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Danza e anoressia

Genitori, educatori e amici (parte IV)

Come comportarsi e intervenire quando figli, amici, allievi mostrano di avere un disordine alimentare che rischia di diventare impegnativo

15 Ago
2008
16:29
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Ci sarebbe molto da riferire riguardo al supporto ai genitori e alla revisione dell’atteggiamento degli insegnanti di danza. 
È bene indirizzare e incoraggiare la crescita dell’autostima dei figli, fin dalla tenera età, in direzioni diverse dal mettersi a dieta o manipolare in qualche modo la struttura del corpo, ed è bene anche farsi aiutare, quando si diventa genitori, a educare tutta la famiglia a una sana alimentazione, senza obbligare i figli a diete particolari, anche se queste hanno validissimi supporti filosofici. È necessario imparare da subito a rispettare i figli, anche nel campo dell’alimentazione, proponendo i cibi in modo persistente, ma non insistente, nel corso degli anni, mentre crescono e cambiano gusti. È indispensabile essere coscienti di cosa il cibo è portatore, cosa comunica: questo è l’unico fattore preventivo veramente importante.
Quando i figli mostrano di avere un disordine alimentare che rischia di diventare impegnativo, il ruolo dei genitori diventa subito molto delicato, perché i tentativi di dialogare con la figlia o il figlio sono rifiutati e spesso percepiti come un’aggressione. È molto importante avere il coraggio di chiedere subito aiuto, e accettare il fatto che è necessario essere pazienti, con la figlia (o il figlio) e con tutta la situazione, perché la ragazza sta passando un periodo in cui si sente abominevole e la cosa di cui ha maggior bisogno è l’affetto. 
Non è opportuno essere iperprotettivi, ed è necessario non arrabbiarsi se la fanciulla non vuole parlare dell’argomento, perché sarà lei stessa a decidere di farlo se non si sentirà pressata. È consigliabile cercare di non puntare l’attenzione sul cibo, perché il rifiuto dello stesso è un segnale di dolore profondo, dovuto all’allontanamento interiore da tutto ciò di cui abbiamo trattato finora. Anche se a volte il senso di impotenza può essere davvero grande, ricordiamoci di considerare che un ricovero rischia di cronicizzare la situazione.
Il genitore, inoltre, deve concedersi il permesso di essere paziente e gentile anche con se stesso, perché è necessario avere forza per affrontare la situazione. Se è chiaro che la ragazza non ha la capacità di rivolgersi a un percorso psicoterapeutico, va incoraggiata in tal senso, perché è molto difficile, per una persona che non mangia (o che ha una bulimia) pensare in modo chiaro mentre i sintomi sono attivi. Inizialmente si potrà fare fatica a essere ascoltati, e la terapia può non essere subito efficace, ma è necessario tentare il più presto possibile.

Gli educatori di ogni genere, insegnanti di danza compresi, dovrebbero abituarsi a parlare spesso, nel modo più generico possibile, dei disordini alimentari, senza raccontare cosa mangiano e cosa no, e quanto pesano. È una modalità di comunicazione che deve essere molto bilanciata, ed è necessario stare molto attenti. Anche gli insegnanti dovrebbero farsi aiutare a gestire questo tipo di comunicazione così delicata.

