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trame: Pulcinella


15 MAGGIO 1920
OPERA DI PARIGI, Ballets Russes de Diaghilev
Balletto con canto in un atto
Libretto e cor. Léonide Massine, mus. Igor Stravinsky da musica del primo ‘700 all’epoca ritenuta di Gianbattista Pergolesi, sipario, scen. e cost. Pablo Picasso


Il successo di questo capolavoro, capace di far assaporare in termini moderni il gusto della Commedia dell’Arte, è in buona misura frutto del genio di Diaghilev, desideroso di presentare al suo pubblico un nuovo balletto tutto italiano dopo il trionfo de Les Femmes de Bonne Humeur, basato su una commedia di Goldoni.

Allorché Massine gli comunicò il desiderio di creare un balletto basato sulla Commedia dell’Arte, l’impresario accolse immediatamente la proposta e, per il soggetto, gli passò una raccolta manoscritta, datata 1700, di dialoghi e canovacci attorno alla figura di Pulcinella, trovata a Napoli durante le consuete scorribande per musei e librerie antiquarie. Il pezzo scelto, dal titolo I Quattro Pulcinella, ambienta a Napoli un’intricata storia d’amore: due giovanotti corteggiano due ragazze, che, invece, assieme a una terza, si contendono l’amore di Pulcinella. Un gustoso stratagemma dell’astuta Maschera e una serie di travestimenti, che, appunto, quadruplicano il personaggio, ristabilirà i giusti accoppiamenti, dopo una serie di risse ed equivoci caratteristici della Commedia dell’Arte.

Fu ancora Diaghilev a pensare alla musica di Pergolesi; aveva scoperto manoscritti inediti di musica settecentesca nel corso delle sue periodiche ricerche, effettuate con Stravinsky in biblioteche italiane, librerie napoletane e antiquari londinesi. Memore di ciò si recò con Massine nella biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Maiella, per scegliere poco più di una quindicina di pezzi strumentali inediti, allora creduti tutti di pugno di Pergolesi. In seguito molti non confermarono quella paternità, ma si rivelarono comunque di maestri contemporanei al compositore marchigiano. Diaghilev chiese a Stravinsky di comporre una musica basata su quelle fonti e il musicista riunì numerosi frammenti di sonate e opere comiche estrapolati dai manoscritti, rimaneggiandoli così profondamente, per armonizzarli tra loro, da fornire un prodotto assolutamente originale, pensato per una piccola orchestra. Pulcinella segnò la fine del “periodo russo” di Stravinsky, caratterizzato da L'Oiseau de Feu, Petroushka, Le Sacre du Printemps, ricchi di sonorità che rimandano al folklore russo. Sempre musicalmente – non coreograficamente – segnò il passaggio di Stravinsky al periodo neoclassico, ossia al momento, venuto a piena maturità tra le due guerre mondiali, in cui i compositori mostrarono un rinnovato interesse per la musica del ‘700 e, in parte, anche per la musica Barocca.


Diaghilev intervenne pesantemente anche sull’operato di Picasso protestandogli un paio di progetti concepiti in modo naturalistico, bocciando l’idea di costumi secondo impero e indirizzandolo verso un’ambientazione rarefatta, quasi minimalista, di geometrica suggestione: su un fondale sono squadernate, secondo l’estetica cubista, superfici piane appuntite, che rimandano alla prospettiva di un gruppo di case, incorniciata da una fascia di cielo stellato. La scena è giocata su tinte fredde, essenzialmente varie sfumature di grigi e azzurri, come il paesaggio che racchiude. A contrasto i costumi si colorarono di tinte brillanti: azzurro e prugna per i due giovanotti, verde e rosa per le ragazze, mentre sulla giubba candida di Pulcinella si stacca il rosso vivido delle calze e della sciarpa al collo. A questo proposito si rimanda all’articolo Picasso, la danza e otto settimane in Italia (Parte II).

E’ noto che, durante la creazione, Diaghilev impegnò i suoi collaboratori in animate discussioni, come era sua abitudine, al fine di ottenere un prodotto omogeneo in cui ogni componente – musica, drammaturgia, coreografia, décor – fosse studiata in funzione delle altre. Nel caso di Pulcinella i consueti interventi dell’impresario, ancorché particolarmente tempestosi o forse proprio per la loro irruenza, sortirono un risultato particolarmente riuscito e felice, che coglie appieno lo spirito della Commedia trasponendolo in termini moderni.


Una luna piena e bassa sull’orizzonte illumina le case di una stradina di Napoli, che si apre, in lontananza, sull’indistinto profilo del Vesuvio. Dai lati opposti arrivano due amici, Caviello e Florindo, in abiti settecenteschi, con tanto di parrucca bianca e cappello piumato. I due giovanotti si accostano alle case delle rispettive amate, Rosetta e Prudenza, le quali prontamente si affacciano alla finestra solo per annaffiare i rispettivi spasimanti con l’acqua di una brocca. Le due ragazze sono, infatti, attratte entrambe da Pulcinella, come dimostrano le attenzioni che riservano alla Maschera, dopo che i due spasimanti sono stati allontanati dall’intervento minaccioso del Dottore, il padre di Prudenza.


