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intervista: Anna Maria Prina – la danza nelle grandi scuole italiane


Anna Maria Prina, ballerina e coreografa, ha diretto la Scuola di ballo del Teatro alla Scala dal 1974 al 2006.
Diplomatasi nel 1960 presso la Scuola di ballo del Teatro alla Scala, si perfeziona al Teatro Bolshoi di Mosca e al Mariinsky di San Pietroburgo.
Ha pubblicato il "Testo programmatico per lo studio della danza classica" che è la base dell'insegnamento per gli otto anni di studio alla Scuola di ballo del Teatro alla Scala (1976) e nel 1995 il suo primo libro di metodologia didattica della danza classico – accademica.
Ora si dedica alla scrittura di un nuovo libro e partecipa a progetti mirati all'aiuto dei giovani danzatori, divulgando la cultura del balletto classico e della danza.



I centri dove imparare la danza sono molti, come si riconosce una buona scuola?

E' certamente molto difficile per un genitore orientarsi nel mondo delle scuole di danza.
Vorrei potere dire come diceva il grande maestro Enrico Cecchetti : "una buona scuola si riconosce dal curriculum dell'insegnante". Questo, però, oggi è vero solo in parte e in alcuni casi.
Per quanto riguarda la bontà di una scuola direi che lo si può stabilire innanzitutto dai risultati, ovvero dagli allievi che sono usciti dalla stessa, dato inoppugnabile.
In secondo luogo è molto importante la serietà e la competenza di insegnanti e direzione.
E' necessario, inoltre, distinguere fra scuole professionali (in Italia pochissime) e scuole per amatori.
In ambedue i casi è indispensabile che gli insegnanti abbiano ottima conoscenza della basi della danza e della musica e nozioni abbastanza approfondite di anatomia e pedagogia per impostare gli allievi giovani. Per gli allievi più avanzati è necessario anche conoscere il repertorio di balletto, avere esperienza artistica e di palcoscenico per poterla trasmettere.
Nelle scuole private, poi, è importante calibrare la parte di studio tecnico e la parte ludica.

Cosa si sente di consigliare a chi volesse fare della danza la propria professione? Qual è secondo lei il percorso da seguire?

Senz'altro, anche chi si è avvicinato, come spesso accade, alla danza in una piccola scuola dovrà poi trovare una scuola professionale seria per acquisire le conoscenze e le competenze oggi indispensabili, ovvero materie culturali e specialistiche, tecniche varie (dal classico al contemporaneo, preparazione fisica, musica, storia musica e balletto etc.), stili diversi, solido e ampio indirizzo artistico.
Il mercato è diventato molto esigente e i ballerini debbono essere completi sia come esecutori, sia come artisti e persone, quindi trasmettere al pubblico non solo il gesto atletico, ma darvi un significato con l'interpretazione artistica personale approfondita.

La danza negli ultimi trent'anni è cambiata molto, oggi, ad esempio, dalla scuola escono ballerini molto più alti di un tempo. Quanto dipende da fattori generazionali e quanto dalla selezione che viene fatta per essere ammessi alla scuola?

Sicuramente l'altezza superiore a quella del passato dipende da fattori generazionali.
Nelle scelte scolastiche molti prediligono ancora bambini piccoli e minuti anche perché è molto più facile danzare con il baricentro più basso e con arti più corti che sono meno difficili da spostare e che permettono, quindi, maggiore velocità e destrezza.
Bisogna dire, però, che i canoni e i criteri estetici del 2000 ci fanno prediligere figure più alte e snelle con estensione massima degli arti.


Tra le altre cose questi cambiamenti stanno portando ad un'estremizzazione della danza, andando avanti di questo passo non c'è il rischio di perdere la “ballabilità” (mi passi il termine) della danza classica?

