torna all'Home page
Ballet Class
Una nuova rivoluzionaria app per il tuo iPhone
Un nuovo prodotto di Balletto.net
login

lo shop di danza
Scarpa Uomo suola cuoio/Tip Tap SENZA CLAQUETTES bicolore € 82.00

danza & medicina: Quando si forma una tumefazione davanti al ginocchio (M. di Osgood-Schlatter)


A cura di Walter Albisetti e Omar De Bartolomeo



Il morbo di Osgood-Schlatter è una affezione che colpisce il ginocchio di soggetti in accrescimento, cioè ragazzi e ragazze dagli 8 ai 15 anni. È così chiamata in onore dei due medici che la descrissero, agli inizi del 1900. Il morbo di Osgood-Schlatter è una patologia che si caratterizza per fenomeni infiammatori, degenerativi ed infine anche necrotici localizzati a livello dell’apofisi tibiale anteriore (foto 1).

È frequente soprattutto nei giovani sportivi, in tutti coloro che fanno largo uso nelle loro attività del quadricipite, come accade nel calcio, nel basket, nella danza, nell’atletica oppure nel pattinaggio. Di solito i maschi sono colpiti con maggior frequenza rispetto alle ragazze. Può colpire un solo ginocchio o entrambi, e quest’ultima evenienza può verificarsi nel 25-50% dei casi.

Questa patologia fa parte di un vasto gruppo di patologie dell’accrescimento, note con il nome di osteocondrosi. Tutte sono caratterizzate dal colpire un nucleo di accrescimento osseo, vale a dire una regione dell’osso dove si determina la deposizione di osso fino alla maturità scheletrica.
Frequentemente è confuso coi cosiddetti “dolori di crescita”.

L’apofisi tibiale anteriore però non è deputata all’accrescimento in lunghezza della gamba, ma all’inserzione del tendine rotuleo, dispositivo con cui la forza del quadricipite si trasmette alla gamba (foto 2). Per l’apofisi tibiale, il processo di ossificazione inizia verso gli 8-9 anni e termina verso i 12-13 anni. In questa fascia d’età, cioè prima che l’apofisi risulta fusa con la tibia, è possibile che il nucleo di accrescimento soffra e determini quindi l’insorgenza di dolore durante l’attività e poi anche a riposo e gonfiore a livello dell’inserzione del tendine rotuleo sulla tibia. La causa scatenante sembra essere l’effetto di trazioni ripetute ed energiche del tendine rotuleo a livello della sua inserzione tibiale, con la conseguenza di provocare microavulsioni.
Infatti l’osteocondrosi si associa a sofferenza del tendine rotuleo.

Nella danza classica questo quadro è di facile riscontro nei giovani maschi, soprattutto se di alta statura e a seguito di periodi di allenamento particolarmente intenso, è presente anche se con minor frequenza nelle femmine. I gesti atletici più a rischio sono i salti, per via della forza esplosiva richiesta, sebbene a lungo andare anche i plié possano arrecare fastidio all’apofisi tibiale.
I ballerini che si rivolgono al medico di solito lamentano dolore a livello dell’apofisi tibiale e verso l’alto, cioè sul decorso del tendine rotuleo. Spesso si osserva tumefazione locale.

Utile è la sospensione dell’attività sportiva e porre a riposo l’arto inferiore. In caso di sospetto si potranno richiedere accertamenti radiologici o ecografici. La terapia si avvale di riposo funzionale, talora anche prolungato (settimane o mesi), antidolorifici locali e/o sistemici. Appena la sintomatologia e il quadro clinico lo suggeriscono, è utile iniziare un programma rieducativo, volto allo stretching del quadricipite e al rinforzo muscolare, soprattutto del quadricipite e dei muscoli ischio-crurali.

L’astensione dall’attività della danza può essere anche prolungato, da settimane a mesi, in dipendenza della sintomatologia e dei controlli Rx-grafici. In fase di guarigione, sotto stretta sorveglianza medica, è possibile ritornare alle lezioni di danza svolgendo lavoro di stretching e di sbarra a terra. Da evitare assolutamente sarà “il centro” e le coreografie, che saranno riprese gradualmente solo alla guarigione clinica-radiografica.
Se non si osservasse questo più o meno lungo periodo di inattività, il rischio maggiore è la persistenza della sintomatologia fino anche al distacco dell’apofisi tibiale. Questo è operato dal tendine rotuleo, che trasmette la forza espressa dal quadricipite su un’inserzione (l’apofisi tibiale) indebolita. Nelle prime fasi della malattia è rara la necessità di ricorrere alla chirurgia. L’intervento chirurgico è necessario invece in caso di distacco dell’apofisi.

La complicanza più frequente nei ragazzi affetti da tale patologia è la formazione di una sporgenza ossea a livello dell’apofisi tibiale (foto 3). Questa di solito è piccola e non dolorosa, sebbene talora possa provocare dolore qualora ci si faccia pressione diretta (sedersi a ginocchia flesse sulla faccia anteriore della gamba) ovvero quando, nella pratica della danza, siano richiesti passaggi o figure a terra.


ID=1431
16/11/2006
leggi gli articoli di andreainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




cerca nel giornale  

scrivici - pubblicità - la redazione - i numeri della Community - disclaimer - regolamento della Community   
  Balletto.net Snc Tutti i diritti riservati  P.IVA 04097780961