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coreografi: Nijinsky


Vaslav Nijinsky, Kiev 1888-89, Londra 1950
Galleria fotografica Nijinsky


sagra della primaveraLe doti interpretative e la forte tecnica, acquisita studiando alla scuola Imperiale di Balletto di San Pietroburgo e poi con Cecchetti, fecero di Nijinsky una figura mitica di ballerino fin dai suoi tempi. La sua eccezionalità è testimoniata da numerosi scritti dell’epoca, mentre i ritratti fotografici rimastici confermano la sua capacità di calarsi totalmente nel personaggio.
Non ancora diplomato, si esibì come ballerino sul palcoscenico del Marijnskij in alcune creazioni di Fokine. Tra queste: in Pavillon d’Armide (1907) e, un paio di mesi prima di diplomarsi, in una ripresa di Chopiniana (1908). Per qualche tempo restò legato ai teatri imperiali, dove ballò con Pavlova, Preobrajenska, Karsavina e Kschessinska anche in ruoli di repertorio.
(Approfondimento 1) Nijinsky ballerino dei Teatri Imperiali

Pur rimanendo dipendente dai Teatri Imperiali, Nijinsky fu scritturato da Diaghilev per la prima stagione dei Ballets Russes del 1909 a Parigi, dove si impose immediatamente. Si rivelò l’interprete per eccellenza delle creazioni di Fokine, comparendo, tra l’altro, ne Les Sylphides, in Cléopâtre e creando, nella stagione successiva del 1910, i ruoli principali in Carnaval (Berlino) e Shéhérazade (Parigi).
In questo periodo alla sua maturazione artistica contribuì l’influenza di Diaghilev, col quale aveva instaurato una relazione intima e affettiva.Quando, nel 1911, Diaghilev riuscì a dare forma stabile alla compagnia dei Ballets Russes, Nijinsky, liberatosi da ogni vincolo col Marijnsky a seguito di un increscioso incidente, fu subito scritturato dal grande impresario.
Altri capolavori, sempre con coreografia di Fokine, vennero pensati per il grandissimo ballerino: Le Spectre de la Rose (Monte-Carlo), Petruska (Parigi), Narcisse nel 1911 e, l’anno successivo, Le Dieu Bleu. Il ballerino polacco fu anche interprete delle produzioni di repertorio dei Ballets Russes.
(Approfondimento 2) Nijinsky ballerino dei Ballets Russes

Diaghilev non si limitò a valorizzare le doti interpretative del suo amante, ma ben presto lo spinse a cimentarsi anche nel campo della coreografia. Affidò a Nijinsky la realizzazione di un’idea in origine dovuta a Bakst: un balletto, ispirato a un’egloga di Mallarmé, che desse l’idea di un “bassorilievo greco in movimento”.
L’intervento di Nijinsky ne fece un lavoro di assoluto distacco dalla tradizione: L’Après-Midi d’un Faune (Parigi 1912), di cui il ballerino-coreografo fu pure sensualissimo interprete. Il balletto utilizzava la musica di Debussy, mentre il decor di Bakst comprendeva il celeberrimo costume a chiazze per il fauno. Nijinsky, rielaborò pose spigolose estrapolate dalla scultura greca in modo da accentuarne l’aspetto primitivo e da alludere fortemente alla carica erotica: quanto di più lontano dalla tradizione potesse essere messo in scena e a ciò si aggiunse pure un finale che fece scandalo.
(Approfondimento 3) L’Aprés-Midi d’un Faune

Anche dopo il debutto come coreografo, Nijinsky continuò a interpretare i balletti creati da Fokine per i Ballets Russes, e a quelli ricordati si aggiunse Daphnis et Chloé. Il 1913 è anno fondamentale non solo per la storia del balletto, ma anche per quella della musica e del teatro in generale: i Ballets Russes propongono Jeux e il Sacre du Printemps, entrambi coreografati da Nijinsky. Il pubblico reagì negativamente a entrambe le creazioni, scambiando per una provocazione ciò che il tempo avrebbe rivelato come un momento altamente innovativo. Con Jeux, su musica di Debussy, Nijinsky è il primo coreografo che propone una fusione della tecnica accademica con movimenti liberi, non precostituiti, in questo caso tratti dal gioco del tennis.
(Approfondimento 4) Jeux

Se Jeux fu accolto con freddezza, il Sacre du Printemps avrebbe addirittura scatenato l’ira di certo pubblico, presente alla prima al Teatro degli Champs-Elysées: la complessa partitura di Stravinsky produsse uno shock per l’uso imponente di una massa orchestrale impiegata in modo inconsueto; la serenità del clima primordiale creata dal décor di Roerich apparve provocatoria nell’enfatizzare, per contrasto, la violenza della partitura e della coreografia; i disequilibri, i salti selvaggi e l’en dedans voluti da Nijinsky contrastarono troppo con l’idea illusoria di leggerezza che il pubblico era abituato ad attribuire al ballerino accademico. Particolarmente ridicola parve la posizione base caratterizzata dai piedi in dentro e le ginocchia piegate all’interno. Questa dava ai corpi una pesantezza sicuramente antiaccademica, ma necessaria a rendere visivo, attraverso la gravità, il forte legame dell’uomo col terreno.
In realtà il lavoro è di una modernità stupefacente, sia per la fusione perfetta di musica, dramma, movimento e pittura, sia per la novità del linguaggio creato ad hoc da Nijinsky, che fornirà alla danza del 900 gli stimoli necessari a un rinnovamento.
(Approfondimento 5) Le Sacre du Printemps

(Approfondimento 6) La ricostruzione del Sacre

Durante la successiva tournée sudamericana dei Ballets Russes nel 1913, alla quale l’impresario non partecipò di persona data la sua fobia nei confronti di una traversata di mare, Nijinsky sposò la ballerina Romola de Pulszky. Ciò portò alla rottura del rapporto personale con Diaghilev che, con un improvviso licenziamento, estromise dalla compagnia il ballerino-coreografo. Trovandosi a Budapest allo scoppio della prima guerra mondiale, Nijinsky fu internato in Ungheria in quanto cittadino russo. L’interessamento di Diaghilev riuscì a farlo liberare perché potesse rientrare nella compagnia, per partecipare nel 1916 a una tournée negli Stati Uniti. In tale occasione Nijinsky presentò a New York un’altra coreografia: Till Eulenspiegel, su musica di Richard Strauss. Durante una successiva tournée in America del sud si manifestarono i primi sintomi della malattia mentale che lo avrebbe perseguitato fino alla morte. Stabilitosi in Svizzera nel 1916, due anni dopo si esibirà per l’ultima volta in un albergo di St. Moritz. Successivamente le sue condizioni di salute mentali lo portarono a numerosi ricoveri e alla definitiva scomparsa dal teatro. Stabilitosi in Inghilterra nel 1947, morì a Londra poco meno di tre anni dopo, assistito fino alla fine dalle cure della moglie.
(Approfondimento 7) Osservazioni conclusive sulla riforma di Nijinsky

Nella foto: Sagra della Primavera


ID=115
23/11/2005
Marino Palleschi leggi gli articoli di marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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