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impresari e mecenati: Rubinstein


Ida Rubinstein, Saint Petersburg 1885 - Vence 1960

Ballerina russa piuttosto mediocre e discreta mima, Ida Rubinstein era dotata di eccezionali doti tragiche, fortemente penalizzate da un marcato accento russo, che neppure le numerose lezioni apprese da Sarah Bernhardt riuscirono a mitigare. Per soddisfare la sua passione per il mondo dello spettacolo potè soprattutto contare su uno straordinario fascino androgino e su una considerevole ricchezza, che le permise di essere un'importante mecenate: finanziò, per interpretarli in prima persona, una quantità di balletti per i quali riuscì a coinvolgere i più interessanti coreografi del momento, da Fokine alla Nijinska a Massine, e a commissionare le musiche a compositori quali Ravel e Stravinsky e il décor a pittori del calibro di un Bakst e di un Benois. Nonostante le sue modeste doti artistiche, in questo modo giocò ugualmente un ruolo significativo sulle scene parigine.

La Rubinstein, nata in una famiglia russa ricchissima, ricevette un'istruzione raffinata, completata da lezioni private di mimo e recitazione. Nel 1904 aveva prodotto in un teatro privato l'Antigone, commissionandone il décor a Bakst, ricoprendo ella stessa il ruolo del titolo. Sotto l'influenza della Duncan, si era dedicata, piuttosto tardi, alla danza, ma era rimasta una ballerina amatoriale. Si era fatta impartire alcune lezioni private di danza da Fokine, il quale, per il suo debutto del 1909, aveva concepito, su musica espressamente composta per lei da Glazunov, una rappresentazione basata sulla Salome di Oscar Wilde, interdetta dalla censura dopo la prima rappresentazione.

Grazie alla sua bellezza fu ingaggiata da Diaghilev per la prima stagione parigina dei Ballets Russes del 1909, quando si esibì con successo in Cleopâtre di Fokine, imperniando la sua interpretazione sulle analogie di questo dramma erotico col contemporaneo cinema muto. Veniva portata in scena racchiusa in un sarcofago e ne usciva avvolta come una mummia in veli, che le venivano tolti dalle ancelle per rivelare il fascino gelido, esaltato dallo splendore di un costume egiziano, di un corpo magrissimo, sinuoso, quasi scandaloso a quei tempi per l'aspetto mascolino.

Questa visione ammaliò letteralmente Gabriele d'Annunzio, che da poco aveva lasciato l'amante del momento, Eleonora Duse, e la sua tenuta toscana della Capponcina per fuggire a Parigi lontano da una ridda di creditori. All'epoca la Rubinstein era amante della pittrice russa Romaine Goddard, moglie di John Ellingham Brooks, conosciuto a Capri, uno dei tanti omosessuali che aveva lasciato l'Inghilterra dopo il processo ad Oscar Wilde. Pare che sia stata proprio la Brooks, legata anche alla scrittrice Nathalie Clifford Barney, ad avviare agli amori saffici la Rubinstein, che immortalerà come una delle sue modelle preferite. Nello stesso anno, il 1909, la Brooks aveva già conosciuto d'Annunzio ad un pranzo e si era già dimostrata disposta ad aiutarlo affinché continuasse a vivere lussuosamente anche in Francia. Dopo che il poeta subì il fascino della Rubinstein e che l'attrice gli fu presentata da Proust, Cocteau, e Montesquiou, si stabilì un tempestoso e contrastato rapporto a tre risolto in numerosi trasgressivi incontri parigini e veneziani, durati sporadicamente per anni, che influirono sulla cultura dell'epoca.

Dopo essersi esibita coi Ballets Russes anche nel 1910 come Zobeide in Shéhérazade, la Rubinstein lasciò la compagnia di Diaghilev per crearne una sua, finanziando il grande progetto di d'Annunzio di creare per lei un dramma strutturato come un Mistero Medievale. Questo si concretizzò ne Le Martyre de Saint Sébastien su musica di Debussy, coreografia di Fokine e décor di Leon Bakst, rappresentato a Parigi, allo Châtelet, nel 1911.

