Cinquant’anni di Jewels

Promozione scuole
  • Evgenia Obraztsova e Vladislav Lantratov, vestiti di verde, in Emeralds
    Evgenia Obraztsova e Vladislav Lantratov in Emeralds © Elena Fetisova / Bolshoi Theatre
  • Yekaterina Krysanova e Vyacheslav Lopatin, vestiti di rosso, danzano Rubies
    Yekaterina Krysanova e Vyacheslav Lopatin in Rubis © Elena Fetisova / Bolshoi Theatre
  • Semyon Chudin e Olga Smirnova, vestiti di bianco, in un passo a due da Diamonds
    Olga Smirnova e Semyon Chudin in Diamonds © Elena Fetisova / Bolshoi Theatre

Cinquant’anni di Jewels

Tre compagnie riunite per celebrare il capolavoro di Balanchine

Si celebra quest’anno il 50esimo anniversario di Jewels, capolavoro di George Balanchine ispirato allo sfavillio di smeraldi, rubini e diamanti che in tre atti condensa lo stile del maestro del neoclassico

Articolo inviato da: Elisabetta il 12/09/2017 - 12:23

New York City Ballet, Opéra di Parigi e Bolshoi Ballet si sono dati appuntamento a New York dal 20 al 23 luglio, in occasione del Lincoln Center Festival, per celebrare il 50esimo anniversario della prima rappresentazione di Jewels, il 13 aprile del 1967. Capolavoro di George Balanchine, è considerato il primo balletto a serata intera non narrativo e un compendio dello stile e dell’evoluzione del coreografo. A ispirare questa creazione furono le vetrine della gioielleria Van Cleef and Arpels, sulla Fifth Avenue, dove facevano bella mostra di sé smeraldi, rubini e diamanti: tre gemme che diedero vita ad altrettanti quadri, in un viaggio nella storia della danza e della musica.

Con il primo quadro, Smeraldi, il sipario si apre su una scena bucolica, quasi silvana, con le dieci ballerine del corpo di ballo in lunghi tutù verdi. Sulla musica dolce e malinconica di Gabriel Fauré, di cui vengono utilizzati brani tratti da Pelléas et Mélisande e da Shylock, Balanchine rievoca le atmosfere chic e raffinate della Francia degli anni Venti, periodo in cui il giovane coreografo di origine russa lasciò la sua terra per unirsi ai Balletti russi di Diaghilev. La Francia, allo stesso tempo, era stata anche la culla del balletto romantico e i movimenti calmi, quasi intimi, dei danzatori sembrano voler essere un omaggio a questa grande tradizione. Nel secondo quadro, Rubini, la dolce malinconia degli smeraldi lascia il posto al brio e alla freschezza dei rubini, il lirismo del balletto romantico a un linguaggio coreografico moderno. Inevitabile andare con il pensiero all’America e alla sua vitalità, sebbene lo stesso Balanchine puntualizzò che non fu quella la fonte d’ispirazione. E non a caso il coreografo non scelse un compositore americano, ma il suo connazionale Stravinskij, con il Capriccio per piano e orchestra, su cui Balanchine costruì movimenti energici, “fuori peso” e linee ardite. Infine, sulle note della Terza Sinfonia in re maggiore di Tchaikovsky, il capolavoro di Balanchine giunge alla sua regale conclusione. I Diamanti, i più preziosi fra i gioielli, brillano sul palcoscenico, dispiegandosi in geometrie complesse e perfette che da un lato richiamano le sfaccettature stesse delle gemme, dall’altro rievocano gli Atti Bianchi della più pura tradizione imperiale russa.

Francia, America e Russia, e le loro rispettive tradizioni coreutiche, si sono dunque alternate lo scorso luglio sul palco del David H. Koch Theater al Lincoln Center di New York. I danzatori dell’Opéra di Parigi hanno portato in scena il lirismo degli Smeraldi, mentre in Rubies e Diamonds si sono alternati il New York City Ballet e il Bolshoi Ballet. Proprio il direttore del Corpo di Ballo moscovita, Makhar Vaziev, ha commentato: «Non riesco a immaginare chi altro se non Balanchine avrebbe potuto riunire queste tre compagnie». Jewels tornerà in scena al Palais Garnier dal 19 settembre al 12 ottobre, mentre sarà sul palco del Bolshoi dal 22 al 24 settembre.