torna all'Home page
Ballet Class
Una nuova rivoluzionaria app per il tuo iPhone
Un nuovo prodotto di Balletto.net
login

lo shop di danza
Scarpa da punta Grishko 2007 € 59.50

trame: Jeux


15 MAGGIO 1913
Poema danzato in un atto
THEATRE DES CHAMPS-ELYSEES, Paris, BALLETS RUSSES DE DIAGHILEV
Mus. Claude Debussy, libretto e cor. Vaslav Nijinsky, scena e costumi Léon Bakst
Primi interpreti: Vaslav Nijinsky, Tamara Karsavina, Ludmilla Schollar
Direzione Pierre Monteux



Seconda prova coreografica di Nijinsky, Jeux si avvale, come il precedente Aprés-midi d’un Faune, della musica di Debussy, ma, in questa seconda occasione, scritta appositamente su commissione di Diaghilev. Il balletto, ritenuto il primo della compagnia con ambientazione contemporanea, descrive l’incontro fortuito in un parco privato di tre giocatori di tennis: un giovane, intento ad inseguire una pallina, sfuggita alla sua racchetta, si imbatte per caso in due donne. E’ sera e l’oscurità che avanza, nell’impedire la ripresa delle partite di tennis, favorisce il corteggiamento che il ragazzo rivolge indifferentemente a ciascuna ragazza, senza riuscire a decidere chi veramente preferisca. Le donne paiono attratte tra loro e, a tratti, interessate al ragazzo. La partita di tennis notturna è metafora delle tensioni e dei giochi erotici tra i giovani e delle dinamiche del loro flirt a tre. Questo raggiunge il suo apice in un mutuo, triplice abbraccio, consumato nella celebre postura riprodotta nella prima immagine. Dopo un momento di relax dei giocatori, sdraiatisi a terra in intima vicinanza, essi si separano prendendo strade diverse.

Una prima chiave di lettura di questi momenti di erotismo ambiguo, ma trattato con mano leggera, ci è fornita dallo stesso coreografo, che nei suoi Diari ha lasciato scritto: “Jeux è una metafora della vita che Diaghilev avrebbe voluto: desiderava avere due ragazzi come amanti e mi aveva sovente invitato ad assecondarlo, ma io ho sempre rifiutato. Nel balletto il ragazzo rappresenta Diaghilev stesso e le due donne stanno per i due amanti desiderati. Ho solo mutato il sesso di due personaggi perché non ci fossero problemi ad andare in scena”.

Secondo altri critici, invece, il poema danzato dipingerebbe i costumi libertini del cosiddetto gruppo Bloomsbury, un sodalizio di amici di grande ingegno, inizialmente formato, attorno ai primi del ‘900, da studenti di Cambridge, che si riunivano per affrontare libere discussioni di politica e di arte, sulla base dei comuni ideali pacifisti e libertari. Il loro rapporto sarebbe durato fin verso la seconda guerra mondiale e le idee praticate, attraverso il lavoro dei singoli aderenti più che a seguito di imprese collettive, avrebbero scardinato l’ortodossia morale ed artistica dell’Inghilterra Vittoriana e i valori di una società patriarcale, minato l’imperialismo britannico, volto al tramonto il colonialismo europeo, sostenuto il movimento femminista e influenzato le nuove generazioni di artisti, da scrittori a musicisti rock. All’economista John Maynard Keynes, in seguito marito di Lydia Lopokova, la celebre ballerina di Diaghilev, allo scrittore E. M. Forster e ad altri esponenti del gruppo si aggiungeranno le due sorelle di uno dei primi adepti, future mogli di due membri del nucleo iniziale: la scrittrice Virginia Wolf e la pittrice Vanessa Bell. Sembrerebbe che alcuni esponenti del gruppo non fossero estranei alla pratica della bisessualità e dell’omosessualità e, comunque, ciascuno si sentiva libero di discutere esplicitamente di sessualità in una società in cui un simile atteggiamento era considerato assai riprovevole. Questa seconda lettura del balletto deriverebbe dal fatto che Nijinsky e Bakst avrebbero assistito al comportamento promiscuo della Wolf e della Bell col pittore post impressionista Duncan Grant, anch’egli esponente del gruppo Bloomsbury, durante una partita a tennis notturna, svoltasi a Londra e all’episodio si sarebbero ispirati.

La creazione di Nijinsky non riscosse grande successo e, uscita dal repertorio solo dopo cinque rappresentazioni, venne così perduta. Tuttavia, nel 1996 la coreografia di Nijinsky è stata ricostruita da Millicent Hodson e Kenneth Archer per il Teatro Filarmonico di Verona. A fronte dello scarso interesse del pubblico del 1913 occorre osservare che le idee coreutiche concepite da Nijinsky per Jeux ne fanno il primo vero balletto moderno: in grande anticipo rispetto ai tempi, il coreografo unì la tecnica accademica a passi assolutamente liberi, a una gestualità dominata da pugni semichiusi e braccia flesse o intrecciate, a movimenti geometrici e posture stilizzate, tratti dal gioco del tennis. Ne viene un lavoro che, nel rompere con la tradizione in modo ancor più profondo del Fauno, apre la strada ai futuri lavori di sintesi tra danza classica e danza moderna, che culmineranno con le ricerche di Joss e, in tempi più recenti, di Kylian.

Tra le altre versioni del balletto si ricordano quelle create da Börlin per i Ballets Suedois nel 1920, da Darrell per il Western Theatre Ballet nel 1963, da Flindt per l’Opéra di Parigi del 1973 e da Susanna Egri per il Teatro Olimpico di Roma nel 1984.

Nelle immagini:
- Nijinsky, Karsavina, Schollar in Jeux
- Valentine Hugo, un momento di Jeux, pastello





ID=1695
18/5/2007
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




cerca nel giornale  

scrivici - pubblicità - la redazione - i numeri della Community - disclaimer - regolamento della Community   
  Balletto.net Snc Tutti i diritti riservati  P.IVA 04097780961