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trame: Bal, Le


7 MAGGIO 1929
Balletto in due scene
THEATRE DE MONTE-CARLO, Ballets Russes di Diaghilev
Libretto Boris Kochno, coreografia George Balanchine, musica Vittorio Rieti, scene e costumi Giorgio de Chirico
Primi interpreti: Anton Dolin (il Giovane), Alexandra Danilova (la Donna), André Bobrov (l’Astrologo), Felia Dubrovska, Leon Woizikovsky e George Balanchine (i tre solisti dell’Entrata spagnola), Eugenia Lipkovska e Serge Lifar (i due solisti dell’Entrata italiana), Alicia Markova, Dora Vadimova, Branitska e Soumarokva (le Silfidi), Hoyer e Ignatov (le 2 Statue classiche), Nicolas Efimov (un Ospite maschio)
Direttore: Marc-César Scotto



LA TRAMA.

Scena 1, Prologo. All’esterno di un edificio dove ha luogo un ballo arrivano alla spicciolata gruppetti di ospiti e, tra essi, una Donna, in compagnia di un Astrologo, un maturo gentiluomo. Un Giovane, un affascinante ufficiale, è talmente colpito dalla bellezza della Donna che non potrà fare a meno di seguire la coppia, entrando anch’egli nell’edificio: i tre si pongono ciascuno in corrispondenza di una delle tre porte della facciata dell'edificio, sede del ballo, e questa scompare, rivelando il salone dove si svolge l'intrattenimento.

Scena 2, il Ballo. Dopo una danza generale, seguono una entrée spagnola per due solisti e una solista, una variazione della Donna, una entrée italiana per una coppia di solisti e l’intrattenimento si chiude con la ripetizione della danza generale. A metà della ripetizione del ballo, entra il Giovane all'affannosa ricerca della Donna, che ha perso di vista, inghiottita dalla folla di ospiti. La sua spasmodica ricerca è frenata dall'Astrologo e dai suoi amici. Finalmente la Donna compare, col volto coperto da una maschera, ed è spinta verso il Giovane da due Statue classiche e quattro Silfidi. Il Giovane vorrebbe che la Donna si togliesse la maschera, ma non ha successo. I due si impegnano in un intenso passo a due, durante il quale il Giovane e la Donna sembrano misurarsi, mentre si sprigionano tensioni destinate a rimanere irrisolte. Al termine del passo a due finalmente la Donna acconsente a togliersi la maschera, ma, quando si scopre il volto, appaiono le sembianze di una vecchia rugosa, che terrorizzano il Giovane. Ora è la Donna ad inseguire il Giovane, che fugge e cerca di nascondersi: più volte i due entrano nella sala e ne escono, rincorrendosi con una serie di jetés, mentre gli Ospiti vagano tranquillamente o consultano l'Astrologo. Dopo che gli Ospiti hanno cominciato ad andarsene, il Giovane si ritrova solo in mezzo alla sala da ballo. Sta per lasciare anch’egli il ballo, quando ritorna la Donna, che ora indossa nuovamente la maschera, accompagnata dall’Astrologo. Di nuovo la Donna si toglie la maschera mostrando al Giovane il volto rugoso di una vecchia, ma lo sorprende mostrandogli che il volto rugoso era in realtà una seconda maschera, che si toglie con un rapido gesto.

La Donna è tornata, bellissima, con le sembianze viste dal Giovane al primo incontro. Anche l’Astrologo mostra che il suo aspetto era solo un travestimento: toglie la barba finta e la maschera, rivelandosi per un affascinante giovane. Prende la Donna sotto braccio e con una grande risata di scherno i due se ne vanno abbandonando il Giovane ferocemente beffato, che cade a terra privo di sensi.


NOTA STORICA. Il balletto è stato prodotto per quella che sarebbe stata l’ultima stagione dei Ballets Russes: il loro impresario, Serge Diaghilev, sarebbe morto a Venezia inaspettatamente nell’estate del 1929, poco dopo il termine della stagione di balletti e a poco più di soli tre mesi dal debutto di Le Bal.

