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intervista: Aurora Marsotto


In occasione dell'uscita del V volume della collana "Scuola di danza" della Piemme Junior, abbiamo fatto alcune domande all'autrice Aurora Marsotto, giornalista e scrittrice specializzata in danza.


I giovani che volessero scrivere di danza, che percorso dovrebbero seguire?

Potrei rispondere che il primo passo è giornalista e il critico ne è una specializzazione. Ma non basta. Il mestiere di critico parte da lontano quando ancora, forse, non si è pensato di farlo. Nel caso del critico teatrale s’inizia ad andare a teatro sin da bambini, in quello letterario a leggere da subito a perdifiato. E, forse, a fare entrambe le cose sin da ragazzi. Non credo ai giudizi dei critici che si sono formati solo sui libri universitari e entrano a teatro solo dopo l’incarico di una recensione. Poi, per la danza, ma ugualmente per la musica, occorre conoscerla anche tecnicamente, altrimenti è molto difficile riconoscere il buon passo da quello mediocre o riconoscere il danzatore che esegue tutto il repertorio prestabilito, senza lasciarsi attirare da quello che svicola le difficoltà. Anche questo entra nel lavoro del critico. Occorre, poi saper essere spettatore ogni volta, mantenendo la gioia di andare a teatro anche dopo centinaia di spettacoli e possedere sempre l’aspettativa del meraviglioso che può accadere in scena. Seguire con occhi critici non significa non seguire con il cuore un’esibizione. Da ultimo ricordarsi che chi ci legge, molto spesso non ha avuto l’opportunità di vedere lo spettacolo e allora cosa c’è di meglio che raccontarglielo con l’emozione di chi l’ha visto, ma anche con le dovute riserve di chi l’ha guardato con parametri particolari?


Oggi quali sono gli spazi per scrivere di danza?

Pochissimi, purtroppo. Perché chi decide gli spazi è sempre affascinato dalle notizie effimere e crede, come gli autori televisivi, che il pubblico ami più le sciocchezze che le cose interessanti e non ridanciane. Il rispetto per il lettore di qualsiasi età e studi, credo sia scaduto e la danza, quella vera, viene snobbata. Meno male però che il pubblico teatrale non se la lascia sfuggire. Occorrerebbe organizzare per gli spettacoli autobus per redattori e autori televisivi, che penso siano tra coloro che meno li frequentano.


La grande diffusione di forum, video e blog ha ridotto la funzione del critico professionista?

Non credo. Anche se il cartaceo gli riserva sempre meno spazio, negli spazi del web la figura del critico può essere importante. Focalizzerebbe l’attenzione su qualche aspetto che, forse, nella grande abbuffata di commenti, si perde. Ora gli spazi web assomigliano sempre più a delle piazze, dove chi vuol farsi leggere alza il tiro con le parole e i suoi commenti, non sempre a proposito. Una voce fuori campo drizzerebbe il tiro su qualche importante aspetto, perso nel mare di parole e messaggi.



Negli ultimi anni la danza ha conquistato molti spazi in televisione, e alcuni danzatori sono diventati personaggi popolari grazie a tv e riviste; si può parlare di un aumento della "cultura" della danza in Italia o si tratta di un fenomeno effimero?

Non scomoderei la parola “cultura” riguardo alla danza che viene presentata oggi dai media. E’ successo solo che la televisione, la più forte comunicatrice, si è accorta che molti spettatori la amano e quindi hanno pensato di offrirgliela secondo la sua (poca) conoscenza in modo distorto e farraginoso. Non si è ancora accorta, naturalmente, che molto pubblico è esperto, sia perché l’ha studiata sia perché la segue a teatro. Se la qualità della danza, presentata in televisione e sui giornali, salirà, allora questa attenzione non sarà un fenomeno effimero. Lo sarà solo se la qualità scadrà sempre più e il pubblico preferirà cambiare canale, immergersi in un’aula di danza o in una platea teatrale.


Cosa si fa e cosa si dovrebbe fare per divulgare la cultura della danza?

