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articolo: Il Balletto Sovietico d'avanguardia degli anni '20: scene e costumi


Nel primo ventennio del ‘900 il balletto russo si caratterizzò per le innovazioni di Mikhail Fokine, Alexander Gorsky e Boris Romanoff, in reazione alle forme rigide e stereotipate in cui si era ultimamente atrofizzato il balletto classico. Tale anti-classicismo, ancorché piuttosto cauto e ragionevole, aprì la strada alle enormi novità della coreutica Sovietica degli anni ’20. Fu questo un decennio di sviluppo rapidissimo per la coreutica nell’Unione Sovietica: sperimentazioni rivoluzionarie furono favorite da un’iniziale forte riserva nei confronti di una forma di spettacolo del regime zarista e dalla convinzione che solo forme nuove di movimento potevano celebrare le idee rivoluzionarie. Ma determinante per l’affermarsi nella prima metà del terzo decennio di una tendenza avanguardistica nella danza fu il clima di pluralismo artistico esploso negli anni del NEP leniniano (Nuova Politica Economica). Kasian Goleizovsky, Fedor Lopukhov, come anche il produttore e regista teatrale Vsevold Meyerhold incorporarono nei loro spettacoli elementi provenienti da ogni disciplina: dalle evoluzioni acrobatiche ai modi da music hall, dagli effetti circensi al ballo di sala (charleston e fox trot), dagli sketch da cabaret al jazz.

Tra le discipline estranee alla danza, che, tuttavia, influirono sulle sperimentazioni coreutiche, la parte del leone fu monopolio del movimento artistico del costruttivismo. Era nato in Russia nel 1913, poco prima della rivoluzione del ’17, allo scopo di superare l’arte celebrativa dell’ottocento borghese. Al pari della tecnologia, l’arte avrebbe dovuto rappresentare il progresso sociale e, in tal modo, proporsi come un’arte nuova vicina alle masse e al proletariato. L’idea centrale era di proporre forme astratte di derivazione tecnologica utilizzando materiali messi a punto per lo sviluppo industriale. Pertanto il movimento non si interessava alla pittura da cavalletto e spostava la sua estetica dalla tradizionale composizione di forme alla “costruzione” di impianti astratti dalle linee nette, realizzati con i più disparati materiali tecnologici. Evidenti sono le tangenze col Futurismo italiano nel ricercare una “poetica della modernità”. Lungo i binari del costruttivismo si mossero Goleizovsky, il produttore teatrale Meyerhold, ed anche Lopukhov, commissionando ai maggiori artisti del momento le strutture nelle quali ambientare le loro creazioni. Le scale e le piattaforme che costituivano il décor ponevano vincoli fisici allo spazio scenico utilizzabile per la coreografia. Lo stesso Goleizovsky riconobbe in due suoi manifesti artistici che il suo interesse per la ricerca di nuovi movimenti era stimolato e guidato dalle condizioni poste dal décor costruttivista. Ma le piattaforme e le scale sulle quali erano danzati il Fauno di Goleizovsky, il suo Giuseppe il Bello, il Pulcinella e l’ultima versione di Schiaccianoci di Lopukhov non ponevano soltanto dei divieti: consentivano, infatti, di sviluppare la composizione coreutica anche in verticale su più piani. Inoltre nelle composizioni coreutiche dell’epoca si riversò il gusto delle sculture costruttiviste per le forme astratte, essenziali e per le geometrie inconsuete, ma con una giustificazione funzionale.

Per illustrare questo fecondo sodalizio del balletto Sovietico degli anni ’20 con le espressioni del movimento costruttivista, Balletto.net offre una galleria fotografica dedicata a bozzetti e figurini concepiti per il balletto ed altre forme teatrali nell’Unione Sovietica degli anni’20.

Alexandra Exter, bozzetto per la scenografia di una Rivista (non realizzata), 1925



ID=2671
17/10/2010
Andrea Boi e Marino Palleschi leggi gli articoli di marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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