Sicuramente questo sta già avvenendo.
E' molto difficile trovare un fisico "strepitoso" e un grande interprete-comunicatore nella stessa persona. Oggi ci sono, come uso dire, macchine perfette per ballare, ma che, ahimè, non comunicano nulla.
Anche nei Concorsi internazionali si tende a dare poca importanza alla parte artistico-interpretativa. Questo è un vero peccato. Abbiamo avuto eccellenti artisti e interpreti e dovremmo cercare di mantenere l'amore per la danza-arte che poi è ciò che differenzia il semplice esecutore dall'artista.
Vorrei ricordare quello che diceva Maria Callas, soprano di straordinarie doti tecniche e interpretative, e che abbiamo avuto modo di risentire più volte ultimamente: il personaggio va prima costruito sul viso e fatto riconoscere al pubblico, poi si può iniziare la performance. Questo vale non solo per i cantanti ma anche per i tersicorei.

In parte mi ha già risposto, ma quali, secondo lei, sono le caratteristiche più importanti in un ballerino, una grande pulizia tecnica, un grande virtuosismo o una grande artisticità?

La danza è un'arte difficilissima!
La pulizia tecnica e il virtuosismo danno la possibilità di essere grandi artisti!.... Chiedo troppo?!?

Certo non poco! Ma avendo un allievo che presenta caratteristiche molto spiccate in uno solo dei tre aspetti prima citati, cosa è meglio fare: coltivarne le potenzialità o scoraggiare il suo proseguimento agli studi per evitargli future delusioni?

Io tenterei di farlo studiare per un po' di tempo (minimo un anno) dandogli istruzioni, input precisi e stimolanti, per vedere di migliorare sia le sue potenzialità, sia i suoi lati più deboli. Il tempo, a volte, può fare molto soprattutto con un allievo intelligente...

Un allievo intelligente... quanto sono importanti le doti fisiche e quanto la "testa" di un allievo?

In un certo senso ho già risposto, la "testa" è sicuramente importantissima.
Ho visto casi di aspiranti ballerini con doti fisiche meravigliose che non hanno ottenuto risultati a causa della loro "testa" non adatta al ragionamento, al sacrificio, all'introspezione, a tutte le raffinatezze e al tempo stesso a quella determinazione e volontà necessarie al raggiungimento di risultati validi nello studio della danza.
Al contrario ho visto allievi non molto dotati fisicamente, ma con "testa" molto ben funzionante ottenere risultati eccellenti.

Quindi nel caso in cui ci fosse una carenza in uno dei due aspetti, qual è più facilmente colmabile?

La carenza fisica. Conoscendo bene se stessi e l'anatomia, anche con le moderne metodiche di body conditioning, è possibile migliorarsi sorpassando i propri limiti fisici.

Per fare danza ad un certo livello (parlo della danza accademica), la serietà, il rigore e la disciplina sono condizioni indispensabili sin dai primi anni o un approccio più giocoso e morbido può portare comunque a buoni risultati?

Dipende dall'età in cui si inizia lo studio della danza. E' ovvio che in giovanissima età (dai 5 agli 8 anni) la parte ludica deve essere preponderante.
Man mano che si va avanti con gli anni verrà dedicato all'interno della lezione sempre più tempo all'apprendimento della tecnica. Ma anche questo va fatto prestando attenzione alle capacità dei singoli allievi e senza caricare troppo il fisico e la psiche dei discenti.
La serietà e il rigore debbono essere costantemente presenti anche durante un gioco organizzato all'interno di una lezione di propedeutica, per esempio, per avere comunque risultati motori e comportamentali adeguati allo scopo educativo e formativo che hanno le lezioni di danza.

Quanto è importante calcare il palcoscenico nel periodo della formazione?

E' molto importante perché andando in palcoscenico sin da piccoli, con incoscienza bisogna dire, si acquisisce poco a poco la confidenza con un luogo che intimorisce sempre.
Da adulti, l'emozione, che a volte attanaglia i muscoli delle gambe e il fiato, sarà minore se si ha dimestichezza con la scena e con il pubblico. Solo così si riuscirà anche a capire il pubblico e a cercare di tenerlo in pugno come facevano i grandi interpreti che lo soggiogavano.

Come si riconosce un talento? Lo si vede subito o qualcuno sboccia dopo?

