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trame: Enemy in the Figure


13 MAGGIO 1987
FRANKFURT BALLET, Francoforte
Stage design, cost. e cor. William Forsythe, mus. Thom Willems


La creazione, inserita come seconda parte in Limb’s Theorem, accanto agli undici danzatori ha come ulteriore protagonista il binomio oscurità-luce. Il modo in cui il groviglio scenico in fibrillazione viene percepito cambia in continuazione o perché le luci, mutando, rimodellano lo spazio oppure perché i danzatori passano da una zona quasi incandescente per la forte illuminazione a una in penombra. Ciò accade quando le coppie in nero danzano dietro, di fronte, piuttosto che al lato di uno schermo verticale, ondulato, collocato diagonalmente lungo il palcoscenico. Le coppie sono in buona luce allorché danzano stagliandosi contro il praticabile, illuminate in modo da proiettare su esso ombre profonde in moto; ma le stesse sprofondano nella più debole penombra allorché si allontanano dallo schermo verticale. Ritornano, poi, visibili, ma abbastanza debolmente, al solo riflesso lunare del muro bianco sinuoso. Le diverse percezioni di un movimento che, prima visibilissimo, poi si indovina appena, ne sottolineano la natura effimera ed inafferrabile. A volte la luce inonda lo spazio facendolo esplodere, altre lo contrae inghiottendolo nel buio, bagna i corpi esaltandoli con bagliori concentrati in zone, si sottrae agli stessi.

In un punto il buio inghiotte i soli corpi, mentre le braccia dei danzatori serpeggiano, avvolte dalle maniche dei loro maglioni neri, disegnando strisce luminose. Alla sinuosità di queste fanno eco le pulsazioni di una corda che, colpita dagli interpreti, sembra ogni volta marcare il livello di energia raggiunto. Un fianco che ancheggia innesca il volo di una gamba, una spalla quello di un braccio; mani si inseguono l’un l’altra lungo la fune. Il movimento viene spinto al parossismo, sottolineato da quello, a pendolo, di quattro elementi o dall’attraversamento di due donne eseguito a piccoli passi agili e veloci; i giri, gli off-balance e i développés in punta si moltiplicano vorticosi; i bacini ondeggiano, ogni movimento attraversa i corpi nella loro lunghezza ed esce dalle mani o dai piedi. La sensazione di energia totale, assolutamente incontenibile, è sottolineata da brusche interruzioni del movimento e da effetti sonori ideati da Willems, nei quali intervengono i suoni laceranti delle sirene e quelli sferzanti delle folate di vento, intercalati da una ripetuta melodia. Il movimento è talmente pennellato sulla musica da apparirne la sua versione visiva.

La creazione fa ampio uso di un enorme riflettore su ruote spostato dai danzatori in ogni punto del palcoscenico affinché illumini, o lasci nell’oscurità, i vari elementi dell’azione. Passando attraverso il suo potente fascio, i ballerini generano esplosioni e implosioni di corpi, che apparendo per svanire subito dopo, suggeriscono che il movimento può essere generato ad ogni istante da ogni punto dello spazio in un universo alternativamente frenetico o in calma piatta. Più volte la critica ha detto che questi effetti fanno apparire i ballerini come visti attraverso un microscopio. La danza appare il tramite di molteplici antinomie, quali buio-luce, suono-silenzio, caos-forma, calma-frenesia, riflessione-assorbimento, tecnologia-umanità, solitudine-folla e queste antinomie paiono le cavie sulle quali indagare il fenomeno della percezione visiva.

Nelle immagini: il Frankfurt Ballet in Enemy in the Figure





ID=1284
2/8/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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