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coreografi: Cranko


John Cranko, Rustenburg -Sudafrica-, 1927 - Dublino 1973

Cranko iniziò gli studi di danza presso l'università di Città del Capo, dove creò la sua prima coreografia: una suite tratta da L'Histoire du Soldat di Stravinskij (1942). A 18 anni decise di lasciare il Sud Africa, non tanto per le motivazioni politiche che più avanti attribuì alla sua scelta, quanto piuttosto perchè le prospettive professionali si rivelavano alquanto scarse rispetto a quelle che erano le sue attese. In Sud Africa infatti l’interesse per il balletto era minimo: poche le stagioni e di scarsa qualità, un livello basso dei danzatori, spazi inadeguati. Passato a Londra, entrò nel 1946 alla Sadler's Wells School e più tardi nel celebre Sadler's Wells Ballet, una compagnia che ebbe un momento felice di affermazione prima di passare alla denominazione, per conferimento regio, di Royal Ballet. Sono anni importantissimi quelli londinesi, segnati dal talento, da una straordinaria determinazione e forza di volontà, e da un pizzico di fortuna. A 22 anni Balanchine gli commissiona una coreografia per il NYCB (The Witch). In questa compagnia diede subito misura del suo talento coreografico creando numerosissime coreografie e balletti ricchi di spirito arguto e salace: Trisch ­ Trasch (mus. J. Strauss, 1946); Children’s Corner (mus. Debussy, 1947); La Bella e la Bestia (mus. Ravel,1949); Pineappel Poll (mus. di Sullivan-Mackerras, 1951), una rivista con una coreografia scintillante e dal fascino operettistico, di grandissimo successo e che ancora oggi rappresenta un “best-sellers” di questo genere; Harlequin in April (mus. R. Arnell, 1951); Bonne Bouche (mus. A. Oldham, 1953); The Shadow (mus. E. von Dohnányi, 1953); The Lady and the Fool (mus. di Verdi-Mackerras, 1954); The Prince of the Pagodas (mus. di Britten, 1957). Questi sono anche gli anni dei tronfi europei e dei lavori per altre compagnie: School of Nightingales (mus. Couperin, 1949) per il St. James’s Ballet; con il Ballet Rambert diede Variations on a Theme (musica di Britten, 1954) e La Reja (mus. Scarlatti, 1959); La Belle Hélène (mus. di Offenbach, 1955) per l’Opéra di Parigi, con la piccante interpretazione di Yvette Chauviré; e ancora da ricordare Cranks (1955) e New Cranks (1960), autentici e sorprendenti capolavori della rivista da camera che gli fruttarono un successo senza precedenti e un’enorme popolarità anche oltre i confini dell’Inghilterra. In seguito Cranko dava la versione occidentale (che doveva rimanere negli annali della storia del balletto moderno) del Romeo e Giulietta di Prokofiev, prima a Venezia (1958, Teatro Verde dell'isola di San Giorgio) e poi alla Scala. Questa versione richiedeva ai ballerini la capacità di essere anche dei buoni attori, di trovare una loro libertà e creatività nell'interpretazione andando oltre la disciplina accademica. Era una versione che pur privilegiando il dinamismo della danza maschile, lasciava spazio anche a scene memorabili come il passo a due del balcone. Cranko fu anche il responsabile della messinscena del Sogno di una Notte di Mezz' Estate di Britten a Aldeburgh nel 1960. Tutta l’esperienza londinese come coreografo, uomo di teatro e direttore della compagnia fu fondamentale; una fase della sua vita in cui emergono i criteri essenziali della sua poesia: la libertà e la fantasia del creatore, la grande ricchezza delle idee, l’ironia e la vena comica, l’abilità nel disegnare i personaggi e nel farne emergere gli umori, le passioni e le emozioni, ma