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trame: Pillar of Fire


8 APRILE 1942
METROPOLITAN OPERA HOUSE, NEW YORK - Ballet Theatre (oggi American Ballet Theatre)
balletto in un atto e due scene
libretto e coreografia Antony Tudor, musica Arnold Schoenberg (Verklärte Nacht), scene e costumi Jo Mielziner, luci Jean Rosenthal
Primi interpreti: Nora Kaye (Hagar), Lucia Chase (la Sorella maggiore), Annabelle Lyon (la Sorella minore), Antony Tudor (l’Amico), Hugh Laing (l’Uomo della Casa di Fronte), Maria Karnilova, Charles Dickson, Jean Davidson, John Kriza, Virginia Wilcox, Nicolas Orloff, Jean Hunt, Barbara Fallis (Innamorati-innocenti), Sono Osato, Rosella Hightower, Muriel Bentley, Jerome Robbins, Donald Saddler, Frank Hobi (Amanti-esperti), Galina Razoumova, Roszika Sabo (Zitelle a passeggio)



LA TRAMA. Il balletto si svolge in una cittadina anonima, verosimilmente nel New England, attorno al 1900. Sta per calare il crepuscolo su una fila di case in pietra, che si perdono all’orizzonte delimitando un’ampia strada. A destra campeggia un caseggiato alto e stretto, abbellito da qualche decorazione vittoriana. Sui gradini d’ingresso siede una giovane donna, vestita in modo assai semplice, quasi austero. Quando si aggiusta i capelli rivela che una certa bellezza si cela dietro un’apparenza scialba e anonima. E’ Hagar, la donna che divide la casa con le due sorelle.
I pugni serrati in grembo tradiscono un’agitazione interiore, nascosta dall'apparenza forzatamente serena con cui si impone di osservare i passanti. Hagar si concentra sulle coppie di Innamorati-innocenti che si godono la passeggiata al crepuscolo e la sua espressione fa comprendere quanto lontana sia sempre stata dal poter assaporare una felicità simile. Quando un gruppo di Zitelle attraversa la strada, Hagar distoglie lo sguardo: è ancora abbastanza giovane, ma, consapevole della distanza che la separa dalle ragazzine in fiore, è disturbata dalla vista delle Zitelle, che le rammentano l’ingrato destino in attesa per lei di lì a breve.

Hagar è la seconda di tre sorelle: la maggiore, rimasta nubile, è un’egoista inasprita e la minore, una ragazzina bionda appena sbocciata alla vita adulta, è talmente viziata dalla maggiore che pretende di ottenere tutto ciò che le aggrada. Le due sorelle rappresentano esattamente le due categorie di donne che Hagar ha visto a passeggio: le giovani scanzonate, alle quali non assomiglia più, e le zitelle, alle quali teme di assomigliare.
Sopraggiungono le Sorelle e un giovane Amico: egli è l’unico vero amico di Hagar e la donna ne è segretamente innamorata. E’ felice della sua presenza, ma si trattiene dal manifestare i suoi sentimenti davanti alle Sorelle, che, è sicura, troverebbero il modo di schernirla. Le conosce troppo bene e, infatti, le due, pur immaginando che l’Amico è venuto soprattutto per vedere Hagar, fanno di tutto per allontanare la sua attenzione dalla sorella e si comportano da invadenti facendolo oggetto di soverchie attenzioni e gentilezze. La Sorella maggiore, possessiva, e la Sorella minore, abituata ad essere il centro dell’attenzione, lasciano Hagar in disparte, accaparrandosi l’interesse dell’uomo. Quando la minore fa esplodere la sua gioia fanciullesca civettando con innocenza con l’uomo, costui ne rimane affascinato e finisce con l’ignorare Hagar. I tre danzano assieme, ma Hagar è isolata dagli altri a causa dei maneggi della sorellina e dello scherno di cui la fa oggetto per farla apparire e sentire goffa. La Sorella maggiore, felice del successo della sorellina preferita, invita i due ad entrare in casa. L’Amico accetta, Hagar è nuovamente sola e la delusione si muta presto in disperazione, la disperazione in rabbia e amarezza. Sente di aver perduto l’ultima possibilità di liberarsi dell’oppressione imposta dalla sorella maggiore: a costei non è bastato tirar le fila delle vicende dell’intera famiglia; ha voluto interferire anche con chi è venuto a contatto con loro.

