la Regina Luisa conduceva per mano la sorella, sposa del duca di Joyeuse, e venivano danzate 40 figurazioni geometriche, al centro o alla cima delle quali stava sempre la regina. Si trattava di un balletto allegorico studiato per intrattenere, mentre si tesseva l’elogio del re. Enrico III rimaneva spettatore e riceveva gli omaggi degli dei, dei satiri e delle ninfe del balletto. Al termine, la regina e le dame che si erano esibite consegnarono piccoli doni al re e ai notabili della corte, come la già citata moneta con il delfino, donata dalla regina Luisa allo sposo (si veda il primo paragrafo nel capitolo “Balletto di corte: uso della metafora”).

Moneta col delfino, donata dalla Regina Luisa a Enrico III
Moneta con il delfino, donata dalla regina Luisa a Enrico III
Moneta con la sirena donata dalla Principessa di Lorena a Monsieur de Mercur
Moneta con la sirena donata dalla Principessa di Lorena a Monsieur de Mercur
Moneta col cavallo marino, donata da Madame de Nevers al Signore di Guisa
Moneta con il cavallo marino, donata da Madame de Nevers al Signore di Guisa

 

Beaujoyeux concepì lo spettacolo come un esempio di teatro totale, in cui si fondevano armoniosamente le varie discipline artistiche che componevano il balletto: danza, musica, poesia, pittura. Inoltre tutte concorrevano a far evolvere una drammaturgia: la coreutica non aveva più una funzione semplicemente decorativa, ma era utilizzata come importante strumento per un racconto e, in questa funzione, era coadiuvata dalla parola recitata o cantata e dal décor. Queste sono le caratteristiche della forma di spettacolo che oggi va sotto il nome di balletto. Tali caratteristiche non erano mancate del tutto a proposte precedenti (si vedano nel capitolo “Balletto di corte: intermezzi” il paragrafo “Il Balletto Conviviale del 1489”, il successivo e l’Approfondimento “Il Ballo d’Ercole”) e si erano riscontrate ne Le Ballet des Polonais (si veda nel capitolo “Ballet de cour: Le Ballet des Polonais” l’ultimo paragrafo). Tuttavia, Le Ballet Comique de la Royne le realizzò a un tale e superiore livello di compiutezza da essere considerato il primo vero ballet de cour e il primo balletto della storia. Questo tema sarà ripreso e sviluppato nella prossima Galleria.

Moneta col libro, donata da Circe al Cardinale di Borbone.
Moneta con il libro, donata da Circe al Cardinale di Borbone.
Moneta col ramo di corallo, donata da Madame de Larchant al Signore de Joyeuse
Moneta con il ramo di corallo, donata da
Madame de Larchant al Signore de Joyeuse
Moneta con un mostro marino, donata da Madame de Joyeuse al Marchese du Pont
Moneta con un mostro marino, donata da
Madame de Joyeuse al Marchese du Pont