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storia: Storia del balletto per immagini e impressioni - Ballet de cour: Le Ballet Comique de la Royne come primo balletto della storia


Balthazar de Beaujoyeux. Quando Balthazar de Beaujoyeux ricevette la commissione de Le Ballet Comique de la Royne, erano quasi trent’anni che viveva in Francia. Nato Baldassarino da Belgioioso, si era formato alla scuola di ballo nobile milanese diretta dal Diobono ed aveva seguito in Francia il suo maestro, invitato a corte nel 1554 da Enrico II e Caterina de’ Medici (si veda in Balletto di corte: maître de ballet il penultimo box di testo). Violinista provetto, a corte era stato al servizio di Enrico II come elemento della Bande de Violons del Diobono, per passare, alla morte del Re, alla corte di Caterina de’ Medici, che volle fosse il maestro di musica di due suoi figli. Integratosi perfettamente all’estero, Baldassarino francesizzò il nome e lo stile di vita, interessandosi alla vita culturale del momento e frequentando l’accademia di Baïf. Oltre che al servizio di Caterina, fu valet de chambre di Maria Stuarda, moglie di Francesco I, di Carlo IX, di Enrico III e della Regina consorte Luisa di Lorena.
Balthazar de Beaujoyeux si occupò anche di organizzare mascherate e feste alla corte dei Valois, collaborando in diverse forme. Dopo aver preso parte nel 1572 alla Défense du Paradis, l’anno successivo realizzò l’importante commissione de Le Ballet des Polonais. Ma fu nel 1581, con Le Ballet comique de la Royne, rappresentato esclusivamente da nobili amatori ad eccezione dei musicisti, che Balthazar de Beaujoyeux trasformò il balletto di corte italiano in una forma di spettacolo più matura: il ballet de cour. Nel balletto di corte italiano la drammaturgia spesso si limitava a un debole collante dei vari divertimenti, e, quando era presente in forma più elaborata, veniva fatta evolvere principalmente da canto e recitazione. Ne Le Ballet Comique de la Royne, Balthazar de Beaujoyeux impiegò come strumenti di narrazione tutte le espressioni artistiche coinvolte -letteraria, musicale, pittorica e coreutica- fondendole in modo organico e funzionale al tema trattato. Da sottolineare è lo speciale rilievo assegnato alla danza come strumento narrativo, di efficacia non inferiore alla parola recitata o cantata e alle suggestioni veicolate dal décor e dalla musica. Queste altre componenti artistiche dello spettacolo erano concepite in modo da coadiuvare la danza nel racconto. Queste sono le caratteristiche che definiscono la forma di spettacolo che prende il nome di balletto e Le Ballet Comique de la Royne le assommò a un tale grado di compiutezza da essere considerato convenzionalmente il primo vero ballet de cour e il primo esempio di balletto della storia. Il balletto ebbe anche un libretto a stampa uscito nel 1582, curato dal coreografo con stampe da Jacques Patin.
E’ opportuno ricordare nuovamente che le caratteristiche sopra dette, che definiscono il balletto, non mancarono del tutto a precedenti balletti di corte italiani (si vedano in Balletto di corte: Intermezzi il Box di testo “Il Balletto Conviviale del 1489”, il successivo e l’Approfondimento “Il Ballo d’Ercole, ecc.”) e che lo stesso Balthazar aveva cominciato ad introdurre la nuova tendenza con la commissione de Le Ballet des Polonais (si veda in Ballet de cour: Le Ballet des Polonais l’ultimo Box di testo) per portarla a livelli d’eccellenza nel 1581 con Le Ballet comique de la Royne. L'idea fu, dunque, frutto di un lungo procedimento, maturato grazie agli spunti che Balthazar seppe mutuare dalle proposte culturali offerte dalla sua nuova patria, in particolare dalle ricerche della cosiddetta Accademia del Baïf e dagli spettacoli della Commedia dell’Arte, presente in Francia dal 1571. Vediamo di che si tratta.