Nel lavoro la figura del santo era trattata in modo ambiguo, ci si riferiva al suo passato omosessuale di amante di Diocleziano, al quale si negherà dopo la conversione. La coreografia imponeva al santo, legato per il supplizio, contorcimenti dovuti al dolore fisico, che rimandavano anche alle contrazioni provocate dal piacere carnale. L'interprete del santo era la stessa Rubinstein: una donna, ebrea, chiacchierata per presunti amori saffici. Ce n'era abbastanza per far intervenire l'arcivescovo di Parigi con la minaccia di scomunica per i cattolici presenti alla creazione. L'opera letteraria di d'Annunzio venne messa all'indice e in questo clima ostile il lavoro assai complesso divise il pubblico e la critica tra commenti fortemente sfavorevoli per l'una o l'altra componente dello spettacolo ed elogi incondizionati per le stesse. Per ulteriori particolari si rimanda all'articolo Ida Rubinstein martire.

La nuova compagnia della Rubinstein proseguì l'attività nei successivi tre anni, avvalendosi della collaborazione di Fokine e dei migliori artisti del momento in modo da produrre lavori in cui le singole componenti artistiche fossero tutte di altissimo livello e ciascuna studiata in funzione delle altre. Molti dei lavori da lei commissionati più che veri e propri balletti furono opere composite che si sviluppavano attraverso la recitazione, la musica e il canto sovrapposti all'elemento coreografico, ossia che miravano a una sintesi dei generi, ispirandosi all'utopia wagneriana di un teatro totale e alla lezione di Diaghilev, che l'aveva realizzata. Con questo importante progetto estetico la Rubinstein consolidò la strada già tracciata da Diaghilev, seguita dai Ballets Suedois e, successivamente, da Serge Lifar e intese imporsi come una rivale dei Ballets Russes, ottenendo, tuttavia, esiti alterni.

A Parigi, al Théâtre du Châtelet, nel 1912 andò in scena Hélène de Sparte su musica di Déodat di Severac e, l'anno successivo, La Pisanelle, commedia scritta da Gabriele d’Annunzio con musica di Pizzetti, coreografia di Fokine; entrambi i lavori ebbero décor di Léon Bakst.

Successivamente la Rubinstein, ormai installatasi a Parigi, fu ingaggiata come danzatrice o come attrice dai teatri parigini fino allo scoppio della guerra, durante la quale preferì allontanarsi dal teatro per dedicarsi ad opere umanitarie. Terminato il conflitto, ritornò negli anni '20 ad esibirsi come attrice e all'Opéra di Parigi: nel 1919 presenta Antonio e Cleopatra, in cui si riserva il ruolo della regina, in una traduzione da Shakespeare commissionata a Gide e accompagnata da musiche di scena di Florent Scmitt; nel 1923 ancora d'Annunzio adatta per lei la Phædre, realizzata, l'anno successivo, con musica di Pizzetti. Successivamente vide la luce Istar, un balletto di Leon Bakst su musica di Vincent d'Indy e coreografia di Staats, rappresentato all'Opéra di Parigi.

Nel 1928 la Rubinstein formò una nuova compagnia per presentare una stagione di balletti alla quale collaborarono la Nijinska come coreografa e Alexandre Benois come scenografo. Tra i lavori più celebri si ricordano Les Noces de Psyché et de l'Amour su musica di Bach-Honegger, La Bien-aimée su musica di Schubert-Milhaud, décor di Alexandre Benois, dove un Poeta, interpretato da Vilzak, seduto al piano riflette, con l'aiuto della musica che suona, sugli amori di gioventù, ricorda le danze dei contadini nel villaggio dove è cresciuto e la vita di studente rimasta spensierata fino all'incontro con una donna fatale. Allontana il ricordo col pensiero della sua Musa, che gli appare più volte per poi scomparire. Il balletto termina con una mascherata carnevalesca.

