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    danza & medicina: Omeopatia: Arnica montana e i traumi


    Uno dei rimedi omeopatici più utilizzati nel campo del lavoro fisico è Arnica.
    L’Arnica montana è una piantina spontanea con le foglie coperte di lanugine, conosciutissima fin dall’antichità come "panacea dei traumi". Può essere utilizzata nelle manifestazioni conseguenti a cadute, contusioni, distorsioni, slogature, stiramenti, strappi ed eventuali fratture o interventi sulle ossa. E’ efficace anche sulle corde vocali degli oratori, cioè di chi sforza la muscolatura laringea per tanto tempo.
    Non ha importanza quale sia la CAUSA per cui Arnica va usata: abbiamo visto che l’Omeopatia si regola sui SINTOMI, e quindi è necessario prestare attenzione soprattutto a questi ultimi.
    Così, quindi, questo rimedio andrà usato ogni volta che il trauma si presenti, sia in forma fisica che emozionale – e spesso si tratta di un’associazione tra i due, soprattutto quando si ha a che fare con i ballerini, per i quali la danza non è un semplice sport, e neppure solo un modo di guadagnarsi la vita: è innanzitutto espressione d’arte, ed è una disciplina che più di altre risente della buona forma fisica e psicologica della persona che la pratica.
    Sia durante gli studi di danza che durante la carriera, un infortunio può diventare un momento particolarmente grave da affrontare, a causa della possibile compromissione cronica del fisico. L’evento è ancora più problematico se accade a un adolescente, durante la fase degli studi. La competizione nelle accademie è abbastanza alta, e non sempre gli insegnanti di danza sono dei fini pedagoghi.

    Molte volte gli allievi si sentono insicuri, riguardo il loro corpo, e qualche apprezzamento negativo espresso nel momento sbagliato può portare l’allievo a viverlo male e, forse, ad aumentare la probabilità o il numero degli infortuni a cui può andare incontro.
    Non c’è nulla di peggio che essere traumatizzati - cioè avere paura di se stessi, della propria presunta incapacità o del giudizio negativo di un adulto - durante la fase di formazione, per perder di vista i movimenti del proprio corpo, azzardare qualcosa di troppo e farsi male. Qui il trauma psicologico precede il trauma fisico.
    Ovviamente, alcuni brutti incidenti hanno origine solo dalla sfortuna del momento: in questo caso c’è il trauma fisico, e quello psicologico è il risultato della paura provata. E’ difficile che lo spavento non si presenti - in chiunque, peraltro: sbattere, cadere, urtarsi pesantemente con qualcosa o qualcuno, comporta un immediato stato di stupore, in cui non si capisce bene dove si è e cosa è successo, e questa è la base per l’espressione psicologica del trauma. Arnica cura proprio tutto questo.

    I sintomi.
    Ogni volta che una caduta, contusione o altro dà origine a una sensazione di dolore intenso, migliorato dal freddo e dal ghiaccio, con necessità di stare immobili (cioè di non muovere la parte traumatizzata), con necessità di non essere toccati (e quindi con rifiuto di fasciature strette), Arnica è sicuramente il rimedio di elezione.
    I lividi frequenti, la sensazione di dolore come se si avesse un livido, alzarsi dal letto con la schiena "a pezzi" (come se si avesse dormito su un materasso troppo duro), l’influenza che si esprime con questi stessi sintomi, la stanchezza muscolare dopo un surmenage fisico (un allenamento intenso, come pure un’attività straordinaria, fisicamente faticosa), i crampi, i traumi con emorragie, sono le indicazioni più frequenti. Inoltre è un potente antidolorifico.
    Va ricordato anche che Arnica è preziosa prima e dopo interventi chirurgici (da quelli dentistici, soprattutto se viene usata anestesia, ai pesanti interventi di chirurgia ortopedica), dopo il parto, dopo incidenti di ogni genere - specialmente se questi lasciano la persona con una sensazione di immobilità, di irrealtà, di distrazione, legata proprio al trauma da spavento, fino al vero e proprio shock.
    Elettiva per i muscoli, viene data efficacemente anche dopo un infarto del miocardio: il primo maratoneta sarebbe sopravvissuto, se avesse avuto dell’Arnica a disposizione.

