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coreografi: Dawson


David Dawson, Londra 1971

Ballerino e coreografo britannico, David Dawson ha iniziato a studiare danza a Hampstead, presso la Cecchetti School of Dance di Rona Hart, per poi passare alla Arts Educational School. A 16 anni è entrato nella Royal Ballet School, dove, nei successivi tre anni, ha completato la sua formazione nello stesso periodo in cui studiavano Christopher Wheeldon, Adam Cooper, Monica Zamora e Matthew Hart. Qui si è diplomato nel 1991, appena dopo aver vinto il Prix Professionel al Prix de Lausanne del 1991. Entrato immediatamente nel Birmingham Royal Ballet come danzatore lo stesso 1991, sotto la direzione di Peter Wright ha subito iniziato a ricoprire ruoli di rilievo nel repertorio classico e in balletti di Kenneth MacMillan, Frederick Ashton e David Bintley. Nel 1994 è passato come solista all'English National Ballet e, nel 1995, si è unito allo Het Nationale Ballet, dove, sotto la direzione di Wayne Eagling, ha continuato a ricoprire ruoli solistici nei classici ottocenteschi e a fare vaste esperienze nel repertorio neoclassico e nel moderno, spaziando da Balanchine e Ashton a Forsythe, Lander, Tharp, Tetley, van Manen, van Danzig e Bigonzetti. Con lo Het Nationale Ballet ha creato ruoli in nuovi balletti, inclusi pezzi di Eagling e Christopher D’Amboise. Dietro la spinta di Wayne Eagling, direttore artistico dello Het Nationale Ballet dal 1991 al 2003, Dawson si è impegnato in esperienze coreografiche nell’ambito del famoso workshop coreografico della compagnia olandese. In tale contesto, nel 1997 ha creato Born Slippy su musica del gruppo inglese di musica elettronica Underworld, seguito, nel 1998, dal passo a due Scenes from an Interview per le stelle dell’American Ballet Theatre Susan Jaffe e Parrish Maynar, su musica composta per l’occasione da Thom Willems. Ancora del 1998 è la creazione Step/Study.
Con tali esperienze ha iniziato a sviluppare un linguaggio coreutico basato sulla tecnica accademica, ma rivista e impaginata con spirito moderno. Influenzato dalla tecnica creativa di William Forsythe, il lessico di movimento di Dawson comprende i passi usati dallo stesso Forsythe, ma è nel complesso più fluido e più aderente alla danza classica. Le braccia seguono generalmente le posizioni accademiche, ma iperestese o con le linee spezzate al polso; le aperture possono essere estreme, gli arti allungati all’inverosimile. Col tempo Dawson curerà le sue creazioni non solo sotto il profilo puramente coreutico, ma si occuperà della musica, lavorando coi compositori per reimpastare e ricreare le partiture, collaborerà alla creazione di scene e costumi, disegnerà gli attrezzi di scena. Il suo teatro cercherà di rappresentare concetti più che occuparsi di passi e posture. In una intervista rilasciata a BaseNow nel 2009, lo stesso coreografo descriverà una sua creazione come “… moderna, astratta … vagamente narrativa con suggestioni e atmosfera, gesto e comunicazione. … confinata nel regno della danza classica”.

Nel programma di sala del Festival di Edimburgo si legge che Dawson non vede la danza come un mezzo per raccontare storie: egli stesso afferma “I miei pezzi riguardano assai più la danza in sé”. Tornando all’intervista rilasciata a BaseNow, Dawson aggiungerà:

Sono orgoglioso di essere un coreografo di danza classica. Ovviamente ho imparato il mestiere guardando a Petipa, Balanchine, Ashton, MacMillan, guardando costantemente al passato. …… Ma questa eredità si limita ad indirizzare il mio lavoro. Il mondo del balletto è a volte…. affettato. A volte il pubblico sembra venire da un’epoca passata, apprezza cose gradevoli, facili da seguire, di evasione. Non sempre viene a teatro cercandovi il Tate Modern della danza, o guarda un balletto con lo stesso spirito con cui visiterebbe una retrospettiva di Olafur Eliasson, Cy Twombly o Wolfgang Tillmans. … il balletto continua a presentare piece secondo le vecchie tradizioni …. Io penso che possano essere avviate tradizioni del tutto nuove. Questo è ciò che vorrei fare”.