Si fa parecchio, ma non potendo contare su giusti spazi e su persone competenti in televisione e sui giornali, la comunicazione ne risente. Ci sono però molte cose che si potrebbero fare, come inserire lo studio della danza per i bambini nelle scuole elementari a tempo pieno (e anche in tutte le scuole di ogni ordine e grado), ma solo con insegnanti diplomati, si offrirebbe così un grande vivaio alla danza italiana. Sempre i ragazzi dovrebbero essere portati regolarmente dagli insegnanti a teatro, ma anche precedentemente preparati allo spettacolo e insieme alle tradizionali materie si dovrebbe affiancare lo studio della storia del teatro, della musica e della danza, come della storia dell’arte, già alle medie. E’ il pacchetto storico-artistico che manca in ogni ordine e grado delle nostre scuole. Troppi adulti si accorgono, tardi, di quanto hanno perso da ragazzi.


Portare i giovanissimi a teatro, o portare la danza nelle scuole, serve veramente?

Entrambe le cose anche se la valenza è diversa. Portare i bambini a Teatro significa ammaliarli con la sua magia e questo vuol dire formare pubblico futuro. La danza nelle scuole offre l’opportunità di conoscerla da vicino e intendo studiarla, non vederla, perché sarebbe un surrogato. Conoscerla da vicino, invece, può provocare il grande amore che si potrà trasformare in voglia di conoscerla in modo attivo oppure apprezzarla da spettatore, ma comunque lo sarà per tutta la vita. Comunque si sarà formato un pubblico conoscitore e consapevole delle sue scelte. Entrambe le cose fanno crescere i ragazzi e la danza e, come ogni altra arte, si infonde sapere, emozioni, valori e riferimenti: tutte cose che oggi ai ragazzi si fatica a insegnare.


L'editoria di settore, e in particolare il settore danza, come se la passa?

L’editoria della danza è purtroppo sempre considerata di settore e quindi fa numeri piccoli confrontati alle tirature galattiche di molti romanzi di dubbia qualità. Occorrerebbe uscire dal ghetto e rivolgersi anche a un pubblico meno specializzato, il quale, non sa quante interessanti storie la danza può narrare.



Di cosa si sta occupando adesso?

Continuo il mio lavoro di critico di danza per Il Domenicale, scegliendo tra gli spettacoli che sanno offrire maggiori emozioni. Mi piace rivolgermi al pubblico soddisfacendo le sue curiosità, e parlando anche di spettacoli dei più giovani e promettenti danzatori. Oggi ci sono giovanissime formazioni, magari ancora senza diploma sotto al braccio che sanno emozionare e offrire un buon spettacolo meglio dei fratelli maggiori. E questo mi ha portato a immergermi in una nuova avventura quella di scrivere storie di danza per i bambini. Mi rivolgo soprattutto a coloro che non la conoscono, che non sono mai andati a teatro. Per loro ho voluto una casa editrice con distribuzione su tutto il territorio nazionale in modo che “le mie storie di danza” potessero raggiungerli anche nel paesino più piccolo. A loro, anche attraverso il nostro sito, posso dare degli indirizzi precisi e importanti, poi saranno i ragazzi e i loro genitori a scegliere, se vorranno, la strada più giusta. Importante, credo, sia anche raccontare dei mestieri del palcoscenico. E ho trovato che questo argomento incuriosisce tantissimo. Insomma vorrei riuscire a coinvolgere nell’amore per il teatro e per la danza quanti più ragazzi possibile e farne il loro futuro: da ètoile, da tecnico di palcoscenico o da spettatore. A loro la scelta.



Aurora Marsotto, giornalista e architetto milanese, si è occupata di design nell’editoria. Ha collaborato con Vogue, Milleidee, Bella, Il Giornale, Corriere Della Sera on line, Radio 24 e testate straniere. Chiamata nel 1984 alla creazione del supplemento Domenica de Il Sole 24 Ore, per il design, ha creato le rubriche “Grandi e piccini” di critica letteraria per ragazzi e “Balletto” di critica di danza. Vi è rimasta sino al 2001. Dal 2002 è critico di danza a Il Domenicale. Dal 1987 edita i primi volumi con le Edizioni Paoline, “Il Primo Libro di Balletto” e “Il Primo Libro di Pentatlhon Moderno“, con i quali vince due premi Coni per la Letteratura (1988-1989). Seguono numerosi saggi per i Teatri italiani e stranieri e la collaborazione con la casa editrice Piemme con le storie di Geronimo Stilton e i tre volumi dedicati alla danza per la collana il Battello a Vapore, tradotti all’estero. Poi dal 2008 la nuova collana Scuola di Danza, tradotta anche all’estero. E’ stato Membro della Commissione Cultura 2000 a Bruxelles, Commissario al Fus e collaborato all’Ambasciata italiana a Berlino per la letteratura infantile.



ID=2386
18/6/2009
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