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coreografi: Didelot


Charles-Louis Didelot, Stoccolma 1767 – Kiev 1837

Ballerino, coreografo e insegnante francese, nacque a Stoccolma dove il padre era primo ballerino presso il Teatro Reale. Il re, compiaciuto dei progressi nello studio della danza del piccolo Didelot, volle mandarlo a Parigi perché fosse seguito da Dauberval. Questi, però, lasciò ben presto Parigi e Didelot passò ad altri maestri. Più tardi studiò con Noverre e Augusto Vestris.

All’Opéra fu spesso partner della Guimard, a partire dalla sua prima apparizione in quel teatro e per parecchi anni ebbe un contratto presso i teatri londinesi anche come coreografo. Qui al King’s Theatre produsse nel 1796 il suo capolavoro: Flore et Zéphire.

Trascorse il decennio 1801-1811 al Teatro Imperiale di San Pietroburgo come primo ballerino, coreografo e maître de ballet. Durante questo primo soggiorno contribuì in modo sostanziale allo sviluppo di un balletto nazionale e riformò radicalmente il metodo d’insegnamento, tra l’altro favorendo la formazione delle ballerine contrariamente alla precedente tradizione che dava maggior rilievo alla danza maschile.

Tornò prima a Londra, dove, nei successivi cinque anni, produsse altri balletti, e poi a Parigi per riprendere le sue creazioni. Tuttavia in Francia trovò un ambiente di lavoro a lui ostile, in quanto dominato dai sostenitori delle coreografie di Gardel, e, nonostante l’ammirazione espressagli da Luigi XVIII quando finalmente riuscì a proporre la sua Flora et Zéphire anche all’Opéra, preferì fare ritorno a San Pietrobugo nel 1816. Qui proseguì la carriera di coreografo, allestì una tra le prime Fille Mal-Gardée russa nella versione di Dauberval e mise a punto la riforma precedentemente iniziata.

Gli si attribuisce l’invenzione della calzamaglia color carne, che usò egli stesso in Ariane et Bacchus all’Opéra entrando in scena apparentemente coperto soltanto da una pelle di tigre gettata su una spalla e un serto di pampini.

Le sue creazioni contengono i germi dello stile romantico. In alcuni balletti compaiono streghe, silfidi, esseri soprannaturali, però in ruoli soltanto di contorno di spiriti protettori. A volte scelse temi e ambientazioni esotici (Cina e Perù), che arricchì introducendo danze folkloristiche.

Per alcuni ruoli da lui concepiti, come quello di Flora in Flore et Zéphire, è di rilievo una danza aerea, il che suggerirà alle interpreti dei suoi balletti l’utilizzo della tecnica delle punte, all’epoca ancora in fase sperimentale. Proprio l’esigenza di grande leggerezza insita nelle sue creazioni inizia a mostrare le possibilità espressive della tecnica della punte, che, sino ad allora, era stata usata come puro espediente virtuosistico.

Questo stile aereo era in linea con il vasto impiego da parte di Didelot di macchine sceniche sempre più complesse con le quali faceva alzare in aria i ballerini, legati a sottili fili d’acciaio, creando l’illusione del volo. Nel corso di tutta la sua carriera di coreografo, Didelot si ingegnò di perfezionare questo artificio, che avrebbe avuto grande seguito nel balletto romantico. Di tutto ciò è emblematico il suo balletto più celebre:

-Flore et Zéphire, King’s Theatre di Londra 1796, mus. C. Bossi
-Cupid et Psyche, Hermitage 1811, mus. C. Cavos, dove Venere entrava su un carro aereo alzato da 50 colombe
-Hensi et Tao, San Pietroburgo1819, di ambientazione cinese
-Cora et Alonso, ambientato in Perù
-Alceste, San Pietroburgo 1821, dove i demoni volavano fin sopra le luci della ribalta agitando le fiaccole verso i palchi più vicini
-Il Prigioniero del Caucaso, San Pietroburgo 1823, mus. C. Cavos ispirato a Puskin, comprendeva danze circasse
-Phaedra et Hippolytus, San Pietroburgo 1825, ispirato alla Phédre di Racine

nella foto: Didelot, la moglie Rose (a sinistra) e M.lle Parisot (a destra) in Alonso e Cora al King’s Theatre di Londra


ID=361
2/4/2005
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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