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danza & medicina: Omeopatia: curare tendini e legamenti.


Spesso la medicina omeopatica è stata accusata di "effetto placebo" (ossia di funzionare solo per forza di suggestione), perché la quantità di "sostanza attiva" presente nei rimedi è bassa e alcuni medici non si spiegano come possa dar luogo a guarigione.
Il procedimento di preparazione del rimedio omeopatico risale ad Hahnemann e oggigiorno viene attuato non più a mano, ovviamente, ma mediante macchinari particolari.
Il principio con cui vengono ricavati i prodotti omeopatici si basa sulle intuizioni iniziali del medico tedesco, secondo cui la diluizione sempre maggiore del prodotto iniziale non ne diminuisce l’attività, purché ogni passaggio sia siglato da una succussione efficace. Dal momento che vengono usate sostanze che, in quantità ponderali, possono essere tossiche (per esempio, alcune erbe o il veleno dei serpenti o certi composti chimici come la calce), è necessario somministrare dosi in grado di stimolare le reazioni di difesa dell’organismo, senza però aggravarne i sintomi. Basandosi sul principio di similitudine (descritto nel primo articolo Omeopatia: Arnica montana e i traumi e noto fin dalla medicina greca di Ippocrate), l’uso delle dosi infinitesimali è solo una conseguenza logica: somministro il prodotto che, in situazione di normalità, produrrebbe proprio i sintomi che si osservano nel paziente.
La sostanza di origine può essere animale, vegetale o minerale. I vegetali rappresentano circa il 50% delle sostanze impiegate, e si tratta di piante fresche e selvatiche, raccolte nel loro habitat nel momento migliore. I vegetali devono essere lavorati entro 48 ore dal momento della raccolta. Ovviamente deve essere esclusa la presenza di insetticidi, pesticidi o altre sostanze o insetti … altrimenti si avrebbe un multicomposto omeopatico dagli strani effetti!

Con i vegetali si prepara la cosiddetta "tintura madre", una soluzione di cui il 90% è costituito da alcool a 65°, e il 10% dal peso del vegetale essiccato (si fa un calcolo preventivo, ovviamente, perché in 48 ore non avviene l’essiccamento della pianta). Si lascia macerare per tre settimane e poi si filtra.
Dal filtrato si prende una goccia, la si diluisce in altre 99 gocce di alcool a 75°, si sbatte la boccetta per almeno 100 volte e si ottiene così un rimedio alla 1 ch (centesimali hahnemanniane). Da questo composto si prende una goccia, si diluisce in altre 99 gocce di alcool (in una boccetta diversa) e si procede nello stesso modo, ottenendo la 2 ch. E così via, fino ad arrivare alla 4, 5, 7, 9, 15, 30, 200, mille, diecimila, cinquantamila e centomila ch, cioè le diluizioni più usate e conosciute. Le centesimali furono le diluizioni usate da Hahnemann per quasi tutta la vita, ed è tuttora il metodo più diffuso.
Il lettore è quindi ora in grado di comprendere la perplessità dei medici, abituati a utilizzare materiali chimici di guarigione in quantità ponderali che, per quanto piccole, sono espresse comunque in milligrammi di sostanza attiva. Come può veramente funzionare una sostanza diluita così tanto? Hahnemann ipotizzò un’azione puramente energetica dei rimedi omeopatici, e probabilmente il loro effetto a livello molecolare è ancora in parte da scoprire.
Per una ipotesi più che attendibile rimandiamo al lavoro del fisico Anagnostatos (citato nell'articolo di cui sopra); avremo modo di esplorare altre ipotesi, ma nel frattempo dobbiamo dire che il motivo principale per cui i rimedi omeopatici guariscono rimane misterioso. Funzionano, ed è tutto. Einstein diceva: "Molte persone pensano che il progresso dell’umanità sia basato su esperienze di natura critica, empirica. Ma la conoscenza vera si ottiene solo attraverso una filosofia di deduzione: poiché è l’intuizione che fa progredire il mondo, e non il perseguire le vie già percorse del pensiero. L’intuizione ci fa guardare fatti non collegati e ci fa pensare ad essi fino a quando possono essere tutti riportati sotto un’unica legge". Non avere un’ipotesi univoca sul funzionamento dei rimedi omeopatici non significa che essi non funzionino. Del resto, diversi farmaci noti e utilizzati per gravi patologie hanno un meccanismo d’azione del tutto sconosciuto.

