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intervista: Pompea Santoro


Pompea Santoro, brindisina cresciuta a Torino, a soli 16 anni viene notata dal M° Giuseppe Carbone, allora vice-direttore del Cullberg Ballet, che la invita a far parte della compagnia.
Inizia quindi un lungo percorso artistico al fianco di uno dei geni della coreografia del nostro tempo: Mats Ek.
All'interno del Cullberg Ballet Pompea ha danzato praticamente tutto, dalla struggente
Giselle nella storica versione di Mats Ek, al ruolo di Clara, al fianco di Rudolf Nureyev, nella Signorina Giulia di Birgit Cullberg.
Ha lavorato, tra gli altri, con Jiry Kilyan, Nacho Duato, Ohad Naharin e Carolyn Carlson.
Il pubblico italiano ha potuto ammirarla nei ruoli di
Carmen, Aurora (Bella Addormentata) e Giselle, nelle celebri rivisitazioni di Ek.
Dal 1996 si occupa di ricostruire i balletti di Mats Ek per le altre compagnie, tra cui La Scala, l'Opéra di Parigi e la Royal Opera House.
Dal 2002 al 2005 è stata consulente artistica del Teatro Nuovo di Torino, dove ha portato in repertorio lavori di Kylian, Duato, Godani, Carlson, Zanella e dello stesso Ek.




Cosa vuol dire ricostruire i balletti di Mats Ek? Quali sono gli elementi fondamentali del suo stile che devi trasferire ai ballerini?

Sono entrata a far parte del Cullberg Ballet nel 1978, quando Mats iniziava la sua carriera di coreografo, quindi l'ho accompagnato nel percorso fino ad oggi, prima come interprete dei suoi lavori e poi come sua assistente. Insegnare i suoi balletti è la cosa che mi viene più naturale, anche perché continua ancora oggi ad insegnarmi molte cose.
Ho scoperto molto presto che mi piaceva molto l'insegnamento, così appena i miei impegni da ballerina me lo consentivano, Mats mi dava la possibilità di crescere in quello che oggi è diventata una delle mie passioni. Ho iniziato così a rimontare le sue coreografie in giro per il mondo.
Non devo fare altro che trasmettere ai ballerini tutto quello che ho appreso in tutti questi anni, cercando di tirar fuori l'umanità che c'è in ognuno di loro, che è fondamentale.
Il lavoro di Mats è vero e non è mai astratto, racconta quasi sempre una storia o descrive una situazione, quindi basta essere se stessi ed esprimere attraverso il suo movimento quello che si sente dal profondo.
Inoltre la sua coreografia permette di venire a contatto con sentimenti e potenzialità fisiche che a volte non si sa di possedere, e lui ha il talento eccezionale di tirarlo fuori dai suoi elementi.
Per quanto riguarda invece il lato tecnico, ho notato che per le donne è un po' più difficile che per gli uomini, soprattutto se hanno un background molto classico.
Il lavoro di Mats richiede pesantezza, intesa chiaramente come movimento e non fisica, al contrario della danza classica che richiede leggerezza, le posizioni sono quasi sempre grandi e profonde e sopratutto la schiena deve essere morbida e coinvolta.
La soddisfazione ed il piacere che ho provato e provo nell'interpretare i suoi lavori è indescrivibile ed è altrettanto soddisfacente vedere l'entusiasmo dei ballerini durante l'insegnamento di Giselle, Carmen o altri ballettti.
Credo che una delle più belle esperienze l'ho avuta con i ballerini della Scala otto anni fa, nel 1997, quando con Elisabetta Terabust convincemmo Mats a cedere la sua Giselle per il repertorio scaligero.
Sento il bisogno di dare e raccontare le mie esperienze perché la generosità e l'umiltà purtroppo non sempre fanno parte del mondo della danza, sono altri due elementi che mi ha trasmesso Mats e che rendono la sua coreografia così speciale e unica.



Come è stata l'esperienza torinese?

Ho conosciuto Gian Mesturino nel 1994. E' stato un'incontro importante, perché quella sera, durante una cena, ho capito che un giorno mi sarebbe piaciuto molto dirigere una piccola compagnia.
Sono stata consulente artistica del Teatro Nuovo fino al 2002, portando in repertorio balletti di coreografi con cui avevo lavorato.
Mi recavo a Torino appena il mio lavoro me lo permetteva. Nel momento in cui mi sono trasferita definitivamente con la mia famiglia è iniziata una collaborazione più diretta, durata tre anni.
Grazie alla generosità dei coreografi che mi hanno aiutata, ho potuto realizzare delle produzioni semplici ma di alto livello che hanno girato l'Italia.
Mesturino mi fece allora delle promesse che non si sono mai realizzate, i motivi non li ho mai saputi, ma saranno sicuramente stati validi.
Ad un certo punto, sentendomi inutilizzata, ho deciso di lasciare l'incarico.
E' stata comunque un'esperienza positiva che mi ha insegnato molto, ho capito che per dirigere una compagnia è molto importante avere un buon team, delle persone (anche poche) che credono in quello che fai e ti supportano.
Sono ancora più convinta che è quello che vorrei per il mio futuro: avere l'opportunità di seguire e guidare un gruppo di ballerini, vederli crescere e migliorare attraverso un repertorio di altissimo livello.



Accetteresti un'altra sfida simile?

Rifarei sicuramente un'esperienza simile, non necessariamente nello stesso teatro.



Come trovi la situazione italiana nel suo complesso?

