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scenografi e costumisti: Laurencin


Marie Mélanie Laurencin, Parigi 31 Ottobre 1883 - Parigi, 8 Giugno 1956


Pittrice e incisore francese, indissolubilmente legata alle avanguardie parigine dei primi decenni del ‘900, Marie Laurencin ha un inizio artistico che rivela somiglianze con le prime sperimentazioni cubiste, influenzato dalla frequentazione degli amici Bracque, Picasso e di altri artisti d’avanguardia. Successivamente sviluppa una pittura da cavalletto dalla composizione ariosa e dalle forme assai semplici, di fattura delicata, basata su una palette di colori pallidi, fluidi e soavi. Soggetti preferiti sono modelle longilinee, dalle forme allungate, ritratte in pose aggraziate. La sua attività artistica non si limita a dipinti di figura, ma spazia dalla ritrattistica all'illustrazione di racconti e raccolte poetiche, dai bozzetti per scene e costumi teatrali all'incisione e alla grafica in genere.

Nasce a Parigi, al di fuori del matrimonio, senza poter conoscere neppure l’identità del padre, un revisore delle imposte, sino al compimento dei 22 anni. Cresciuta dalla madre, una modesta sarta, inizia gli studi presso il liceo Lamartine e, a 18 anni, si dedica allo studio della pittura su porcellana presso la fabbrica di Sèvres. Tornata a Parigi, studia disegno, pittura di fiori e, nel 1903, a vent’anni, entra nell’Accademia Humbert, dove ha per compagni di studi Georges Lepape, Francis Picabia e Georges Braque. Ben presto la Laurencin muta i suoi interessi in quelli per la pittura a olio, a seguito dei suggerimenti dell’amico Braque, che le fa conoscere Pablo Picasso e tutto il gruppo di pittori, poeti, musicisti che frequentano il Bateau-Lavoir, l'immobile di Montmartre estremamente spartano, privo dei servizi essenziali, in cui abitano artisti del '900 destinati alla celebrità e hanno casa Picasso e il poeta Max Jacob. Nel 1907 espone al Salon des Indépendants e, lo stesso anno, Picasso ha l’occasione di farle conoscere il poeta e critico Wilhem de Kostrowitsky, alias Guillaume Apollinaire, col quale la Laurencin intraprende una intensa e tempestosa relazione, durata sino a tutto il 1912. La pittrice è identificata alla Musa ispiratrice di Apollinaire, che, di rimando, promuove la sua pittura sulla stampa e la spinge a sperimentare mezzi espressivi sempre nuovi. Grazie a Picasso e ad Apollinaire, la pittrice continua a frequentare il Bateau-Lavoir e fin dai primi anni del ‘900 diventa una figura di spicco nel circolo che si raccoglie attorno a Picasso. Qui stringe numerosissime amicizie, che includono quelle con Fernande Olivier, Max Jacob, Maurice Cremnitz, Gertrude Stein, André Derain, Juan Gris e conosce Henri Rousseau al banchetto offerto in suo onore da Picasso nel 1908.

Vive a stretto contatto con i maggiori esponenti delle avanguardie parigine, partecipa attivamente alle loro discussioni teoriche sull'arte e su quelle sperimentazioni che condurranno al cubismo. Sebbene Apollinaire la definisca un'artista cubista e sebbene la sua prima maniera di dipingere sia a volte detta cubista dal soprannome datole "la Dame du cubisme", tale definizione non è del tutto propria, anche se i suoi primi dipinti denunciano chiaramente l'influenza delle discussioni con gli amici avanguardisti. Ma le tangenze col cubismo -si vedrà- sono relativamente limitate e non matureranno in uno stile propriamente cubista. Nel 1908 la Laurencin effettua la sua prima vendita: è Gertrude Stein, scrittrice americana e raffinata collezionista, ad acquistare il dipinto Gruppo d’Artisti, dove la pittrice ha ritratto se stessa accanto ad Apollinaire, a Picasso e alla di lui amante, Fernande Olivier. L’anno successivo crea, come regalo per Apollinaire, Apollinaire e i suoi amici, una versione del soggetto precedente arricchita dei ritratti dei poeti Marguerite Gillot, Maurice Cremnitz, della Stein stessa e di altri amici. Entrambi i dipinti rivelano l’influenza dei lavori proto-cubisti di Picasso e di Braque, evidente nelle ampie campiture piatte di colore, nella ridotta profondità della composizione e nei riferimenti all’arte primitiva. E’ sostanzialmente nei primi anni del '900 che il suo stile pittorico rivela legami con le sperimentazioni cubiste, ma l'influenza cubista, dopo essere tornata a farsi sentire per qualche tempo, scomparirà definitivamente dopo il primo conflitto mondiale.