Hagar si sforza di rinunciare alla speranza che un giorno l’Amico possa corrispondere i suoi sentimenti; cerca di dimenticare, concentrando la sua attenzione sulla misteriosa casa di fronte, dove, in quel momento, si accendono le luci. Con l’immaginazione riesce a vedere cosa accade all’interno e si rende conto che il luogo è esattamente ciò che ha sempre sospettato: una casa di malaffare dove uomini grossolani si incontrano con le loro amanti. Si accorge della presenza di un Giovane Uomo nella casa, mentre ombre di coppie di Amanti-esperti, allacciate in posizioni oscene, si proiettano sulle pareti del caseggiato.
Il Giovane Uomo ne esce e si mette a fissare Hagar con spavalda sicurezza. Mentre le si avvicina con sfrontatezza, la donna finge imbarazzo. In circostanze differenti avrebbe percepito il disagio provocato da una situazione così assurda, ma ora la provocazione dell’uomo assume un aspetto ben diverso: forse è la sola via rimasta per appagare desideri che non riesce a soddisfare diversamente. L’Uomo le lancia un ultimo sguardo eloquente e rientra nella casa malfamata.

Hagar si sente attratta dall’Uomo e dall’atmosfera morbosa che aleggia sulla casa, ma è sola col suo dilemma. Il Giovane Amico che ama esce da casa sua accompagnato dalla Sorella minore; nessuno dei due comprende il dramma di Hagar: la Sorellina si preoccupa solo di civettare con l’Amico e costui, tutto preso da tanta freschezza, non nota neppure il tormento stampato sulla faccia di Hagar.
Mentre costei ha la vivida percezione che sia stata la Sorella maggiore a trasfondere nella piccola il suo stesso egoismo, la Sorella minore trascina l'Amico lontano da casa per una passeggiata al chiaro di luna.
Disgustata dal comportamento e dalla leggerezza dei due, d’istinto Hagar si volta verso la casa misteriosa: l’Uomo che l’aveva provocata esce nuovamente, vedendola sola, e le si avvicina. Ballano assieme e, per la prima volta nella sua vita, Hagar toglie il freno ai suoi sentimenti. Perso ormai il senso del pudore, consente all’Uomo di prenderla per mano per condurla nella casa d’appuntamenti, vinta dal desiderio di provare in prima persona ciò che accade nella casa.

Trascorre pochissimo tempo ed Hagar ne esce, sola, consapevole di aver rinunciato al rispetto riservato dalla società solo a chi ne accetta le convenzioni. Le ha infrante pur di conoscere almeno una volta quell’amore che la vita sembrava volerle negare: ciò le fa percepire la sua decisione come un peccato, al punto di non riuscire a celare l’espressione colpevole stampata in volto. I vicini, che attraversano la strada, sembrano indovinare il suo atto precipitoso. Hagar cerca dai passanti uno sguardo di simpatia e comprensione, ma gli Innamorati-innocenti, che passeggiano, non si accorgono neppure della sua presenza, mentre gli Amanti-esperti, sordidi frequentatori della casa di fronte, la guardano con disprezzo.
La vergogna di Hagar raggiunge il culmine quando la Sorella minore e l’Amico tornano dalla passeggiata: la minore continua a scherzare anche con altri passanti, mentre ritorna la maggiore per unirsi a un gruppo di Zitelle. Sembra che tutti intuiscano e condannino la colpa di cui si è macchiata Hagar e la vergogna che ha portato in famiglia. La donna non ha il coraggio di rivolgersi a nessuno e, quando le Sorelle salutano l’Amico, le segue, muta, in casa. Cala la notte e la scena si rabbuia completamente.

Quando torna la luce, le case e la strada sono scomparse: le tre sorelle sono sole, isolate, rifiutate dalla società in conseguenza del comportamento di Hagar. Da un lato la Sorella maggiore e la minore gioiscono del fatto che Hagar si sia coperta di vergogna; dall’altro ne sono adirate per la conseguente emarginazione che loro stesse devono subire. Di conseguenza la rifiutano, mentre l’Amico le si avvicina mostrandosi disposto a comprenderla e ad aiutarla. Ma il rimorso è troppo cocente perché la donna riesca ad accettare le manifestazioni di simpatia dell’Amico, anche se lo ama ancora. Preferisce, invece, cercar comprensione dai suoi concittadini, dalle donne perdute, dagli uomini senza scrupoli come il suo seduttore. Ma tutti sembrano stupefatti e rispondono con indifferenza alla sua richiesta di aiuto. Come atto estremo, Hagar cerca simpatia dal suo stesso seduttore, ma costui sembra non riconoscerla neppure.
Consapevole dell’estrema prostrazione della donna, l’Amico le si avvicina nuovamente per confortarla. Hagar, come in precedenza, è pronta a rifiutare l’aiuto di chi ama ancora, ma ora l’amico è deciso a non lasciarla allontanare. La afferra con risolutezza non priva di tenerezza, la sostiene, le assicura di essere lì per restare al suo fianco e per ricordarle il loro amore. La loro tenerezza si muta in passione, che i due trasfondono in un intenso pas de deux: ora Hagar ha la consapevolezza di possedere quell’amore duraturo che aveva disperato di poter trovare. Gli amanti scompaiono per un istante per mostrarsi nuovamente, mano nella mano, spalla contro spalla. Lentissimamente si allontanano verso i più profondi recessi di una foresta verdissima, mentre le loro anime si fondono in una comunione totale.