La cosa che ho potuto constatare da quando sono tornata in Italia è che la gente non sa più valorizzare la danza, per non parlare poi della danza contemporanea, che nonostante i diversi tentativi non ha mai raggiunto il valore che merita.
I problemi più gravi, secondo me, sono l’abbassamento del livello culturale del nostro pubblico imposto dalla televisione e la scarsa o quasi mancante informazione e preparazione mentale alla danza offerta dai mass-media.
E' inutile dire che in altri paesi europei come la Francia, la Svezia, la Germania, l'Olanda, dove lavoro periodicamente, la televisione offre in generale molta più cultura.
Trovo anche che ci sia poca preparazione e apertura mentale nella maggior parte degli insegnanti, che non sempre vanno di pari passo con l'evoluzione della danza, inoltre non incentivano abbastanza gli allievi a guardare oltre la danza classica e "Amici".
Purtroppo, molti dirigenti di teatro cercano ancora il nome, il grande avvenimento e la prima assoluta, poco importa se si tratta di uno spettacolo di basso livello.
Mi ha stupito inoltre il dilettantismo che c'è ancora nel nostro paese, tanti purtroppo non sanno come potrebbe o dovrebbe essere, eppure la professionalità non ha bisogno di tanti soldi, così come l'organizzazione e la passione per il proprio mestiere. E' la qualità che costa.
Si pensa che ci vuole uno spettacolo per arricchirsi (di soldi!), invece normalmente ci vogliono soldi per fare uno spettacolo di qualità.
Sono sempre meno i teatri che possono sostenere economicamente uno spettacolo di altissima qualità e sarà sempre peggio con i prossimi tagli.
In conclusione vedremo sempre più "Arte povera" (per non dire altro), con la speranza che coloro che avranno in mano quel poco che resta ne faranno buon uso continuando a diffondere e a mantenere viva questa meravigliosa disciplina universale che è la "Danza".
Onestamente, oggi come oggi, non saprei come sarà il futuro, saremo noi italiani a raggiungere il livello di alcuni paesi europei, oppure il contrario?

Nonostante tutto, io sono sempre fiera di dire in giro per il mondo: I'm Italian!



Tra i nuovi coreografi europei chi ti piace?

Come ho già detto più volte, ho avuto la fortuna di lavorare con grandi coreografi, ma soprattutto seguirne uno per 25 anni, cosa molto rara nella carriera di una ballerina.
Mi viene in mente la grande Marcia Haydée e la sua devozione per Cranko.
Di conseguenza ho sempre fatto fatica ad accettare tutto quello che non era Ek, Kyljan o Duato, che consideravo il mio "Mondo", essendo una ballerina di formazione classica.
E' stato con Carolyn Carlson che ho imparato ad ampliare la mia veduta e a scoprire un'altra parte di me, ho quindi iniziato ad apprezzare altri coreografi come Ohad Naharin, più contemporaneo ma altrettanto interessante.
Stijn Celis, ora direttore a Berna, è stato uno di quelli che mi hanno affascinata per la sua teatralità.
Ultimamente ho lavorato con Jacopo Godani, che mi ha insegnato moltissimo: ballare per il piacere di farlo.
Ho dovuto riscoprirmi da capo, usando il mio corpo non per esprimere una sensazione ma come un pennello che dipinge cambiando colori senza mai staccarsi dalla tela.
Trovo che sia un coreografo con tanto talento che prosegue il cammino del suo maestro Forsythe, ed è un vero peccato che non sia più valorizzato nel suo paese.
Non c'è da stupirsi!
Mentre i francesi, tanto per nominare un paese, amano e gratificano i propri artisti e ne vanno fieri, noi italiani purtroppo continuiamo a pensare che l'erba del vicino sia sempre più verde.
Mauro Bigonzetti, che trovo anche molto interessante e con cui mi piacerebbe lavorare prima di lasciare per sempre le scene, ha dovuto sudare non so quante camicie per ottenere una situazione decente.
Un altro coreogarfo in cui credo molto è Johan Inger (attuale direttore del Cullberg), poi c'è Paul Lightfoot al N.D.T., Jorma Elo (ex ballerino di Ek e Kylian) che sta andando fortissimo in America e adesso anche in Europa.
Chissà quanti altri ce ne sono che noi qui in Italia non vedremo mai!
Tutti coreografi nati da workshop organizzati all'interno di compagnie affermate.
Ci sono sicuramente talenti in Italia a cui non viene data l'occasione e la possibilità di esprimersi, come ci sono tanti ballerini italiani straordinari in giro per il mondo che non vorrebbero altro che lavorare nel proprio Paese.



Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Non smetterò mai di lavorare per o con Mats, quindi almeno un paio di volte all'anno sono in giro a rimontare le sue coreografie, non so se mi piacerebbe farlo più sovente, visto che ho ancora due bambini piccoli.
In più sono una di quelle fortunate di cui parlava Berlusconi, che beneficia di un privilegio che purtroppo solo la Svezia, e non più per molto, può garantire: la pensione a 41 anni.
Sento un grande bisogno di insegnare, soprattutto ai giovani, insegno il movimento e l'interpretazione attraverso la coreografia di Mats.
Insegno degli estratti da Giselle o Carmen o Lago cercando di trasmettere tutta la passione che ho ancora dentro per quello che è per me la danza.
Questo è quello che mi soddisfa in questo momento e mi lascia il tempo per dedicarmi ai miei due bellissimi bambini e mio marito.


www.pompeasantoro.com



- Pompea in
Carmen di Mats Ek (ph. Lesley Leslie-Spinks)
- Nel II atto di
Giselle, coreografia Mats Ek (ph. Lesley Leslie-Spinks)
- Pompea a 16 anni al
Festival dei due Mondi di Spoleto, dove venne notata dal M° Carbone
- Con Veli-Pekka Peltokallio in
Over Grown Path di Jiri Kylian


ID=771
6/12/2005
Massimiliano Volpini leggi gli articoli di maxinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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