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storia: Storia del balletto per immagini e impressioni - Balletto di corte: aspetto e funzione


Origine politica del balletto di corte. Sul finire del Medioevo, nell'Italia ancora retta da una struttura comunale, alcuni cittadini si erano imposti al punto di meritare l’avanzamento a rango di Signori. Ad esempio, molti avevano accumulato crediti morali o materiali con re, imperatori e papi: alcuni combattendo sotto la loro bandiera come capitani di ventura, altri divenendone punto di riferimento economico col finanziare le loro imprese militari. La posizione geografica della penisola – ponte di passaggio degli scambi mercantili tra Bisanzio e i regni franco e germanico – aveva reso il commercio così fiorente proprio in Italia da trasformare i più audaci ed abili mercanti nei banchieri d’Europa. Allorché i servizi resi furono ricompensati da re e imperatori con titoli e terre, le famiglie italiane emergenti si trasformarono in dinastie sovrane di un nuovo ducato, signoria o stato, del quale avrebbero retto le sorti dal 1450 per oltre due secoli. Poiché il prestigio personale di un Signore si misurava anche sul suo stile di vita e sul fasto della sua corte, fu per legittimare ed affermare un potere così recente che i nostri si fecero promotori di una fiorentissima cultura, cercando di imporsi in tutti i modi agli occhi dei vicini e rivali.

Gli esempi spaziano dalle immense raccolte di pittura dei Gonzaga alla stamperia estense, dalle collezioni medicee alla Biblioteca Laurenziana, creata da Lorenzo il Magnifico, dalla celebre biblioteca urbinate di Federico da Montefeltro a tutta una fioritura di centri universitari. A queste imprese culturali si aggiunge anche il balletto di corte, complessa forma di intrattenimento-spettacolo con danza, che i Signori italiani elevarono al rango di espressione artistica, tanto quanto un affresco di palazzo o un edificio architettonico rinascimentale. Per le loro feste, come per tutto il resto, vollero il contributo dei massimi artisti: Ludovico il Moro si rivolse a Leonardo per i costumi e le macchine sceniche dei balli alla corte milanese, Lorenzo il Magnifico al Brunelleschi per i suoi Trionfi fiorentini di carri, per i Canti e per i carnevali e, più tardi, in epoca manierista i Gonzaga avrebbero fatto comporre la musica al loro maestro di fiducia: Monteverdi.

Oltre che per consolidare il recente potere dei Signori, è naturale che queste feste sontuose prendessero piede proprio in Italia, perché l’Italia rinascimentale fu terreno fertile per tutte le nuove formule artistiche e loro centro propulsore nel mondo.

Verso l'umanesimo

ll balletto di corte come intrattenimento. Le radici del balletto ottocentesco e dell'odierno possono essere rintracciate proprio nei balletti di corte, in questi sontuosi intrattenimenti offerti, a partire dal 1450, dai Signori delle corti rinascimentali italiane. L’occasione poteva essere un avvenimento sociale o politico di rilievo per lo Stato: la firma di un trattato, un matrimonio aristocratico, la visita di un sovrano o di una delegazione di diplomatici. Tale forma di spettacolo sarebbe in seguito approdata alle principali corti d’Europa ed avrebbe avuto una fortuna speciale alla corte di Francia. Qui il suo nome sarebbe mutato in ballet de cour per aver vita fin verso al 1670. Va sottolineato che alcune caratteristiche dei balletti di corte rinascimentali e barocchi non si riscontrano nei balletti ottocenteschi, né in quelli più recenti. Individuiamole.

Danza priva di un ruolo dominante in una forma mista di spettacolo. I balletti di corte erano spettacoli elaborati, che mescolavano musica, recitazione, canto, danza e pantomima. Si dovevano dar da fare, e non poco, anche i pittori e gli ingegneri di corte, per elaborare scenari, apparati effimeri e macchine teatrali. Ma non c'era limite ai divertimenti proposti, che potevano includere perfino giochi d’acqua, fuochi d'artificio, sfilate di carri allegorici, tornei, battaglie simulate, balli equestri e molto altro. Insomma, in essi la danza era ancora lontana dall'essere l'elemento prioritario dell'intrattenimento.

