Letizia Giuliani

Promozione scuole

Letizia Giuliani

Articolo inviato da: Andrea79 il 18/11/2004 - 15:37

Letizia Giuliani, giovane talento della danza italiana si diploma presso la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma sotto la direzione attenta di Elisabetta Terabust. Dopo due stagioni nella compagnia di balletto del Teatro dell’Opera di Roma viene chiamata dalla stessa Elisabetta Terabust nella compagnia di Maggiodanza dove il 13 giugno 2003, al termine della prima rappresentazione di Shéhérazade di Gheorghe Iancu, viene nominata sul campo prima ballerina.

La tecnica eccellente e la versatilità artistica le permettono di eccellere in ruoli differenti toccando i virtuosismi del repertorio classico fino a quelli che richiedono una forte caratterizzazione e interpretazione del personaggio.

Tra i vari riconoscimenti: Premio Positano, Premio Gino Tani per la danza, Premio Danza&Danza 2001.




Ti sei diplomata a 18 anni alla Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Che ricordo hai di quel periodo e soprattutto di Elisabetta Terabust, allora direttrice della Scuola?

Ho un bellissimo ricordo degli anni della scuola e sopratutto della signora Terabust. Lei é una persona e una maestra stupenda, una rarità; mi ha dato tantissimo anche dopo la scuola. Quando avevo bisogno di aiuto lei era sempre disponibile soprattutto quando, appena entrata nella compagnia di balletto del Teatro dell’Opera di Roma, lavoravo con Amedeo Amodio. Ricordo, infatti, che a volte capitava, danzando in uno degli ultimi cast, che non c'era tempo di provare un balletto in teatro, così io andavo in scuola e provavo con Elisabetta e ti assicuro che una prova con lei valeva e vale 10 prove con un'altra insegnante.
Gli anni della scuola li ricordo sempre con molto piacere. Penso agli spettacoli che portavamo in giro per l’Italia, alle prove, ai dietro le quinte. Sono stati anni di puro divertimento ma anche di tanta fatica e stress. Terminavo la scuola il primo pomeriggio e poi andavo subito alla Scuola di ballo dove avevamo lezioni di classico, tecnica del passo a due, repertorio e contemporaneo.


Appena diplomata, Amedeo Amodio ti ha subito preso nella compagnia di balletto del Teatro dell’Opera di Roma e ti ha fatto esordire nella sua produzione di Romeo e Giulietta al fianco di Igor Yebra. Come ripensi al giorno del tuo debutto?

Ne conservo un ricordo bellissimo, pieno di emozioni. Sono stati giorni accompagnati da batticuore, eccitazione ma anche tanta paura. Avevo 18 anni a affrontavo per la prima volta un palcoscenico tutto per me anche se ero già abituata a ruoli da protagonista fin da quando ero in Scuola. In quel periodo mi è stato di grande aiuto Amedeo Amodio che mi dava fiducia e anche Igor Yebra; sono stati carinissimi, sempre. Questo è importantissimo per un artista alle prime armi e posso assicurarti che non sono tutte disponibili le “stelle del balletto”. Ricordo con tanto piacere anche Margareth Illmann che danzava il ruolo di Giulietta nel primo cast; anche lei mi ha insegnato tanto, una persona stupenda. La sera in cui debuttavo mi scrisse un bigliettino d’incoraggiamento. Tutti erano con me, anche il corpo di ballo. Avevo il camerino pieno di fiori e cioccolata.
Giulietta è sempre nel mio cuore sia per la bellezza del personaggio sia per la versione Amodio che ho sempre il piacere di danzare quando partecipo a diversi gala o manifestazioni. Quel passo a due, dalla musica stupenda, è molto bello ma anche molto lungo e difficoltoso soprattutto perchè richiede una enorme capacità di riuscire ad accentuare ogni stato d’animo attraverso il movimento.


Che rapporto avevi con gli altri ballerini della compagnia?

Essendo la più piccolina della compagnia ero coccolata un po’ da tutti. Non ho mai avuto problemi con nessuno in particolare e tutti erano molto d’accordo con le decisioni prese da Amodio.



Nel dicembre del 2000 hai lasciato la compagnia del Teatro dell’Opera di Roma per trasferirti a Firenze, compagnia diretta allora da Elisabetta Terabust che ti ha affidato da subito il ruolo di Giselle. Cosa pensi di questo balletto che affronterai nuovamente il prossimo gennaio e come sei stata aiutata nella preparazione del personaggio?

Sicuramente quello che ho imparato in molti anni con Elisabetta Terabust mi accompagnerà sempre, anche a gennaio, quando per la seconda volta affronterò il ruolo di Giselle. Cercherò di ricordare tutti i preziosi suggerimenti che Elisabetta mi ha donato quando mi fece debuttare insieme a Umberto De Luca nella Giselle di Polyakov, due anni fa. Adesso con Lola De Avila sto lavorando sulla versione che lei ha rimontato per il San Francisco Ballet. Penso che Giselle sia uno dei ruoli più belli e importanti per la carriera di una ballerina e ti dà modo di cimentarti nell’interpretazione di una fanciulla che si scontra con l’amore e lo affronta con tutta la sensibilità e l’ingenuità tipiche della sua età. Giselle sogna l’amore puro, quello impulsivo, vissuto con la piena volontà di viverlo.