NOTA. Non è un caso che il balletto si svolga attorno al 1900, in un momento temporale vicinissimo a quello in cui Arnold Schoenberg aveva composto la musica sulla quale è regolata la coreografia: si tratta di Verklärte Nacht (Notte Trasfigurata), componimento musicale ispirato a Weib und die Weldt (La Donna e il Mondo), poema tedesco ottocentesco di Richard Dehmel. Proprio quest’ultimo ha fornito a Tudor le linee generali della vicenda poi sviluppata con la sua coreografia. Due soli personaggi, un uomo e una donna che passeggiano in un bosco, sviluppano il soggetto del poema, un tema assai audace per i tempi. I due sono profondamente e sinceramente innamorati l'uno dell'altra e, mentre procedono tra gli alberi al chiaro di luna, la donna rompe il silenzio: confessa al compagno di aspettare il bambino di un altro. Si è messa nella situazione di una gravidanza extraconiugale tempo addietro –prosegue la donna- concedendosi a un uomo non amato, quando si sentiva disperatamente insicura, non aveva ancora l'affetto dell'attuale compagno e temeva di non poter contare sui sentimenti duraturi di un uomo. Ora ha finalmente compreso che non è attraverso i sensi che si raggiunge la sicurezza e sente che il suo amore per l'attuale compagno è ciò che veramente bramava. L’uomo la invita a non sentirsi colpevole in nome del loro amore reciproco, così grande da trasformare il nascituro nel loro bambino: come la luce della luna fa risplendere l’oscurità della notte, così il loro amore trasfigurerà il bambino, come ha già trasformato lui stesso. Non è necessario il perdono: loro hanno l’amore.
Nel balletto Tudor sviluppa il tema del poema di Dehmel rimanendone aderente all’essenza, ma aggiungendo altri personaggi e il disegno di un’intera comunità per rendere maggiormente incisivo e chiaro un intreccio essenzialmente psicologico. Ne viene un saggio sulla repressione sessuale, sui pregiudizi di una ristretta società vittoriana, sulla rivolta per disperazione e sulla redenzione. Potrebbe non essere un caso la scelta del nome della protagonista e quella del titolo del balletto: la scelta di Hagar potrebbe essere legata al fatto che il nome proprio significa la “straniera” (estranea) o “colei che teme”; la scelta del titolo potrebbe essere connessa all'episodio delle Sacre Scritture in cui Mosé e gli ebrei lasciano l'Egitto e la schiavitù, guidati da Dio, che, per indicare loro il cammino, si presenta come una “colonna di nubi” di giorno e, di notte, come una “colonna di fuoco” per illuminare la loro strada.

Fortemente influenzato dalla danza moderna tedesca, con Pillar of Fire Tudor aprì la strada a un nuovo genere, il “balletto psicologico”, del quale fu il massimo esponente. Lo trattò usando un vocabolario accademico in uno stile espressionista, il cui modulo fondamentale per la narrazione del sentimento è il pas de deux caratterizzato da specialissimi lift. Il cosiddetto balletto psicologico ebbe grande fortuna negli anni ’40 e ’50 del ‘900 per poi passare gradualmente di moda. In Pillar of Fire numerosi sono i tocchi realistici: quasi tutti i personaggi sono reali; fanno eccezione i due gruppi contrastanti degli Innamorati-innocenti e degli Amanti-esperti i quali, usati come un moderno coro greco, rappresentano i mutevoli stati mentali di Hagar.

