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coreografi: Saint-Léon


Arthur Saint-Léon, Parigi 1821 – 1870

Ballerino, coreografo e maître de ballet francese, ha debuttato a Stoccarda come violinista e a Monaco come ballerino. A Londra ha interpretato Ondine di Perrot come partner della Cerrito, che ha successivamente sposato. Sempre a Londra ha creato il ruolo di Phoebus ne La Esmeralda di Perrot; con la moglie ha successivamente effettuato alcune tournée in Europa.

A Roma nel 1843 ha creato il suo primo balletto: La Vivandiera e il Postiglione su musica di E. Rolland. L’anno seguente a Londra lo ha riproposto e interpretato con la Cerrito, però col titolo La Vivandière, su musica di Pugni e aggiungendo la Redowa, una polka di origine Boema, destinata a far furore nella capitale inglese. La traduzione in danza classica delle danze folkloristiche popolari resterà una caratteristica delle coreografie di Sain-Léon.

In seguito ha creato alcuni balletti per Parigi, ha curato i divertissement delle opere per l’Opéra, dove ha insegnato nella classe de perfectionement.

Nel 1859 ha preso il posto di Perrot come maître de ballet dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo. Mentre Perrot nelle sue proposte per San Pietroburgo aveva enfatizzato l’aspetto drammatico-narrativo delle creazioni, in linea col più rigoroso spirito romantico, Saint-Léon spostò l’attenzione sulla danza pura, sovente ispirandosi di nuovo alle danze popolari. Proprio dal suo esempio Petipa erediterà il gusto di vivacizzare una creazione variando lo stile.

Tra le coreografie proposte per un decennio ai Teatri Imperiali, Saint-Léon era molto fiero de Il Cavallino Gobbo, basato su racconti popolari russi e contenente un grandioso divertissement, al quale partecipano le popolazioni diverse che vivono in Russia.

Dal 1863 al 1870 è stato maitre anche all’Opéra creando, tra l’altro, Coppélia, tratto dal racconto "Der Sandmann" di Hoffmann, dove Saint-Leon squaderna una vivace, completa antologia di danze di carattere: grazie alla brillantissima musica di Léo Delibes, sono in scena mazurke, czardas, danze spagnole, danze scozzesi e non manca neppure il valzer. Il divertissement finale per festeggiare il matrimonio di Swanilda e Franz è un’altra prova della preferenza accordata da Saint-Léon alla danza invece che al dramma.

Con la Danza delle Ore, tutto il divertissement rivela quel gusto per la spettacolarità che caratterizza la decadenza del balletto romantico o, se si preferisce, l’inizio del post-romantico. In questo periodo la tendenza a coreografare per moduli astratti di pura danza accademica, per valorizzare le caratteristiche delle ballerine, porta al declino della danza maschile, al punto che verso la fine dell’800 i ruoli maschili più impegnativi erano interpretati da donne en travesti. Ciò accadde anche per il ruolo di Franz, il fidanzato di Swanilda, che fu sostenuto da una ballerina ancora per oltre 80 anni.

Poco dopo la prima di Coppélia scoppia la guerra franco-prussiana e in breve tempo scompaiono sia Saint-Léon che Giuseppina Bozzacchi, la sedicenne promessa milanese che aveva creato il ruolo di Swanilda.

Saint-Léon ha concepito un metodo per annotare le coreografie, pubblicato in "Sténochorégraphie ou l’art d’ecrire proprement la danse" (1852).

-Le Violon du diable, Parigi 1849, mus. Pugni, in cui Saint-Léon si esibì come ballerino e come violinista
-La Vivandière, Her Majesty’s Theatre di Londra 1844, mus. Pugni
-Il cavallino gobbo, Bolshoi di San Pietroburgo 1864, mus.Pugni
-La Source, Opéra di Parigi 1866, mus. Minkus e Delibes
-Coppélia ou la Fille aux Yeux d’Email, Opéra di Parigi 1870, mus. Léo Delibes

Nella Foto: Saint-Léon e Fanny Cerrito in La Fille de Marbre, Opéra di Parigi 1847, da Alexandre Lacauchie


ID=390
18/4/2005
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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