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storia: Storia del balletto per immagini e impressioni - Ballet de cour: suo ruolo nella politica d'equilibrio di Caterina de' Medici


Diffusione della scuola italiana presso le corti europee. Per 60 anni Francia e Spagna si erano contese l’egemonia sull’Italia, scontrandosi sul territorio (cfr. in Balletto di corte: maître de ballet il Box intitolato “Le campagne in Italia” e i quattro successivi). La conseguente crisi economica verificatasi nella Penisola provocò l’esodo di numerosi maestri di danza di scuola milanese verso corti europee maggiormente solide, ove diffusero un lessico di passi codificato. L’evoluzione coreutica dell’Europa manierista fu, dunque, determinata dal ballare lombardo, che, nei singoli casi, finì per assorbire i colori del folklore locale.
Francesco I e il figlio, successogli sul trono di Francia nel 1547 col nome di Enrico II, erano rimasti impressionati dal livello artistico dei festeggiamenti di accoglienza loro riservati dalla nobiltà lombarda all’inizio delle campagne militari. Come Francesco si era accaparrato i servigi dei massimi artisti italiani del momento, da Leonardo a Primaticcio, dal Rosso Fiorentino al Serlio, così, anche per l’interessamento di Caterina de’ Medici, sposa di Enrico, furono successivamente invitati a Fontainbleu maestri di danza di scuola milanese: tra essi, il Diobono accompagnato da Balthazar de Beaujoyeux (cfr. in Balletto di corte: maître de ballet l’ottavo e il nono Box di testo). La forma di spettacolo da loro messa a punto alla corte di Francia, evolutasi col nome di ballet de cour, giocò un importante ruolo politico nell’ambito delle cosiddette guerre di religione. Vediamone l’origine.
Nel corso dell’ultimo ‘400 e del primo ‘500 il pensiero di studiosi, quali Niccolò Machiavelli in Italia, preceduto da Lorenzo Valla, Tommaso Moro in Inghilterra, François  Rabelais in Francia ed Erasmo da Rotterdam in Olanda, aveva stimolato in tutto l’Occidente lo sviluppo di un atteggiamento critico nei confronti del sapere ereditato dal passato. Il nuovo spirito illuminista, pur mantenendosi distinto da ogni movimento religioso, indebolì la tradizionale accettazione a priori dei dogmi della religione cristiana e creò il clima favorevole a sottoporre a giudizio anche le immunità clericali e i costumi della Chiesa di Roma.
La Riforma e il movimento protestante. Quando nel 1517 Martin Lutero insorse contro il traffico delle indulgenze, discutendone il valore in 95 tesi affisse sulla porta della chiesa di Wittenberg, tale gesto convogliò in un movimento religioso, la Riforma protestante, le voci dei credenti che da tempo reclamavano un cristianesimo più austero. La comunità cristiana si divise in diverse confessioni: quella cattolica da una parte e quelle protestanti dall'altra. Tra queste, oltre al luteranesimo, si ricorda il calvinismo, movimento sorto in Svizzera a seguito dell’opera del francese Giovanni Calvino e diffusosi soprattutto in Olanda, in parte della Confederazione germanica e in Francia, ove i seguaci furono chiamati ugonotti.
La Controriforma. Nella seconda metà del ‘500 la Chiesa cattolica avviò una riforma interna, indipendente dalla riforma protestante, ad esempio con la nascita di nuovi ordini, come quello dei Gesuiti di Ignacio di Loyola, attivissimo sul fronte missionario. Parallelamente, all’interno della Chiesa cattolica, si sentì l’esigenza di individuare elementi di novità per contrastare la Riforma protestante. Si tratta della Controriforma, un processo di “ri-cattolicizzazione” dei territori caduti in mano al protestantesimo. Ad avviarla fu il Concilio di Trento, svoltosi tra il 1545 e il 1563. Il Papa in carica e i successivi idearono strategie violente, quali l’Inquisizione e l’indice dei libri proibiti, per estirpare il protestantesimo.