Le avances delle ragazze non passano inosservate a Pimpinella, l’innamorata di Pulcinella, il quale faticherà non poco a dissipare con carezze e profferte di fedeltà l’esplosione di gelosia della nuova venuta. I due non fanno a tempo a riconciliarsi che Caviello e Florindo ritornano per punire a suon di calci e pugni il presunto rivale in amore. In soccorso del povero Pulcinella accorrono Rosetta e Prudenza, allarmate dalle richieste di aiuto di Pimpinella e le loro attenzioni nei confronti del malcapitato accendono nuovamente la gelosia di quest’ultima. La baruffa inscenata dalle tre donne si placa solo per l’intervento del Dottore e di Tartaglia, il padre di Rosetta, che conducono le figlie nelle rispettive case.

Non appena è cessata la baruffa, ecco tornare alla carica Caviello e Florindo, questa volta mascherati con un mantello nero e armati di spada. Pulcinella riesce a far rifugiare in casa Pimpinella, ma non fa a tempo ad evitare l’assalto punitivo. Per non soccombere, finge di essere stato colpito e cade al suolo come morto. Credendolo tale, i due assalitori lasciano la scena soddisfatti, col che Pulcinella ringrazia il cielo, si congratula con se stesso per il riuscito stratagemma e si allontana.

Più tardi quattro piccoli Pulcinella sopraggiungono portando mestamente sulle spalle il corpo di un Pulcinella adulto, disteso, con le braccia incrociate sul petto. Al cordoglio dei Pulcinellini per la morte di Pulcinella si uniscono i pianti e il dolore di Prudenza e Rosetta, i sospiri e i gemiti del Dottore e di Tartaglia. Sopraggiunge uno strano personaggio, il cui abito lascia pensare che sia un mago, e, in effetti, egli annuncia di essere in grado di riportare in vita Pulcinella. Dopo un elaborato cerimoniale messo in scena dal sedicente mago, il corpo del presunto defunto si scuote e torna a muoversi tra lo stupore generale. All’improvviso il mago si toglie il travestimento e si rivela come un ulteriore Pulcinella. Gli astanti sono sbigottiti per la magia, ma, in realtà è stato il vero Pulcinella a mascherarsi da mago, mentre l’amico Furbo ha interpretato la parte del suo cadavere, poi resuscitato.

Dopo che tutti hanno lasciato la scena, tornano Florindo e Caviello, questa volta col volto coperto da maschere di Pulcinella, per rinnovare in quella veste le loro attenzioni a Prudenza e Rosetta. Le due giovani ora sembrano gradirle, pensando che sia Pulcinella a corteggiarle, e anche Pimpinella non è insensibile alle avances di Furbo, scambiato anch’egli per Pulcinella, visto che ne indossa ancora il travestimento. All’improvviso il vero Pulcinella fa la sua comparsa nel bel mezzo delle tre coppie. Lo sbigottimento generale è alle stelle, le tre ragazze, riconosciutolo, lasciano i rispettivi amanti per raggiungere il vero oggetto del loro amore, ma Pulcinella, tolta la maschera ai suoi assalitori, mostra a Prudenza e Rosetta che avevano amoreggiato proprio coi giovani che disdegnavano. Nel contempo Furbo raccoglie furtivamente e indossa il travestimento da mago: si comprende allora che sta seguendo un piano architettato da Pulcinella e che, dietro suo suggerimento, aveva soltanto finto di corteggiare Pimpinella per permettere all’amico un’entrata d’effetto.

Il sedicente mago suggerisce al Dottore e a Tartaglia che le loro figlie debbano sposare Florindo e Caviello; i genitori, impressionati dal presunto potere del mago, che sembra abbia resuscitato Pulcinella, e le ragazze, visto il piacere con cui avevano amoreggiato coi due spasimanti travestiti, acconsentono di buon grado e alle nuove coppie di sposi si unisce quella di Pulcinella e Pimpinella.

Woizikowsky ha ripreso il balletto a Londra nel 1935 per la sua compagnia col titolo Les Deux Polichinelles; Massine stesso nel 1971 ha elaborato una nuova versione per la Scala di Milano; esse si aggiungono alle proposte di Lopokov (1925), Jooss (1932), Milloss (Roma, 1951, con scene di Guttuso), Balanchine e Robbins (New York City Ballet, 1972), Amodio (Aterballetto), Spoerli.

Nelle immagini
- Léonide Massine in Pulcinella, Photo E. O. Hoppé
- Pablo Picasso, figurini di costume per Prudenza, Rosetta e Caviello in balletto Pulcinella
- Tamara Karsavina, come Pimpinella in Pulcinella, Photo E . O. Hoppé





ID=1015
5/3/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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