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articolo: I Bersaglieri, l'Unità d'Italia e un balletto


18 giugno 1836: Alessandro Ferrero della Marmora (anche Lamarmora), ottenuta l’autorizzazione di Carlo Alberto, Re di Sardegna, costituisce la prima compagnia Bersaglieri, che riunisce soldati particolarmente addestrati al tiro, con eccellenti doti fisiche e morali. L’atto costitutivo prevede, per ogni compagnia, una fanfara di 13 trombe, incluso il caporale trombettiere, con funzioni di segnali sia per la normale vita di caserma sia per l'azione bellica o l’addestramento.
1º luglio 1836: prima uscita dei Bersaglieri dalla Caserma Ceppi a Torino, dove l’Arma è sorta pochi giorni prima. La fanfara intona la prima Marcia d’Ordinanza e questo episodio segna le lontane origini di un motivo musicale, composto circa 25 anni dopo, ma ispirato proprio a queste e alle successive uscite e manovre dei Bersaglieri a passo di marcia. Il motivo musicale è destinato ad avere una popolarità senza precedenti e a diventare, per i patrioti della seconda metà dell’Ottocento, il simbolo stesso dell’Unità d’Italia, in quanto ogni sua frase musicale evoca ancora oggi e all’istante il valore del Corpo che dell’Unità è stato massimo artefice. Sarà il popolo italiano a ribattezzare affettuosamente il motivo e i Bersaglieri stessi vorranno adottare ufficialmente quel nuovo titolo. E quel nome usiamo ancora oggi per quella marcia giustamente assurta a Inno dei Bersaglieri. Come avvenne tutto ciò?

Facciamo un passo indietro e andiamo a Berlino qualche anno prima che avvenga l’Unità d’Italia. E’ il 1858 e Paolo Taglioni, figlio del celebre coreografo Filippo e fratello della grande ballerina Maria Taglioni, dopo aver creato per Berlino numerosi balletti di successo e dopo importanti esperienze come danzatore e come coreografo a Vienna, Napoli, Milano e Londra, da un paio d’anni riveste la carica di maître (all’epoca intesa come quella di primo coreografo) dell’Opera di Corte di Berlino.

Ha in mente una nuova creazione coreografica che, utilizzando i più comuni stilemi tardo-romantici, metta in scena le avventure di due grandissimi amici in mondi fantastici e magici. I due lasciano casa, amici e famiglia alla ricerca di un possibile tesoro che aiuti i loro cari a sanare i debiti. Si ritrovano nel regno degli Gnomi; condannati a morte sono salvati da una Statua del Destino, che prende vita; li aspettano un naufragio, un soggiorno nel regno sottomarino di Anfitrite e un viaggio attraverso tutta Europa per adempiere al compito assegnato loro dalla Statua del Destino: completare l'anello di cui viene consegnata loro solo la metà. Attraversano mille avventure alla ricerca della metà mancante all'anello finché comprendono che ciò che cercano è presso la famiglia che hanno lasciato. Vi fanno ritorno, compiono il loro destino completando l'anello e trovano amore e felicità.
Pezzo forte del balletto è il viaggio dei due giovanotti attraverso le più lontane Nazioni europee, che è risolto dal Taglioni mediante il lungo divertissement dei fiumi. Questo impagina diversi ballabili, ciascuno ispirato a una Nazione europea, rappresentata scenicamente dal fiume che meglio identifica lo Stato visitato dai due giovanotti ardimentosi. Si susseguono i quadri del Tamigi, della Senna, della Neva e il divertissement termina col quadro principale ambientato sulle rive della Spree, che scorre presso Berlino. La musica del balletto viene affidata al compositore Peter Ludwig Hertel e il balletto in tre atti e sei quadri va in scena al Komisches Zauberballet col titolo, in tedesco, Flik und Flok Abentauer, ossia L’Avventura di Flik e Flok: così si chiamano i due avventurosi giovanotti, che affrontano le più pericolose peripezie, uscendone indenni.

