torna all'Home page
Ballet Class
Una nuova rivoluzionaria app per il tuo iPhone
Un nuovo prodotto di Balletto.net
login

lo shop di danza
Scarpa da punta Gaynor Minden € 120.00

storia: Storia del balletto per immagini e impressioni - La Commedia dell'Arte e ulteriori immagini


La Commedia dell'Arte. Per tutto il Medioevo in Italia si erano perpetuati quegli spettacoli comico-satirici, ricchi di pantomima e danze, di stretta derivazione dalle farse etrusche, le atellane, e dalla commedia del teatro romano. Questi spettacoli furono fatti rivivere con vigoria da un nuovo teatro di strada, formatosi in Italia verso la metà del '500. Mimi, commedianti, saltimbanchi e cantastorie italiani presero l’abitudine di riunirsi in compagnie di giro, per esibirsi per un pubblico popolare su palcoscenici di fortuna da loro stessi eretti nelle piazze di paese. Si consolidò una forma di spettacolo che prese il nome di Commedia dell'Arte, ove arte ha il significato medievale di mestiere, differenziando così i Comici dell’Arte, che si esibivano per professione, dagli aristocratici, che lo facevano per diletto nelle corti, e dai chierici, che recitavano sui sagrati delle chiese. La Commedia all'italiana era caratterizzata dalla mancanza di un copione scritto, sostituito da una traccia di trama, il canovaccio. Il dialogo era, quindi, affidato all'improvvisazione e per questo motivo il genere prese anche il nome di Teatro all'Improvviso. Come nelle fabulae latine tutti i personaggi erano ridotti a tipi fissi, ad archetipi, detti Maschere (tra queste basti ricordare Arlecchino e Pantalone, che derivano dal servus e dal senex delle commedie di Plauto, Pulcinella e tutta una serie di Zanni, o servitori ignoranti, ma astutissimi). Il valore del teatro sviluppato dalla Commedia dell’Arte risiede nell’aver messo a punto un abilissimo lessico gestuale, un linguaggio basato principalmente sull'uso del corpo, capace di esprimere una vasta gamma di emozioni anche a un pubblico straniero, come era accaduto nel poliglotta Impero Romano. I Comici dell’Arte furono subito ben accetti alle corti tardo-rinascimentali italiane, e l’eco della loro bravura raggiunse presto le corti di tutta Europa, che cominciarono ad invitare le migliori compagnie. Gli interventi dei Comici dell'Arte influirono anche sul ballet de cour, mostrando la possibilità di affidare un racconto al movimento.

La Commedia dell'Arte: genesi, sviluppo e influenze sul balletto (Parte I)
La Commedia dell'Arte: genesi, sviluppo e influenze sul balletto (Parte II)

Le prime 9 immagini che seguono sono acqueforti di Jacques Callot della serie I Balli di Sfessania, costituita da 24 stampe incise a Nancy nel 1621, seguendo disegni preparatori concepiti durante il suo precedente soggiorno a Firenze. Ritraggono danze, note nel dialetto napoletano col nome di sfessania, caratterizzate da contorsioni marcate e gestualità grottesca, a volte oscena. Ogni stampina ritrae una coppia di figure, tratte dal repertorio popolare degli intrattenitori di strada, mentre danzano interagendo fra loro con toni che vanno dalla burla appena azzardata allo scherzo più rozzo e volgare. Seguono altri tre lavori del Callot ancora relativi a Maschere della Commedia dell’Arte.

Il codice pantomimico settecentesco. Il repertorio di gesti e posture elaborate dalla Commedia dell’Arte, ma anche dalle stampe che colgono aspetti realistici del mondo, saranno fonti preziose per la messa a punto di un lessico espressivo da far confluire nel balletto nella seconda metà del ‘700, a seguito della riforma di Noverre.
Ancora del Callot sono le tre stampine successive tratte da Varie Figure di Gobbi, serie anch’essa prodotta a Nancy nel 1621, e le altre tre da I Mendicanti. La breve panoramica sull’opera del Callot si conclude con immagini tratte dalle serie I capricci del 1617 e La Noblesse. L’interesse di questi lavori del Callot nel contesto attuale risiede nel fatto che l’artista ha fissato gesti e pose quotidiani, rappresentativi di situazioni e condizioni sociali diverse. Anche stampe di genere come queste sono risultate preziose per quei maestri che nel secondo ‘700 hanno elaborato un linguaggio espressivo necessario al balletto d’azione di Noverre e altri.
Seguono tre dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio che illustrano, come altri quadri fiamminghi, danze popolari rustiche. Molte entrarono nei Palazzi dei Signori dopo essere state dimensionate sul lusso dei palazzi, private della spontaneità contadina e regolate dai maestri di danza mediante atteggiamenti più contenuti ([P], p. 38).

indice gallerie


ID=2750
17/10/2010
Marino Palleschi e Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




cerca nel giornale  

scrivici - pubblicità - la redazione - i numeri della Community - disclaimer - regolamento della Community   
  Balletto.net Snc Tutti i diritti riservati  P.IVA 04097780961