Nel 1999, Wayne Eagling gli ha commissionato il primo lavoro professionale: una creazione per lo Het Nationale Ballet. Sarà Psychic Whack, su musica di Thom Willems. Nel 2000 Dawson ha cominciato a collaborare con Yumiko Takeshima e Raphael Coumes-Marquet, all’epoca appena nominati principal e grand sujet rispettivamente dello Het Nationale Ballet, scegliendoli molto spesso come i protagonisti delle sue creazioni ed affidandone il disegno dei costumi a Yumiko Takeshima. Da tempo il ballerino francese Raphaël Coumes-Marquet è diventato suo compagno nella vita.

Il suo A Million Kisses to my Skin del 2000 è un lavoro di danza pura per nove ballerini, tre coppie e tre ballerine, sempre richiestogli da Eagling per lo Het Nationale Ballet. Per esso Dawson ha studiato i costumi assieme a Yumiko Takeshima, al debutto in seta svolazzante rosso, porpora e oro-mostarda, successivamente ristudiati completamente e sostituiti da calzamaglie o body sui toni azzurri (o tendenti al bianco) e top bianchi semitrasparenti per i maschi. Le luci di Bert Dalhuysen sono state completamente rifatte da Jordan Tuinman. L’ambientazione firmata dallo stesso Dawson, presentava, tra sei alti pannelli –porpora al debutto, blu dopo il rifacimento-, un pavimento-altare bianco sul quale la danza celebrava l’individuo libero di esprimersi in un suo momento magico. Lo stesso coreografo ha affermato che il balletto evoca il piacere fisico da lui stesso sperimentato nelle serate maggiormente felici calcando il palcoscenico e che a ciò deve il suo titolo suggestivo, ossia alla rara sensazione quasi epidermica che un artista prova quando, nel corso di una esibizione, tutto torna e funziona a meraviglia. In queste rare circostanze il ballerino si sente libero e può esprimersi senza preoccuparsi di regole o limiti. Il balletto vuole essere un’occasione per dare ai ballerini che lo interpretano questo senso di libertà estrema.
La creazione è avvenuta nel momento in cui Dawson stava per lasciare Amsterdam ed iniziare una nuova esperienza con Forsythe a Francoforte. Ciò significava il termine della sua esperienza come danzatore classico e –secondo le sue stesse parole- con A Million Kisses to my Skin Dawson ha voluto dare un addio a quella fase della sua carriera mostrando quanto di classico aveva assorbito praticando Balanchine, Ashton e MacMillan.

Chiaramente influenzato dalla ricerca di Forsythe, il balletto porta in scena uno sfarzoso, fluido e velocissimo flusso di movimento ininterrotto, basato sulla tecnica accademica e su passi assolutamente classici, ma accentati qua e là dai tocchi della fantasia creativa di Dawson: braccia lanciate al cielo, avvitamenti off-balance inseriti ad intervalli regolari, sensuali iperestensioni, allungamenti degli arti oltre l’immaginabile, linee spezzate, in particolare quella delle braccia all'altezza del polso. Si susseguono pezzi d’insieme, assoli e il triplo duetto, che contiene il magico momento del passo a due principale, più compassato e appassionato. Colpisce lo strabordante tourbillon degli interpreti che entrano ed escono in continuazione e dei corpi sollevati o che si lanciano in aria. Nel loro insieme trasmettono un senso di piacere e di gioia, nonché grande energia, grazie all’azione velocissima e continua di ciascuno. Il linguaggio coreutico post-classico è impaginato in modo così poco convenzionale da restituire una sensazione di liberazione anarchica. Ne viene un balletto, trionfo di un’asimmetria così esuberante da presentarsi come una sottolineatura visiva delle frasi musicali barocche del concerto sul quale è coreografato, pur non seguendone pedissequamente le note: quello per pianoforte n. 1 in re minore di Bach. Presentato in una tournée Americana, è poi entrato nel repertorio di molte altre compagnie, in particolare del Finnish National Ballet, West Australian Ballet, dell’English National Ballet e del Royal New Zealand Ballet. Il balletto ha debuttato nel 2008 alla Semper Opera House di Dresda e nel 2010 sarà inserito nel Gala Exultate Exultate per i venticinque anni dalla riapertura del teatro.

