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coreografi: Bausch


Pina Bausch -Philippine Baush-, Solingen 1940

kontakthofPina Baush è considerata la capofila del neoespressionismo tedesco degli anni settanta. Oltre alla parentesi negli Stati Uniti, la sua formazione e le sue prime opere sono legate al nome di Kurt Jooss, prosecutore dell'opera espressionista di Laban, e direttore della scuola di Essen che lei frequenterà.
Un punto importante della sua vita è segnato dall'assunzione della direzione del Tanztheater di Wuppertal nel 1973, posto deputato allo sviluppo artistico della Baush, nonché alla nascita di tante e importanti opere della stessa. Opere che negli anni si scostano sempre più dallo spettacolo di balletto comunemente inteso, per diventare lavori di quello che oggi viene inteso come "teatro totale".
I Sette Peccati Capitali di Brecht, Blaubart, un Macbeth shakespeariano, Café Muller, Kontakthof, La Leggenda della Castità, 1980, Walzer, e Nelken, sono tutti lavori di questo genere, prodotti tra il 1976 e il 1982 dalla danzatrice-coreografa.
Prima di questo blocco di opere Baush non si era scostata molto da quelli che erano i canoni intesi per la composizione coreografica del balletto, sebbene la direzione intrapresa la distingueva comunque verso il filone della danza moderna. Comparivano cioè i lineamenti dei moduli compositivi degli spettacoli di balletto e di opera-balletto, tesi comunque a introspezioni psicanalitiche, comuni anche a Tudor e Graham.
Dopo il 1976 invece si distingue chiaramente un'ulteriore strada comunicativa della Baush, che da coreografa si modella in qualcosa di diverso, più completo se si vuole, che abbraccia anche la figura del regista, di spettacoli teatrali nel senso più vasto del termine. Si serve di artisti che ballano, cantano e recitano, e affonda le radici della sua ricerca in una produzione che trova spunti nella politica, ad esempio, con concetti come la rivendicazione femminista, o nella recitazione, con l'assunzione di momenti esclusivamente parlati, non necessariamente rispettosi della logica verbale, ma adoperati per giochi compositivi o per assumere dimensioni musicali. Tuttavia gli svolgimenti registici ideati dalla Baush non vanno a scapito delle geometrie coreografiche, ma si fondono in uno stile, o meglio, in una concezione dello spettacolo, che la libera dalla concezione estetica del balletto tradizionale. Baush dice: "Quando è che cominciamo a parlare di danza? Questo ha a che vedere con la coscienza, con la coscienza del corpo e da come diamo forma a certe cose. Ma non c'è bisogno che si abbia proprio questo tipo particolare di forma estetica, cioè la danza: può essere anche del tutto diversa e restare lo stesso danza."

nella foto: Kontakthof di Pina Baush


ID=102
23/11/2005
Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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