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storia: Storia del balletto per immagini e impressioni - Balletto di corte: intermezzi


Il balletto di corte come festa in luoghi pubblici all’aperto. Queste feste sontuose dovevano essere adeguate alla potenza sia politica che economica della famiglia che le offriva. A volte si tennero del tutto o in parte in luoghi pubblici all'aperto, come fu per i Trionfi fiorentini, in cui, su modelli medievali, si susseguivano sfilate di carri allegorici decorati e superbe parate di danzatori, dall'incedere ritmico e cadenzato, mascherati in versioni teatrali e ricchissime di abiti da pastori, giardinieri, pescatori (si veda l'approfondimento: Mascherata, mumming e il Bal des Ardents).
Alle feste in un luogo pubblico, il popolo era ammesso ad assistere col ruolo esclusivamente passivo di spettatore. Separata dal popolo, assisteva anche parte della corte in un palco appositamente eretto, mentre altri nobili partecipavano attivamente a una sfilata di carri allegorici, a un torneo, a un ballo equestre. Lo spettacolo in un luogo pubblico aveva certamente lo scopo di intrattenere, ma era soprattutto pretesto per esibire la magnificenza e il potere del Signore tanto agli ospiti stranieri di riguardo, quanto ai sudditi.
...o nelle sale e nei giardini dei palazzi. Divertimenti altrettanto lussuosi vennero tenuti nelle sale o nei giardini dei Palazzi del Signore e, in questo caso, erano offerti esclusivamente a un pubblico di nobili e aristocratici accolti a corte. In essi si esibivano altri cortigiani dilettanti, recitando, cantando e, soprattutto, danzando. Gli spettacoli davano la misura dello splendore del Signore committente agli ambasciatori e alle delegazioni ospiti di altri stati e –si vedrà- erano utilizzati per veicolare messaggi politici attraverso metafore.

...o frazionato in intermezzi ([M], pag. 48-49). Durante i banchetti dei Signori medievali, l’arrivo delle numerose portate veniva intervallato da pause, durante le quali si rappresentavano con grande sfarzo brevi allegorie danzate, cantate o recitate, dette entremés in Spagna e entremets in Francia. L’usanza medievale fu ripresa dai Signori delle corti rinascimentali, che integrarono con diversivi un divertimento principale di qualunque natura, non solo un banchetto. Frazionarono i singoli intrattenimenti del balletto di corte per presentarne i vari segmenti di spettacolo tra gli atti di una commedia o di una tragedia, nelle pause di un torneo e, naturalmente, anche tra le portate di un banchetto. Questi diversivi furono chiamati intermedi o intromesse o intermezzi.

Entrées o entrate. Il termine, in uso ancora oggi, indicava l'ingresso di un gruppo di danzatori, cantanti oppure musicisti, che apparivano nei modi più disparati e spettacolari per eseguire il loro numero: potevano presentarsi con una semplice entrata a piedi o stupire con l’ingresso sopra un carro allegorico riccamente decorato, eventualmente facendosi annunciare dai musici celati in una galleria. Anche l'ingresso in città di un Sovrano in visita, del Re appena incoronato o perfino di un conquistatore era trasformato in una magnifica parata.

Il Balletto Conviviale del 1489. Organizzato a Tortona da Bergonzio Botta per le nozze di Gian Galeazzo Sforza, Duca di Milano, con Isabella d'Aragona, il banchetto fu arricchito da Intermezzi: ogni portata fu preceduta da un'azione scenica mitologica, che alludeva alle vivande che stavano per essere servite e al tema della fedeltà coniugale. Ad esempio il pesce fu introdotto da una danza di Tritoni e il triste canto di Orfeo ritornò gioioso alla notizia dell’amore che legava gli sposi (per dettagli storiografici si veda l'articolo "1489" del giornale).

L’evento non è stato un’elaborata azione coreutica, come si credeva in passato, ma solo un banchetto-spettacolo impaginato con gusto (come prova Eugenia Casini Ropa, [PLR], pag. 217-21). Tuttavia resta il fatto che col Balletto Conviviale si registra l’intenzione di sviluppare due soggetti, pur embrionali, attraverso i divertimenti proposti, anche se il contributo della danza va radicalmente ridimensionato. Una differenza importante tra i primi balletti di corte e l’odierno balletto sarà completamente superata quando la danza o, comunque, il linguaggio del corpo non avranno solo una funzione decorativa, ma diventeranno il veicolo prioritario di un soggetto, eventualmente ridotto a un’atmosfera.

Oltre al Balletto Conviviale, anche il Ballo d'Ercole a Roma, la Festa del Paradiso a Milano (si veda nella galleria precedente il box intitolato "Leonardo a Milano") e altri balli di corte della fine del ‘400 iniziarono a proporre un tema e, in certi casi, ad affidare alla danza il compito di illustrarlo con la stessa efficacia garantita da recitazione o da canto. Come detto, la completa attuazione di questa tendenza sarà una delle cifre distintive dell’odierno balletto.

Bisognerà, però, attendere un secolo perché le potenzialità narrative della danza si attuino in una forma così compiuta da fornire il primo esempio di balletto secondo la concezione moderna: Le Ballet Comique de la Royne, rappresentato alla corte di Francia nel 1581.