Come già accennato, Dowson è passato al Ballett Frankfurt a partire dal 2000, invitato da William Forsythe ad unirsi alla sua compagnia come principal dancer. Qui ha collaborato e danzato in lavori quali Artifact, In the Middle, somewhat elevated, The Loss of Small Detail, Eidos Telos, Kammer/Kammer, Woolf Phrase, Approximate Sonata e The Vertiginous Thrill of Exactitude. Ha calcato le scene per altri due anni, decidendo, nel 2002, di ritirarsi per concentrarsi solo sul lavoro coreografico.

Subito dopo essersi ritirato dalle scene, ad Amsterdam ha creato nel 2002 The Grey Area per cinque danzatori dello Het Nationale Ballet: Raphael Coumes-Marquet, Kumiko Hayakawa, Jahn Magnus Johansen, Sofiane Sylve e Yumiko Takeshima. Il lavoro è su musica di Niels Lanz, un amico di Dawson di Francoforte, al quale il coreografo si era rivolto perché creasse una partitura elettronica basata su un frammento di una sonata per violino di Bach: tre minuti e mezzo di musica da manipolare fino a coprire i 25 minuti necessari per il balletto. Le luci sono di Bert Dalhuysen e i semplicissimi costumi di Yumiko Takeshima, che ha lavorato a fianco del coreografo durante le prove. Ai costumi Dawson ha richiesto grande trasparenza e che sembrassero fatti d’acqua durante il movimento e di vetro a riposo. I momenti di creazione del lavoro sono stati oggetto del filmato The Greey Area in Creation di Timothy Couchman. Il balletto, nel trattare in modo astratto il tema della vulnerabilità e dell’ignoto, riflette lo stato emotivo di incertezza in cui il coreografo si trovava al momento della creazione: aveva da poco lasciato le scene e perso la nonna. Dawson stesso ha detto che, dopo l’evento luttuoso, si era chiesto quale luogo aspettasse la nonna e che, col balletto, aveva voluto creare uno spazio bello e sereno ove ella potesse andare in compagnia di danzatori, che si muovevano come angeli. Allo scopo il coreografo ha creato un esempio del suo sviluppo personalissimo del classicismo, veicolando una sensazione di quiete attraverso movimenti e combinazioni a terra di grande delicatezza.
I cinque ballerini sembrano danzare in un limbo poco illuminato, uno spazio bianco-grigiastro privo di elementi scenici, inseguiti da echi della musica di Bach stiracchiata elettronicamente. Il balletto indaga, con dispiego di grande virtuosismo, la forza presente in ciascuno nei suoi giorni peggiori e l’oblio che generalmente riserviamo anche a chi il destino ci ha messo vicino. A tratti i cinque danzatori sono simultaneamente in scena, ciascuno intento a ricavarsi il proprio spazio vitale indipendentemente dagli altri. A questi momenti si alternano incontri di coppie carichi di emozione; nei conseguenti passi a due si ritrovano le cifre caratteristiche della coreutica di Dawson: due passaggi di danza accademica o pose tratte dalla vita quotidiana racchiudono momenti in cui la danzatrice, in punta, con le gambe rigide aperte a compasso viene fatta scivolare dal partner lungo il palcoscenico, oppure, in spaccata, è fatta roteare orizzontalmente o lanciata con una gamba in aria. Per The Grey Area Dawson ha ottenuto il Benois della danza 2003 per la coreografia, consegnatogli al Bolshoi di Mosca e, nel 2005, una nomination dalla critica britannica per il Circle Dance Award. The Grey Area è stato ripreso per il Boston Ballet, il Royal Swedish Ballet, il Royal Ballet of Flanders e rappresentato anche a Mosca, Londra, Brussels, Houston, Tokyo e al Festival di Edimburgo del 2005.

Nel 2004 è diventato coreografo residente dello Het Nationale Ballet e, nello stesso anno, ha creato 00:00 per tale compagnia, di nuovo su musica di Niels Lanz; il balletto ha ricevuto una nomination al Golden Swan Award come miglior nuova produzione in Olanda. Su musica di Chopin per pianoforte è invece Morning Ground, creato ancora per lo Het Nationale Ballet nel 2004. Nel 2005, su invito della direzione del Marijnsky, il coreografo europeo ha creato Reverence sul Quartetto per archi n. 3 di Gavin Bryars, come pezzo d’apertura del 5° Festival Internazionale del Marijnsky. Ambientato in una sorta di scatola nera con i danzatori anch’essi in nero, vuole alludere astrattamente al momento di dire addio, al futuro che ci aspetta dopo un cambiamento: è il racconto di una specie di morte serena del corpo e della mente, che porta l’individuo in un’altra dimensione. La danza, sempre di base classica, interrompe sovente e all’improvviso lo sviluppo di una frase coreutica inserendo un lift assai complesso o, viceversa, un passaggio assai elementare, come la semplice corsa di una ballerina o il lancio all’indietro di braccia e teste. Per questo lavoro nel 2006 Dawson riceverà la più alta onorificenza russa per meriti artistici, la Golden Mask. Nel 2006 ha coreografato il suo ultimo pezzo per lo Het Nationale Ballet, in qualità di coreografo residente: The Gentle Chapters, su musiche appositamente composte da Thom Willems. Lo stesso anno, il lavoro gli varrà il Choo San Goh Choreography Award.