Il debutto di Pillar of Fire, del 1942, avvenne col Ballet Theatre, una compagnia nata nel 1940 dalla ristrutturazione di quella fondata poco prima da Michel Mordkin. Quest’ultima aveva riunito i migliori allievi della scuola aperta da Mordkin a New York dopo che si era definitivamente stabilito negli Stati Uniti. Fu lo stesso Mordkin a fondare il Ballet Theatre, rivedendo il suo gruppo con l’appoggio finanziario di Rich Pleasant e la collaborazione della sua allieva Lucia Chase. Tuttavia costoro esclusero Mordkin dalla direzione della compagnia soltanto un anno dopo la sua formazione. La compagnia, che inizialmente includeva Antony Tudor, Anton Dolin, Nora Kaye, Leon Danielian ed altri allievi di Mordkin, era destinata a prosperare; nel 1956 avrebbe assunto il nome prestigioso di American Ballet Theatre.
Fu proprio Pillar of Fire il primo balletto creato da Tudor negli Stati Uniti, dopo che vi si era trasferito dalla nativa Londra per lavorare da vicino con il Ballet Theatre, e il terzo da lui portato in scena con la compagnia americana.
Il lavoro fu presentato dal Ballet Theatre nelle sue tournée e fu durante una tournée americana della compagnia lungo la costa occidentale che lo stesso Schoenberg accettò di dirigere una recita, avvallando implicitamente la dilatazione operata da Tudor del soggetto originale della composizione musicale Verklärte Nacht. Con la compagnia americana il balletto approdò per la prima volta in Italia nel settembre 1950 a La Fenice di Venezia in occasione del 13° Festival Internazionale di Musica Contemporanea (4° Autunno Musicale Veneziano), protagonista Nora Kaye affiancata dalla Chase nel ruolo consueto, mentre Norma Vance, Dimitri Romanov e James Mitchell interpretarono la Sorella minore, l'Amico e l'Uomo della casa di fronte.
La creazione rimase nel repertorio del Ballet Theatre prima e dell'American Ballet Theatre poi; entrò nel repertorio del Balletto Reale Svedese nel 1962, del Balletto dell'Opera di Stato di Vienna nel 1969, dell'Australian Ballet lo stesso anno; fu ripreso al Comunale di Firenze in occasione del Maggio Musicale Fiorentino del 1994, alla Scala di Milano poco dopo nel medesimo anno e, l'anno successivo, dal Birmingham Royal Ballet.

Al debutto il lavoro aveva portato alla ribalta il nome di Nora Kaye, che si impose per le sue eccezionali doti interpretative creando il personaggio di Hagar. Per questo ed altri ruoli la ballerina americana, figlia di genitori russi, si sarebbe guadagnata il soprannome di Duse della Danza.
Dopo le straordinarie interpretazioni di Nora Kaye, il ruolo di Hagar passò ad altrettanto eccezionali interpreti: lo stesso Tudor affidò il ruolo che aveva reso celebre la Kaye a Kathleen Moore, un giovanissimo elemento del Ballet Theatre; Sallie Wilson lo interpretò per dieci anni fino al 1977, per esserne poi preziosa ricostruttrice; sotto la sua guida Carla Fracci portò il potente personaggio alla Scala di Milano per la prima volta, come detto nel 1994, dopo che aveva lavorato con lo stesso coreografo in Romeo e Giulietta e in Lilac Garden, segnando con la sua interpretazione assieme a Massimiliano Guerra il debutto scaligero postumo del coreografo. Alessandra Ferri interpretò il balletto con l'American Ballet Theatre, ma nel ruolo della Sorella minore.

ALTRI BALLETTI SULLA MEDESIMA MUSICA. La pagina musicale schoenberghiana ha ispirato altre creazioni coreutiche, proposte generalmente sotto lo stesso titolo della composizione musicale: Verklärte Nacht.
E' questo il caso di Walter con la sua versione presentata a Wuppertal nel 1961 e di Jiri Kylian, che nel 1975 ha coreografato il suo Verklärte Nacht per il Nederlands Dance Theatre. Il suo è un balletto per quattro ballerini e due ballerine, di stampo antinarrativo ma profondamente introspettivo e lirico; l'impostazione, classica, è, al solito, astratta e rigorosa, ma i moduli di movimento acquistano valenze emotive, rendendo immediatamente leggibile un susseguirsi non di fatti, ma di sentimenti che spaziano dalla passione, all'inganno, al perdono.
L'anno successivo anche Roland Petit ha interpretato coreuticamente il pezzo musicale per l'Opéra di Parigi. Altre versioni su musica di Scoenberg sono dovute a L. Dobrievich, V. Biagi, G. Cauley.

Nelle immagini:
- Antony Tudor (a destra) come l'Amico et al. nella produzione di Pillar of Fire del 1942
- una foto di scena del balletto nella produzione dell'American Ballet Theatre, Photo Marty Sohl
- Marcelo Gomez e Gillian Murphy in Pillar of Fire nella produzione dell'American Ballet Theatre, Photo Marty Sohl
- Nora Kaye in in Pillar of Fire, Photo Baron
- Tudor (estrema sinistra), Chase e Kaye (al centro) et al. nella produzione di Pillar of Fire del Ballet Theatre, Photo Baron
- Gayle Young e Sallie Wilson in ina scena del balletto
- Carla Fracci prova con Sallie Wilson Pillar of Fire per il debutto scaligere del 1994, Photo Lelli & Masotti


ID=2180
28/11/2008
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