Nel 1862 il balletto viene ripreso dal Taglioni per la Scala di Milano e si festeggia il suo debutto in Italia: infatti proprio pochi mesi prima, ancora nel 1861, è stata proclamata la nascita di un nuovo Stato europeo: il Regno d'Italia. Ora bisogna ricordare che da tempo il sentimento patriottico risorgimentale è entrato nelle sale teatrali con opere liriche e balletti, che alludono o celebrano gli ideali di libertà e indipendenza dei popoli. E' ben noto che le prime opere di Verdi includono passaggi patriottici, ispirando il pubblico a sostenere il movimento risorgimentale finché il suo stesso nome viene usato come acronimo nel reclamare un’Italia unita sotto il Re Vittorio Emanuele. Nei teatri della Penisola spesso il ballo e il melodramma interpretano le tensioni politiche del momento praticando, a breve distanza di tempo fra loro, il medesimo soggetto patriottico. Ciò accade, ad esempio, a Roma con Obizzo di Malaspina del coreografo Antonio Coppini da Paolo Samengo, che nel 1848 al Teatro Apollo anticipa la Battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi in prima assoluta nel gennaio '49 all'Argentina. Entrambi i lavori celebrano la lotta dei comuni lombardi per la loro autonomia dall'Imperatore Federico Barbarossa; il balletto si concentra su Obizzo, l'uomo d'armi unitosi alla Lega Lombarda. Dunque entrambi veicolano per metafora un forte messaggio patriottico. Un ulteriore esempio dell'uso politico del teatro è riportato da Nadia Scafidi:

"Il 7 giugno 1859 le truppe franco-savoiarde, reduci dalla vittoria contro l'Austria, entravano a Milano sollevando un fortissimo entusiasmo patriottico che raggiunse l'acme la sera del 14 giugno alla Scala, quando il sipario si sollevò alla presenza di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. In cartello erano previste alcune famose pagine de I Lombardi alla prima crociata di Verdi, di chiara valenza patriottica, e il ballo Ridolfo di Borri, che fu replicato sino al 5 luglio. [...] Nel 1861, decaduto lo stato di guerra, la borghesia, che era stata la principale artefice del processo risorgimentale, volle ufficializzare la propria ascesa sociale e politica e, ancora una volta, il Teatro fu identificato come il più efficace strumento pubblicitario." (Nadia Scafidi, [S] p. 46).

La borghesia riesce a entrare a teatro, con facilità analoga a quella un tempo riservata alla nobiltà, e tutti attendono la comparsa sulla scena di proposte che, in linea con le aspirazioni del momento, celebrino quel "sacro senso della patria" che era diventato il principale valore borghese nell'Italia post-risorgimentale (Nadia Scafidi, [S] p. 46). Ed è il Taglioni a farsi interprete di questi sentimenti: vuole che il balletto Le Avventure di Flik e Flok, ora col titolo in italiano, abbia alla Scala una nuova versione che celebri il Risorgimento, l’Unità d’Italia e che renda omaggio al ruolo giocato dalle armate piemontesi nel darci la Nazione. Allo scopo opera tagli e integrazioni nella versione per Berlino, altera alcune scene per alludere ai diffusi sentimenti patriottici. Assesta un colpo da maestro quando sposta l’ultimo quadro nel divertissement dei fiumi, quello relativo a Berlino e la Spree, e conclude il divertissement con uno creato ad hoc: la laguna di Venezia e, sullo sfondo, piazza San Marco. In scena, in una frenetica coreografia, sfrecciano a passo di carica tutte le alunne della Scuola di Danza della Scala, giovani ballerinette in tutu, ma, sopra, indossano la giubba da bersagliere e il cappello piumato per ragioni mimetiche e, soprattutto, per garantire l’ombra all’occhio destro, necessario per prendere la mira. Le ballerine-bersagliere danzano un rapidissimo galop-manovra composto da Hertel. La musica sottolinea l'idea del Taglioni, perché Hertel la crea ispirandosi all'immagine e al clima creato dai Bersaglieri durante le loro uscite dalla Caserma Ceppi e durante le manovre al suono della loro proverbiale fanfara e, inglobando qualche frase musicale della loro tradizione, crea un magnifico galop dal ritmo irresistibile.