Della stessa stagione è uno dei più grossi successi dell'epoca, il celebre Bolero con musica di Ravel. La Rubinstein aveva pensato a un balletto di ambientazione spagnola, per il quale avrebbe voluto utilizzare musiche di Albeniz. Si rivolse a Ravel, che accettò il compito di orchestrare le musiche per pianoforte scelte, ma in corso d'opera il maestro si lasciò prendere da un tema melodico ascoltato sui Pirenei e posticipò la commissione della Rubinstein a favore di questa creazione. Ne venne il noto capolavoro che, pur sostituendo i ritmi ortodossi di una danza popolare spagnola con una struttura quasi matematica, ricrea ugualmente il clima ossessivo della terra iberica. Invece dell'orchestrazione delle musiche di Albeniz, Ravel propose alla Rubinstein il suo Bolero, che l'artista fu felice di accettare. Su richiesta dell'artista la Nijinska concepì un'ambientazione folkloristica in una taverna spagnola, dove una gitana, danzando su un tavolo, provocava con la sua sensualità gli avventori. L'ambientazione coreografica ebbe minor successo di quello, considerevole, riscosso dalla sola musica, al punto che nel 1935 l'attrice chiederà a Fokine una seconda coreografia sulla stessa musica, senza, però, ottenere una maggior fortuna.

Cinque giorni dopo la prima di Bolero la Rubinstein presentò Le Baiser de la Fée su musica di Stravinsky, ancora con la coreografia della Nijinska, ispirato a una favola di Hans Christian Andersen, che narra di un bimbo salvato dal gelo di una bufera invernale dal bacio della Fata dei Ghiacci. Vent'anni dopo ella si ripresenterà al giovane, in procinto di sposarsi, e ne reclamerà l'esistenza in nome del bacio col quale l'aveva sottratto alla morte. Lo condurrà per sempre nel suo regno di ghiaccio.

Sempre nella stagione del 1928 la Rubinstein presentò David, però con coreografia di Massine e musica di Sauguet.

Ancora coreografia della Nijinska e musica di Ravel ebbe La Valse, presentato a Monte-Carlo e all'Opéra di Parigi l'anno sccessivo, il 1929. Ravel aveva composto la musica e immaginato il balletto per i Ballets Russes di Diaghilev, ma il progetto era abortito. La Rubinstein seguì le vecchie indicazioni di Ravel realizzando un omaggio al valzer viennese ambientato in uno splendido salone del Secondo Impero dove le coppie si riuniscono a gruppi componendo e disfacendo figure contrapposte a quelle formate da altre coppie danzanti in un secondo salone sullo sfondo.

Del 1934 sono Perséphone, nato da una travagliata collaborazione tra Gide e Stravinsky, coreografato da Kurt Jooss, e Diane de Poitiers di Fokine su musica di Ibert. Sotto il profilo musicale, il compositore maggiormente legato alle creazioni della Rubinstein fu Honegger che fornì le musiche per L'Impératrice aux rochers di Saint-Georges de Bouhélier, Jeanne d'Arc au bûcher di Paul Claudel, Amphion di Massine e Paul Valery del 1931, Sémiramis di Fokine e Paul Valery, oltre ad orchestrare la musica di Bach per Noces d'Amour et de Psyché.

Quando nel 1935 la Rubinstein si ritirò dalle scene, cedette all'Opéra di Parigi anche gli ulteriori balletti da lei commissionati; ritornò al teatro in due occasioni eccezionali nel '38 e nel '39, andò a vivere a Vence, nel sud della Francia, dove morì nel 1960.

Col suo lavoro la Rubinstein contribuì al successo di importanti ballerini, tra i quali Roman Jasinsky, David Lichine, Nina Verchinina, Frederick Ashton, Natalie Krassovska.

Nelle immagini:
- Ida Rubinstein ne Le Martyre de Saint Sébastien
- Romaine Brooks, La Venus Triste, con la Rubinstein come modella
- Ida Rubinstein in Shéhérazade
- Léon Bakst, bozzetto per La Pisanella
- Romaine Brooks, ritratto di Ida Rubinstein
- Leon Bakst, parte del progetto di Istar, Manoscritto autografo




ID=888
7/6/2006
Marino Palleschi leggi gli articoli di Marinoinvia questo articolo ad un amicoStampa questo articoloCondividi su Facebook




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