Tra gli episodi fondamentali nella tua carriera deve essere menzionato l’incontro con Gheorghe Iancu che ha creato su di te il ruolo di Masha in Donne. Come ti sei trovata a lavorare con lui e cosa si prova ad interpretare un ruolo pensato già alcuni anni fa per Carla Fracci?

Iancu ha significato molto per me e tuttora è la persona che sta rappresentando un passaggio fondamentale per la mia carriera. Un maestro e un uomo meraviglioso. Lavorare con lui è durissimo ma allo stesso tempo rimani affascinata dal suo modo di spiegarti un personaggio. In Donne, balletto che ha avuto un’importanza notevole per la mia carriera di ballerina, c’era tutta la poesia possibile e immaginabile. Inizialmente non dovevo essere io a danzare il ruolo di Masha. Lui mi ha scelta dopo avermi visto danzare in Proust di Roland Petit. Mi diede questa possibilità e poi ancora Shéhérazade, fino alle più recenti creazioni coreografiche nelle opere di Thais e Le pecheurs de perles.
Il fatto che il ruolo era stato pensato per Carla Fracci mi riempie di soddisfazione. Non c’è una parola per definire questo, la Fracci è un monumento, incomparabile.


Come ci si sente ad essere nominate prime ballerine ‘sul campo’, davanti al pubblico, come è successo a te lo scorso giugno al termine della rappresentazione di Shéhérazade di Iancu?

Ero talmente emozionata che stavo per sentirmi male; è un emozione che si vive una sola volta nella vita. In realtà non pensavo alla promozione fine a se stessa, ma a quello che mi stava accadendo intorno. Ricordo che anche la compagnia viveva la mia stessa felicità e soddisfazione, come se questo traguardo raggiunto da me fosse un riconoscimento per l’intera compagnia di Maggiodanza. Una grande soddisfazione e una gioia per tutti.
Non posso però non ringraziare Florence Clerc, direttrice allora della compagnia. Florence più che una direttrice è stata un’altra persona eccezionale nei miei confronti. Ha sempre avuto fiducia in me e mi riteneva una ballerina diversa da tutte le altre. Durante le lezioni, quando dovevo eseguire una particolare combinazione di passi, se voleva suggerirmi delle modifiche o dei consigli, si metteva le mani sulla bocca come per non far uscire il fiato: “Come lo fai tu è un modo diverso ma è un modo particolare, ugualmente bello” mi diceva. Questo proprio per lasciarmi libera nell’esecuzione dei passi.


Quali sono state le difficoltà incontrate durante il tuo percorso di ballerina? Hai vissuto dei periodi particolarmente difficili o momenti di scoraggiamento?

Le delusioni sono una componente costante della carriera di un’artista. Non sempre tutto va per il meglio e per raggiungere risultati soddisfacenti bisogna rialzarsi sempre dopo ogni sconfitta. Oltre alle delusioni bisogna preventivare ovviamente anche gli innumerevoli infortuni di cui si corre il rischio; è triste, specialmente quando il problema fisico può farti stare lontana dalle scene per molto tempo, magari nel momento in cui in cartellone ci sono balletti interessanti. A me è accaduta una situazione molto simile a questa: ero ancora nella compagnia del balletto del Teatro dell’Opera di Roma e, sempre Amedeo Amodio, mi aveva affidato la parte di Kitry nel Don Chisciotte di Nureyev, che avrei danzato insieme a Riccardo Di Cosmo in una recita mattutina per le scuole. Oltre al ruolo della protagonista, terribilmente difficile, provavo anche una delle due amiche di Kitry e Mercedes, la danzatrice di strada. Una settimana prima dello spettacolo ebbi una distorsione alla caviglia e il mio posto fu preso da un’altra ballerina; un classico. E’ capitato anche che mi trovassi io nella posizione inversa: una volta, ad esempio, ho dovuto sostituire una ballerina all’ultimo momento che si era infortunata in Verdiana di Patrice Bart. Pur non essendo prontissima, ho dovuto stringere i denti a affrontare il palcoscenico al meglio e con piena forza anche perchè avrei avuto al mio fianco dei mostri della danza quali Massimo Murru e Isabelle Guerin.
L’importante è che alla base di tutto ci sia passione e voglia di ricominciare. Quando ci sono questi presupposti tutto diventa molto più semplice e i brutti momenti diventano solo un ricordo.
Se però gli infortuni si possono curare, le invidie no. Quelle purtroppo rimangono nelle persone con cui lavori giornalmente e anche se in fondo l’invidia è uno dei sentimenti più naturali è allo stesso tempo quello più nocivo perché può creare molti problemi all’interno di una compagnia.