Questo quadro al pubblico odierno può forse sembrare solo un’allusione affettuosa, magari un po’ ingenua, ma, nelle intenzioni del Taglioni, per metafora si carica di numerosi sottili messaggi patriottici, forse oggi di comprensione non immediata, ma di chiara e facile interpretazione per il pubblico dell’epoca. Innanzi tutto è un palese omaggio al Corpo artefice e simbolo dell’Unità d’Italia, ma, sotto il profilo storico, ha un significato preciso. Le integrazioni del Taglioni rendono Flik e Flok il punto di svolta del ballo italiano di matrice risorgimentale: prima i balli a tema patriottico si ispiravano ad eroi rivoluzionari, mentre Flik e Flok è il primo spettacolo teatrale che, affidando la scena alle ballerine-bersagliere, implicitamente, porta in primo piano la figura del Re e la Nazione (Claudia Celi e Andrea Toschi in [CT]). Inoltre sintetiche, ma preziose osservazioni nella monografia dedicata alla collezione Sowell ([CSSFV], p. 196) sottolineano che il nuovo quadro nel divertissement dei fiumi ribadisce il fatto che l'Italia, pur soltanto neonata, finalmente può a buon diritto essere annoverata tra gli Stati europei. Di più: l'Italia è rappresentata alludendo all’Arma che l'ha creata e ambientando il quadro in Venezia, città che, da un lato è uno dei simboli dell’Italia, ma al momento è ancora sotto il dominio austriaco. La marcia delle ballerine-bersagliere di fronte a piazza San Marco è un palese, pressante invito ai Bersaglieri a perfezionare l’opera, liberare anche Venezia e, con essa, le città ancora in mano allo straniero. Inutile dire che la sera del 13 febbraio 1862 l’esplosione entusiastica del pubblico fa tremare dalle fondamenta la sala del Piermarini (per un'analisi dettagliata del ruolo giocato dal balletto in ambito risorgimentale si vedano Claudia Celi e Andrea Toschi in [CT]).

Il successo di quel quadro e della sua musica è enorme: il balletto ha 72 repliche, la Scala lo ripropone nel 1864; è allusivamente ripreso nel 1865 come auspicio rivolto all'imminente terza guerra d'Indipendenza, che, nonostante la sconfitta della flotta italiana, si concluderà rispondendo all'invito del Taglioni con l'annessione del Veneto. Il 19 ottobre 1866 le truppe austriache lasciano Venezia; il 31 dello stesso mese riapre il Gran Teatro La Fenice; non passano nemmeno tre mesi che, nella stagione carnevale-quaresima 1867, va in scena il ballo Le avventure di Flik e Flok e il 28 febbraio il pubblico inneggia al Principe Amedeo e a Garibaldi, presenti in sala. E, ancora, il lavoro del Taglioni viene riproposto al Teatro Argentina di Roma nel 1870 per celebrare la presa di Porta Pia a un solo mese dalla caduta di Roma papalina. L'anno successivo il balletto raggiunge Napoli e il Teatro San Carlo. L’entusiasmo del pubblico patriota si rinnova a tutte le riprese del balletto; il potere trascinante del quadro con le ballerine-bersagliere e la presa sul pubblico dell'ormai celeberrima marcia sono tali che gli impresari estrapolano il pezzo dal balletto per includerlo in altre produzioni teatrali. Ad esempio l'impresario romano Vincenzo Jacovacci lo inserisce in Bianca di Nevers, il primo successo di Marenco, che ha debuttato a Firenze nel 1870.

