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grandi maestri: Cecchetti


Enrico Cecchetti, Roma 1850 – Milano 1928

Ballerino, maitre de ballet e insegnante italiano, era figlio di ballerini che lo portarono con loro durante la loro attività, facendolo apparire, a soli 5 anni, in uno spettacolo a Genova. Dopo averli seguiti in una tournée americana, Cecchetti intraprese gli studi all’Accademia di Danza di Firenze con Giovanni Lepri e successivamente con Cesare Coppini e Filippo Taglioni, tutti e tre allievi di Carlo Blasis.

A soli 16 anni l'esibizione in un balletto con coreografia del padre gli valse una serie di ingaggi minori, ma il debutto ufficiale avvenne alla Scala di Milano ne La Dea del Walhalla di Bori il 31 dicembre 1870. Successivamente Cecchetti ballò nelle maggiori capitali europee, avendo come partner, in numerose occasioni, un'altra allieva di Lepri, Giuseppina de Maria, che avrebbe ben presto sposato.

Nel 1885 Cecchetti ballò alla Scala come primo ballerino e nello stesso anno partecipò alla prima produzione londinese di Excelsior. Gli anni successivi creò ruoli in Amor e in Rolla di Manzotti, a fianco della moglie, che si esibiva come primo mimo.

Debuttò al Marijnsky ne Il Tulipano di Harlem, arrangiato da Ivanov, con un contratto di primo ballerino del Teatro Imperiale così vantaggioso da lasciarlo libero di accettare ingaggi estivi a Londra, che incrementarono la sua fama. Nel 1890 alla prima pietroburghese de La Bella Addormentata nel Bosco creò i ruoli di Carabosse e dell’Uccellino blu. Lo stesso anno fu nominato secondo maitre de ballet dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo e due anni dopo inizò il suo magistero presso la relativa scuola contribuendo ad innalzare enormemente il livello tecnico-stilistico degli allievi. Con i suoi insegnamenti si sono formati gli artisti più prestigiosi dello scorcio di secolo: Trefilova, Egorova, Vaganova, Kschessinska, Preobrajenska, Gorsky, Legat e Fokine.

Negli anni trascorsi in Russia fornì anche contributi coreografici, che non ci sono pervenuti, collaborando, tra altre cose, con Petipa e Ivanov a una Cenerentola. Trasferitosi per breve tempo alla scuola del Teatro di Varsavia nel 1902, fece poi ritorno a San Pietroburgo per aprirvi una sua scuola, che diresse finché diventò l’insegnante personale di Anna Pavlova.

Nel 1910 Diaghilev lo scritturò come maitre de ballet della sua compagnia. In questa veste per 15 anni mantenne il livello tecnico della compagnia a standard elevatissimi, curando il perfezionamento di Karsavina, Nijinsky e, più tardi, anche di Massine, Lifar, de Valois, Bolm, Danilova, Markova, Dolin. Diaghilev lo volle anche come ballerino di carattere della compagnia dei Ballets Russes e per essa Cecchetti ha interpretato ruoli di rilievo, come quello di Pantalone ne Le Carnaval, di Katschei ne l’Oiseau de Feu, e ne ha creato di altrettanto importanti: l’Eunuco in Shéhérazade, il Ciarlatano in Petrushka, Lammon in Daphnis et Chloé, Luca ne Le Donne di Buonumore, il Negoziante ne La Boutique Fantasque, il Dottore in Pulcinella.

Nel 1918 lasciò i Ballets Russes per fondare a Londra una scuola assieme alla moglie e nel 1925 si trasferì a Milano dove, su invito di Arturo Toscanini, assunse la carica di direttore della Scuola di Ballo della Scala, avendo così modo di formare artiste del calibro di Cia Fornaroli e di Attilia Radice. Rivestì la carica di direttore fino al giorno della morte, avvenuta poche ore dopo che un malore lo aveva costretto a interrompere la sua ultima lezione alla Scala. Quando la notizia raggiunse la compagnia di Diaghilev, impegnata a Manchester, l’amico ed allievo Lifar danzò ne Les Sylphides indossando una sciarpa nera in segno del lutto dell’intera compagnia.


L’insegnamento di Cecchetti è stato il massimo dei suoi meriti, come testimoniano i successi prodigiosi degli allievi, seguiti secondo un metodo che riprende ed elabora quello del suo maestro, Giovanni Lepri, come si è detto già allievo di Blasis.
In buona sostanza, egli ha definito un ben preciso programma di studio che include tabelle di esercizi quotidiani per ogni giorno della settimana e utilizza musiche d'accompagnamento espressamente pensate per quegli esercizi, molte appositamente composte dallo stesso Cecchetti. Di grande utilità è la quarantina di adagi da lui creati per lo sviluppo e la tenuta dell'equilibrio in ogni immaginabile posizione.
Gli effetti del metodo hanno completato e sopravanzato la raffinatezza di Blasis, modello della scuola francese. Con Cecchetti le posture neoclassiche si liberano di ogni rigidità, il movimento guadagna fluidità, forza e energia, ma soprattutto l'artista acquisisce il modo di controllarle incanalandole verso un sommo atletismo del tutto privo di violenze. Con Cecchetti il linguaggio si avvia ad essere universale e comincia a cadere la distinzione fra scuola francese, raffinata e manierata, e scuola italiana, di virtuosismo, soprattutto nel salto. La sua revisione della danse d’ecole è minuta a partire da quella delle posizioni delle braccia che porta a cinque come quelle dei piedi e dall'introduzione di ben cinque arabesques, tutte e cinque, però, diverse dalle odierne quattro. Anche l'attitude è ancora all'italiana, simile alla postura del Mercurio del Giambologna, come codificato da Blasis, diverso da quello odierno alla russa.
Il metodo è stato raccolto in preziosi scritti da Beaumont e Idzikowsky, sotto un’accuratissima supervisione dello stesso Cecchetti, che ne ha pure curato l'introduzione in francese. Nei primi anni 20 del 900 sono state fondate la Cecchetti Society a Londra (confluita nella Imperial Society of Teachers of Dancing) e il Cecchetti Council of America col il preciso compito di preservare il metodo del maestro.

Nell'immagine:
-Enrico Cecchetti come Katschei ne L'Oiseau de Feu
-Cast dell'Excelsior londinese del 1885 dal programma di sala dell'Her Majesty's Theatre



ID=477
6/6/2005
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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