Le guerre di religione. Se la Chiesa cattolica si dimostrò intollerante, le altre confessioni cristiane non furono esenti da fanatismo. I sanguinosi dissidi provocarono, particolarmente in Francia e in Germania, una lunga serie di guerre civili, che si estesero a ulteriori nazioni, sfociando nelle cosiddette guerre di religione. Nate ufficialmente per l’intransigenza religiosa, queste furono alimentate da forti motivazioni politiche.
In Francia la nuova dottrina aveva trovato terreno favorevole e si era diffusa anche nell’esercito e tra i nobili, ad esempio tra i principi Borbone. Tutto ciò preoccupava la corte e lo stesso Francesco I, inizialmente contrario a ogni persecuzione, negli anni '30 del '500 diede il via alle esecuzioni capitali, che nel decennio successivo degenerarono in veri e propri massacri. L’atteggiamento della Corona verso gli ugonotti divenne ancora più ostile con l’avvento al trono di Enrico II. Terminati nel 1559 gli scontri su terra italiana tra Francia e Spagna, Enrico II si accinse a soffocare l’eresia calvinista in Francia, per por fine alle lotte interne tra cattolici e ugonotti (si veda in Balletto di corte: maître de ballet il penultimo box di testo). Tuttavia pochi mesi dopo il Re fu vittima di un incidente mortale a Parigi durante il torneo presso lo Hotel des Tournelles (residenza reale parigina), organizzato per celebrare la pace di Cateau-Cambrésis e per festeggiare i matrimoni che la dovevano cementare: quello della figlia Elisabetta di Valois con Filippo II di Spagna e quello della sorella Margherita con Emanuele Filiberto di Savoia. Enrico lasciava quattro figli maschi avuti da Caterina de’ Medici, dei quali i primi tre successero sul trono, a breve distanza l’uno dall’altro: Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, mentre il più giovane, Francesco, Duca d’Alençon, sarebbe mancato durante il regno di Enrico III. Furono sovrani debolissimi, affetti da problemi di salute, anche mentale, o di depravazione. Chi governava realmente era la madre, tuttavia ostacolata dal fatto d’essere donna e straniera.
Il conflitto tra cattolici e ugonotti si politicizzò quando le famiglie dei cattolici Guisa e degli ugonotti Borbone –inizialmente guidati da Antonio Re di Navarra- col pretesto del dissidio religioso, fomentarono lotte intestine nel tentativo di esercitare la loro influenza sul giovanissimo Re Francesco II. Costui era un giovinetto inesperto, di debole salute, dominato dalla Regina madre, Caterina de' Medici, e dalla moglie, Maria Stuarda, nipote di Carlo e Francesco di Guisa, i due fratelli a capo della fazione cattolica. Caterina riuscì a neutralizzare il potere dei consiglieri del marito defunto alleandosi coi due Guisa e lasciando che il figlio Francesco II, un quindicenne incapace di controllare da solo le crescenti diatribe politiche e religiose, si appoggiasse alla potente famiglia dei Guisa, sostenitori di misure repressive a danno dei protestanti. I Guisa migliorarono il disastroso bilancio, ma colpendo soprattutto la nobiltà protestante. Convinti che il Re fosse manipolato, gli ugonotti progettarono un colpo di mano contro la famiglia reale, la congiura di Amboise, sventato dai Guisa. Costoro, sperando di annientare gli ugonotti, misero in atto una repressione sanguinosa, temperata solo da alcuni provvedimenti di Caterina per frenare le persecuzioni. Preferendo un accordo, la Regina madre nominò cancelliere il moderato Michel de l’Hospital. La situazione non esplose solo per la morte improvvisa di Francesco II, dopo un solo anno di regno, nel 1560. Caterina de' Medici prese le redini del comando cercando di salvare la Francia dalla catastrofe della Guerra civile –riuscendo soltanto a dilazionarla-: aprì la reggenza in nome del giovanissimo Carlo IX, appena undicenne, e promosse una politica di conciliazione e di amnistia nei confronti del partito protestante, così moderando il potere acquisito dai Guisa e dalla fazione cattolica.
Caterina convocò d’urgenza gli Stati Generali, perché studiassero i modi di una convivenza pacifica tra cattolici e protestanti ed elaborassero efficaci misure atte a sanare l’enorme debito pubblico. I tre Stati rifiutarono di colmare a proprie spese il deficit della Corona e, in aggiunta, i delegati della Nobiltà e del Terzo Stato, nel richiedere la riforma della Chiesa, suggerirono di affrontare il debito pubblico vendendo i beni ecclesiastici. Impegnandosi in diplomatici giochi d’equilibrio, Caterina e de l’Hospital negoziarono un accordo col Clero, allarmatissimo per il suggerimento, impegnandolo a versare una rendita annua a garanzia di ogni possibile confisca. Caterina ascoltò la petizione redatta dall’assemblea in merito ai diritti dei calvinisti e, convinta che le due religioni potessero convivere, nel 1562 fece pubblicare un primo editto che, con qualche restrizione, autorizzava il culto calvinista. Nel contempo garantì ai vescovi francesi la libertà di partecipare al Concilio di Trento. Contrari alle tendenze conciliatorie, i Guisa formarono un Triumvirato in funzione anti-protestante, mentre l’impopolarità in ambito cattolico delle libertà concesse dall’editto fece esplodere sanguinosi disordini. Questi culminarono nel 1562 nella strage di Vassy, perpetrata dagli uomini del cattolico duca di Guisa, dando così il via a 36 anni di guerre di religione, ben otto guerre civili, inframmezzate da brevi periodi di tregua, che avrebbero devastato la Francia fino al 1598.
Il ballet de cour come strumento politico nella Francia tardo-Rinascimentale. Caterina de’ Medici continuò a ricercare la pace, ancorché fondata sul compromesso, praticando una politica di equilibro che non favorisse alcuna delle due parti. Ricorse al ballet de cour per comunicare l’interpretazione ufficiale dei fatti e per veicolare messaggi ideologici attraverso metafore che chiarissero quanto i dissidi religiosi minassero l’autorità morale della Francia. Fu lei ad inventare il balletto politico per negare l’effettiva debolezza della corona, offrendo produzioni così lussuose da far credere al mondo che il prestigio e la raffinata cultura della casa reale erano rimasti immutati dai tempi di Francesco I. Lo splendore dei ballet de cour e dei divertimenti ideati da Caterina valse loro il nome di “magnificences”.