    Come si usa?
    I rimedi omeopatici sono utilizzabili in diluizioni diverse, standard.
    Le più basse si usano: quando il soggetto è piccolo di età; quando il problema è di lieve entità; quanto il trauma è appena avvenuto; quando si tratta di un problema acuto.
    Le più alte si usano: quando il soggetto è adulto; quando il problema è di una certa consistenza; quando il trauma è antico; quando la patologia è cronica.

    Naturalmente, essendo otto le diluizioni utilizzabili, ogni volta la somministrazione va regolata, bilanciando i vari parametri e appoggiandosi a un omeopata di fiducia. Tuttavia esistono delle indicazioni di massima che possono essere considerate sicure. Il consiglio, comunque, è di tenere a disposizione tutte le diluizioni (5 ch, 15 ch, 30 ch, 200 ch, M ch, XM ch): è uno dei rimedi di pronto soccorso più efficaci. Per i danzatori sono indispensabili Arnica 30 ch in granuli, Arnica 200 ch in gocce, Arnica M ch in gocce (M = mille) e una pomata a base di Arnica.
    Un comune livido si riassorbirà in un tempo più breve se trattato con pomata all’Arnica. Va ricordato che la pomata non va messa sulle mucose (bocca ecc.) né su pelle escoriata o, peggio, ferita, in quanto provoca suppurazioni. La pelle deve essere integra.
    Distorsione, slogatura, stiramento, strappo, contusione, schiena braccia gambe contusi, soprattutto se corredati da una sensazione di spavento, richiedono la somministrazione di 10 gocce di Arnica 200 ch prima possibile.
    Così pure un colpo sul naso che lo faccia sanguinare copiosamente.
    In questo secondo caso, la somministrazione va ripetuta ogni 10 minuti fino a cessazione dell’emorragia.
    Nel primo caso, invece, va tenuto presente che in genere la somministrazione di Arnica provoca inizialmente un aggravamento del sintomo fisico (ad esempio, la caviglia slogata si gonfia molto; oppure la contusione comincia a "battere"), ma di solito, nonostante ciò, lo spavento diminuisce, e può succedere di piangere (il pianto va considerato un effetto positivo di questo rimedio). Anche una scarica intestinale è un segno molto caratteristico del fatto che Arnica ha già iniziato il suo effetto riparativo. Tali segni non vanno assolutamente curati con medicine allopatiche, soprattutto il secondo, ma deve essere loro lasciata libera espressione. Inoltre, nel giro di un’ora, o della notte successiva, il sintomo diminuisce molto, in alcuni casi scompare, nonostante possa essere sembrato, al momento, piuttosto importante. In tal caso, non è più necessario somministrare il rimedio.
    Durante periodi di super-allenamento, è possibile utilizzare 10 gocce di Arnica 200 ch solo se si ha poi la possibilità di riposare completamente per almeno 48 ore: l’organismo, infatti, è così libero di aggravare i sintomi e successivamente di riparare i danni. Mentre se il lavoro faticoso è continuativo, è meglio usare una diluizione più bassa: 5 granuli di Arnica 30 ch, la sera prima di coricarsi, anche per diverse sere di seguito (ma non per più di 4-5 giorni), lasciando la somministrazione di Arnica 200 ch per il primo momento di "stacco". In questo modo si riceverà un po’ di aiuto e di benessere, senza impegnare l’organismo in una "ricostituzione" che, ovviamente, richiede più energie.
    Se il danno, invece, si è verificato lontano nel tempo (più di due mesi), allora è meglio procedere aumentando il dosaggio: prima si utilizzano 10 gocce di Arnica 200 ch (una volta sola) e, dopo 48 ore, 10 gocce di Arnica M ch (una volta sola), avendo cura di non sforzare la parte per 10 giorni.
    Se invece si è di ritorno da un infortunio, è indispensabile avere la boccetta di Arnica 200 ch a portata di mano, in sala da ballo: non appena lo sforzo, seppur calibrato, fa tornare il dolore, è necessario fermarsi e prendere subito Arnica. In questo modo, il rimedio sarà immediatamente veicolato nella zona che mostra ancora segni di sofferenza.
    Un livido particolarmente doloroso si gioverà di 5 granuli di Arnica 30 ch e dell’applicazione della pomata per più giorni, che diminuirà il tempo di visibilità dell’ecchimosi. Un lieve trauma cranico sarà invece meglio trattato con 10 gocce di Arnica 200 ch. La schiena "a pezzi" (senza previo superlavoro fisico) e l’influenza vanno curati con 10 gocce di Arnica 200 ch, avendo l’accortezza (ma è accortezza che va presa sempre) di registrare il miglioramento dei sintomi e di porre attenzione al loro ripresentarsi. Se si migliora, perciò, è necessario tranquillizzarsi, e non avere fretta di somministrarsi di nuovo il rimedio omeopatico.
    Arnica M ch deve essere utilizzata dopo interventi chirurgici ortopedici, in quanto le ossa rappresentano una parte molto profonda dell’organismo e simboleggiano la nostra possibilità di autonomia, il nostro sostegno. Quindi, 10 gocce di Arnica 200 ch appena subito prima di un intervento (eviterà i danni provocati dall’anestesia, le emorragie inaspettate, una cattiva cicatrizzazione e gli shock); e 10 gocce di Arnica M ch dopo l’intervento. Per procedere ulteriormente è meglio chiedere consiglio a un omeopata.