Il Ballo d'Ercole, Il Balletto Conviviale, La Festa del Paradiso

Gli Intermedi de La Pellegrina ([Pa], pag. 44-46). Nel 1589 il teatro mediceo degli Uffizi a Firenze ospitò la rappresentazione de La Pellegrina, una commedia in versi del letterato e umanista senese Girolamo Bargagli, messa in scena in occasione del matrimonio del Granduca Ferdinando I de' Medici con Cristina di Lorena, una nipote di Caterina de' Medici. I suoi cinque atti furono incorniciati da sei straordinari Intermedi, ideati dal conte Giovanni de' Bardi, appassionato di musica ed egli stesso compositore, ed arricchiti da scene e costumi michelangioleschi dell'ingegnere mediceo Bernardo Buontalenti. I sei Intermedi narrarono episodi mitologici rivolti a celebrare il potere della musica e a lodare gli sposi. Per le coreografie, le musiche e i testi furono mobilitati i maggiori artisti che all’epoca gravitavano attorno alla capitale toscana.
Accanto al madrigalista Luca Marenzio, agli Intermedi de La Pellegrina contribuirono numerosi umanisti appartenenti alla Camerata Fiorentina, come Jacopo Peri e il giovane poeta Ottavio Rinuccini.
La Camerata de’ Bardi o Camerata Fiorentina. La Camerata de’ Bardi era un cenacolo di gentiluomini che si riuniva sul finire del 1500 in casa di Giovanni Bardi a Firenze per discutere di musica, letteratura, filosofia greca e scienza. Ai dibattiti parteciparono i musicisti Jacopo Peri, Emilio de’ Cavalieri, il cantante e compositore Giulio Caccini, il poeta Ottavio Rinuccini, il liutista Vincenzo Galilei, padre di Galileo, lo storico Vincenzo Mei, studioso di musica greca antica, e altri umanisti. Desiderando rinnovare la musica polifonica sostituendole lo stile monodico, erano particolarmente interessati a recuperare la tragedia greca, facendone rivivere il coro. Allo scopo sperimentarono il “recitar cantando”, ossia la declamazione di un dramma modellata su una melodia dalla linea monocorde e spezzata da frequenti pause. Con i loro tentativi, sulla base dei principi elaborati, finirono con lo sviluppare il dramma in musica, una forma di spettacolo basata su uno stile di recitazione cantata. Perfezionato, il dramma in musica si sarebbe chiamato melodramma o opera lirica ([S], pag. 106-12): gli stessi Intermedi de La Pellegrina ad essa preludono. Ottimi risultati in linea coi principi dell’accademia furono ottenuti anche coi madrigali del Caccini.

Galilei e Caccini misero in atto i principi dell’accademia fiorentina con pezzi relativamente brevi, ma il primo esempio di dramma in musica, che possa essere considerato la prima opera lirica, fu la Dafne su musiche di Peri e versi di Rinuccini, musicata nel 1598, di cui ci è pervenuto solo il libretto. I Medici, signori di Firenze, furono talmente impressionati dal lavoro che commissionarono a Peri l'opera Euridice perché fosse rappresentata in occasione del matrimonio di Maria de' Medici con Enrico IV nel 1600. Il testo era stato scritto da Ottavio Rinuccini e, quasi contemporaneamente al Peri, fu musicato anche da Giulio Caccini. L’Euridice del Peri fu rappresentata a Palazzo Pitti il giorno successivo alle nozze, ma il musicista interpolò anche qualche brano composto dal Caccini.

Visione frontale. All’epoca gli spettacoli al chiuso si svolgevano al centro di una sala e il pubblico assisteva dall’alto. Gli Intermedi de La Pellegrina furono, invece, rappresentati su una piattaforma rialzata e goduti frontalmente, riprendendo l'usanza medievale di proporre le rappresentazioni sacre nei luoghi deputati e, soprattutto, anticipando la nascita del palcoscenico ([Pa], pag. 46).


Gli Intermedi de La Pellegrina

Il Giudizio di Paride e i suoi Intermedi ([FGD], tavv. 74-77). Si è visto che nel 1608 a Firenze fu organizzata una serie di festeggiamenti in occasione di nozze medicee, tra i quali una battaglia navale simulata sull’Arno, L'Argonautica (si veda nella galleria precedente il box intitolato "L'Argonautica"). Tra gli ulteriori spettacoli ci fu la rapprresentazione de Il giudizio di Paride, favola pastorale cantata di Michelangelo Buonarroti, arricchita da intermezzi danzati con scene di Giulio Parigi. Per i rapidi cambi di scena, resi necessari dagli intermezzi, il Parigi usò un artificio tratto dal teatro greco-romano: l'uso di prismi rotanti con porzioni di diverse ambientazioni su ciascuna faccia (periaktoi).

Seguono acqueforti di Remigio Cantagallina, relative alle scene del Parigi per i sei Intermedi de Il giudizio di Paride.

indice gallerie


ID=2740
17/10/2010
Marino Palleschi e Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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