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“Ho sceso dandoti il braccio” di Giorgia Di Marco

Montale e Carducci numi ispiratori della giovane coreografa

Grande successo per l’ultima edizione del Piccolo Concorso “Giosuè Carducci”

10 Mag
2019
16:07
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Giosuè Carducci fu galeotto per la danza e così due giovani donne, una interprete e una coreografa, si innamorano di Tersicore e fuggono via per i vicoli stretti di Castagneto, il borgo amato dal poeta toscano. Sembrerebbe l’incipit di una struggente storia d’amore con lo sfondo poetico di Castagneto Carducci, nella provincia livornese e invece è il lieto fine della giornata coreutica dello scorso 27 aprile. Scriviamo del festival dedicato da Rosita Morelli e Ivano Serni alla danza e soprattutto a Giosuè Carducci di cui peraltro porta il nome.

E qui la commissione con Paola Jorio (direttrice della Scuola del Balletto di Roma), Francesca Frassinelli (Coordinamento esterno DAF - Dipartimento Danza Contemporanea) e Gloria Chiappani Rodichevski (scrittrice e giornalista fondatrice del portale di arte e cultura Morfoedro) ha decretato su tutti proprio i nomi delle due giovani donne Giorgia Di Marco e Laura Carassale.

Ma andiamo con ordine, cominciando da Aurora Scarpa dell’ensemble Elba Danza, interprete del pizzicato tratto da Harlequinade e da Silvia Fattorini di Etoile in Paquita per il classico. Per quanto concerne il repertorio contemporaneo si sono messi in bella mostra Kayla Papini di Dimensione Danza con Dove il mare luccica, Valentina Camici di ABC Danza con Istanti, ancora Kayla Papini in coppia con Beatrice Tonelli con Matematicamente e Valentina Camici, in coppia con Sara D’Amicis con Sfida.

Per la chicca poetica del “Giosuè Carducci” si è segnalato il titolo L’infinito a opera di Underground Dance Studio mentre la pluripremiata Giorgia Di Marco si è distinta con l’interpretazione di Ho sceso... sempre sotto l’egida di Underground Dance Studio. Per quanto concerne invece la sezione autoriale del “Giosuè Carducci” si è imposta ben due volte l’ensemble SiDanza con Viaggiate noi Apres le cafe nelle coreografie di Allyne Veraz. La migliore coreografia tirata fuori dal cilindro della commissione 2019 è L’attesa in attesa a quattro mani di Laura Carassale e Marina Setti dell’ensemble Dimensione Danza, mentre il talento più cristallino individuato tra i tanti presenti sul palcoscenico carducciano è Valentina Balderi ancora di Dimensione Danza. Infine il Premio della critica assegnato da Gloria Chiappani Rodichevski è andato a Giorgia Di Marco.

E proprio quelle due giovani donne si sono calate in punta di piedi tra i protagonisti dello scorso 27 aprile: Tersicore e Giosuè Carducci. La prima, Laura Carassale, ha voluto descriverci la sua idea coreografica chiarendo che quel pezzo è in realtà l’apertura dello spettacolo Sala d’attesa ed altre partenze che verrà presentato il prossimo 25 giugno. «Questa coreografia è stata costruita per rappresentare il tema centrale dell’intero spettacolo, la follia individuale, in un contesto d’attesa metafisica di qualcosa che deve arrivare e non arriva mai. Trova paradossalmente un ordine, un significato inatteso mentre la coreografia ribalta diametralmente il senso. Così l’invito a fare silenzio, ad ascoltare prima di parlare, ad accogliere prima di pretendere di essere accolti: è un messaggio folle e umano, l’unica speranza di riuscire a non attendere invano. La musica di Hugues Le Bars mi è apparsa subito un vestito straordinariamente cucito all’occorrenza. I suoni grezzi e vocali, la ricchezza di note e ritmi si intersecano alle cellule impazzite della sala d’attesa, trovando un universale armonico delle differenze».

Ma allo stesso modo non è affatto passata inosservata l’interpretazione strappalacrime di Giorgia Di Marco con un paio di vecchi occhiali da vista dal sapore malinconico, come del resto lei stessa ha voluto ricordare: «era quasi un anno che non calcavo un palco di persona, perciò ho scelto il “Giosuè Carducci” per rimettermi in gioco, soprattutto per mettermi alla prova affrontando musiche e temi non conformi di norma allo stile della danza hip hop. Ascoltando le varie tracce proposte dalla direzione, mi sono immediatamente innamorata della poesia Ho sceso dandoti il braccio di Eugenio Montale. Non ho nemmeno avuto bisogno di ascoltare le altre, lei era quella giusta, purtroppo. Dico purtroppo perché l’ho voluta dedicare alla perdita di mio nonno, avvenuta solo due mesi fa, per la prima volta nella mia vita ho provato l’immenso dolore della perdita di una persona cara, un dolore che ancora non riesco a scrollarmi di dosso. Ho scelto di ballare con i suoi occhiali, vecchi e rigati, dai quali non si separava mai. Quegli occhiali sono stati proprio come “le sole vere pupille” del testo poetico che mi hanno guidato in tutti quei momenti vissuti con lui e, proprio così, ho deciso di farmi guidare da mio nonno anche durante la coreografia scegliendo di improvvisarla tutta, seguendo il sentimento e i ricordi. Eravamo solo io e lui. Lui che ha deciso di guardarmi e di guidarmi, forse, per l’ultima volta».

Con un'edizione così non resta altro che confidare nelle nuove scelte della direzione artistica di Rosita Morelli e Ivano Serni che invita il grande pubblico della danza a visitare il sito internet ufficiale della manifestazione www.sidanzaincostaetrusca.it

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