Anoressia 10Come puoi fare per aiutare qualcuno che tu sospetti avere un disturbo del comportamento alimentare? Se sei preoccupato per un’amica, non tenere i sospetti per te. Essere in buona salute significa accettare e nutrire il proprio corpo, e chi non mangia o mangia troppo può aver bisogno di aiuto. Esponi alla tua amica ciò che hai visto e sentito con il massimo della calma e dell’empatia. Parla in prima persona e non in modo generale, e fai in modo che la tua amica comprenda che sei preoccupato, usando frasi come “sono impensierito per il fatto che non hai mai pranzato, questa settimana”, “ ti ho sentita parlare di lassativi (o pastiglie dietetiche) e ho avuto paura”, oppure “tutto bene? Stavi vomitando, dopo pranzo? Sono preoccupato per te”. Ascolta attentamente cosa dice la tua amica e pensa a come può sentirsi – vergognosa o spaventata, o può sentire che la vita non è importante, o che non lo è lei stessa; può affermare di non riuscire a controllarsi. Non mangiare o mangiare troppo può essere il suo modo per rispondere ai problemi che ha a casa o a scuola.
Cosa fare se si arrabbia? È cosa comune che le persone con dei problemi dicano che non c’è nulla che stia andando storto. Potrebbe chiederti di non dire niente a nessuno, o promettere che non ci ricascherà, o arrabbiarsi perché ha paura, vergogna o per qualche altra forte emozione. Dille che il suo modo di agire fa preoccupare, perché non è salutare; dille che vuoi che cerchi aiuto, incoraggiala a parlare con un adulto e dille che puoi accompagnarla a procurarsi un sostegno. Dille che vuoi aiutarla e che non intendi mantenere segreta la tua apprensione e che, dato che la sua salute è in pericolo, hai intenzione di parlare con un adulto di ciò.
Essere preoccupato per la tua amica e volerla aiutare è un’ottima cosa. Considera l’opportunità di parlarne con i tuoi genitori o con i suoi, con un insegnante, con il personale medico, il councelor o lo psicologo presenti nella scuola o conosciuti in altri contesti: non stai tradendo la tua amica se sei preoccupato per la sua salute. Puoi parlare di lei, oppure di come ti senti tu, dato che la situazione può causarti molto stress; parla di come hai cercato di aiutarla: stai facendo la cosa giusta, inoltre altri apprezzeranno il fatto di essere informati, perché vorranno aiutarla anche loro, esattamente come te.

Anoressia 11Moltissime giovani donne ricche di talento hanno rovinato o compromesso inconsapevolmente le loro capacità cercando di far entrare se stesse in una forma o in una taglia che per loro non era normale.
La sensazione di sentirsi diversi dagli altri (troppograssa, gambecorte, troppogoffa), soprattutto se si danza, è una delle molle che fanno scattare l’anoressia. In tempi di risanamento, si può cominciare a considerare in modo nuovo la propria diversità: “So che non è bello sentirsi diversa, ma prova a pensare che si è speciali perché si possiede qualcosa di bello che non si vede. È difficile esporsi ignorando quello che gli altri possono dire o anche solo pensare del tuo aspetto fisico, di quello che dici, di quello che fai... ma nella maggior parte dei casi la gente semplicemente non ci fa caso, i problemi ce li facciamo noi! Non hai amici? Esci da sola! Io vado in giro per negozi, per mostre, a teatro… da sola! Non nego che all’inizio mi sentivo stupida: ma non ti precludere le piccole cose della vita (che magari sono un bel balletto a teatro, una splendida giornata di sole o altro) solo perché non hai nessuno con cui condividerle. In ogni caso qualche amico/a arriverà”.

 

“Egli imparò a volare e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch’erano la noia, la paura e la rabbia a rendere così breve la vita d’un gabbiano. Ma, con l’animo sgombro da esse, lui, per lui, visse contento, e visse molto a lungo”.
Come Richard Bach, dedico anch’io questo lavoro al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi tutti.

Giulia Maria d’Ambrosio

 

Danza e anoressia: Parte IParte IIParte III

 

Ringraziamenti
Grazie a Creatura della Luna, che ha testimoniato per noi la sua sofferenza. 
Grazie a Fifthy per aver condiviso la sua esperienza professionale.
Grazie alla dott.ssa Dora Aliprandi dell’ABA e alla Direzione del Teatro Carcano di Milano che, in occasione della Giornata della Danza 2007, ha ospitato una conferenza su “Danza e alimentazione”.
Grazie al sito www.opsonline.it

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