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coreografi: Balanchine


George Balanchine -Georgij Melitonovic Balancivadze-, Pietroburgo 1904 - New York 1983

balanchineBalanchine è senz'altro uno dei più celebri coreografi del novecento per la grandissima e grandiosa produzione, nonché per l'importanza del suo particolare gusto e raffinatezza compositiva, divenuto stile.
Figlio d'arte, si forma a Pietroburgo alla Scuola Imperiale e ben presto inizia a ballare al Mariinsky (1921, anno del diploma) le coreografie del Grande Repertorio Classico di Petipa: Don Chisciotte, Bella Addormentata, Paquita, Schiaccianoci.
Anche come coreografo, cominciò a produrre per il teatro pietroburghese, ma la svolta avvenne in occasione dell'incontro con Diaghilev. Questi lo legò a sé per i Ballets Russes, portandolo in tournée in Europa. Oltre a svariate creazioni Balanchine diede vita alle nuove versioni di capolavori come Le Chant du Rossignol, 1925, e Apollon Musagète, 1928, entrambe di Stravinsky. Le Fils Prodigue e Le bal, altrettanto celebri creazioni, precedono la morte di Diaghilev, avvenuta nel 1929 e il conseguente scioglimento della compagnia.
Altra svolta nella vita di Balanchine fu senza dubbio alcuno l'invito in America di L.Kirstein, che gli offrì la direzione della Scuola e della Compagnia dell'American Ballet di New York. Negli Stati Uniti Balanchine collaborò anche alla creazione della compagnia della Ballet Society, che nel 1948 divenne il New York City Ballet: questa e l' American Ballet sono a tutt'oggi i depositari del lavoro di Balanchine, cioè del suo stile e del suo repertorio.
Nascono infatti in quegli anni Jeu de cartes, Concerto Barocco, I quattro Temperamenti, Orpheus, Agon, Sinfonia in Tre Movimenti, Violin Concerto, e i rinnovati Le Baiser de la Fée, L'Uccello di Fuoco, La Valse.
Con Robbins condivise fino agli ultimi anni la direzione del NYC Ballet, collaborando nel frattempo con altre grandi compagnie internazionali.
Balanchine spiega che: "Il balletto non si compone unicamente di danza, ma è una combinazione di danza e di musica. Il loro rapporto non è però letterale. Non si tratta per la danza di seguire la musica nota per nota. Al contrario, la danza è un completamento della musica, un'interpretazione data attraverso la coreografia di ciò che il coreografo ascolta e prova. E' la musica stessa che serve da storia...".
Questo chiarisce bene come per Balanchine i valori di 'forma' e 'contenuto' del balletto classico vengono completamente ribaltati. Non deve poggiare tutto sul contenuto, ma si deve partire dal movimento - concetto questo molto caro per la new dance a Cunningham e Nikolais - che così condizionerà il contenuto stesso. E da questa partenza non si può non considerare la musica, composta o incollata in un secondo momento, ma avviare la creazione coreografica proprio dall'analisi della partitura musicale.
Da questi concetti prende vita lo 'stile concertante', neoclassico, proprio di Balanchine. La sensibilità e il gusto melodico sul quale fa poggiare le sue architetture coreografiche, rivela in lui il più illuminato "poeta della danza" del secolo, capace attraverso il solo movimento in musica (movimento fatto insieme di tecnica accademica e di danza contemporanea, libera, e di gestualità colte anche dalla vita quotidiana), di far scaturire emozioni e suggestioni fortissime, al pari del libretto più struggente. Per questo motivo bisogna riconsiderare bene quello che può apparire astratto nei lavori di Balanchine, perché privo di una trama, di una vicenda, aggiungendo a quanto detto anche il grosso valore che assumono nei suoi balletti concetti come geometria delle architetture coreografiche, ed essenzialità delle scene e dei costumi.

nella foto: Balanchine mentre impartisce una lezione


ID=101
23/11/2005
Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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