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1.6 La Commedia dell’Arte e ulteriori immagini

di Marino Palleschi e Andrea Boi

Il ricco repertorio iconografico di queste pagine ci guida in un meraviglioso viaggio nella storia del balletto, lasciando parlare le immagini, in grado di evocare suggestioni e impressioni

1 Ott
2017
14:49

La Commedia dell’Arte
Per tutto il Medioevo in Italia si erano perpetuati quegli spettacoli comico-satirici, ricchi di pantomima e danze, di stretta derivazione dalle farse etrusche, le atellane, e dalla commedia del teatro romano. Questi spettacoli furono fatti rivivere con vigoria da un nuovo teatro di strada, formatosi in Italia verso la metà del ’500. Mimi, commedianti, saltimbanchi e cantastorie italiani presero l’abitudine di riunirsi in compagnie di giro, per esibirsi per un pubblico popolare su palcoscenici di fortuna da loro stessi eretti nelle piazze di paese. Si consolidò una forma di spettacolo che prese il nome di Commedia dell’​Arte, ove arte ha il significato medievale di mestiere, differenziando così i Comici dell’Arte, che si esibivano per professione, dagli aristocratici, che lo facevano per diletto nelle corti, e dai chierici, che recitavano sui sagrati delle chiese. La Commedia all’italiana era caratterizzata dalla mancanza di un copione scritto, sostituito da una traccia di trama, il canovaccio. Il dialogo era, quindi, affidato all’improvvisazione e per questo motivo il genere prese anche il nome di Teatro all’Improvviso. Come nelle fabulae latine, tutti i personaggi erano ridotti a tipi fissi, ad archetipi, detti Maschere (tra queste basti ricordare Arlecchino e Pantalone, che derivano dal servus e dal senex delle commedie di Plauto, Pulcinella e tutta una serie di Zanni, o servitori ignoranti, ma astutissimi).

Il valore del teatro sviluppato dalla Commedia dell’Arte risiede nell’aver messo a punto un abilissimo lessico gestuale, un linguaggio basato principalmente sull’uso del corpo, capace di esprimere una vasta gamma di emozioni anche a un pubblico straniero, come era accaduto nel poliglotta Impero Romano. I Comici dell’Arte furono subito ben accetti alle corti tardo-rinascimentali italiane e l’eco della loro bravura raggiunse presto le corti di tutta Europa, che cominciarono a invitare le migliori compagnie. Gli interventi dei Comici dell’Arte influirono anche sul ballet de cour, mostrando la possibilità di affidare un racconto al movimento.

Per approfondire: La Commedia dell’Arte: genesi, sviluppo e influenze sul balletto (Parte I) – La Commedia dell’Arte: genesi, sviluppo e influenze sul balletto (Parte II)

Pulcinella in altalena
Pulcinella in altalena,
G. D. Tiepolo
Arlecchino e Colombina
Arlecchino e Colombina,
A. Watteau
Le Tombeau de Maître André
Le Tombeau de Maître André,
scena II, 1695, C. Gillot

Le prime nove immagini che seguono sono acqueforti di Jacques Callot della serie I Balli di Sfessania, costituita da 24 stampe incise a Nancy nel 1621, seguendo disegni preparatori concepiti durante il suo precedente soggiorno a Firenze. Ritraggono danze, note nel dialetto napoletano con il nome di sfessania, caratterizzate da contorsioni marcate e gestualità grottesca, a volte oscena. Ogni stampina ritrae una coppia di figure, tratte dal repertorio popolare degli intrattenitori di strada, mentre danzano interagendo fra loro con toni che vanno dalla burla appena azzardata allo scherzo più rozzo e volgare. Seguono altri tre lavori del Callot ancora relativi a Maschere della Commedia dell’Arte.

Il codice pantomimico settecentesco
Il repertorio di gesti e posture elaborate dalla Commedia dell’Arte, ma anche dalle stampe che colgono aspetti realistici del mondo, saranno fonti preziose per la messa a punto di un lessico espressivo da far confluire nel balletto nella seconda metà del Settecento, a seguito della riforma di Noverre.

Cap. Mala Gamba - Cap. Bellavita
Cap. Mala Gamba - Cap. Bellavita
Balli di Sfessania, frontespizio

Balli di Sfessania, frontespizio
Scapino - Cap. Zerbino
Scapino - Cap. Zerbino
Cap. Babeo – Cucuba
Cap. Babeo – Cucuba
Riciulina – Metzetin
Riciulina – Metzetin
Razullo – Cucurucu
Razullo – Cucurucu
Bello Sguardo – Coviello

Bello Sguardo – Coviello
Sig.a Lucia – Trastullo

Sig.ra Lucia – Trastullo
Cap. Bonbardon – Cap. Grillo
Cap. Bonbardon – Cap. Grillo
I due Pantaloni, 1616

I due Pantaloni, 1616
Frittellino, il primo Zanni della Commedia dell’Arte

Frittellino, il primo Zanni della Commedia dell’Arte
Pulcinella o secondo Zanni
Pulcinella o secondo Zanni

Ancora del Callot sono le tre stampine successive tratte da Varie Figure di Gobbi, serie anch’essa prodotta a Nancy nel 1621, e le altre tre da I Mendicanti. La breve panoramica sull’opera del Callot si conclude con immagini tratte dalle serie I capricci del 1617 e La Noblesse. L’interesse di questi lavori del Callot nel contesto attuale risiede nel fatto che l’artista ha fissato gesti e pose quotidiani, rappresentativi di situazioni e condizioni sociali diverse. Anche stampe di genere come queste sono risultate preziose per quei maestri che nel secondo Settecento hanno elaborato un linguaggio espressivo necessario al balletto d’azione di Noverre e altri.

Il suonatore di organetto
Il suonatore di organetto
Il pancione con la fila di bottoni
Il pancione con la fila di bottoni
Il suonatore di liuto
Il suonatore di liuto
Mendicante visto da dietro col cappello

Mendicante visto da dietro con il cappello
Mendicante col bastone

Mendicante con il bastone
Il cieco e il suo compagno
Il cieco e il suo compagno
I danzatori col liuto, Capricci
I danzatori con il liuto, Capricci
Gentiluomo con grande cappello, Capricci

Gentiluomo con grande cappello, Capricci
Gentiluomo col mantello e le mani sui fianchi, Capricci
Gentiluomo con il mantello e le mani sui fianchi, Capricci
Contadino attaccato dalle api, Capricci

Contadino attaccato dalle api, Capricci
Gentiluomo con le mani giunte, La Noblesse

Gentiluomo con le mani giunte, La Noblesse
Gentiluomo che saluta, La Noblesse
Gentiluomo che saluta, La Noblesse

Seguono tre dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio che illustrano, come altri quadri fiamminghi, danze popolari rustiche. Molte entrarono nei Palazzi dei Signori dopo essere state dimensionate sul lusso dei palazzi, private della spontaneità contadina e regolate dai maestri di danza mediante atteggiamenti più contenuti ([P], p. 38).

Danza contadina, Pieter Bruegel il Vecchio, 1568
Danza contadina,
P. Bruegel il Vecchio, 1568
Danza dell'uovo, Pieter Bruegel il Vecchio, sec. XVI
Danza dell’uovo,
P. Bruegel il Vecchio, sec. XVI
Danza di calendimaggio (attorno al Palo di Maggio), Pieter Bruegel il Vecchio, sec. XVI
Danza di calendimaggio (attorno al Palo di Maggio),
P. Bruegel il Vecchio, sec. XVI
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