Dawson è stato nominato coreografo residente al Dresden SemperOper Ballett nel 2006 e, lo stesso anno, Yumiko Takeshima e Raphael Coumes-Marquet sono passati in quella compagnia ed è così continuata la loro collaborazione con Dawson. Subito nel 2006 costui ha creato per il Dresden SemperOper Ballett il balletto Das Verschwundene | The Disappeared su “Silentium” da Tabula Rasa di Arvo Pärt, scena di John Otto, luci di Bert Dalhuysen e costumi di Yumiko Takeshima. Nel 2007 vede la luce A Sweet Spell of Oblivion, creato per il Royal Ballet of Flanders e ispirato ai preludi di Bach dal Clavicembalo ben temperato.

Immediatamente dopo, lo stesso anno segue l’intenso e fluidissimo duetto On the Nature of Daylight su musica Max Richter, che ha debuttato nella Giornata Internazionale della Lotta contro l’AIDS al Gala per beneficenza di Monaco. Creato per i due pricipal del Dresden SemperOper Ballet, suoi collaboratori, Yumiko Takeshima e Raphael Coumes-Marquet, il pezzo illustra il mistero perfettamente ordinario, eppure straordinario, dell'incontro col vero amore: è frutto del caso o di una scelta? Nella prima scena due individui, separati e soli, inconsapevoli di cosa li aspetta dietro l’angolo, passano vicino l’uno all’altro, ciascuno senza notare l’altrui presenza. Quando si incontrano, si calano immediatamente in un intenso momento di abbandono e il pubblico ha la sensazione di aver perso l’attimo vero del loro incontro. Alla fine si lasciano, la ricerca continua, ma l’amore non sarà dimenticato. Alla prima, la fragile Yumiko Takeshima si librava tra cielo e terra nelle braccia di Raphael Coumes Marquet in una serie di lift che cambiavano forma una volta che la ballerina era in aria. A proposito del passo a due lo stesso Dawson ha detto:

Ho iniziato a pensare a tutte le possibilità di trovare l’amore puro. … una ricerca che avviene continuamente, giorno per giorno, in tutto il mondo. La necessità di trovare l “Altro”. Mi sono chiesto se ciò accade tanto facilmente o se, proprio ora, magari io non stia passando vicino alla mia anima gemella, andandomene a casa, e sia destinato a non sapere di tutto ciò. E’ l’idea della casualità che mi ha stimolato. L’idea di “chance” nel trovare una persona in tutto il mondo che sia giusta per me. Sembra così semplice e facile, eppure è al di là di ogni controllo. Tuttavia sapevo che a me era accaduto … …”.

