Anna Razzi

Promozione scuole

Anna Razzi

La danza nelle grandi scuole italiane

Nata a Roma, dove si è diplomata alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera, dal 1990 Anna Razzi dirige con successo la Scuola del Teatro San Carlo di Napoli e dal 2006 è anche direttrice dell’omonima compagnia

Articolo inviato da: Andrea il 22/12/2008 - 20:42

Nata a Roma, dove si è diplomata alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera, Anna Razzi ha iniziato la sua carriera in Francia e in Inghilterra. Chiamata alla Scala come solista, diventa presto prima Ballerina, quindi étoile. Nel 1986 lascia il teatro milanese per dedicarsi a una attività internazionale. Ospite dei maggiori teatri e compagnie di danza stranieri, ha danzato accanto ai più grandi ballerini della nostra epoca; nel suo repertorio figurano tutti i più importanti balletti classici e del Novecento oltre a creazioni dei maggiori coreografi del nostro tempo.

Dal 1990 dirige con successo la Scuola del Teatro San Carlo di Napoli e dal 2006 è anche direttrice dell’omonima compagnia.

 

Anna Razza, ci racconti come è iniziata questa avventura, che difficoltà ha trovato e come è riuscita a impostare il lavoro partendo dalla scelta dello staff insegnanti.
I contatti iniziarono due anni prima del ’90, quando fui invitata dal Teatro San Carlo a ballare Giselle. In quell’occasione ci fu un primo pourparler, poi il sovrintendente cambiò, per cui la cosa fu lasciata cadere, fino a quando ricevetti una telefonata dal segretario generale dell’Ente che mi chiedeva di riprendere il discorso interrotto. Preparai, quindi, abbastanza in fretta una serie di proposte da sottoporre alla direzione, fra cui spettacoli creati espressamente per la Scuola, che furono subito accettate. Così, mi rimboccai le maniche per ricostruire una Scuola di Ballo “storica”, ridotta a soli 19 allievi e 65 candidati in attesa di cominciare il primo corso. Dovetti inserire oltre alla danza classica altre materie complementari, aggiunsi la ginnastica per le ragazze e la preparazione atletica per i ragazzi, e chiamai una dottoressa nutrizionista per aiutare soprattutto le ragazze a superare quello che è il momento difficile dello sviluppo fisico.
Se ripenso al coraggio che ho avuto nel portare in scena, dopo soli sei mesi, al Teatro San Carlo questi ragazzi, tra cui alcune bambine che non sapevano neanche che cosa fossero le punte, mi vengono i brividi. Comunque fu un grande successo e questo mi dette la forza di andare avanti, perché credevo fermamente di rimanere solo per un anno. La prima cosa che feci fu dividere i 65 candidati in tre gruppi (tre primi corsi), dopo i tre mesi di prova divennero due primi corsi e alla fine dell’anno un solo primo corso, i più bravi del quale formarono un secondo corso; mancavano ancora il III e il IV, che ripristinai l’anno successivo.

Per rilanciare la scuola invitai un’insegante della Scuola Cubana ad affiancare l’insegnante già presente affinché si occupasse dei corsi superiori. Poi cominciai a inserire altre materie complementari come il solfeggio, la storia della musica, la storia della danza, la ginnastica, la danza moderna, la danza spagnola, la danza di carattere. Del repertorio classico e pas-de-deux me ne sono sempre occupata io e, per necessità di tempo e di denaro, ho iniziato anche a cimentarmi nella coreografia, da qui la creazione di Pinocchio con musiche originali di Gaetano Panariello, scene di Lele Luzzati e costumi di Giusi Giustino. Con lo stesso staff creai altri balletti come Il Guarracino e La Favola di Biancaneve. Poi ancora la suite de La bella addormentata; quest’anno abbiamo messo in scena il Sogno di una notte di mezza estate con musica di Mendelssohn e Gaetano Panariello, costumi di Giusi Giustino. Nel ’95, per far conoscere la Scuola e il mio lavoro, ripristinai lo spettacolo di fine anno scolastico con il passo d’addio, che era una tradizione della Scuola del Teatro fin dall’800.

Che metodo segue lo studio della danza classico-accademica nella sua Scuola?
Io sono una delle ultime allieve della Scuola Italiana e la mia seconda Scuola è quella Francese, per cui nell’insegnamento mi avvalgo di entrambe e curo soprattutto l’aspetto stilistico degli allievi. Per la tecnica e il virtuosismo, come già ho accennato prima, mi sono invece affidata a un’insegnate della Scuola Cubana mandatami dalla direttrice della Scuola di Ballo di Cuba Ramona De Saa.
Oggigiorno non c’è più quella diversità tra le varie Scuole che c’era cinquant’anni fa, perché ci sono più mezzi di comunicazione e scambi culturali. Infatti, l’anno scorso ad aprile abbiamo avuto un incontro a Palermo con la Royal Ballet School e il prossimo febbraio la nostra Scuola sarà ospite del Dance Council di Malta insieme alla Royal Danish Ballet Academy e la Hungarian Dance Academy.

 

I giovani del nord, i giovani del sud, sono equamente ripartiti i talenti in Italia? Ci sono differenze significative?
Per gli uomini, forse, ci sono più talenti al sud. Ciò è dimostrato anche dalla storia, perché Napoli ha espresso sempre dei talenti nella coreografia, nell’insegnamento e nella danza, come Salvatore Viganò, Carlo Blasis, Nicola Guerra, Raffaele Grassi... tanto per citarne alcuni.