Per il nuovo balletto della stagione 1929 Diaghilev aveva commissionato la partitura a Vittorio Rieti, il giovane compositore italiano, che già nel 1925 gli aveva fornito la musica per Barabau. Com’era sua abitudine, Diaghilev seguì il lavoro di creazione di persona, richiedendo tanti e tali cambiamenti a Rieti che il musicista, persa la pazienza, gli inviò la partitura, dedicandogliela e facendogliene un omaggio, lasciandolo libero di utilizzarla a suo piacimento, purché non richiedesse ulteriore lavoro da parte sua. Diaghilev fu soddisfatto della musica, come ebbe modo di dire esplicitamente, definendola brillante.

Anton Dolin era appena rientrato nella compagnia, dopo un'assenza di qualche anno, e Diaghilev pensò a lui per il ruolo principale, come partner di Danilova, poiché desiderava assegnargli una posizione di importanza pari a quella di Lifar.

Quanto al soggetto del nuovo balletto, Boris Kochno, segretario privato di Diaghilev e da tempo sceneggiatore della compagnia, si era basato su una novella -alla Hoffmann, scriverà egli stesso- di uno scrittore romantico russo: il Conte Vladimir Sollogub. E' sempre Boris Kochno a farci sapere che, in un primo tempo, Diaghilev ritenne di mantenere il décor aderente allo stile del testo originale con un’ambientazione in Russia nel primo '800, ma non riuscì a trovare alcun artista di suo gusto in grado di sviluppare questa idea. Diaghilev allora decise per de Chirico, che all’epoca si era già fatto un nome nel campo della pittura e aveva avuto forti legami con l’ambiente surrealista, anche se ora i rapporti cominciavano a guastarsi.

Il pittore creò un sipario con funzione di prima scena, dominata da bruno pallido, bianco e azzurro pallido: la facciata dell’edificio ove si svolge il ballo, con tre porte di ingresso, decorata da due bassorilievi (in realtà applicazioni dipinte) raffiguranti due uomini nudi. Lo studio plastico dei due nudi è indebitato al forte interesse manifestato dal pittore dopo il 1918 per il recupero dei maestri italiani del passato e delle loro tecniche pittoriche; è questo l’atteggiamento che determinerà l’insanabile frattura coi surrealisti e che lo porterà a una pittura per un lungo periodo dominata dalla figura umana classicheggiante.

La seconda scena, la sala da ballo, è una summa di motivi della sua metafisica. Innanzi tutto qui de Chirico riprende i temi metafisici dei segni in solitudine e dello spaesamento: si tratta della rappresentazione degli aspetti nascosti ed emblematici degli oggetti comuni, ottenuta collocandoli fuori dal loro luogo naturale e accostandoli in modo illogico, creando così un effetto surreale. In questo caso, all’interno di un elegante salone classico, percorso da un cornicione, sulle cui pareti si aprono tre finestroni ornati ciascuno da un timpano, campeggiano elementi incongrui di paesaggio: rocce, una piccola arcata, alberi, frammenti di colonne scanalate, un tempietto greco. Ancora al tema dello spaesamento appartiene la rappresentazione dei cavalli in riva al mare: nella finestra di fondo ne appare uno, bianco, al galoppo su un ponte, tra rovine classiche. Dalla finestra di destra si affaccia un altro celebre elemento della metafisica, entrato in tale poetica sin dal 1914: l’uomo artificiale, ossia il manichino, incapace di vedere il presente, ma capace di penetrare passato e presagire il futuro.