Ahimè, per la mia esperienza ci sono i veri talenti e i finti talenti.
I veri sono per esempio Carla Fracci, Alessandra Ferri, Roberto Bolle che rimangono unici per sempre.
I finti sono quegli allievi che da piccoli sono deliziosi, espressivi e accattivanti e che arrivati alla pubertà cambiano totalmente e diventano tristi, musoni e inespressivi. Fatalmente, anche il loro fisico, già non eccezionale, muta sia esteticamente sia fisicamente.

I genitori come possono aiutare i loro figli alle prese con questa difficile disciplina?

I genitori dovrebbero essere di supporto per la parte psicologica e fisica e sostenere i loro figli senza pietismi.
Lo studio della danza, e di conseguenza la professione, è estremamente difficile, complicato e faticoso pertanto i genitori dovrebbero aiutare i figli dal lato medico ovvero aiutarli a stare bene con regimi alimentari appropriati, cure fisioterapiche se necessarie, riposo adeguato etc.
Dal lato psicologico dovrebbero incoraggiarli a studiare e applicarsi con volontà anche se incontrano difficoltà di vario genere, come spesso succede.
Allo stesso tempo non devono avere aspettative esagerate e valutare bene con gli insegnanti se il proprio figlio può continuare con risultati soddisfacenti lo studio della danza.
L'accettazione di se stessi e delle proprie reali doti e possibilità è molto sana e utile per l'individuo.

Quali sono le qualità di un buon insegnate?

Sono tantissime e molto variegate, anche a seconda della materia insegnata.
Innanzitutto la conoscenza della materia insegnata, poi l'intelligenza per sapere riconoscere le doti degli allievi, le situazioni, le possibilità e le modalità di insegnamento, la resistenza e la capacità d'apprendimento del singolo, la coesione del gruppo.
L'insegnante deve essere persona colta e curiosa, pronta a esplorare il nuovo e aperta agli stimoli che offre l'arte.
Deve sapere di pedagogia per non commettere errori che potrebbero essere pesanti nei confronti degli allievi.
Dovrebbe avere inventiva, essere solare e trasmettere l'amore per la danza.
Queste sono alcune delle doti di un buon insegnante!!!

In che misura l’aver calcato il palcoscenico gioca nell’insegnamento? Alcune nostre utenti si dichiarano disinteressate ad una pur breve esperienza in un corpo di ballo, ma desiderano fin da subito dedicarsi all’insegnamento. E’ possibile?

Teoricamente è possibile ma, a mio avviso, solo dopo aver terminato una scuola professionale e avere frequentato un corso per insegnanti ( non uno stage di pochi giorni!!.....).
Il far parte o l'avere fatto parte di un Corpo di ballo non è garanzia di buon insegnamento. Certo è un plusvalore, ma la didattica è un'altra cosa. E' necessario sempre avere nozioni almeno di pedagogia, didattica metodologica, anatomia, musica applicata alla danza, storia della musica e del balletto.
Troppo spesso si sottovaluta la delicatezza dell'insegnamento della danza e si pensa che basti un po' di fantasia o aver partecipato a qualche trasmissione televisiva per farlo!

E al contrario un buon ballerino è un buon insegnante?

Raramente. In genere più i danzatori sono dotati, minore è la loro capacità d'insegnamento. Questo si spiega con il fatto che chi è molto dotato fisicamente non ha bisogno di analizzare i movimenti che ad altri risultano difficili o addirittura impossibili; loro li eseguono senza neppure pensarci.
Un esempio noto è Agrippina Vaganova, la grande didatta russa, che, avendo un fisico poco dotato e anche esteticamente poco armonioso, si impegnò talmente tanto che acquisì una tecnica formidabile e un bagaglio teorico tecnico che trasformò poi in Metodo.

Esistono moltissime scuole diverse per l'insegnamento della danza classica, quanto è importante che lo staff insegnanti abbia lo stesso tipo di formazione?

Sarebbe logico che lo staff insegnanti di una scuola professionale avesse la stessa formazione o almeno conoscenze e obbiettivi uguali per non destabilizzare gli allievi dando loro nel corso degli anni indicazioni totalmente differenti.
Inoltre, anche l'unitarietà stilistica è auspicabile soprattutto per una grande scuola che ha il suo corpo di ballo e che dovrebbe essere riconoscibile subito in palcoscenico, come, per esempio, l'Opéra di Parigi.