Dietro l'incoraggiamento di Apollinaire, l’artista pubblica Hier e Présent, due dei suoi lavori in versi, che appaiono sulla rivista di poesia Les Marges sotto lo pseudonimo Louise Lalanne. I due amanti posano per il dipinto di Henri Rousseau La Muse inspirant le poète. Torna ad esporre al Salon des Indépendants nel 1910 e l’anno successivo, nel 1911, espone assieme ai colleghi Cubisti nella Gallery 41 al Salon des Indépendants, presentando il Ritratto di Mme Fernande X e giovani fanciulle. Nel 1912 espone alla Galerie Boëtie, affiancata da Fernand Leger, Marcel Duchamp, Raymond Duchamp-Villon, Juan Gris, Francis Picabia, Robert Delaunay; lo stesso anno la Galerie Barbazanges presenta una personale della Laurencin e di Robert Delaunay. Collabora con Duchamp-Villon e André Mare alla Maison Cubiste, un esperimento di interior design, che propone un’intera abitazione disegnata in modo unitario sin nei minimi elementi.

La fine del 1912 e l’inizio dell’anno successivo sono un periodo particolarmente difficile dovuto alla rottura col compagno Apollinaire, che determina il termine del periodo d’ispirazione cubista, e la perdita della madre. Tuttavia la Laurencin riesce ad ottenere un contratto col mercante d’arte Paul Rosenberg e il loro sodalizio è destinato a durare fino al 1940. In questo periodo escono poemi e scritti di Apollinaire che fanno riferimento alla pittrice. Lo scrittore sembra non aver compreso che l’abbandono della Laurencin è una decisione seria e definitiva e se ne convince solo quando la donna, nel Giugno del 1914, sposa il Barone tedesco Otto von Wätjen, incontrato l'anno precedente. Col matrimonio la pittrice perde la cittadinanza francese e, allo scoppio del primo conflitto mondiale, non può restare in Francia: la coppia si rifugia in Spagna, vivendo a Madrid, poi a Malaga e a Barcellona. In questo periodo inizia a scrivere alcune poesie, in cui racconta della sua giovinezza e degli anni al Bateau-Lavoir; le riunirà in seguito ne Le Carnet de Nuits. A Madrid è a stretto contatto con Sonia e Robert Delaunay, conosciuti tramite il vecchio amico Francis Picabia, per la cui rivista d’arte Dada 391 scrive alcune poesie nel 1917. L’anno successivo la raggiunge la notizia della morte di Apollinaire, vittima dell'epidemia di Spagnola, lasciandola sconvolta. Successivamente la coppia, in crisi anche per i problemi di alcool del marito, si trasferisce per breve tempo in Germania a Düsseldorf.

Solo con la firma del Trattato di Versailles, che dichiara ufficialmente concluse le ostilità, la Laurencin ha di nuovo il diritto di tornare in patria. La coppia torna a Parigi nel 1920 e, poco dopo, La Laurencin divorzia dal marito. A Parigi l’attende un periodo fortunato di intensa creatività artistica, sponsorizzata dal suo mercante d’arte Paul Rosenberg. E’ in questo lasso di tempo che stringe profondi legami d’amicizia con scrittori e poeti, dei quali illustra i lavori. La sua carriera di illustratrice di libri era iniziata nel 1919 come favore per l’amica Louise Faure-Favier, che desiderava corredare di immagini il suo nuovo libro Les Choses qui seront vieille. L’esperienza le apre nuovi orizzonti ed è l’inizio di una nuova avventura artistica per la Laurencin, che finirà per illustrare oltre 80 libri di celebri scrittori. Oltre a creare illustrazioni per lavori di Max Jacob, Jean Cocteau, Somerset Maugham, la Laurencin si occuperà de La Tentative Amoureuse di André Gide, di Alice in Wonderland di Lewis Carroll nel 1930, di Garden Party di Katherine Mansfield nel 1939 e delle Fêtes galantes di Paul Verlaine nel 1944.

