Crescendo di emozioni alla Scala

BOLSHOI BALLET ACADEMY
  • Mahler 10, nuova creazione di Aszure Barton per il Teatro alla Scala © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Mahler 10, nuova creazione di Aszure Barton per il Teatro alla Scala © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Virna Toppi e Antonino Sutera in Mahler 10 © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Virna Toppi e Antonino Sutera in Mahler 10 © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Uno dei momenti più suggestivi di Mahler 10 © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Uno dei momenti più suggestivi di Mahler 10 © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Virna Toppi in Mahler 10 © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Virna Toppi in Mahler 10 © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Petite Mort, capolavoro senza tempo di Jiří Kylián © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Petite Mort, capolavoro senza tempo di Jiří Kylián © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Petite Mort di Jiří Kylián © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Petite Mort di Jiří Kylián © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Roberto Bolle sul tavolo rosso di Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Roberto Bolle sul tavolo rosso di Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Virna Toppi in Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Virna Toppi in Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Virna Toppi in Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Virna Toppi in Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
  • Virna Toppi in Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala
    Virna Toppi in Boléro © Marco Brescia e Rudy Amisano / Teatro alla Scala

Crescendo di emozioni alla Scala

Dai gesti intimi di Mahler 10 alla sensualità travolgente di Boléro

Il trittico in scena in queste settimane al Teatro alla Scala coinvolge gli spettatori con l’umanità di Mahler 10, la passione estatica di Petite Mort, l’energia ipnotica di Boléro

Articolo inviato da: Elisabetta il 30/03/2018 - 16:30

Una donna. Un uomo. Gesti quotidiani e ricordi d’infanzia che diventano segno coreografico. È partita da qui la coreografa canadese Aszure Barton per il suo Mahler 10, nuova creazione per il Teatro alla Scala in scena in queste settimane e fino al 7 aprile. Da qui e dalle struggenti note dell’Adagio della Sinfonia n. 10 di Gustav Mahler, ultima e incompiuta opera del compositore. Una musica capace di “muovere alle lacrime” – come ha raccontato la stessa Barton – e di cui la coreografa ha voluto mettere in scena l’umanità intessuta nella partitura attraverso un lavoro personale con i danzatori scaligeri. In particolare con Antonino Sutera, Virna Toppi, Antonella Albano e Stefania Ballone, cui la coreografa ha chiesto di elaborare una serie di movimenti che hanno fatto da traccia per l’intero brano.

Al fluire della musica di Mahler si accompagna il fluire dei danzatori, quasi un’onda che entra ed esce dalle quinte, appena contenuta dal grande pannello bianco che avvolge la scena. Sul palcoscenico gli interpreti si succedono senza sosta, danzano da soli, in coppia, a gruppi, alternano grandi salti e corse a movimenti appena accennati, intimi, per una “danza senza racconto” intrisa di profonda umanità e potente vitalità. Fino a quell’abbraccio corale che si stringe attorno al protagonista e che a lui sembra voler ricondurre le emozioni scaturite dalla coreografia. Da quell’abbraccio i danzatori si staccano a uno a uno, inghiottiti dal nero delle quinte. Sul palcoscenico rimangono l’uomo e una donna che gli tende una mano, mentre le ultime note della Sinfonia n. 10 echeggiano le sensazioni che la coreografa e gli interpreti hanno saputo trasformare in danza.

Mahler 10 di Aszure Barton è il primo brano di un trittico che ha riportato al Teatro alla Scala due brani che mancavano da tempo e che hanno segnato la Storia della danza e della musica. Sulle note dei concerti per pianoforte e orchestra n. 21 e n. 23 di Mozart la serata prosegue con Petite Mort, capolavoro senza tempo di Jiří Kylián capace di condensare le diverse emozioni che scaturiscono dal momento culminante dell’estasi. Il sipario si apre su sei uomini, di spalle, ognuno di loro regge sopra la testa, in bilico su un dito, una spada, il silenzio carico di tensione rotto solo dai fendenti di quello che diventa un vero e proprio partner. Il movimento di un grande telo nero rivela poi sei figure femminili, le coppie si congiungono alternandosi in passi a due che dispiegano, in tutta la sua potenza espressiva, la cifra coreografica di Kylián.

Bravissimi i dodici interpreti Vittoria Valerio con Matteo Gavazzi, Chiara Fiandra con Eugenio Lepera, Francesca Podini con Nicola Del Freo, Nicoletta Manni con Mick Zeni, Martina Arduino con Christian Fagetti, Alessandra Vassallo con Marco Agostino (cui si sono alternati, nelle altre recite, Stefania Ballone, Daniele Lucchetti, Agnese Di Clemente, Andreas Lochmann, Paola Giovenzana, Gioacchino Starace, Antonella Albano, Antonino Sutera, Virna Toppi, Giulia Schembri, Timofej Andrijashenko, Giulia Lunardi, Massimo Garon).

Il tempo degli applausi e il sipario si apre nuovamente lasciando intravedere, nel buio, le sedie e il tavolo rosso di Boléro, brano che chiude il trittico e fa giungere al culmine le emozioni regalateci da questa serata. Assente da quindici anni, il brano forse più iconico e conosciuto di Maurice Béjart torna al Teatro alla Scala, portando con sé attesi debutti. Applauditissimo, nella serata di apertura del 10 marzo, Roberto Bolle che da tempo sognava di potersi confrontare con questo ruolo. «È un’opera geniale nella sua semplicità, nessun altro Boléro è come quello di Béjart», ha raccontato l’étoile a IO Donna. «Per me è stata la scoperta di qualcosa di nuovo... è un’essenza, non una storia, un crescendo quasi ossessivo difficile dal punto di vista fisico». Fisico statuario, Roberto Bolle ha incantato il pubblico, ipnotizzandolo con i movimenti ora sensuali ora potenti che Béjart ha cesellato sulla partitura di Ravel. Un altro successo, e crediamo anche una soddisfazione personale, per la nostra étoile, ripagato dal sold out in tutte le recite (16, 20 e 23 marzo).

Altri giovani scaligeri hanno avuto l’opportunità, in queste settimane, di debuttare nel ruolo della Melodia. Di Virna Toppi, recentemente nominata prima ballerina, abbiamo apprezzato la sicurezza e l’energia con cui ha affrontato il tavolo, le mani e le braccia a fendere l’aria quasi fosse “solida”, lo sguardo a coinvolgere i danzatori che la circondavano. Debutti anche per Martina Arduino, anche lei fresca di nomina a prima ballerina, che ha danzato il 13 e il 27 marzo, e per Gioacchino Starace, in scena il 5 aprile. Virna Toppi tornerà a danzare il 7 aprile. Un grande plauso infine all’Orchestra del Teatro alla Scala, diretta da David Coleman, e al Corpo di Ballo, in particolare Massimo Garon, Timofej Andrijashenko (anche per lui recente nomina a primo ballerino), Mattia Semperboni, Gioacchino Starace, Marco Agostino, Edoardo Caporaletti, Christian Fagetti e Nicola Del Freo che si sono alternati come solisti attorno al tavolo.