Durante la prima Guerra civile gli ugonotti stipularono un accordo con l’Inghilterra, cedendo in pegno Le Havre agli inglesi, da scambiare successivamente con Calais. Ciò indebolì fortemente la fiducia che Caterina riponeva negli ugonotti, ma si mantenne fedele alla sua politica conciliatrice e nel 1563 ottenne una tregua momentanea facendo promulgare l’editto di Amboise, più restrittivo del precedente editto di tolleranza, ma ancora garante della libertà di culto.

Festività a Chenonceaux. La Regina madre sfruttò il momento di pace spostando l’attenzione dei francesi dalle controversie religiose al problema dell’integrità territoriale, minata dalla perdita di Le Havre. Celebrò la recente pace con un importante festival tenuto al castello di Chenonceaux nell’Aprile del 1563, che fu un susseguirsi di festosi intrattenimenti: balli mascherati, spettacoli di fuochi d’artificio, un combattimento navale sul fiume Cher, mascherate con cavalieri en travesti. Feste e balli furono utilizzati per propagandare la tolleranza religiosa, presentandola come indispensabile premessa all’unione delle forze militari delle due fazioni avverse. Solo così si sarebbe formato un esercito in grado di riconquistare Le Havre, cosa che si verificò puntualmente poco dopo.

Seguono dipinti e disegni di Antoine Caron, ispirati a ballet de cour offerti da Caterina.
Caterina si mise all'opera per ricompattare il fronte interno: fece dichiarare dal Parlamento la maggiore età di Carlo IX appena quattordicenne e, dal 1564 per oltre due anni, lo condusse attraverso tutte le province di Francia in un cosiddetto “grande viaggio”, per farlo incontrare con i sudditi e per mostrare al popolo come la Corona fosse l’unico baluardo di stabilità ed unità. Fece registrare parlamento per parlamento l'editto di tolleranza, rimosse i magistrati troppo severi verso i protestanti, sostituì l’intero parlamento di Aix, nel ’64 promulgò un editto ribadendo sia i diritti dei calvinisti che tutti i divieti e, con un’ordinanza del ’66, limitò la libertà di dissenso dei parlamenti e le competenze dei governatori di provincia. Affermò l’autorità e la solidità di un così giovane Re, prevedendo, durante il grande viaggio, sontuosi ballet de cour, che, assieme alle spettacolari entrate nelle città, raggiunsero lo scopo di far credere agli ambasciatori stranieri che la casa reale era ben lontana dalla bancarotta. Nel corso del “grande viaggio”, Caterina offrì una serie di giostre e mascherate, cui si aggiunsero tre festival della massima importanza politica e della durata di parecchi giorni ciascuno: a Fontainbleu, a Bar-le-Duc e a Bayonne. I festeggiamenti furono imperniati sul tema del momento: la tolleranza religiosa, presentata come strumento per preservare sia l’autorità morale della Francia, minata dalle lotte intestine, sia il contributo culturale portato alla Nazione dalla presenza di protestanti.

