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compositori: Shostakovich


Dimitri Dimitrievich Shostakovich, San Pietroburgo 1906 - Mosca 1975

Dimitri Shostakovich occupa una posizione preminente nel mondo musicale dell’Unione Sovietica con una vastissima produzione, influenzata dal controverso rapporto col regime. La rinomanza internazionale di Shostakovich fu sostenuta e amplificata all’estero dal Soviet, che lo insignì di onorificenze soprattutto per motivi di facciata, per sfruttarla come strumento politico, mentre, in patria, le autorità interferirono sul processo creativo del compositore con costanti e moleste ingerenze indebite. Queste, dopo un iniziale apprezzamento da parte del Soviet, sfoceranno in due denunce ufficiali, nel 1936 e nel 1948, che bolleranno le sue creazioni di “formalismo” borghese e decadente, termine in questo caso da intendersi nell’accezione peggiorativa di arte elitaria prona alle innovazioni della musica occidentale del primo ‘900. Accanto a 15 sinfonie e ad altrettanti quartetti per archi, Shostakovich ha composto concerti, due opere, tre balletti e colonne sonore per il cinema. In tutta la sua produzione il compositore ha praticato un’ampia gamma di stili, abbandonandosi a suggestioni epiche, quasi enfatiche, nelle sinfonie, per ricercare climi più intimi e sommessi con la musica da camera. Il linguaggio variegato sembra frutto del tentativo di conciliare le rivoluzionarie novità musicali del suo tempo, a partire dalla musica atonale, con l’urgenza di farsi portavoce dell’ideologia socialista rivoluzionaria.

Nel 1919 entra nel Conservatorio di Pietrogrado, nel 1923 si diploma in pianoforte e, nel 1925, a soli diciannove anni, raggiunge un’improvvisa fama internazionale con un pezzo scritto in occasione del secondo diploma, quello in composizione. Si tratta della brillante Prima Sinfonia, che lo colloca tra i compositori di punta della nuova era comunista. Dopo un paio d’anni, attorno al 1927, Shostakovich si accinge alla composizione della Seconda Sinfonia (A Ottobre) e contemporaneamente mette mano all’opera satirica Il Naso ispirata al racconto di Gogol. In questo periodo Shostakovich si accosta alla musica di Mahler, che influenzerà tutta la sua restante produzione. Nel 1934 debutta con enorme successo popolare l’opera Lady Macbeth del Distretto di Mtsensk, inizialmente apprezzata anche dalla nomenclatura del Soviet e successivamente revisionata col titolo di Katerina Ismailova.

Sempre alla prima metà degli anni ’30 appartengono i suoi tre balletti, che, anche in forza dei temi trattati, rappresentano uno sforzo da parte del musicista di accondiscendere alle richieste ideologiche del regime. Ne L’Età dell’Oro (The Golden Age) del 1930, con coreografie di Vladimir Chesnakov, Leonid Yakobson e Vasili Vainonen, si seguono le avventure di una squadra di calcio sovietica in una corrotta città capitalista. Gli atleti sono sottoposti a ogni genere di tentazioni da un plotone di personaggi politicamente devianti: la Diva, il Fascista, il Nero e molti altri; sono molestati dalla polizia e ingiustamente imprigionati per un complotto borghese, finché saranno liberati in seguito alla rivolta delle classi lavoratrici locali, che si uniranno ai loro ospiti sovietici in una Danza della Solidarietà. In breve, il balletto mette in scena il confronto dei due mondi, dimostrando la superiorità di quello bolscevico dal punto di vista ideologico, morale ed atletico. Nel 1931 vede la luce il suo secondo balletto Il Bullone (The Bolt), con coreografie di Fyodor Lopukhov, che tratta di sabotaggio industriale, perpetrato da un indolente lavoratore ubriacone. Il terzo e ultimo balletto, Il Limpido Ruscello (The Bright Stream), del 1935, con coreografie di Lopukhov, è ambientato in una fattoria gestita dal popolo, dove sopraggiunge una comitiva di artisti, invitati a rallegrare con le loro specialità la festa organizzata dal Kolkoz per la mietitura. Cominciano i flirt tra i convenuti al festival, nascono piccoli idilli e conseguenti gelosie tra i lavoratori dei campi e gli artisti moscoviti, capeggiati da un’affascinante ballerina. Tutto, però, si appiana e i rapporti ritornano allo stato pregresso, dopo che la ballerina mette in atto una gustosa burla, degna del teatro dell’Arte, facendo incontrare gli spasimanti, ma accoppiati, grazie ad abili travestimenti, in modo contrario ai desideri insorti di recente.