Risale al Marzo 2008 il debutto mondiale del primo lavoro narrativo di Dawson: si tratta della sua versione di Giselle, la sua seconda creazione per il Dresden SemperOper Ballett. L’acclamatissimo lavoro si avvale della musica di Adolphe Adam, però arrangiata e completamente riorchestrata da David Coleman. La creazione parte dall’osservazione che un tradimento, come quello di Albrecht nel primo atto della Giselle classica, non ha conseguenze solo in quella specifica situazione temporale e solo per i personaggi là coinvolti. All’inizio del II Atto la Giselle ottocentesca è di fronte alla scelta tra perdono e vendetta, e la neonata Willy non esita a scegliere il primo, contro la sua nuova natura stessa. Il coreografo si è reso conto che la decisione tra perdono e vendetta è una situazione ricorrente nella letteratura classica d’ogni tempo. Allora Dawson spoglia la drammaturgia classica di Giselle delle situazioni contingenti e concrete e ne distilla quanto di astratto rimane: innamoramento, tradimento, perdita dell’amore, scelta tra perdono e vendetta, sacrificio, salvezza dell’altro, ma anche propria. Il coreografo esplora questi concetti riproponendoli, in quanto eterni ed universali, in forma astratta, fuori dal tempo, liberati dal soggetto del balletto romantico, dalle sovrastrutture ottocentesche e dalle convenzioni della società dell’epoca. Affida il racconto dei sentimenti puri a personaggi fuori dal tempo, giovani che vivono una realtà simile a quella di chi li interpreta e che Dawson fa passare da uno stato emotivo al successivo. La atemporalità di queste emozioni è sottolineata dal linguaggio coreutico di Dawson, che fa coesistere tecniche di danza classica e di danza moderna, semplicemente costruendo un’unica fluida e fantasiosa sequenza ininterrotta di combinazioni accademiche precise ed eleganti. Fuori dal tempo è anche l’asciutto spazio scenico senza limiti, concepito da Arne Walter; i costumi di Yumiko Takeshima annullano ogni separazione sociale tra i protagonisti; le luci di Bert Dalhuysen, anche manager della produzione, assecondano l’eternità dei sentimenti trattati conferendo al cielo un aspetto sempre mutevole, mentre la linea di sviluppo del dramma è stata elaborata dalla consulente drammaturgica Freya Vass-Rhee.

Ancora per il Dresden SemperOper Ballett è The World according to Us del 2009, su musica dal vivo composta da Thom Willems. E’ lo stesso coreografo a dirci, in un’intervista rilasciata a BaseNow, che il lavoro è una “meditazione sull’arte attraverso le epoche storiche, fatta utilizzando l’arte stessa, la coreografia, la musica e la narrazione. E’ una risposta a Giselle. Quando mi è stato commissionato World, ero completamente immerso nella creazione di Giselle, una piece estremamente vincolata se si considera ciò che già esiste per tale balletto: c’è la musica per l’incontro dei protagonisti, la musica per la morte di lei, la musica per la visita alla tomba di lei. Per World … sapevo, invece, di poter seguire qualunque direzione mi andasse a genio. Ho affrontato il lavoro consapevole che potevo attingere dall’intero mondo”. Nell’intervista Dawson prosegue illustrando molti dettagli di questo viaggio attraverso l’arte e la danza:

Il “noi” del titolo si riferisce alla gente con la quale stavo lavorando a Dresda…. ma anche alla gente che la pensa come me a proposito dell’arte, del suo posto nel mondo, di come viene apprezzata, di come la si guarda e riconosce, di quanto sia importante. Per me è come se mi desse una ragione per essere … per essere vivo. … World è ciò che io provo per l’arte. Se non l’avessimo, ci scanneremmo a vicenda. L’arte è la nostra storia, il segno che c’eravamo fin da prima, che siamo umani. L’arte ci parla del nostro io, di me, di te, di lei, di lui. … World è una sorta di galleria d’arte attraverso il tempo. In ciascuna sala c’è musica, un dipinto specifico scelto a rappresentare una determinata epoca della storia dell’arte, un esercizio coreografico suggerito da quel punto di partenza. … Per esempio, c’è la scena della Monna Lisa con musica di Vivaldi e la danza di una sola donna fatta passare da un uomo all’altro, una sorta di stupro, durante il quale la donna non smette di sorridere: in un certo senso, è come fosse all’asta.
Un’altra scena è basata sugli atti bianchi dei balletti romantici. … In
World questa scena, chiamata Veni/Veni (Veneri/Veneri) è rappresentata pittoricamente dalla Nascita di Venere di Botticelli, con musica di Mendelssohn. Per ispirarci abbiamo studiato i dipinti con angeli, Madonne, Veneri, …, la posizione delle loro braccia che abbiamo giustapposto alle posture dei corpi fotografati in Playboy, in pubblicazioni pornografiche, nei cataloghi di lingerie e di accessori femminili di Victoria’s Secret, mescolati fra loro. In un lato un importante pas de deux, nell’altro una massiccia presentazione di ciò che avviene in un atto bianco. In scena ci sono dieci donne in tutte queste pose strane, innaturali, stilizzate, che abbiamo fatto diventare il nostro linguaggio coreutico. Una narratrice racconta ciò che significava Venere in quell’epoca. Rappresentava il femminino … l’intoccabile, l’ideale. …… World prosegue attraversando le epoche, fino a quella attuale di commercializzazione. …………