 

Che qualità sono richieste a un giovane per entrare nella scuola del San Carlo?
Una cosa importante è l’estetica, a seguire un fisico longilineo ed elastico, e naturalmente i piedi “ferri del mestiere” devono essere fatti per la danza classica con un bel collo del piede, sia per le ragazze sia per i ragazzi.

 

Che qualità deve avere, secondo lei, un neo-diplomato per avere la possibilità di entrare nel mondo del professionismo?
Talento, intelligenza e cultura. Ovviamente, oltre al talento, ci vuole anche una buona dose di fortuna, perché nella carriera gli incontri con le persone giuste sono determinanti.

 

Qual è lapproccio che un allievo percepisce entrando nella sua scuola: un ambiente familiare, giocoso, o rigido e disciplinato?
Abbastanza accogliente e molto disciplinato, perché senza la disciplina non si può fare il ballerino.

Qual è il suo rapporto con gli allievi, tende a stabilire con loro un rapporto confidenziale o solo professionale?
Principalmente professionale. Tuttavia, dopo otto anni di studio ci si affeziona ai propri allievi e questi, come è stato per me, vedono nell’insegnante una seconda madre. Quando lasciano la Scuola per intraprendere la carriera, il distacco è sempre triste.

 

Quanto è importante calcare il palcoscenico nel periodo della formazione?
Importantissimo, il mestiere si impara sul palcoscenico. Infatti, da quando ho preso la direzione, una delle prime cose che ho fatto è stata quella di mandare in scena gli allievi. A cominciare dal 1991, il nostro repertorio è stato:
1991 - IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI
1992 - CONCERTO IN FA
1993 - LA BOTTEGA FANTASTICA - GUIDA DEL GIOVANE ALLA DANZA
1994 - LES SYLPHIDES
1995 - NAPOLI (Atto Terzo)
1996 - TRACCE DI LUCI NELL’ARIA - COPPÉLIA (Suite dal balletto)
1997 - LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO (Suite dal balletto)
1998 - PINOCCHIO
1999 - LA SILFIDE (II Atto) - LA BAYADÈRE (III Atto) – PAQUITA (Gran Pas)
2000 - IL GUARRACINO
2001–2002 - LES BALLETS RUSSES DE SERGE DIAGHILEV - LES SYLPHIDES - LE SPECTRE DE LA ROSE - SHÉHÉRAZADE (pas de deux) - LE PRINCE IGOR (danses polovtiennes)
2002–2003 - LA FAVOLA DI BIANCANEVE - RAYMONDA (Suite dall’Atto Terzo) - NAPOLI (Atto Terzo)
2003–2004 - LA FAVOLA DI BIANCANEVE - PINOCCHIO
2004–2005 - NAMOUNA (Suite di danze) - LE PETIT PAN (assolo) - WHITE CONCERTO - NAPOLI (Atto Terzo)
2005–2006 - IL GUARRACINO - LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO (Suite dal balletto)
2006–2007 - LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO (Suite dal balletto) - SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
2007-2008 - SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE – IL GUARRACINO

 

Come si riconosce un talento? Lo si vede subito o qualcuno sboccia dopo?
Il vero talento si nota subito, dalla facilità di apprendimento insieme al senso del movimento. Tuttavia, ci sono alcuni casi in cui il talento si sviluppa più tardi.

 

Come possono i genitori aiutare i propri figli alle prese con questa difficile disciplina?
Responsabilizzandoli il più possibile.

 

La danza fatta a un certo livello è molto selettiva, quanti candidati si presentano alla Scuola, quanti vengono ammessi e quanti di questi arrivano al diploma?
Sì, è molto selettiva. È Tersicore che sceglie chi deve diventare un ballerino. Moltissimi si presentano alla selezione, pochi vengono presi, pochissimi arrivano al diploma. Per esempio, ci sono stati alcuni anni in cui si sono diplomati 5-6 allievi, altri anni solo 3-4, quest’anno si diplomeranno solo 2 donne.

 

Cambiando un po' argomento, quali sono le caratteristiche di un buon insegnante?
Oltre alla conoscenza approfondita della materia, deve essere anche un po’ psicologo e soprattutto generoso nel trasmettere all’allievo tutta l’esperienza accumulata nel corso della sua carriera.

 

È indispensabile essere stati buoni ballerini e aver calcato il palcoscenico per essere insegnanti di danza di livello professionale?
Non è indispensabile. Sicuramente, però, per poter trasmettere il mestiere bisogna averlo vissuto intensamente. Oggi purtroppo molti insegnanti sono dei teorici, e per l’arte della Danza questo non è sufficiente.

 

Cosa si prova a vedere un allievo che raggiunge il successo?
Una grande soddisfazione, ma è anche una grande emozione quando hai davanti un allievo che, oltre a eseguire quello che gli chiedi, supera la tua aspettativa.

 

Grazie Signora per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato, la salutiamo e le chiediamo se vuole fare un augurio a tutti i giovani che stanno studiando danza, affinché un consiglio autorevole li accompagni nel loro percorso.
Nureyev diceva: “Se per la danza puoi fare a meno degli amici, degli abiti griffati, delle tue giornate di riposo, della famiglia, allora devi danzare”.

 

Nelle foto:
I saluti finali nel saggio di fine anno scolastico del 2006 © A. Buccafusca
Anna Razzi e Giovanna Spalice all’Arena Flegrea di Napoli © A. Buccafusca