soprattutto la straordinaria capacità di raccontare in danza, un’arte speciale su cui si fonderà il balletto narrativo del secolo. Nel 1961, dopo la messa in scena de Il Principe delle Pagode, lasciava il Royal Ballet per passare alla direzione dello Stuttgart Ballet, spinto forse dalla forte e autorevole presenza di Ashton che gli lasciava poco spazio, dalla sfortuna che lo colpì in quel periodo sia nella vita privata che professionale e un po’ anche a causa di un ambiente che non era in grando di capirne la personalità molto eccentrica. Operò a Stoccarda quello che fu definito «il miracolo Balletto di Stoccarda», ovvero l'aver aver saputo formare e plasmare quella compagnia ai massimi livelli, vigile e solerte alla guida di un gruppo che si poteva avvalere di due interpreti eccezionali, fedeli alla lettera e allo spirito del coreografo: Marcia Haydée e Richard Cragun. Creò per questa compagnia un repertorio insolitamente vasto e vario, guidandola durante le lunghe tournées all’estero. Cranko fu anche alla testa dell'Opera di Monaco dal 1968 al '71, influenzando notevolmente il balletto tedesco. Suoi allievi illustri furono Jiri Kylian e John Neumeier e sulle sue orme si mosse Mac Millan. Nell'attività del coreografo è sorprendente lo sviluppo crescente della sua creatività con una serie di capolavori; tra i balletti creati dopo il 1960 possiamo ricordare due capolavori come Onegin (mus. di Cajkovskij-Stolze, 1965), il balletto del destino o meglio dell'amore impossibile e La Bisbetica Domata (mus. di Scarlatti-Stolze, 1969), perfettamente centrati nella drammaturgia e nello sviluppo della coreografia, condotti con uno scavo sottile nel tratteggio dei personaggi; in quest'ultima il coreografo è riuscito a rendere nella danza l'allegria e la fantasia della commedia shakespearina di cui rispetta l'intreccio, creando personaggi di rilievo e ambientando il divertente duello fra Caterina e Pietruccio su uno sfondo di un'Italia terra d'arte, amori e piaceri, come lo stesso Shakespeare l'aveva vagheggiata. E ancora: The Catalyst (mus. Shostakovich, 1961); Dafni et Cloe (mus. Ravel, 1962); Romeo e Giulietta (mus. Procofiev, Stoccarda 1962); L’Estro Armonico (mus. Vivaldi, 1963); Il Lago dei Cigni (1963, seguito da diverse altre versioni); L’Uccello di Fuoco (mus. Stravinsky, Op. di Berlino 1964); Jeu de Cartes (mus. Stravinsky, 1965); Opus I (mus. Webern, 1965); Mozart Concerto (1966); Lo Schiaccianoci (1966); The Interrogation (mus. B. A. Zimmermann, 1967); Quattro Images (mus. Ravel, 1968); Présence (mus. Zimmermann, 1968); Brouillards (mus. Debussy, 1970); Poème de l’Extase (mus. Scriabin, 1970); Ebony Concerto (mus. Stravinsky, Monaco 1970); Carmen (Bizet- Fortner-Steinbrenner, 1971); Initials R. B. M. E. (mus. Brahms, 1972) e infine Traces (mus. Mahler, 1973). Il 26 giugno 1973 morì per cause misteriose, a soli 45 anni, in aereo mentre ritornava dagli Stati Uniti. I suoi balletti sono nel repertorio delle più importanti compagnie del mondo e di questi esistono molte riprese realizzate dalla televisione tedesca. Un film, Cranko’s Castle è stato realizzato dalla BBC nel 1967.

nelle foto: A. Cojocaru e J. Kobborg in Onegin, foto di Dee Conway; Jeu de cartes Royal Danish Ballet;
Fonti: http://xoomer.virgilio.it/lillial2004; "J.C., il coreografo di Shakespeare" di Francesco Giambrone e "Caterina, la Bisbetica sulle punte" di Mario Pasi.


ID=105
10/2/2005
Manuela Mulas leggi gli articoli di grisinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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