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intervista: Paola Jorio - la danza nelle grandi scuole italiane


Continua il ciclo di interviste dedicate alle grandi scuole di danza.
Dopo la scuola della Scala e l'Accademia Nazionale di danza è il momento del Teatro dell'Opera.

Paola Jorio inizia lo studio della danza classica con Walter Zappolini e Franca Bartolomei, si diploma poi “Professeur de danse Académique” presso l’Ecole Superieure d’Etudes Choréographiques di Parigi.
E' stata docente dell'Accademia Nazionale di danza dal 1977 al 1993, anno in cui è stata chiamata alla Scuola di Danza del Teatro dell'Opera da Elisabetta Terabust in qualità di direttore vicario.
Dal 2000 succede alla Terabust nella direzione della scuola.
E' insegnante, coreografa, autrice e consulente di programmi televisivi sulla danza.


In questi anni, grazie anche a film e trasmissioni televisive, le scuole hanno registrato un notevole incremento delle iscrizioni. I centri dove imparare la danza sono molti, ma come riconoscere una buona scuola?

Non è facile stabilire se una scuola sia buona o meno, è più giusto parlare di scuole professionali e scuole per amatori.
Purtroppo non tutte le scuole hanno la possibilità di poter garantire uno studio quotidiano, una suddivisione di corsi per età e per livello e di avere maestri con un curriculum professionale importante.
Certo il consiglio che do normalmente ai genitori che abbiano un figlio o una figlia che vuole fare danza, è quello di cercare di partire dall'alto, cioè da una scuola di tradizione, meglio se si tratta della scuola di un teatro, e quando questo non è possibile di cercare informazioni dettagliate e precise presso una di queste scuole e di seguire i consigli di chi della danza ne ha fatto una professione.
Una cattiva impostazione iniziale può creare dei difetti importanti difficili da togliere.
Uno studio serio intrapreso troppo tardi, spesso non consente una buona preparazione professionale.

E come si riconosce un buon insegnante?

Un buon insegnante è quello che riesce a trasmettere all'allievo le sue migliori capacità: o una didattica precisa o il senso artistico o un virtuosismo avanzato.
Ma soprattutto il bravo maestro è quello che ama questa professione, che trasmette con generosità quanto di più può dare, che non si stanca mai di correggere e di aiutare a superare le difficoltà.
Ovviamente il passaggio attraverso più insegnanti può aiutare a formarsi in maniera più completa.


Un cattivo insegnamento della danza classica può essere fisicamente dannoso?

Ovviamente si, soprattutto se protratto nel tempo.



La danza fatta ad un certo livello è molto selettiva, quanti candidati si presentano alla scuola dell'Opera e quanti vengono presi?

Quest'anno abbiamo avuto più di 500 domande, e nella prima selezione ne sono stati scelti circa una cinquantina.
Vi è però un successivo periodo di prova di un mese a seguito del quale gli allievi definitivamente ammessi sono stati poco più della metà!


I talenti, quelli nati per danzare, si riconoscono subito? O qualcuno "sboccia" dopo?

Quello che emerge immediatamente è il talento fisico, che però non sempre corrisponde al talento artistico: al talento iniziale si devono unire la passione, la tecnica e il carisma.
E il fisico stesso deve mantenersi nelle proporzioni desiderate nel corso degli anni.
Succede comunque di scoprire un talento che poi non delude, come anche succede di bambini che "sbocciano" piano piano.


I genitori come possono aiutare i loro figli alle prese con questa difficile disciplina?

I genitori possono e devono aiutare molto i figli, ma soprattutto non devono far nascere nel bambino false illusioni.
Devono sostenerlo nei momenti difficili e insegnargli a godere della danza per quello che di bello e di piacevole c'è, senza pretendere dalla danza stessa il futuro, il ruolo, il successo, perchè le troppe aspettative rendono l'allievo scontento e infelice durante tutto il percorso della formazione.