Per queste ragioni il balletto di corte riflette il carattere dell’uomo del secondo ‘400 non solo perché appaga la sua voglia di godersi la vita, ma perché, fondendo le espressioni più disparate di differenti arti liberali, risponde al concetto rinascimentale di cultura eclettica ed enciclopedica.
Danza priva di funzione narrativa e struttura dello spettacolo non sempre organica. Sovente il balletto di corte si limitava ad impaginare intrattenimenti diversi, senza neppure idearli secondo un tema comune che li correlasse in una struttura organica. Quando, invece, lo spettacolo proponeva una narrazione, questa era prevalentemente fatta evolvere da canto e recitazione, mentre la danza aveva una funzione di complemento o soltanto ornamentale. Solo in casi più maturi, quelli meno lontani dal balletto d’oggi, tutte le componenti dello spettacolo, danza inclusa, concorsero allo sviluppo di un racconto o, per lo meno, aderirono a un unico tema.

Danza eseguita dagli aristocratici dilettanti. Le feste rinascimentali e barocche potevano essere offerte in luoghi pubblici anche alla presenza del popolo, oppure nei Palazzi dei Signori e, allora, potevano assistere solo gli ospiti ammessi a corte. Le due tipologie a volte costituirono diversi momenti di un unico festeggiamento, ma, in tutti i casi, dall’aristocrazia veniva la componente principale degli esecutori. Era soprattutto nelle parti danzate che si esibivano nobili dilettanti, inclusi i sovrani, e dove il professionismo interveniva in modo minimo ed occasionale.

Queste forme di divertimento erano organizzate da un coordinatore, una sorta di maître al servizio del Sovrano che commissionava il balletto. Eventualmente in collaborazione con artisti di corte, costui ideava il possibile soggetto, creava versi, canti e danze di grande qualità, ma alla portata degli esponenti della corte che vi si volevano cimentare.

Leonardo a Milano. E’ uno scenografo d’eccezione, Leonardo da Vinci, a confermare la spettacolarità delle produzioni teatrali nell’Italia rinascimentale. A Milano curò i balletti di corte per Ludovico il Moro, a partire dalla Festa del Paradiso del 1490, impreziosita dalla sua colta rappresentazione della volta celeste. Identificò gli dei dell’allegoria mitologica con i pianeti che portavano il loro nome e collocò gli esecutori in una macchina teatrale che simulava la rotazione attorno a Giove dei pianeti-attori durante la loro recitazione. Nel 1496 produsse la Danae, giocandone la regia su interazioni tra cielo e terra, realizzate celando i personaggi in una “mandorla” in volo. Tramontata l’avventura politica del Moro, Leonardo fu nuovamente a Milano, ormai in mano francese e, verso il 1508, nell’Orfeo del Poliziano realizzò, per la prima volta nel teatro moderno, una mutazione a vista -l’apertura del pendio di una montagna sul mondo degli Inferi- senza dover sospendere lo spettacolo. L’anno successivo agli apparati effimeri per l’entrata trionfale in Milano di Luigi XII di Francia aggiunse un leone meccanico, che avrebbe perfezionato in successive occasioni: l'automa, avvicinatosi al Re di Francia, gli offriva i gigli che scaturivano dal suo petto.

L’Argonautica ([FGD], tavv. 74-96). La spettacolare battaglia navale rappresentata a Firenze sull’Arno nel 1608 non mancò di impressionare gli ospiti altolocati venuti da tutta Europa in occasione di importanti nozze medicee. La naumachia mutuava il titolo dal poema epico sul quale si basava, L’Argonautica di Apollonio da Rodi, rivisitato per l’occasione, e fu solo una frazione dei festeggiamenti per le nozze del Principe Cosimo, il futuro Duca Cosimo II, con Maria Maddalena d’Austria. Fu lo sposo a impersonare Giasone e a guidare gli eroi alla conquista del vello d’oro. Le loro navi erano state progettate principalmente da Giulio Parigi con una dovizia di dettagli dai forti rimandi mitologici. Ad esempio, il vascello dei due Argonauti Iflico e Nauplio simulava il carro di Nettuno, con tanto di ruote che pescavano in acqua e cavalli marini che lo trainavano.

Seguono alcune illustrazioni de L’Argonautica: salvo la prima, le restanti acqueforti sono di Remigio Cantagallina e rappresentano alcune navi di Giulio Parigi.

Riassumendo, sebbene il balletto ottocentesco e l’odierno siano forme di spettacolo che affondano le radici nel balletto di corte, i primi si differenziano da quest’ultimo sotto i seguenti aspetti fondamentali: da oltre due secoli la danza è diventata componente primaria dello spettacolo; concorre in modo sostanziale se non esclusivo a far evolvere una drammaturgia o almeno a determinare un principio unitario al quale si uniformano eventuali altre discipline coinvolte; la sua esecuzione è affidata al professionismo.

Mascherata, mumming e il Bal des Ardents

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ID=2738
17/10/2010
Marino Palleschi e Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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