I cardini della cura omeopatica rimangono l’individuazione del rimedio, detto simillimum, e l’individuazione della giusta dose infinitesimale. L’effetto terapeutico del rimedio è diverso ad ogni diluizione: maggiore è la diluizione (quindi più lontani si va dal rimedio di partenza), maggiore è l’effetto del rimedio in termini di durata e profondità.
Il senso di conoscere, a grandi linee, le modalità di preparazione del rimedio sono indispensabili qualora ci si trovasse in situazioni di emergenza e si avesse a disposizione il rimedio giusto ma alla diluizione sbagliata. Nulla vieta di manipolare le preparazioni industriali ed è sempre possibile ottenere dei risultati che rispondono alle esigenze del momento.

Ruta graveolens e Rhus toxicodendron sono i rimedi utilizzati quando vi sia un problema ai tendini, traumatico o meno. Quasi sempre la loro somministrazione deve essere preceduta da quella di Arnica, ma la loro specificità li rende indispensabili nel trattare le patologie che si instaurano nelle strutture legamentose, che sembrano sempre le più refrattarie ai trattamenti, e sulle quali le lesioni diventano fastidiosi postumi che si fanno sentire per anni.

Ruta graveolens è una piantina dall’aspetto di piccolo cespuglio, dai fiori gialli, fortemente aromatica. La leggenda narra che Leonardo attribuiva le sue straordinarie capacità visive alla Ruta; effettivamente gli sciacqui con un infuso di quest'erba ridanno benessere agli occhi affaticati e il rimedio viene utilizzato anche per chi usa gli occhi e li affatica in lavori di grande precisione o con l’uso del computer.
Rhus toxicodendron è invece il summaco, una pianta velenosa, il cui fogliame in autunno diventa rosso, "rhudd" in celtico. La tintura viene preparata dalle foglie fresche, raccolte al tramonto appena prima della fioritura. E’ uno dei rimedi del reumatismo cronico.

Ruta ha effetto nei traumatismi in senso lato e in quelli specifici, soprattutto dovuti a sforzi muscolari e tendinei ripetuti, che si riflettono anche sul periostio. Le principali indicazioni cliniche di Ruta sono i traumi distorsivo-contusivi della caviglia e del polso conseguenti a superlavoro fisico. Si usa quando sul legamento o tendine - soprattutto su caviglie e polsi, cioè le strutture più snodate - origina un dolore come da contusione/ammaccatura a livello articolare, in presenza di sinoviti, borsiti e quando ci siano formazioni di noduli calcificati, sia nel tendine che nel periostio. Tipico uso di Ruta è nella formazione di calcificazioni nel polso.
Tali tessuti risultano rigidi, tanto che anche i muscoli sono indolenziti, e il dolore, profondo e generalizzato, è accompagnato da contrattura. Il dolore del tendine peggiora caratteristicamente con i movimenti di estensione; peggiora nei giorni umidi (quindi con la pioggia); con la pressione, di notte e, a volte, dopo il riposo - è perciò un dolore che tende a migliorare dopo l’inizio dei movimenti, ma non così tanto come Rhus; migliora cambiando posizione.
E’ il rimedio da utilizzare in caso di lombalgia con rigidità e sciatica. Ruta è inoltre utilissima nella recidiva di strappi muscolari, che di solito sono zone del muscolo a più alta componente fibrosa. I soggetti che rispondono meglio al rimedio sono inclini all’ansia e al panico e piangono facilmente.

Come si usa.
Di solito la diluizione indicata in oculistica è la 5 ch.
Per esperienza, invece, direi che nella traumatologia tendinea dei ballerini è più indicato procurarsi la 9 ch. Alla prima dose di Arnica 200 ch va fatta seguire una somministrazione di Ruta, 5 granuli da sciogliere in bocca, ripetuti spesso durante la giornata (fino a 4 volte), diradando quando il dolore diminuisce.
Nel caso di una distorsione grave, con strappo del periostio dall’osso, a livello dell’inserzione dei tendini, oltre all’immancabile Arnica 200 ch, proseguire con Ruta alla 30 ch, tre granuli tre volte al giorno per due o tre giorni, diradando con il diminuire della sintomatologia.
La comparsa di un eventuale, leggero eczema sulla pelle, in seguito alla somministrazione di Ruta (come di altri rimedi omeopatici), deve essere inteso come avvenuto raggiungimento della dose terapeutica del rimedio. Ruta va quindi sospesa, e l'eczema non va trattato, se non con pomata a base di calendula.