De Chirico propose elementi architettonici classici ed oggetti simbolici anche come decorazione e attributi dei costumi: decorò con stelle, pianeti, una falce di luna e segni zodiacali il costume dell’Astrologo, con medaglie e dettagli militareschi il costume per il Giovane, con mattoni, lesene scanalate e trabeazioni il costume per un Ospite al ballo, con motivi architettonici o applicazioni di fiori di seta quelli di altri Ospiti maschili. L’idea di caratterizzare un personaggio con un costume decorato con attributi specifici risale al ballet de cour di Luigi XIV e precisamente a una serie di costumi simbolisti disegnati da Jean Bérain (1638-1711) per gli spettacoli del Re Sole. De Chirico riprende l’uso simbolista del costume ad esempio per l’Astrologo, mentre per altri costumi usa elementi architettonici, riprendendo quelli disseminati per la seconda scena, in modo da ottenere una produzione di impatto unitario. Nonostante la quantità dei dettagli grafici e delle applicazioni simboliste, l’aspetto complessivo è assolutamente privo di pesantezza, essendo alleggerito dall’uso di una tavolozza giocata sulle tinte rosa-biscotto, poco azzurro e bianco in gran quantità. La critica è sempre stata concorde nel ritenere superbo il contributo di de Chirico, rilevandogli, però, il difetto di sovrastare le altre componenti del balletto, inclusa la danza.

De Chirico disegnò la copertina per il programma di sala souvenir della stagione del 1929 dei Ballets Russes. In esso ha rappresentato due personaggi coi costumi da lui disegnati per Le Bal: si tratta di una Statua-uomo, rappresentato in piedi, e un Ospite in poltrona, con addosso il costume architettonico forse meglio riuscito. La copertina coi due costumi è riprodotta nella galleria fotografica Ballets Russes, seconda fase: 1914 - 1929.

Ricorda Alexandra Danilova della coreografia e dei costumi: “Dovevamo mantenere posizioni angolari, con gomiti e ginocchia piegati. I passi erano molto sincopati. Su ogni nota dovevo in qualche modo eseguire un doppio movimento. …. I nostri costumi erano molto moderni dal punto di vista pittorico e piuttosto insoliti. Indossavo un abito, non un tutu, e una parrucca bianca.” Nelle sue memorie la Danilova commenta anche la struttura coreutica del passo a due in Balanchine in generale e, in particolare, in Le Bal, riferendosi a quello tra il Giovane e la Donna, quando finalmente si ritrovano durante il ballo e poco prima che la Donna si tolga la maschera per mostrare il volto di una vecchia. Secondo la ballerina fu Balanchine a spogliare il passo a due di ogni virtuosismo per trasformarlo in un incontro di anime, in un preciso avvenimento emotivo in cui il ruolo maschile riveste la medesima importanza di quello femminile. Tuttavia, se l'adagio era privo di sfoggio di tecnica, ricorda Danilova che risultava comunque impegnativo e rischioso per gli esecutori a causa delle posizioni di profilo, dei "passi on pointe sbilanciati" e per quella presa, eseguita per tre volte in successione, in cui Danilova doveva saltare da un profondo plié on pointe al petto di Dolin, "arcuata e con le braccia spalancate".

Lydia Sokolova, pur riconoscendo ai costumi una delle maggiori attrattive del balletto, ne lamentò la pesantezza e la rigidità che finirono con sciupare un po’ la danza.

