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coreografi: Viganò


Salvatore Viganò, Napoli 1769 – Milano 1821

Il napoletano Salvatore Viganò nacque in una famiglia di danzatori, che lo avviò ben presto alla professione, facendolo debuttare giovanissimo a Roma in un ruolo en travesti. Completata una preparazione musicale approfondita sotto la guida dello zio, il compositore Luigi Boccherini, si recò a Madrid per esibirsi in una serie di spettacoli in occasione dell’incoronazione di Carlo IV.

In Spagna strinse un’importante amicizia con Jean Dauberval, grande sostenitore della riforma di Jean Georges Noverre, del quale era stato allievo. Grazie al suo nuovo amico, Viganò venne a contatto col ballet d’action e apprese i principi del riformatore, che avrebbe applicato nel lavoro coreutico a venire. Egli avrebbe portato il ballet d’action ai più alti vertici espressivi e ne avrebbe ideato una particolare forma, il coreodramma, che, rispetto a quella francese, privilegiava mimo e azione.

In linea con gli insegnamenti di Noverre, il coreodramma era basato sulla pantomima, però “danzata”, “sulla musica”, ritmata secondo la battuta musicale, il che consentiva di passare senza soluzione di continuità dalle forme mimate ai momenti di danza. Viganò costruì dei veri e propri ruoli, sia pur minori, da affidare a solisti, caratterizzò in modi differenti i singoli elementi del corpo di ballo, che, per la prima volta, cessò di essere ridotto a puro riempitivo del palcoscenico. Escludendo la lunghezza oggi improponibile dei singoli atti, la forma messa a punto da Viganò è abbastanza simile a un balletto narrativo del 900.

Mentre faceva il suo apprendistato coreografico con Dauberval, si esibì con la compagnia del maestro e in queste occasioni conobbe la bellissima ballerina spagnola Maria Medina, che sposò ben presto e con la quale cominciò a esibirsi in coppia.

Dopo la rivoluzione francese tornò in Italia, a Venezia produsse il primo balletto e si recò in tournée con la moglie in parecchie capitali europee, per presentare creazioni coreografiche del padre Onorato. A Vienna il pubblico maschile fu sedotto dal fascino della Medina, che si esibiva in costumi trasparenti e molto generosi, e la coppia riscosse un così grande successo che Salvatore rimase in quella città due anni, dal 1793 al 1795, proponendo anche sue coreografie. Dopo un’ulteriore tournée in Europa, il loro matrimonio venne a una rottura nel 1799 e subito dopo Viganò tornò a Vienna, per rimanervi quattro anni. Si impose come coreografo proprio all’Opera di Vienna, dove produsse nel 1801 Le Creature di Prometeo su musica espressamente composta per lui dal suo grande estimatore Ludwig van Beethoven.


Tornato in Italia nel 1804, al Carcano di Milano mise in scena il Coriolano, tratto da Shakespeare e a Venezia Gli Strelizzi. Dal 1813 fino alla morte prematura Viganò fu maitre de ballet a La Scala di Milano, succedendo a Gaetano Gioja e trasformandola in un centro di danza di fama internazionale.

Qui creò i suoi più celebri coreodrammi, tanto apprezzati da Stendhal e da Rossini. Tra questi va citato il famosissimo Prometeo, nominato anche dal Porta, una versione ampliata de Le Creature di Prometeo. La nuova proposta rispondeva maggiormente allo stile di Viganò basato su imponenti effetti di massa. Come era sua abitudine, anche per il Prometeo assortì in modo felice le musiche di importanti compositori (Haydn, Mozart, Rossini), mescolandole a parte di quelle originariie di Beethoven e a composizioni sue.

Con Otello, La Vestale e I Titani, Viganò perfezionarà il coreodramma riducendo al minimo assoli e passi a due e affidando l'azione drammatica alle masse mediante una pantomima, come si è detto, "sulla musica": i singoli danzatori riproducevano movimenti fra loro diversi, che, nell'insieme, si completavano esprimendo un sentimento unitario.

Alla Scala di Milano potè affidare i suoi ruoli alla celebre Antonia Pallerini e avvalersi della collaborazione del grande scenografo Salvatore Sanquirico; i fortunatissimi bozzetti del pittore, ampiamente diffusi con riproduzioni all’acquaforte, spesso colorate a mano, rappresentano, oltre agli elementi scenici, i personaggi principali e le grandi masse di contorno disposti, secondo le invenzioni di Viganò, entro spettacolari architetture neoclassiche, a volte anche neogotiche. Dettagliatissime informazioni sul suo repertorio si trovano nei Commentarii della vita e delle opere coreodrammatiche di Salvatore Viganò... di Carlo Ritorni, Milano Guglielmini e Redaelli (1838).

-Raoul Vienna 1793
-Le Creature di Prometeo Vienna 1801, mus. Beethoven
-I giuochi istmici Vienna 1803, mus Weigl 1803
-Coriolano Milano 1804, mus. Weigl
-Gli Strelizzi Venezia 1809, (sulla congiura contro Pietro I)
-Il Prometeo Scala di Milano 1813, i 2 atti delle Creature aumentarono a 6, il mito del titano che con un fulmine sottratto al cielo dà vita alle creature da lui plasmate in creta fu ampliato col castigo e il perdono e la musica di Beethoven utilizzata a Vienna fu integrata con pezzi di Mozart, Haydn e suoi
-Numa Pompilio Scala di Milano 1815
-Mirra Scala di Milano 1817
-Otello Scala di Milano 1818
-Dedalo Scala di Milano 1818
-La Vestale Scala di Milano 1818
-I Titani Scala di Milano 1819, mus. in larga misura di Rossini
-Didone Scala di Milano 1821, mus. G. Aiblynger

nelle foto: Ritratto di Salvatore Viganò, acquaforte, ed. Ricordi
Salvatore Sanquirico, bozzetto per il Gran Ballo in Palazzo Ducale in Otello


ID=364
4/4/2005
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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