Con i primi anni ’20, la Laurencin sviluppa una nuova palette di colori, che riflette un’abitudine alla riflessione e un mondo interiore intriso di lirismo, appena venato di ambiguità sessuale: pallidi blu, rosa sfumati e verdi teneri contro sfondi grigi con tocchi di nero. Ben presto arriva al suo stile maturo caratterizzato da soggetti pensosi dagli occhi di un nero profondo, interpretati anche con disegni e acquarelli oltre che con dipinti ad olio. Sono figure femminili allungate, con lo sguardo perso nel vuoto in ambienti esterni del tutto indefiniti, sovente in compagnia di un cagnolino o di altri animali. Chiaro esempio del nuovo stile è il dipinto Femmes au chien dei primi anni ’20.
E’ verosimile che Diaghilev abbia visitato la sua personale organizzata nel 1921 presso la galleria Rosemberg di Parigi e abbia trovato la vaga ambigutà del nuovo stile della pittrice particolarmente adatto per il clima di un balletto cui stava pensando. Ma è solo nel 1923 che l’impresario commissiona alla pittrice scena e costumi per una nuova creazione: Les Biches, su libretto di Jean Cocteau, coreografia di Bronislava Nijinska e musica di Francis Poulenc. Capolavoro dei Ballets Russes di Diaghilev, il balletto è presentato nel gennaio del 1924 al Teatro del Casinò di Monte Carlo per la direzione di Ernest Ansermet e, poco dopo, al Théâtre Champs-Elysées a Parigi, dove è accolto con grande successo.

Il fascino malinconico della creazione è in larga misura dovuto ai disegni della Laurencin. Sono opere magnifiche, ma così generiche come bozzetti e figurini teatrali da creare seri problemi ai realizzatori: il Principe Schervashidze, incaricato di dipingere la scena e il delizioso sipario, tratto da un dipinto della pittrice del 1923, e la costumista, Vera Soudekine (Schouvaloff, [S], pag. 243). In corso d’opera, la stessa Laurencin sovraintende ai lavori, spesso accompagnata da Misia Sert; insoddisfatta del lavoro, cambia molti dettagli e interviene sui costumi non riconoscendo nelle realizzazioni quanto indicavano i figurini; ma, nuovamente delusa dall’esito, ritorna alla sua proposta iniziale (Kochno [K], pag. 207). Grazie alla pazienza dei due realizzatori, alla fine il lavoro è superbo: il sipario con cavalli, cerbiatte e fanciulle in varie sfumature di blu e grigio con macche rosa si alza rivelando un interno ultra moderno tanto signorile ed elegante quanto semplice e lineare: un’enorme finestra drappeggiata in blu rosato sovrasta un sofà blu-lavanda e si staglia contro pareti grigio pallido (Beaumont [B], pag. 245).
La musica trae spunto dall’idillio pastorale dipinto nel quadro di Watteau Le Parc aux Biches e, per richiesta di Diaghilev, da Les Sylphides di Alexander Glazunov. Una signora elegante e non più giovane, l’Hostesse, intrattiene i suoi ospiti nel salone sontuoso: tre ragazzi sembrano più interessati ai loro muscoli che alle presenze femminili; uno solo finisce col rivolgersi a una giovane: è un’ambigua ragazza androgina vestita di blu, La Dame en Bleu; due ragazze in grigio e tre altre giovani con lunghi pennacchi in testa e delle sigarette con il bocchino si divertono tra loro. La trama è ridotta a ricreare un’atmosfera sensuale e ambigua mediante vaghi cenni alle trasgressioni amorose dei tre ragazzi e alle intimità erotiche delle ragazze: ne viene una parodia dell’idillio settecentesco e, al contempo, la cronaca dello stile di vita dei giovani borghesi degli anni ’20.
Mentre lavora per Diaghilev, la Laurencin ha occasione di stare a contatto con Coco Chanel, anch’essa ingaggiata dall’impresario, che le ha commissionato i costumi de Le Train bleu. La pittrice si è appena creata una discreta popolarità come ritrattista col ritratto della Baronessa Gourgand con una mantiglia nera e la grande stilista coglie l’occasione per commissionarle il suo ritratto. Non lo apprezzerà per nulla e lo rifiuterà. Ma la Laurencin diventa comunque ritrattista ufficiale dell’alta società parigina degli anni ’20 e ’30 e alterna questa attività a ulteriori creazioni per il teatro.

Le commissioni teatrali arrivano numerose a seguito del grande successo di Les Biches, rinnovatosi nei tre anni dopo il debutto a Monte Carlo, Londra e Berlino. Due sono i maggiori pregi delle sue creazioni per il teatro: la grande libertà di movimento permessa dai costumi di lei disegnati e l’abilità di creare un ambiente e una convincente illusione mantenendo al minimo gli effetti necessari. Sempre nel 1924 crea scene e costumi per il divertissement in un atto di Léonide Massine Les Roses, sulla Valse des Roses, musica di Oliver Métra, orchestrata dai un ventitreenne Henri Saguet. Il balletto è presentato al Théâtre de la Cigale nell’ambito delle Soirées del Paris del conte Etienne de Beaumont.