Come osservano Millicent Hodson e Kenneth Harcher, la creazione del giovane Balanchine avvia un genere al quale il coreografo ritornerà nel corso della carriera: quello del bal noir, un ballo o una festa durante i quali aleggia una presenza misteriosa e poco rassicurante, che finisce per guastare il divertimento atteso, trasformandolo in frustrazione o in tragedia. Sarà così per Cotillon, per La Sonnambula (Night Shadow), per La Valse. In tutti, compreso Le Bal c'è una presenza fatale, che definisce un'atmosfera gotica e sinistra durante una festa. In Cotillon la presenza femminile si muta in vampiro, ne La Sonnambula è causa di un delitto per gelosia, ne La Valse il personaggio diabolico è addirittura la morte, ospite non invitato che terrorizza e affascina, in Le Bal la Donna appare come vecchia persecutrice e la sua presenza incombente si raddoppia con l'immagine del manichino senza volto che, affacciato alla finestra di destra, assiste, pur privo degli occhi, al rincorrersi dei due protagonisti.
Nella medesima stagione, subito dopo il successo del debutto a Monte-Carlo, il balletto fu portato a Parigi, Berlino e Londra, ricevendo sempre un'ottima accoglienza. Tuttavia, a seguito dell'improvvisa morte di Diaghilev, avvenuta poco dopo, e dello scioglimento dei Ballets Russes, il balletto non venne più ripreso nella sua forma originale. Nel 2005 è stato ricostruito da Millicent Hodson per il Balletto dell'Opera di Roma. Kenneth Archer ne ha curato la ripresa della produzione dai disegni originali di de Chirico.

Scene e costumi di de Chirico sono stati riutilizzati nel 1935 per la versione con coreografia di Léonide Massine del balletto.

LE BAL E LA TRAGEDIA DI LIDA IVANOVA. C'è chi ritiene che il balletto sia una sorta di omaggio fatto da Balanchine a una sua giovane musa, tragicamente scomparsa. Si tratta di della ballerina Lida Ivanova, che Balanchine conosceva sin da quando erano bambini e per la quale aveva creato nel 1923 Valse Triste sulla musica di Sibelius.

Nel 1924 Balanchine, la prima moglie, la Ivanova, la Danilova ed Efimov avevano organizzato un breve viaggio in Germania. Tuttavia non sarebbero partiti tutti e 5, ma soltanto in 4 e per costoro il viaggio non sarebbe stato affatto breve, come avevano programmato: sarebbero entrati nella compagnia di Diaghilev e non sarebbero più ritornati in Russia. Lo stesso Balanchine ha rievocato l'episodio nei colloqui raccolti da Solomon Volkov nel volume Balanchine Ciaikovskij: "Quando decidemmo di recarci all'estero -la Zherverzhejeva, Shura Danilova, Efimov ed io- anche Lida Ivanova rientrava nella partita e questo insospettì qualcuno. Poco prima della nostra partenza uno dei suoi boyfriends la invitò ad una gita in barca nel Golfo di Finlandia. Costui era un alto funzionario della Cheka, la polizia segreta dei bolscevichi..... Sull'imbarcazione erano in cinque. Una grossa nave li speronò: la motobarca fu rovesciata con tutti gli occupanti e Lida, purtroppo, affogò. Continuo a pensare che, in realtà, fosse tutta una messinscena. .....la collisione era improbabile..... Senza contare che Lida era una formidabile nuotatrice.....Il caso venne archiviato in fretta e furia e non ci furono indagini. Mi fu poi riferito che Lida doveva essere a parte di qualche grosso segreto politico-militare, per cui non volevano lasciarla passare in occidente....".

L'episodio fu per Balanchine un costante ricordo ossessivo e la Ivanova è riconoscibile in alcune sue creazioni: è verosimile che la vicenda della Donna di Le Bal non sia che il rovesciamento del destino occorso alla Ivanova, secondo Balanchine, ingannata da un militare: con l'inganno ai danni del Giovane è la Donna a uscire vincitrice dal confronto con l'ufficiale, riscattando la sorte della ballerina.

Nelle immagini, tutte riferite a Le Bal:
- foto di scena al debutto e bozzetto di de Chirico per la Scena 1
- foto di scena al debutto e bozzetto di de Chirico per la Scena 2
- Giorgio de Chirico, figurino di costume per la Donna
- costumi realizzati per un Generale, una Silfide e un Ospite maschio (Nicolas Efimov)
- Giorgio de Chirico, figurino di costume per l'Astrologo e costume realizzato
- Alexandra Danilova nel ruolo della Donna




ID=2016
15/2/2008
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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