Ci sono anche tre muse, in un certo senso, le nostre supermodelle. Le tre Grazie, le tre bellezze. Rappresentate in modo consono al 21-esimo secolo. Non sono che delle showgirl di nome Karaoke, Polistirene, Rohypnal. … Il caos totale straripa sul palcoscenico. La narratrice urla ed è dipinta di blu. Le Veneri sono violentate. I danzatori formano delle parole attaccando a muri di metallo enormi lettere magnetiche. Monna Lisa con una Venere mangiano pop corn. Una ballerina mi aveva mostrato i passi di danza jazz imparati a undici anni, così li abbiamo inclusi come momento d’improvvisazione. Tutto questo mostra la disintegrazione, la completa disintegrazione della civiltà. Ma in tutto il balletto c’è la presenza costante della figura di un angelo ispiratore dell’arte. E’ il filo conduttore attraverso le epoche. E’ lui a connettere il dito di Dio in Michelangelo a ciò che siamo noi oggi. C’è un qualcosa che non è mai cambiato. L’ispirazione è pur sempre l’ispirazione. E’ come imparare
”.

Nel 2009 l’English National Ballet ha ricordato i 100 anni dal debutto dei Ballets Russes con due programmi presentati al Sadler’s Wells di Londra. In entrambi figurava Faun(e), creazione commissionata a Dowson da Eagling, da qualche anno passato a dirigere l’English National Ballet. La creazione, ispirata a L'Aprés-midi d'un Faune di Nijinsky, mantiene la musica di Debussy, però suonata da due pianoforti in scena. Si tratta di un passo a due maschile: l'assolo iniziale, ballato sul silenzio dal primo solista, si interrompe ai primi accordi del pianoforte. Come fosse il suo mentore, il primo solista, il personaggio dominante, introduce e mostra la via all'altro, personaggio in bilico tra ludica fanciullezza e serietà. La coreografia stabilisce un rapporto di dipendenza tra i due protagonisti, simile a quello tra insegnante e allievo o tra coach e danzatore in una sala prove, come pare suggerire la scena. Infatti questa, disegnata, come le luci, dallo stesso Dawson, riproduce una sorta di backstage, dove sono accatastati frammenti della scenografia di Picasso di una vecchia produzione di Parade. I costumi androgini, color oliva pallida, di Yumiko Takeshima uniscono, a un ampio e morbido top, una soffice gonna aperta. La tensione tra i due protagonisti è a volte ambigua, a tratti morbosa, ma irrisolta: il rapporto tra i due non è mai esplicito, il contatto è ridotto al minimo, l'arrogante narcisismo di ciascuno dei due supera l'interesse nel partner.

Dalla stagione 2009-2010, David Dawson ha lasciato la sua carica di coreografo residente al Dresden SemperOper Ballet, ma ha espresso la sua viva intenzione di continuare a collaborare col Balletto. Nel 2010 Dawson contribuirà al trittico Grands Egards, col quale verranno celebrati i quarant’anni del Royal Ballet of Flanders, con una creazione per la compagnia, The Third Light, su musica di Gavin Briars. Ancora nel 2010 debutterà dancingmadlybackwards creato da Dawson per Den Norske Opera & Ballett (Balletto Nazionale di Norvegia), musica di Peteris Vasks, scena John Otto, costumi Yumiko Takeshima, luci Bert Dalhuysen.

Nelle immagini:
- David Dawson in prova al Marijnsky, Photo © Valentin Mikhailovich Baranovsky
- Rodighiero e Kozal in A Million Kisses to my Skin, Photo © Sakari Viika
- Dresden SemperOper Ballet in A Million Kisses to my Skin, Photo © Costin Radu
- Claudio Cangialosi in A Million Kisses to my Skin, Photo © Costin Radu
- Yumiko Takeshima in The Grey Area, Photo © Costin Radu
- Marissa Lopez e Kumiko Hayakawa in 00:00, Photo © Angela Sterling
- Ruta Jezezkyte e Steven Etienne in The Gentle Chapters, Photo © Angela Sterling
- Yumiko Takeshima in Giselle di Dawson, Photo © Costin Radu
- Yumiko Takeshima in Giselle di Dawson, Photo © Costin Radu
- Yumiko Takeshima, Raphael Coumes-Marquet e Dresden SemperOper Ballet in Giselle di Dawson, Photo © Costin Radu
- Esteban Berlanga e Raphael Coumes-Marquet in Faun(e), Photo © Luke MacGregor/Reuter



ID=654
13/4/2010
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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