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coreografi: Ek


Mats Ek, Malmo, 1945

Mats Ek è da considerarsi uno dei maggiori coreografi attualmente in attività, soprattutto dal punto di vista del balletto narrativo.
Negli anni della sua formazione si alternano due grosse passioni, il teatro (il padre Andreas, noto attore svedese) e la danza (la madre Birgit Cullberg, coreografa tra le più note): figlio d'arte dunque, ma di arte nel senso totale, generale del termine.
Nei suoi lavori emerge infatti tutta la curiosità di un abile regista, smontatore e ricostruttore di atmosfere, storie, tecniche, idee.
Agli studi e ai primi spettacoli di danza fanno eco studi e spettacoli teatrali. Non a caso nel 1969 arriva al Teatro Reale di Stoccolma come assistente regista e coreografo.
Dopo quattro anni di attività "mista" decide di dedicarsi esclusivamente alla danza. Dopo qualche lavoro entra nelle file del Cullberg Ballet, dove ballerà alcune coreografie della madre. Collabora nel frattempo anche con altre compagnie (Opera di Dusseldorf e Netherlands Dans Theater), e nel 1976 firma la sua prima coreografia: L'Attendente, per il Cullberg.
Di lì una importante produzione di balletti dai risvolti talvolta politici, talvolta sociali, fino al 1982, anno in cui nasce la sua Giselle.
Dal successo di questa meravigliosa opera di ricostruzione della vicenda narrata e dello stile accademico, spostato in avanti di almeno un secolo, Ek si afferma quale miglior esempio di coreografo-drammaturgo, capace cioè di smontare e riassemblare i capolavori del repertorio ottocentesco. Seguono in tal senso le fortunate versioni di Lago, Carmen, Bella Addormentata, cui si uniscono un'idea di Don Chisciotte e una non proprio fortunata Sagra.
Queste rivisitazioni che Ek svolge sono un processo di attualizzazione dei libretti dell'800, attualizzazione dei costumi, delle scene, con forti motivazioni etiche, sociali e psicologiche, mantenendo per lo più invariate le musiche originali. Per fare un esempio, ne La Bella di Petipa, Carabosse fa sì che Aurora venga punta dalla spina di una rosa: Ek sostituisce a Carabosse uno spacciatore di droga, e alla spina l'ago di una siringa. Sebbene le coreografie, di un linguaggio accademico-moderno del tutto unico e personale, si facciano portatrici di messaggi spesso umoristici o di denuncia politica, emerge dalle creazioni di Ek uno stile estremamente calibrato e mai prepotente, capace di regalare i momenti poetici e drammatici con la stessa facilità e coerenza, senza mai diventare retorico.
Negli anni il Cullberg Ballet è rimasto molto legato alla figura di Ek, prima coreografo principale nella gestione con la madre, poi direttore artistico, ed ora, che è free-lance, come autore di quasi tutto il suo più importante repertorio e del suo stile.


ID=106
23/11/2005
Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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