La Commedia dell'Arte: genesi, sviluppo e influenze sul balletto (Parte III)
Influenza della Commedia dell’Arte ([Du], p.82; [Ru], pp. 7-9, 16). All’idea di usare danza e movimento con funzione narrativa non furono di certo estranei gli spettacoli della Commedia dell'Arte in Francia: in essi un preciso racconto era sviluppato dalla mimica e dalle altre specialità dei commedianti. La Commedia dell’Arte italiana aveva acquistato grande popolarità in Francia già dal 1571, quando apparve a Parigi la compagnia di grande qualità di Zan Ganassa. Come detto, era stato Carlo IX ad invitarla nel 1571 perché contribuisse ai festeggiamenti per il suo matrimonio; in seguito la compagnia diede alcune rappresentazioni pubbliche, probabilmente all'Hotel de Bourgogne, finché queste furono vietate dal Parlamento. Ancora i Comici della compagnia di Zan Ganassa parteciparono ai festeggiamenti per il matrimonio di Margherita di Valois con Enrico di Navarra (si vedano in Ballet de cour: Le Ballet des Polonais il II e il IV box di testo). Alcune fonti ([Ru], p. 16) segnalano che, sempre nel 1571,  Luigi Gonzaga, Duca di Nevers, aveva invitato in Francia i Gelosi, che recitarono nel suo palazzo di fronte ad ospiti illustri. Tornati in Italia, a Venezia destarono l’entusiasmo di Enrico durante il suo viaggio di ritorno dalla Polonia a Parigi per essere incoronato Re, essendo mancato Carlo IX. Enrico III rimase talmente colpito che invitò i Gelosi ad esibirsi a Blois e a Parigi nel 1577 (si veda in Ballet de cour: Le Ballet Comique de la Royne, sinossi il box di testo intitolato “Enrico III e le feste a Venezia”). Si registra anche la presenza di una compagnia dallo stesso nome, i Gelosi, ma costituita dai Comici della troupe di Zan Ganassa, che non lo seguirono quando lasciò la Francia.
Fu la presenza in Francia di troupe di Comici dell’Arte a rendere evidente per Balthazar de Beaujoyeux che il movimento, la mimica e la danza potevano funzionare come linguaggio espressivo non meno efficace, almeno in molti casi, della parola recitata o cantata.
L’Accademia del Baïf e la sua influenza. Durante il regno di Carlo IX, verso il 1567, Jean-Antoine de Baif iniziò ad organizzare incontri di musicisti e di poeti con uno scopo che rivela forti tangenze con le ricerche della fiorentina Camerata de’ Bardi: rivitalizzare musica e poesia francesi, scandendo entrambe secondo le antiche metriche greche o latine. Dopo una serie di ostacoli posti dal Parlamento, dall’arcivescovo di Parigi e dalla Sorbona, nel 1571 il Re, Carlo IX, ordinò che le attività venissero strutturate nella prima Accademia francese, l’Académie de musique et de poésie, che il suo successore, Enrico III, avrebbe rinominato l’Académie du Palais.
La Camerata Fiorentina o Camerata de’ Bardi, controparte italiana dell’accademia francese e ad essa sostanzialmente coeva, mirava, invece, a recuperare la tragedia greca facendone rivivere il coro (si veda in Balletto di corte: intermezzi il Box di testo intitolato “La camerata de’ Bardi o Camerata Fiorentina”). Dai principi dell’accademia fiorentina nacque l’opera lirica, quelli dell’accademia francese favorirono l’affermazione del balletto, generi destinati a mantenersi separati, pur con molte relazioni e contaminazioni.
Da un lato il balletto di corte trovò terreno fertile di sviluppo in Francia in quanto la sua struttura, composta da divertimenti di varia natura, ben si prestava a sperimentare i principi sostenuti dalla Pléiade e dall’Académie de Musique et de Poesie. Infatti, sotto l’nfluenza del pensiero neoplatonico e dell’Accademia Platonica di Marsilio Ficino, le due associazioni videro nella danza la realizzazione della perfetta armonia tra corpo e mente e si proposero di recuperare la fusione organica di danza, poesia e musica, caratteristica del teatro ellenistico. Viceversa le ricerche dell’Académie fecero evolvere i precedenti tentativi imperfetti di enfatizzare un denominatore comune alle componenti dello spettacolo. Balthazar de Beaujoyeux, impressionato dai principi sostenuti dall'Académie, ad essi si uniformò cominciando con Le Ballet des Polonais e realizzandoli ai massimi livelli con Le Ballet Comique de la Royne.
L’estinzione dei Valois. Nel 1584 l’ultimo figlio maschio di Caterina, Francesco, già Duca d’Alencon, ora d’Anjou, erede al trono di Francia, morì di tubercolosi. Alla morte di Enrico III si sarebbe, dunque, estinta la casa dei Valois-Angoulême. Erede al trono, diventava il protestante Enrico III di Navarra, ma, dietro le insistenze del Duca di Guisa, Enrico III emise un editto per escluderlo dalla successione e sopprimere il protestantesimo. Negli anni successivi crebbe il potere del Duca di Guisa, che, nel 1588, ardì entrare in Parigi, mettendo in fuga Enrico III. Il Re si liberò del pericolo rappresentato dai Guisa e da ogni loro aspirazione alla corona facendo assassinare Enrico e il fratello, il Cardinale Luigi. Tuttavia, l’omicidio di un leader molto caro al popolo fece insorgere i parigini. Quando il Parlamento accusò il Re di un crimine feroce, Enrico III dovette fuggire da Parigi, ma si unì alle truppe di Enrico III di Navarra sperando di rientrarvi vittorioso con l’aiuto del protestante. Era il 1589, ed era imminente l’attacco che Enrico di Navarra ed Enrico III intendevano sferrare a Parigi per riconquistarla, quando il Re cadde vittima di un attentato da parte di un frate Domenicano. Prima di morire Enrico III riconobbe Enrico III di Navarra come suo successore e chiese ai suoi uomini che gli fossero fedeli.

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ID=2777
20/11/2010
Marino Palleschi e Andrea Boi leggi gli articoli di andyinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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