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trame: Dame de Pìque, La


17 OTTOBRE 1978, Ballets de Marseille,Théâtre des Champs Elysées, Parigi
Balletto in un atto e sei quadri
Mus. Piotr IllitchTchaikovsky, libr. Roland Petit da Alexander Pushkin, cor. Roland Petit

II versione
NOVEMBRE 2001 Bolshoi, Mosca
Balletto in un atto e sei quadri
Mus. Piotr IllitchTchaikovsky, libr. Roland Petit da Alexander Pushkin, cor. Roland Petit


Dopo una prima coreografia di Serge Lifar su musica di Tchaikovsky, arrangiata da Annenkov, (Monte Carlo, 1960), Petit ha creato la sua prima versione sulla musica di Tchaikovsky per l’opera omonima, arrangiata da Laurent Petitgirard. Il lavoro fu costruito sulle doti portentose di Baryshnikov, il quale non volle che il suo ruolo avesse una particolare relazione psicologica con quello della Contessa. Insistette perché tra i personaggi non ci fosse alcun passo a due, al fine di restare maggiormente fedele a Pushkin che mette a confronto un giovane con una donna di 87 anni. Secondo Petit la mancanza di un rapporto scenico tolse al lavoro ogni implicazione drammatica. In effetti la prima versione ebbe vita sulle scene in funzione della presenza di Baryshnikov, mentre il resto era semplice complemento: il solo personaggio ben costruito era quello di Hermann, mentre i due femminili rimasero appena abbozzati.

Petit rifece completamente il lavoro per il Bolshoi, riscrivendo un libretto, sempre molto aderente al racconto di Pushkin, ma sviluppando, mediante passi a due tra Hermann e la Contessa, il punto del racconto ove lo scrittore dichiara Hermann disposto a tutto, anche a diventare l’amante della donna anziana pur di carpirne il segreto. In questa versione la musica non è più tratta dall’opera, ma è la sesta sinfonia (La Patetica). Mentre il personaggio di Hermann è quasi costantemente in scena, la Contessa ha quattro importanti apparizioni sufficienti a costruire un personaggio poderoso, fuori da ogni dimensione reale, quasi uno scheletro vivente, che si muove, disarticolato, sotto gli abiti fluttuanti.

Prologo
Hermann, un ufficiale del Genio, è ossessionato dal gioco delle carte al punto che, mentre osserva i giocatori, questi gli appaiono sotto forma di semi. Compare uno spettro, forse frutto della sua ossesione, un’anziana dama in nero, che, mostrategli in successione tre carte, le lancia in aria trasformandole in banconote di grande valore. E’ la Contessa, la quale, si dice, custodisce il segreto per indovinare tre carte vincenti consecutive.
La sala da gioco
Hermann è attentissimo al gioco altrui, ma non vi ha mai partecipato, pensando di non essere “nella posizione di sacrificare l’essenziale nella speranza di ottenere il superfluo”. Da quando ha saputo della voce sulla Contessa, il giovane ha incrementato la sua ossessione: spera di carpirle il segreto e, finalmente, prendere coraggio per fare la sua fortuna al gioco.
La sala da ballo
I giocatori passano nella sala da ballo e intrecciano le danze; entra la Contessa, accompagnata da Lise, Lizaveta Ivanovna, una giovane orfana da lei cresciuta. Si abbassano le luci, gli invitati appaiono in secondo piano, Hermann e la Contessa si uniscono in un passo a due. E' quasi una lotta ingaggiata da Hermann per ridurre la Contessa a fantoccio disarticolato nelle sue mani, ma l'anziana donna reagisce con fermezza, opponendosi a ogni tentativo di dominio. Tutto ciò è stato solo frutto dell'immaginazione del giovane, desideroso di conoscere la Contessa e instaurare un rapporto con lei al fine di carpirle il segreto delle tre carte. Finalmente Hermann architetta un modo per avvicinarla: fa credere a Lise di essere interessato a lei, ingannandola nella speranza di arrivare alla Contessa tramite la figlioccia. Le due donne lasciano la festa, ma l'artificio ha sortito il suo effetto: la ragazza ritorna con una scusa per rivedere Hermann e consegnargli la chiave della sua camera, illusa dalle profferte del giovane.
La camera della Contessa
Hermann, entrato in casa della Contessa, non si reca nella camera di Lise, ma in quella dell’anziana donna e lì si nasconde in sua attesa. La Contessa rientra dalla festa accompagnata dalla sua piccola scorta, che inizia a prepararla per la notte; congedate Lise e le cameriere, la donna indugia davanti a uno specchio e, all’improvviso, le si para innanzi la figura di Hermann. La Contessa è sbigottita e terrorizzata, il giovane tenta di rassicurarla, subito dopo la incalza chiedendole di svelargli il segreto o almeno di indicargli tre carte vincenti. La donna tace. Il giovane prega, implora, si dichiara disposto a tutto, si irrita, minaccia, fino a puntarle contro una pistola. Questa non è neppure carica, ma il gesto basta a provocare un collasso alla Contessa. Hermann fugge, mentre la giovane entra nella stanza per trovare la Contessa morta.
La camera di Hermann
Hermann, nella sua stanza, è disperato più per l’impossibilità ormai di conoscere il segreto che per la morte provocata. All’improvviso gli appare lo spirito della Contessa, la quale, ponendo alcune condizioni, si dice disposta a indicargli le sue tre carte vincenti: il tre, il sette, l’asso.
Una grande sala da gioco
I valletti approntano l’enorme sala dove il celebre giocatore Tchekalinsky sta per ricevere i suoi ospiti per una grande festa, che culminerà in una importante serie di scommesse. Entra Hermann, chiede di giocare, le prime due carte viste in sogno escono veramente e fanno la sua fortuna. Alla terza mano, sul tavolo ci sono una Regina e un asso, che Hermann dichiara vincente. Mostra trionfante la sua carta, che è, però, la regina di picche, la sua carta perdente. Ora è lui a collassare, mentre gli si materializza davanti la figura della Contessa.

Nell'immagine: Ilze Liepa e Nikolay Tsiskaridze ne La Dame de Pìque, II versione



ID=1090
22/4/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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