Le successive immagini illustrano la vita di corte e i ballet de cour offerti da Caterina tra il 1564 e il 1573: si tratta di dipinti e disegni di Antoine Caron e degli Arazzi delle Feste di corte dei Valoi, conservati agli Uffizi di Firenze, su cartoni, ispirati a disegni di Caron, di un secondo artista, probabilmente di Lucas de Heere.
Festival a Fontainbleau. Nel Febbraio 1564 a Fontainbleau ebbe luogo un festival della durata di una decina di giorni, concepito in modo da rappresentare Carlo IX come sovrano del mondo intero. Nei giardini antistanti le residenze della corte si svolse la mascherata Les Sereines, offerta dal fratello del Re, Enrico Duca d’Anjou (Angiò) (il futuro Enrico III, all’epoca Alessandro Edoardo; l’anno seguente, al momento della cresima, avrebbe cambiato nome in onore del padre). La mattina, al suo ingresso nella residenza del fratello, Carlo IX fu accolto dal canto di tre Sirene apparse sul canale prospiciente le finestre dell’appartamento. I versi cantati, di Pierre de Ronsard, salutavano Carlo come il nuovo Re di Francia e lo celebravano come l’artefice della pace recente. Su un altro canale apparve Nettuno per offrire a Carlo il suo carro, il tridente e il dominio sul mare. L’immediata comparsa di una Ninfa sulle rocce circostanti alludeva allegoricamente al ritorno degli dei e del loro favore in concomitanza con l’apertura di un periodo di pace. Il tema del Re di Francia come Signore del mondo riapparve dopo cena, quando Giunone gli consegnò un globo dorato, simbolo del potere terracqueo.

All’eroismo e alla nobiltà d’animo del Re, alluse, nell’ambito del Festival di Fontainbleau, un intrattenimento su due giornate. Dopo un banchetto all’aperto in costumi da pastori offerto sui prati di Fontainbleu, nel castello fu rappresentata una commedia, coronata da una coreografia per 300 dame in oro e argento. Il giorno successivo il Re interpretò una parte eroica al termine della rappresentazione di fantasia inscenata da due gruppi di sei cortigiani, che, mascherati da antichi Greci e da Troiani, simularono un combattimento danzato. Costoro avevano con sé una missiva che invitava il Re a liberare la Grecia dai nemici della vera fede, in modo che il fratello Enrico potesse regnare su quelle terre ed egli stesso governare il mondo intero. La rappresentazione si concluse con la liberazione di tre dame, imprigionate in una torre magica su un’isola incantata. Solo due cavalieri selezionati per la loro nobiltà e il loro coraggio sarebbero stati in grado di salvarle: la scelta cadde su Carlo IX e sul fratello, che ebbero la meglio mentre la torre perdeva la sua magia, distrutta da fiamme simulate da un gioco di fuochi artificiali.
Il giorno successivo fu il Re ad offrire il suo festeggiamento: l’attacco a un castello incantato, difeso da cavalieri guidati dal Principe di Condé, leader dei protestanti. Significativamente i due gruppi aggressori erano guidati dai cattolici più integralisti: il Duca di Guisa e il Duca di Nevers.
Festival a Bar-le-Duc. All’inizio del Maggio successivo, sempre nel 1564, la corte fece una sosta a Bar-le-Duc per celebrare il battesimo del nuovo nato del Duca di Lorena e di Claudia, sorella di Carlo IX. Qui Caterina commissionò un balletto di propaganda politica, Jugement de Jupiter, basato su un’azione drammatica metaforica su versi di Pierre de Ronsard. Entrati in successione i Quattro Elementi -Acqua (il Mare), Aria, Terra e Fuoco- seguirono altri quattro personaggi: i “Pianeti” Sole, Saturno, Mercurio e Marte. A turno ciascuno dei Quattro Elementi attribuiva la grandezza del Re ai doni che proprio lui gli aveva elargito. In risposta, ciascun Pianeta controbatteva all’affermazione di un Elemento, rivendicando a sé il ruolo giocato nel favorire e mantenere la potenza del Re. Il contenzioso verbale sfociava in un combattimento danzato, sedato da Giove, intervenuto per dichiarare che il Re era figlio suo e che gli cedeva l’intera terra, tenendo per sé il cielo. Il ballo finale illustrava la pace ritrovata in tutto l’universo. La metafora sosteva che il potere regale viene direttamente da Dio e che il Re è garante della pace in terra tanto quanto Giove lo è nel cosmo.
Festival a Bayonne. Nell’estate del 1565, in una fase avanzata del “grande viaggio”, Caterina organizzò l’incontro a Bayonne con la figlia Elisabetta di Valois, terza moglie di Filippo II di Spagna. Questi si era rifiutato di partecipare, in disaccordo con la politica di tolleranza religiosa della Regina madre, e aveva inviato il duca d’Alba perché lo rappresentasse durante i colloqui con Caterina, tesi ad avviare negoziati tra le due nazioni alla luce delle indicazioni emerse dal Concilio di Trento. Costei profuse una quantità smisurata di danaro per spettacolari ballet de cour che convincessero la corte asburgica della solidità della corona di Francia e ammorbidissero i tesi rapporti con la Spagna, convincendola a non far guerra alla Francia, come minacciato a causa della sua tolleranza dell’eresia protestante. Caterina era intenzionata a ritrovare un’intesa con la Spagna e a suggellarla col matrimonio della figlia Margherita con don Carlos, erede al trono di Spagna. Tuttavia il progetto sfumò immediatamente: Caterina capì presto che un riavvicinamento alla Spagna era subordinato alla sua totale rinuncia a una politica di tolleranza verso gli ugonotti. Rimase ferma sulle sue posizioni e, rinunciando al suo proposito, utilizzò proprio la profusione di balli e spettacoli per interrompere continuamente e, così, rendere vani gli incalzanti tentativi del Duca d’Alba di coinvolgerla in una guerra contro i protestanti.
Oltre a danze e tornei, il festival incluse quattro feste sontuose. L’incontro fu aperto da un Torneo delle Nazioni in onore delle due Regine, Caterina e la figlia Elisabetta: i cavalieri francesi apparvero in parte vestiti da guerrieri e in parte in abiti muliebri caratteristici di tutte le nazioni, per significare che il mondo intero era convenuto ad onorare Carlo IX e che le donne francesi erano talmente coraggiose che persino i maschi avevan deciso di seguire le loro abitudini. Ciò celava per metafora un messaggio ancora più specifico: Caterina ed Elisabetta, le due Regine legate alla Francia, avevano il coraggio e il potere di un uomo.