A questo punto della sua produzione, nel 1936, Shostakovich era noto in tutto il mondo ed apprezzato anche dal regime per la sua prima sinfonia, due opere, tre balletti, un quartetto per archi e parecchia musica per il cinema e per il teatro. Ma è proprio nel 1936 che Shostakovich comincia a cadere in disgrazia presso il regime a causa delle aspre e stridenti sonorità della sua musica, degli elementi grotteschi o sarcastici del suo linguaggio espressivo. Nel frattempo, tramontata l'era leninista, Stalin esce vincitore dai contrasti con Lev Trotskij per inaugurare una nuova era in cui l'Unione Sovietica si identifica al suo pensiero. Nel 1936 Stalin lascia indignato una rappresentazione dell’opera Lady Macbeth del Distretto di Mtsensk e subito dopo appare nella Pravda l’articolo “Confusione al posto della Musica”, un pesante attacco alla musica dell’opera, bollata ufficialmente di “formalismo degenere”. Le critiche non riguardano Il Limpido Ruscello, ma presto il balletto, dopo l’iniziale enorme favore del pubblico, risente della posizione assunta dal Soviet nei confronti di Shostakovich e ne è travolto assieme al resto delle creazioni. Il deteriorato clima politico favorisce le critiche aggressive dei sostenitori della cosiddetta “musica proletaria”; anche i primi due balletti, che già erano stati accolti tiepidamente, vengono attaccati ed escono ben presto dalle produzioni, come accade anche all’opera Il Naso, accusata di formalismo dall’Organizzazione dei Musicisti Stalinisti. Va aggiunto che questi sono gli anni in cui anche gli scritti di Bulgakov sono interamente banditi.

La disgrazia diventa totale allorché appare un secondo articolo sulla Pravda, intitolato “La Falsità del Balletto". Questa volta si tratta di un attacco proprio a Il Limpido Ruscello, bollato non tanto del solito cosiddetto “formalismo”, quanto di superficialità nell’affrontare un tema considerato assai serio dal regime. Il coreografo, il compositore e lo scenografo vengono accusati di aver rappresentato in modo irrealistico e deviante la vita di un Kolkoz, di aver troppo trascurato il folklore cosacco e caucasico, affrontando, impreparati e senza le dovute ricerche, un tema meritevole di ben altro approfondimento. Così, per queste vicissitudini politiche, si perdono le coreografie originali dei balletti, mentre le musiche sopravvivono parzialmente sotto forma di suites orchestrali, destinate a grande popolarità. Tuttavia, oggi vivono nuove, recenti versioni dei tre balletti sulle musiche originali: le versioni per il Bolshoi de Il Limpido Ruscello (2003) e di Il Bullone, entrambe dovute al suo direttore, Alexei Ratmansky, e quella de L’Età dell’Oro (2006) di Noah Gelber per il Marijnsky. Il Bolshoi ha anche una sua versione de L'Età dell'Oro, creata ancora nel 1982 da Yury Grigorovich.

Nel ’36 iniziano le prove della Quarta Sinfonia, ma il clima politico avverso a Shostakovich suggerisce di procrastinare il debutto, che potrà avvenire solo nel 1961. Come risulta dal suo ironico sottotitolo, la più convenzionale Quinta sinfonia del 1937 è la “Risposta di un artista sovietico alla critica pura”, a tutt’oggi il suo lavoro più popolare, che, maggiormente allineato alle convenzionali aspettative del regime, gli porta una parziale riabilitazione. Durante la prima guerra mondiale inizialmente Shostakovich rimane a Leningrado dove, durante l’assedio tedesco, scrive i primi tre movimenti della Settima Sinfonia (Leningrado), che diventerà sia in Russia che in Occidente il simbolo della resistenza russa e della lotta contro le avversità.