Rhus spesso segue Ruta, a distanza di giorni e anche di settimane. In Rhus il dolore è più irradiato in profondità, e l’articolazione rigida e dolente, mantenuta in esercizio, diminuisce di parecchio il dolore.
Rhus esercita la sua azione sulle articolazioni e sui muscoli, ma è importante l’azione anche sul sistema nervoso. E’ un rimedio elettivo delle sciatalgie che si manifestano con l’umidità, dopo sforzo muscolare intenso o trauma: il classico "colpo della strega". E’ il rimedio per chi considera il movimento come l’espressione dell’entusiasmo per la vita, e che può essere sottoposto a infortunio o dolenzia quando, con il corpo caldo per un esercizio fisico intenso, prende un colpo di freddo umido, in presenza di tessuti muscolari stirati e superaffaticati.

La persona infortunata peggiora chiaramente dopo il riposo e l’immobilità: i primi movimenti sono molto dolorosi, tuttavia ha desiderio di muoversi, anzi, ne ha proprio bisogno, e il movimento o il cambiamento di posizione sollevano i sintomi. I dolori peggiorano con l’umido e il freddo e migliorano con il tempo secco e caldo, con l’applicazione di un termoforo o con un massaggio. In genere la persona che necessita di questo rimedio ha una sete intensa.
Rhus è adatto dopo sforzi muscolari, slogature, distorsioni, lussazioni, che si manifestano anche con crampi e dolori alle ossa, soprattutto nel momento delle rieducazione funzionale o del rientro in sala di danza.
Una curiosità, che può essere molto utile: le vescicole pruriginose e contenenti liquido chiaro della varicella, dell’herpes simplex e dell’herpes zoster (il popolare “fuoco di sant’Antonio”) sono ben trattate e regrediscono con l’uso di Rhus.

Tabella posologica:
Rhus 15 ch, 5 granuli ogni 2 ore, diradando con il miglioramento dei sintomi, nelle lombalgie acute. Se vi è rigidità dolorosa alla colonna vertebrale, che migliora col movimento, peggiora con il riposo, ed è accompagnata da formicolii notturni alle mani, allora è meglio utilizzare la 9 ch, 5 granuli per una sola somministrazione al giorno.
In tutti gli altri casi, Rhus 15 ch, 7 granuli da ripetere ogni volta che il sintomo ri-aggrava dopo essere migliorato con la precedente somministrazione.
Distorsioni e lussazioni si avvalgono bene dell’uso successivo di Arnica, Ruta e infine Rhus.
Le bollicine degli herpes vanno trattate con Rhus 15 ch, 5 granuli ogni 4 ore.

Senza per questo motivo considerare i rimedi omeopatici come pericolosi, è necessario prestare attenzione in alcuni casi. L’azione di Ruta stimola le contrazioni uterine, prolunga l’effetto dell’adrenalina e può interferire con l’assorbimento di ferro. Perciò la somministrazione è assolutamente sconsigliata in gravidanza e deve essere consentita solo sotto il controllo diretto di un omeopata in caso di ipertensione e anemia ferroprive. Le indicazioni di cui sopra sono da intendersi utili per gli infortuni di ordine acuto e per il periodo limitato di tempo descritto. Nulla può sostituire il sostegno di un vero professionista, a cui è necessario certamente ricorrere se i sintomi, supposti conseguenza di traumi, non si modificano notevolmente nel giro di due settimane. In particolare per le patologie tendinee, che tendono a essere elusive e a cronicizzare in modo inaspettato, le indagini diagnostiche strumentali dovrebbero sempre essere prese in considerazione quando il disturbo si prolunghi.

Immagini
Foto 1: Samuel Hahnemann (1755-1843)
Foto 2: alambicchi all’Aboca Museum, Sansepolcro (AR)
Foto 3: Ruta graveolens
Foto 4: foglie di Rhus toxicodendrum
Foto 5: articolazioni nel mirino

Bibliografia
Brigo e Masciello – Manuale pratico di Omeopatia, medicina non violenta – Ed. Demetra, 1990
M.Castellini – L’Omeopatia nei traumi – Verona, 1986
A. Lockie – Guida pratica ai rimedi omeopatici – Tecniche Nuove
D. Grandgeorge – Lo spirito del rimedio omeopatico – Ed. Proposte nuove, Mirdad, Torino


ID=867
19/1/2006
Giulia Maria d'Ambrosio leggi gli articoli di Mamma di Verainvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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