In un secondo intrattenimento la Pace prigioniera poteva essere liberata soltanto dal più nobile dei cavalieri, il solo in grado di ridare pace al mondo cristiano. Palese divenne il messaggio in tempi di conflitto religioso quando apparve chiaro che tale cavaliere non poteva che essere Carlo IX. La festa elaborata conteneva un altro messaggio, rivolto a Elisabetta: tre ninfe erano state tramutate in alberi come punizione per aver rifiutato d’amare e avrebbero ripreso il loro aspetto precedente solo a condizione che Francia e Spagna avessero un sereno rapporto.
La terza festa importante fu il famoso Banchetto sull’Isola d’Aguineau del fiume Bidasoa. Un primo spettacolo intrattenne gli ospiti mentre venivano traghettati sull’isola da barche decorate: spettacolare quella di Carlo IX, addobbata in modo da sembrare una fortezza sull’acqua. Nel tragitto i convitati incontravano Sirene, Arione a cavallo di due delfini, sei musici travestiti da tritoni e seduti sopra una tartaruga marina mentre suonavano usando conchiglie come strumenti a fiato. Lo spettacolo culminò con l’assalto a una balena artificiale, che, arpionata, cominciò a spruzzare vino rosso. Sull’isola, al banchetto seguirono un balletto di ninfe e satiri e divertimenti pastorali che celebrarono l’amore fraterno di Carlo ed Elisabetta, metafora e garanzia della pace tra Francia e Spagna.
Il giorno successivo il Torneo di Chiusura dell’incontro ebbe come tema una Disputa tra Virtù e Amore. Il Re guidò una squadra di aristocratici, in costumi di cavalieri bretoni, che gareggiò in favore della Virtù, mentre per l’Amore scese in campo una squadra di cavalieri in costumi irlandesi, guidata dal fratello del Re, Enrico. Il tema del torneo fu celebrato da un carro con le Cinque Virtù e da quello con Venere, le Tre Grazie e Cupido, che, in un canto, si dichiarava fonte di ogni virtù. I cavalieri di entrambe le squadre offrirono alle dame medaglie d’oro con iscrizioni colte ed emblematiche; il torneo culminava con un ballo equestre dei cavalieri, accompagnato da fuochi d’artificio.

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17/10/2010
Marino Palleschi e Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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