Nel 1948 Shostakovich è nuovamente denunciato di formalismo e molti suoi lavori sono banditi. Subito dopo si dedica a un ciclo di lied ispirati alla poesia folkloristica giudaica. Molte delle restrizioni poste dal Soviet alla produzione di Shostakovich vengono cancellate l’anno successivo, il 1949, per garantire l’ingresso del compositore in una delegazione sovietica in visita negli Stati Uniti. La morte di Stalin nel 1953 segna un’ulteriore tappa importante verso la sua riabilitazione, sigillata nel 1960 col suo ingresso nel Partito Comunista. Due anni dopo ritorna ad attaccare esplicitamente l’anti-semitismo con la Tredicesima Sinfonia (Babi Yar) correlata a poemi di Yevgeni Yevtushenko, uno dei quali commemora un massacro di ebrei a Babi Yar durante la seconda guerra mondiale. Negli ultimi lavori, travagliato da una salute malfema, affronterà temi più intimi, trattati con tessiture gravi, soprattutto legati al pensiero della morte come nella Quattordicesima Sinfonia e negli ultimi quartetti, o ispirati a un enigmatico pensiero al passato, come nella Quindicesima Sinfonia in cui, oltre che Rossini e Wagner, cita anche se stesso.

Oltre alle tre composizioni scritte appositamente per essere coreografate, alcune sinfonie e alcuni suoi concerti sono stati utilizzati per realizzare altri balletti. Nel 1939 Massine utilizza la giovanile Prima Sinfonia, che lo fece conoscere al mondo, per il suo balletto L'Etrange Farandole, una creazione, nota anche col titolo di Rouge et Noir, per il Ballet Russe de Monte Carlo e nel 1963 su questa stessa sinfonia MacMillan creerà Symphony. La Settima Sinfonia, parzialmente scritta durante l’assedio di Leningrado, sarà utilizzata da Massine per il balletto Sinfonia Leningrado, che debutterà a New York nel 1945 coi Ballet Russe Highlights, e il primo movimento verrà ripreso da Belsky per un balletto in un atto del 1961 dedicato alle sofferenze subite dalla città in seguito all’assedio tedesco del ’42.
Il Concerto per pianoforte, tromba e archi accompagna sia il balletto The Wise Monkeys del 1960 di Morrice, che la creazione di Cranko, The Catalyst, presentata a Stoccarda nel 1961. MacMillan userà il Secondo concerto per pianoforte per il suo balletto Concerto del 1966 e la medesima composizione è alla base di Fête Noire di Mitchell del 1971.
Un discorso più ampio va aggiunto relativamente al grande coreografo americano John Neumeier. La sua profonda passione e grande conoscenza della musica non poteva non portarlo ad usare anche la musica di Shostacovich in alcune sue creazioni, mescolata e fusa, come è sua caratteristica, a quella di altri compositori anche distanti per epoca o poetica. In Nijinsky (2000) Neumeier accosta a musica di Shostakovich quella di Rimsky-Korsakov, Chopin e Schumann, facendo ampio uso di quella del compositore pietroburghese per sottolineare gli orrori della prima guerra mondiale. Musica del maestro è ancora usata in Lento del 1999, mentre in Die Möve del 2002, ispirato al dramma di Cecov, Neumeier la accosta a quella di Tchaikowsky, Skriabin e Glennie.
Tra tutti gli altri balletti creati su musica di Shostakovich ci si limita a ricordare L’Idiota del 1979 di V. Panov su un collage di brani del maestro e La Bufera di A. Panovsky per il London Festival Ballet del 1981 su estratti dalle sue composizioni, scelte in prevalenza tra le musiche da film.

Nelle immagini:
- Dimitri Shostakovich, ritratto
- Maria Alexandrova e Sergei Filin ne Il Limpido Ruscello, versione del 2003
- Il Limpido Ruscello, versione del 2003
- Bozzetto per il sipario della produzione de Il Limpido Ruscello del 2003; vi figurano slogan sovietici e gli attacchi della Pravda a Shostakovich
- Fyodor Lopukhov, ritratto



ID=1299
31/8/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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