L'attività artistica della Laurencin nel primo dopoguerra è variata e multiforme. Grande è il successo del gruppo di pitture col quale contribuisce alla realizzazione degli interni dell’Ambasciata Francese (precisamente per il boudoir di Madame Ambassador) presso l'Exposition internationale des Arts décoratifs et industriels modernes, che si tiene a Parigi nel 1925. Questa segna l’apogeo dell’Art Déco, termine nato proprio in questa occasione, ma lascia spazio anche alle idee moderniste dell’avanguardia internazionale coi padiglioni dell’URSS e di Le Corbousier. Lo stesso anno l’artista decide di prendersi cura di Suzanne Moreau, la figlia di una sua cameriera, che adotterà ufficialmente nel 1954. Nel 1927 disegna costumi e décor per il balletto L’Eventail de Jeanne e, l’anno successivo, si occupa del revival alla Comédie Française di Á Quoi rêvent les jeunes filles?, una commedia di Alfred de Musset.
Per tutti gli anni ’30 il suo stile rimane invariato: la sua continua ad essere una pittura di figura, raramente maschile, e del tutto occasionali sono i paesaggi e le composizioni floreali. Dal 1932 al ’35 insegna all’Accademia artistica Villa Malakoff di Parigi. Nel 1937 Marie Laurencin, raggiunta un'indiscussa fama internazionale grazie a numerose esposizioni all'estero, è insignita Chevalier de la Légion d'Honneur e lo Stato francese le commissiona Les Fêtes de la Danse, una litografia per il Cabinet des Estampes del Louvre e, per il Museo d'Arte Moderna, acquista La Répétition. In questi anni continua il sodalizio col mercante Rosemberg che promuove i suoi dipinti a Parigi e nella galleria successivamente aperta a Londra. Nel 1940 si interrompe il loro rapporto quando Rosenberg è costretto a lasciare l’Europa per le crescenti ondate di anti-semitismo. Nel 1942 la pittrice pubblica Le Carnet des Nuits, ricordi e poesie della sua giovinezza di cui si è detto.

Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale cessano le commissioni, ma la Laurencin riesce a restare a Parigi in condizioni economiche discrete, anche se nel 1944 i tedeschi le requisiscono l’appartamento: riuscirà a tornarvi soltanto nel 1953. Al termine del conflitto nel 1945, a 62 anni riprende esattamente dal punto in cui la guerra aveva interrotto il suo lavoro: crea il décor per Le Déjeuner sur l’herbe, una creazone di un giovanissimo Roland Petit per il Théâtre des Champs-Elysées. Seguono La Belle au Bois Dormant nel 1946 per i Ballets de Monte-Carlo, Dominique Dominique nel 1951 per Roland Petit e Les Ballets des Champs-Elysées, Un jour d'été per l'Opéra Comique. Le quotazioni delle sue tele, che si erano ridotte con l’approssimarsi della guerra, negli ultimi anni ’40 subiscono un’impennata: non solo gli oli su tela, ma anche la sua opera grafica e incisoria è assai richiesta. Va però aggiunto che gli anni ’40 segnano l’indebolirsi del controllo su forme e colori, che tendono a diventare più brillanti. Soltanto tre anni dopo essere rientrata nel suo appartamento, vi muore stroncata da un improvviso attacco cardiaco. Per sua volontà riposa nel cimitero Père Lachaise in un abito bianco con una rosa in mano e le lettere di Apollinaire sul cuore.

BIBLIOGRAFIA

[B] Cyril W. Beaumont, The Diaghilev Ballet in London, Putnam, 1940
[K] Boris Kochno, Diaghilev et les Ballets Russes, Fayard, 1973
[S] Alexander Schouvaloff, The Art of Ballets Russes, Yale Univ. Press, 1997

Nelle immagini opere di Marie Laurencin
- Autoritratto, 1906
- Gruppo di Artisti, 1908: Guillaume Apollinaire al centro; Picasso a sinistra col suo cagnolino; la stessa Laurencin a destra e in alto a sinistra l’amante di Picasso, Fernande Olivier.
- Apollinaire e i suoi amici, 1909
- Femmes au Chien, circa 1923
- Les Biches, 1923, Dipinto usato dal Principe Schervaschidze come modello per realizzare il siparietto del balletto Les Biches
- Ritratto di Coco Chanel










ID=2965
4/9/2012
Marino Palleschi leggi gli articoli di marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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