....parola di Carla Fracci

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....parola di Carla Fracci

Articolo inviato da: Marino il 10/08/2006 - 15:15

Lo ha detto Carla Fracci
(estratti da interviste di Mirella Pallotti, Anna Corradini, Elsa Airoldi e Paola Cucco)

"Ho l'impressione che il pubblico si entusiasmi davanti ai passi tecnicamente difficili (che infatti strappano gli applausi più frenetici), piuttosto che apprezzare la vera bellezza della danza. La danza non consiste soltanto nel fare acrobazie sulle punte. Bisogna invece saper raccontare una storia, trasmettere emozioni, e solo le grandi ballerine sanno trasformare un arabesque in poesia"

"Io non ballo semplicemente con i piedi, ma soprattutto con la testa. Una ballerina con scarsa intelligenza potrà arrivare a una tecnica perfetta, ma non sarà mai una grande ballerina"

"Io sono convinta che sia una sciocchezza rinunciare a tutto per la danza. La differenza tra una grande ballerina e una stella consiste nel fatto che la stella ha vissuto, e può portare sul palcoscenico la gioia, il dolore, le emozioni della vita."

"L'importante non è fare un lavoro che renda celebri, ma semplicemente lavorare."

"Che cosa sarei in scena se nella vita non amassi, non vivessi, non fossi toccata da emozioni, paure, speranze, delusioni? Mi ripetono sempre che il mio modo di ballare dà emozione: questo è il complimento che preferisco. Ma se riesco ad emozionare il pubblico, vuol dire che anch'io mi emoziono: una tecnica perfetta e basta non fa la grande ballerina."

"Io ricordo una sera a New York con Erik Bruhn, in Giselle: arrivai ad amarlo in palcoscenico. Avevamo litigato nei giorni precedenti lo spettacolo, non ricordo più per quale motivo, e quella sera andando in scena c'era una tensione, un disaccordo che ci sarebbe stato fatale. Allora io pensai a lui come a un amante: devo riconquistarlo, devo fare la pace, dobbiamo tornare ad essere la coppia che eravamo prima. Ballai quella volta come forse non ho più ballato nella vita, con quell'unico scopo: riconquistarlo. [...] Ed Erik fu travolto, ballò come non aveva mai ballato prima."

"L'età non è quella cronologica.....L'arte è arte. Non è ginnastica né circo: e in teatro, ogni parte è importante. Quando non potendo più essere Giulietta, sarò la sua nutrice, mi sentirò la nutrice più realizzata del mondo"

"Prima c'è l'apprendistato, dagli 8 anni fino ai 20 circa, poi il perfezionamento che acquisisci piano piano fra i 20 e i 30 anni. Poi, se lavori con costanza e non ti lasci invischiare nella pigrizia, intendo quella mentale, non quella fisica, acquisti l'autentica professionalità fra i 30 e 40 anni. A questo punto c'è il grande traguardo e ostacolo che superano in pochi, e io vorrei proprio essere una di quelli: diventi un personaggio che ha una "reputazione stilistica", e allora puoi continuare a ballare, a insegnare, a essere qualcuno."

Nell'immagine: Carla Fracci

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Marino Palleschi