    Prima di un’anestesia dentistica è bene prendere 5 granuli di Arnica 30 ch. Alla fine dell’intervento, somministrarsi 10 gocce di Arnica 200 ch prima possibile, e di nuovo 10 gocce ogni ora, fino a scomparsa dell’anestesia.
    In linea di massima, l’associazione con farmaci riduce l’espressione del rimedio omeopatico. La scelta di curarsi con i rimedi deve essere quindi calibrata. I rimedi vanno presi SOLO in presenza del sintomo (quindi non in forma preventiva); e vanno ri-presi solo quando la somministrazione precedente ha veramente finito il suo effetto: per la legge di similitudine, infatti, somministrare di nuovo il rimedio – in assenza dei sintomi – fa TORNARE i sintomi.
    Senza per questo motivo considerare i rimedi omeopatici come pericolosi, è necessario prestare attenzione in alcuni casi. L’azione di Arnica è molto importante sul sistema sanguigno e capillare e sul sistema di coagulazione. Perciò la somministrazione deve essere consentita solo sotto il controllo diretto di un omeopata in caso di gastriti, ulcere duodenali o gastriche, reflusso esofageo (esofagite da reflusso), morbo di Crohn, colite ulcerosa, colite spastica, diverticolosi, diverticolite; oppure qualora vi sia contemporanea somministrane di farmaci di una certa importanza, ma anche di aspirina e lassativi. Le indicazioni di cui sopra sono da intendersi utili per gli infortuni di ordine acuto e per il periodo limitato di tempo descritto. Nulla può sostituire il sostegno di un vero professionista, a cui è necessario certamente ricorrere se i sintomi, supposti conseguenza di traumi, non si modificano notevolmente nel giro di due settimane. Sono regole preziose, importanti, per imparare ad ascoltare davvero il corpo, averne la padronanza, conoscerne le necessità. A proposito di questo, va ricordato che, quando ci si ammala con i sintomi di questo fiore montano – che si tratti di infortunio, dolenzie muscolari senza causa o influenza con gli stessi sintomi – il VERO segnale è che il corpo sta chiedendo riposo: dateglielo, non c’è rimedio migliore, in tempi di Arnica.

    Immagini
    Foto 1: copyright 2004, Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio
    Foto 2: coordinazione e sicurezza di sé
    Foto 3: granuli di Arnica
    Foto 4: copyright 2002, Association Odonto-Stomatologique d’Homeopathie
    Foto 5: thanks to dr. Michael Moore, Director of the South-West School of Botanical Medicine, Bisbee, Arizona


    Bibliografia
    Brigo e Masciello – Manuale pratico di Omeopatia, medicina non violenta – Ed. Demetra, 1990
    M.Castellini – L’Omeopatia nei traumi – Verona, 1986
    A. Lockie – Guida pratica ai rimedi omeopatici – Tecniche Nuove
    D. Grandgeorge – Lo spirito del rimedio omeopatico – Ed. Proposte nuove, Mirdad, Torino


    ID=793
    18/12/2005
    Giulia Maria d'Ambrosio leggi gli articoli di Mamma di Verainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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