La diffusa notorietà del quadro è confermata dai riferimenti che ne fanno persino i giornali satirici e dalle parodie disseminate negli spettacoli di varietà. La creazione del Taglioni nella versione milanese inaugura la formula del "Ballo Grande all'Italiana", che avrà uno dei suoi più fortunati esempi con il Ballo Excelsior. Coreografato da Luigi Manzotti su musica di Romualdo Marenco, debutta al Teatro alla Scala l'11 gennaio 1881. Marenco replica il successo di Taglioni mutuando l'idea di tributare un omaggio al corpo dei Bersaglieri: chiude il suo Excelsior con una parata di tutte le Nazioni, ciascuna rappresentata da ballerine nella divisa dell'Arma più significativa dello Stato che incarnano e, per l'Italia, marciano ancora ballerine-bersagliere.
Intanto prosegue la fortuna del balletto Le avventure di Flik e Flok, ripreso alla Scala nel 1883, sempre su soggetto del Taglioni, ma con coreografia di José Mendez. Vengono riproposti i numeri usuali su musica di Hertel: Allemanda, Gran ballabile degli Gnomi, Balletto delle Nereidi, La Sprea, Il Tamigi, La Senna, La Neva, La laguna veneta, Le palpitazioni e, per l'occasione, interviene Romualdo Marenco, che fornisce la musica per tre nuovi numeri: Valzer e Galop dei Tritoni, Scena e ballabile degli italiani, Galop dei Jockey (1).
La marcia di Hertel che accompagna il quadro La Laguna di Venezia è ormai così famosa che il popolo la canta per le strade adattando parole sempre diverse, ad esempio quelle che ricordano il ferimento di Garibaldi, fermato all’Aspromonte dai Bersaglieri del 25° battaglione. Poi nel 1886 la partitura di Hertel è arrangiata dal maestro Cuconato sui noti versi del poeta Gastaldi. Ed è così che le note di Hertel vengono accolte dal corpo dei Bersaglieri e restano nella loro tradizione per diventare l'inno del Corpo. Per molto tempo gli annunci di una recita del Gran ballo fantastico Flik e Flok precisano che il quadro “La Laguna di Venezia” è con la "Fanfara dei bersaglieri" testo di G.Gastaldi: "Quando passano per via gli animosi bersaglieri". Per le strade, quando si canticchia quel motivo, ci si riferisce al quadro e alla musica chiamandoli il Flik Flok, usando per semplicità i nomi dei due avventurosi protagonisti per identificare il pezzo. E', dunque, l'immaginario popolare post-risorgimentale che ribattezza la marcia Flik Flok, a volte scritto anche Flick Flock. Gli stessi Bersaglieri inglobano, nel titolo ufficiale, il nome Flik Flok dato dal popolo alla musica ispirata alle loro prime marce, a memoria del fatto che la felice scelta del Taglioni e l’entusiasmo del popolo avevano fatto di quel motivo un emblema dell’Unità d’Italia, di cui erano stati protagonisti.


(1) A proposito dell'intervento di Marenco nella ripresa scaligera di Flik e Flok del 1883, ringrazio l'attento lettore per la sua cortese segnalazione, che mi ha consentito di correggere una svista.

Bibliografia

[CT] Claudia Celi e Andrea Toschi, Alla Ricerca dell'anello mancante: «Flik e Flok» e l'Unità d'Italia, Chorégraphie, 1, n. 2 (Autumn 1993), pp. 59-72
[S] Roberta Albano, Nadia Scafidi, Rita Zambon, La Danza in Italia dal XVIII secolo ai nostri giorni. La Scala - La Fenice - Il San Carlo, Gremese editore, 1998
[CSSFV] M. U. Sowell, D. H. Sowell, F. Falcone, P. Veroli, Il Balletto Romantico, Tesori della Collezione Sowell, L'Epos, 2007

Le immagini si riferiscono al balletto Flik e Flok di Paolo Taglioni
- Il quadro La Laguna di Venezia a chiusura del divertissement dei fiumi, versione per la Scala 1862
- Frontespizio del libretto per la versione Scala
- Elisa Casati come donna russa nel quadro della Neva, versione per Berlino
- Una locandina del balletto in seconda versione
- Minna Kitzing e Anna Stelling come marinai nel quadro del Tamigi, versione per Berlino


ID=2812
16/5/2011
Marino Palleschi leggi gli articoli di marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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