Spesso si chiede: "è troppo tardi per iniziare?", ma quando è veramente troppo tardi?

Non è facile rispondere, di certo per diventare danzatore professionista sarà il maestro a decidere se per quell'allievo è troppo tardi; mentre la danza per il solo piacere di danzare la consiglio a qualsiasi età!


I suoi ragazzi fanno molti spettacoli durante l'anno, sia per le produzioni del teatro che per iniziative della scuola. Quanto è importante calcare il palcoscenico nel periodo della formazione?

Sono prove artistiche importantissime che aumentano la passione.
Inoltre l'abituarsi a stare in scena prepara nel migliore dei modi all'eventuale futura carriera, rendendo naturale lo stare in scena e sostituendo al timor panico il piacere di godere della scena stessa.


Cosa si prova a vedere un allievo che raggiunge il successo?

Prima della soddisfazione del vederli arrivati, c'è il dispiacere del distacco che si avverte sempre per ogni allievo che finito l'ottavo corso ci lascia per iniziare la sua vita di danza.
Si inizia a seguirne i primi passi fuori, continuando a dare consigli, a sostenere nelle prime difficoltà inaspettate, poi finalmente si comincia a godere dei primi successi.
La soddisfazione arriva improvvisa: una telefonata emozionata... il ruolo importante... i biglietti lasciati per me al botteghino... la preghiera di essere presente!
Si va al primo galà con la stessa emozione con cui si seguiva il saggio; si scruta ogni passaggio.
Elisabetta Terabust mi diceva: quando sono tesa mi spunta un terzo occhio che vede tutto.
Come la capisco! Com'è attento questo mio terzo occhio nelle serate speciali!
Finito lo spettacolo, mentre ancora fai l'analisi di quello che hai visto, il fragore degli applausi sinceri, di un pubblico nuovo, che non è più quello della scuola, fa finire la tensione e in un attimo rivedi tutte le tappe passate e superate e i ricordi degli anni passati a scuola tornano tutti
Si racconta il successo ai maestri, ai pianisti, agli ex compagni, è allora che quella tristezza del distacco finisce e dà posto alla soddisfazione.


E cosa si prova invece quando qualcuno in cui si credeva molto non ottiene gli esiti sperati?

Molto dipende dai motivi... Il dispiacere è grande quando ci si sente in qualche modo colpevoli di tale decisione.


Quanto conta lo studio del contemporaneo per un ballerino classico?

Anche se personalmente ritengo che la danza sia una sola (nel senso che ammiro bravi danzatori sia di classico che di moderno), penso che nella fase intermedia le due tecniche siano utili e complementari, poi però ritengo che nella fase finale il danzatore debba scegliere e potenziare quella tecnica che più ritiene opportuna per le proprie aspirazioni e più adatta al proprio fisico.


Per concludere una domanda sulla situazione romana: com'è il rapporto tra la scuola e il teatro?

Il rapporto con il Teatro è per i bambini costante e molto appassionante.
I bambini coinvolti nelle produzioni del Teatro ne sono sempre felici e tornano a scuola con una maggior voglia di studiare, sognando di poter essere di nuovo scelti.


E il rapporto con la direttrice, Carla Fracci?

Carla Fracci è molto presa dal lavoro con il Corpo di ballo e non ha troppo tempo da dedicare alla scuola, ha però un grande amore per i bambini, ci sostiene nei momenti difficili e sta con noi nei momenti importanti quali esami, saggi, diplomi, creando con i ragazzi un bel rapporto di stima e affetto.



Nelle foto:

  • Paola Jorio in un'immagine di Cristiano Castaldi
  • La scuola al completo sul palcoscenico del Teatro dell'Opera (foto: Corrado Falsini)
  • Carla Fracci con Paola Jorio e l'allieva Susanna Salvi


ID=1901
17/11/2007
Massimiliano Volpini leggi gli articoli di maxinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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