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curiosità: Una giovane al Regio, 1858


"Non era facile entrare alla Scuola di Danza del Regio. Il corso preparatorio accettava solo una decina di nuovi studenti all'anno e per presentarsi all'esame d'ammissione bisognava possedere caratteristiche assai speciali. Grazia fisica, figura snella. Muscolatura solida e magra, salute perfetta. Polpacci di ferro, caviglie d'acciaio, piedi arcuati. E orecchio musicale, doti recitative, amor dell'arte, nonché un'età che per le bambine oscillava tra gli otto e i dodici anni. Peggio: l'esame veniva condotto con spietato rigore da un medico, un chirurgo, un violinista, un maestro di ballo, uno di mimica, uno di francese (in aula si parlava esclusivamente francese), e se fallivi non potevi ripeterlo. (...)
Il tutù, si sa, non è una tonaca da novizie. Il corpetto denuda le spalle e le braccia, la gonna di tulle rivela in trasparenza le cosce, e a saltare si solleva. Scopre perfino le mutande. (...) Il partner che per agevolarti la piroetta ti stringe la vita, per alzarti nel volo d'angelo t'afferra sotto le gambe, per tenerti sospesa a mezz'aria ti ghermisce il pube. Nelle ballerine i bigotti vedevano dunque una categoria di femmine invereconde, il simbolo stesso del peccato.
Chi cercava l'avventura si rivolgeva volentieri a loro, e quelle del Regio eran come un vaso di miele messo in mezzo a un covo di tafani (...) Il teatro sorgeva infatti dinanzi a Palazzo Madama cioè in piazza Castello. A destra aveva il ministero degli Interni, a sinistra l'Accademia Militare, e a pochi metri il Club dei Nobili. (...) Di conseguenza l'ingresso brulicava sempre di marsine e di uniformi. Deputati, senatori. Alti funzionari, ministri. Ufficialetti, generali, dongiovanni incalliti. I più famelici varcavano addirittura la soglia, con la scusa d'assistere alle prove si appostavano nel ridotto, e in che modo respingerne le galanterie? A volte erano signori talmente autorevoli. Massimo d'Azeglio che per corteggiare le alunne si riempiva le tasche di caramelle. "Un bonbon, mignonne?" Camillo Cavour che essendo scapolo non temeva scandali e al posto delle caramelle dispensava affettuose pacche sul sedere. "Quel joli derrière!" Carlo Alfieri di Sostegno che avendo la moglie brutta mendicava conforto. Urbano Rattazzi che avendola vivace tentava di vendicarsi. (...) Da Parigi, il bellissimo Costantino Nigra: gran complice di Cavour e amante dell'imperatrice Eugenia. Dalla reggia, Sua Maestà Vittorio Emanuele II che era proprio un monarca alla mano."


(Oriana Fallaci, Un cappello pieno di ciliege, Rizzoli, Milano 2008, pp. 567-8)

Nella foto: Scena da Arsace di Feo, Teatro Regio di Torino, 1740, dipinto di D. Oliviero; dal sito www.haendel.it


ID=2677
15/9/2010
Giulia Maria d'Ambrosio leggi gli articoli di Mamma di Verainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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