E' meglio dare all'allievo una formazione fatta da una scuola con uno stile molto ben definito o un'infarinatura dei diversi stili per prepararlo meglio al mondo del professionismo?

Attenzione a non confondere lo stile con la preparazione tecnica!!
Voglio dire che lo stile di una scuola riflette per forza chi la dirige e i suoi gusti estetici. Non può essere diversamente per una scuola ben organizzata e ben strutturata. Lo stile è riconoscibile, in particolare, nella postura delle braccia, nel port de bras e negli épaulement oltreché nell'atteggiamento e nel modo di presentarsi.
L'insegnamento della tecnica, invece, può, e deve essere, ampio per far conoscere altri metodi (anche se una buona base di danza accademica è ormai uguale dappertutto!..) e "possibilità di ballare". Oggi una differenza fondamentale sta nell'uso, e quindi nello studio, di piccoli e grandi salti.
In ogni modo, sia la tecnica sia lo stile è ovvio non possano rimanere entro schemi strettissimi poiché ogni insegnante fornisce il suo apporto personale secondo la propria esperienza e la propria personalità.

La danza fatta ad un certo livello è molto selettiva, quanti candidati si presentano alla scuola, quanti vengono ammessi e quanti di questi arrivano al diploma?

Il conto, fatto su diversi anni, potrebbe essere che su un primo corso di 15 allievi ne arrivano al termine degli studi 4.
Questa è una media poiché ci sono le annate in cui si diplomano anche 10/12 allievi, ma ci sono le annate con pochissimi o addirittura nessun diplomato.

Roberto Bolle e Massimo Murru, per citare solo due esempi, sono due perle della scuola del Teatro Alla Scala durante la sua direzione, cosa si prova a vedere un allievo che raggiunge il successo?

Certamente è una gioia che compensa delle energie profuse negli anni di lavoro.
Devo anche dire che la mia Direzione è stata focalizzata sull'elemento maschile perché, a mio parere, è sempre stato il settore più carente e difficile alla Scala.
Ricordo, infatti, quando da giovane allieva partecipavo (facevo da partner per il passo a due) alle selezioni per il Corpo di ballo per soli elementi maschili provenienti da Roma e da Napoli.
Quando sono diventata Direttrice della Scuola di ballo della Scala nel lontano 1974 ho ricordato quegli episodi e vedendo l'esiguo numero di allievi in Scuola ho deciso di migliorare questa parte della scuola per poter dare al Corpo di ballo maggiore scelta di danzatori. Tant'è che creai anche un corso speciale per aspiranti ballerini di età superiore a quella canonica per entrare in Scuola. E non vi dico le lotte per avere docenti di sesso maschile!!! Allora in Scuola docenti e impiegati erano tutte donne!!!




La ringrazio signora per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato, vuole fare un augurio a tutti i ragazzi che si stanno dedicando allo studio della danza?

Senz'altro! Desidero augurare a tutti i giovani che amano il balletto tante soddisfazioni e tanti successi!

Ma voglio anche dir loro di non dimenticare che il successo si ottiene, oltreché con le doti fisiche, con la perseveranza, l'intelligenza, il coraggio, la curiosità, la determinazione e, ultimo ma non ultimo, l'umiltà.
Ascoltate e osservate tutti e tutto, assumete nel vostro patrimonio quanto più potete e poi maturatelo ed elaboratelo anche operando su voi stessi con introspezione.

Se non sarete all'altezza di essere delle star, sarete perlomeno persone e artisti pensanti!
E, in ogni caso, vi auguro....Buona Danza!




Le foto dell'intervista sono state gentilmente concesse da MAISONSABBATINI

- Anna Maria Prina
(dalla galleria di ritratti "Italian style" foto di Alfredo Sabbatini)
- "colpo di sole"
- "nuvole"
- "salto nel buio"
- "farfalline"
- "la regina di cuori"
(tratte dalla galleria "Thea tao" immagini dal sogno in collaborazione con la Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro Alla Scala di Milano)

Visita il sito MAISONSABBATINI




ID=1879
15/10/2007
Andrea Piermattei leggi gli articoli di andreainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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