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trame: Pierrot Lunaire


5 MAGGIO 1962
NEW YORK FASHION INSTITUTE OF TECHNOLOGY, NEW YORK, Glen Tetley Dance Company
Melodramma per voce recitante e orchestra da camera
cor. Glen Tetley, mus. Arnold Schoenberg, scenografia Rouben Ter-Arutunian



Occorre premettere che il melodramma di Schoenberg del 1912 era stato preso in cosiderazione, per essere fatto oggetto di una coreografia, da parecchi maestri prima di Tetley. Se ne era interessato Léonide Massine, ma Schoenberg pose il veto in quanto il coreografo avrebbe omesso la parte vocale, recitata, che si avvale di 21 poesie di Albert Giraud. Nel 1958 gli eredi del compositore proibirono una realizzazione progettata da Cranko. Il primo allestimento coreografico è dovuto a Robert Joffrey per la sua compagnia (New York 1955), ma, essendo presto uscito dal repertorio, qui si è preferito privilegiare la fortunata versione di Tetley. Il balletto, per tre danzatori, nei personaggi di Pierrot, Brighella e Colombina, è essenzialmente basato sulla figura dell’artista-clown, sognatore e poeta, ossia di quello che in gergo è chiamato “clown-bianco”. La figura è di strettissima derivazione dalla maschera Pierrot della Commedia dell’Arte, che, a sua volta, discende dal mimus albus delle Atellane e della commedia dell’antica Roma.
Come tale il Pierrot di Tetley altri non è che il clown-bianco che rappresenta l’innocenza e la spontaneità, al quale per contrasto si contrappone il clown-nero, Brighella, che simboleggia l’esperienza. I due personaggi, come del resto i due opposti stati d’animo, hanno rapporti conflittuali, dei quali è elemento scatenante la rivalità per l’amore di Colombina.

Pare evidente che le loro relazioni siano in parallelo con quelle di Petrushka, del Moro e della Ballerina. Ma vi sono differenze essenziali. Osserva John Percival che Petrushka trionfa soltanto morendo, invece Pierrot sopravvanza moralmente Brighella e Colombina allorché, nel finale, abbraccia entrambi i suoi tormentatori, appoggiando le loro teste al suo petto. Momento delicato in cui, ancora secondo Percival, Tetley ci lascia il dubbio se sia un perdono totale o un compromesso. Latente rimane il messaggio di speranza: il perdono è, comunque, fonte di vita migliore.

Nel corso del breve balletto Pierrot e Brighella mostrano differenti sfumature del loro carattere dipendentemente dai differenti aspetti in cui si presenta Colombina. Seguendo quanto ispirato dalle poesie recitate, la giovane appare come una ragazza paragonabile a un “pallido bocciolo di un raggio di luna”, poi come una “pallida lavandaia" e, infine, come una “magra e secca donna di malaffare”.
Il carattere di Brighella, secondo i casi, si mostra sobrio e triste per divenire tetro e, infine, assumere connotazioni del tutto sinistre. Non gli mancano momenti in cui dà sfogo allo scherzo, come quando, assieme a Pierrot, ne combina uno alludendo al fallo.
Pierrot è costantemente stregato dalla luna. Lo stesso Tetley ha fissato il suo carattere come quello di “un poeta e un sognatore in preda a stati d’animo che dall’estasi passano all’isteria, vittima costante del conflitto tra reale ed ideale". E’ un perdente per quasi tutto il balletto, una marionetta in balia delle torture degli altri due, ma il finale più sopra accennato, la ricerca di un rapporto sereno nonostante tutto, improvvisamente lo trasforma nel vincitore (John Percival).

Di grande rilievo per l’economia del balletto è la felice alta struttura di tubolari metallici concepita da Ter-Arutunian come scena. Questa consente a Pierrot di volteggiare e danzare ben al di sopra del palcoscenico, appoggiato solo ai tubi, quasi sospeso per afferrare la luna menzionata nei testi, dopo aver giocato coi suoi raggi, o forse per identificarsi addirittura alla stessa luna, sospesa nel cielo. La struttura aggiunge quindi all’azione una connotazione astratta e, se non una quarta dimensione, almeno un secondo piano presente nell’animo di Pierrot.

Cifra distintiva del lavoro di Tetley è una sorta di “riconciliazione (John Percival)” tra il lessico accademico e la modern dance, in questo caso conditi con un pizzico di arte mimica.

Nell'immagine: Pierrot Lunaire, Ballet Rambert. Photo Anthony Crickmay, Theatre Museum



ID=1051
30/3/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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