Ti capita mai di rivedere una tua performance oppure vederti semplicemente allo specchio durante una lezione e non piacerti?

Sempre e mai al primo impatto. Devo sempre rivedermi più di una volta per convincermi. Io sono molto critica verso me stessa. Addirittura con le foto; a volte accentuano piccoli difetti, un braccio o un piede fuori posizione o un determinato passo che non è corretto, magari nella posa di un grand jetè la gamba anteriore non è ruotata in en dehors...beh mi capita di non riuscirmi a guardare. Tutto ciò è comunque tipico dei ballerini che sono soliti curare scrupolosamente il loro corpo. D'altronde siamo scheletri che danzano quindi se il corpo non funziona automaticamente tu non dai.


Tra i vari artisti con cui hai danzato, spiccano i nomi di Roberto Bolle tuo principe nello Schiaccianoci di Polyakov e Massimo Murru, tuo partner nella Carmen di Amodio. Quanto sono state importanti per te queste esperienze, soprattutto trovandoti al fianco di ballerini acclamati dai palcoscenici di tutto il mondo?

Roberto e Massimo sono entrambi bravissimi, delle persone straordinarie, senza divismi nè capricci. Sono per me delle star ma non mi hanno mai fatto sentire questa differenza tra me e loro e mi hanno sempre incoraggiata.
Non vedo l’ora di danzare nuovamente con Roberto; soprattutto sogno con lui una Bella Addormentata o un Don Chisciotte. L’ho visto in Scala lo scorso novembre al fianco di Laetita Pujol, eccezionale, un Basilio bellissimo. Anche con Massimo mi piacerebbe danzare nuovamente; mi trasmetteva e coinvolgeva tantissimo in scena: questo per me è fondamentale.
Oltre a loro avrei il desiderio di danzare nuovamente con Alessio Carbone con il quale ho ballato il pas de deux da Le corsaire a Stoccolma. E’ un bravissimo ballerino e un partner favoloso.


Nel corso della tua carriera hai affrontato stili molto diversi danzando coreografie di Petipa, Petit, Balanchine e ora, con MaggioDanza, anche Forsythe e Neumeier. Che difficoltà hai incontrato e che cosa hai imparato lavorando anche con coreografi contemporanei di questo livello?

Sempre si trovano difficoltà quando inizi a provare un balletto che richiede uno stile che non hai mai affrontato, ma dopo molte prove riesci ad assimilare il movimento. Tutto è difficile ma nulla è impossibile. Ad esempio quando vidi The Vertiginous thrill of exactitude in video mi sembrava impossibile da fare, ma poi non è stato così.
Lavorando con diversi coreografi impari anche a comprendere il loro mondo, il loro pensiero. Quando lo scorso maggio Neumeier è stato ospite di Maggiodanza per rimontare la sua versione del Sacre ero affascinata dal suo modo di raccontare il senso della coreografia. Ogni minimo movimento della coreografia aveva un significato ben preciso e rimandava ad uno stato d’animo diverso; nulla era al caso, tutto andava percepito, interiorizzato ed esternalizzato. Meraviglioso. Scoprire questo lato di Neumeier mi ha tranquillizzato molto: lui è una persona molto riservata, non da molta confidenza, nelle prove è molto rigido ed esigente.
Se sto avendo la possibilità di studiare stili molto differenti tra loro è soprattutto merito di Giorgio Mancini che sta arricchendo il repertorio della compagnia con delle nuove creazioni e ci sta dando l’opportunità di lavorare con coreografi di spessore. Non vedo l’ora di lavorare insieme a Lucinda Childs. Sarà ospite della nostra compagnia il prossimo marzo con un programma che comprende tre sue coreografie tra cui una nuova creazione dell’Uccello di fuoco in esclusiva per Maggiodanza.


A proposito del Sacre di Neumeier, saresti stata disposta ad affrontare la scena di nudo finale?

Certo, non avrei avuto problemi ad affrontare una scena di nudo specialmente perché nel contesto dell’assolo non era un nudo che poteva scandalizzare il pubblico.


C’è un ruolo che senti maggiormente tuo e uno che vorresti interpretare?

Giulietta, senza dubbio. Ho due sogni nel cassetto: il primo interpretare la versione Cranko: ne sono innamorata, ogni volta che la vedevo quando ero a Roma invidiavo tantissimo la protagonista. Il secondo, essere Tatiana nell’Onegin, sempre di CranKo. Ricordo che quando fu rappresentato a Roma nel 96’ con Alessandra Ferri io ero ancora in Scuola e fui scelta per fare la ragazza dello specchio nella scena della lettera. Mi trovai di fronte Alessandra Ferri, per me un onore e chissà…magari anche un buon auspicio.


Quindi posso immaginare la gioia che hai provato quando Alessandra Ferri ti ha invitato a danzare nel suo “Gala delle stelle” organizzato al Teatro Ponchielli di Cremona?

Si, la gioia è stata immensa. Alessandra Ferri per me è un esempio vivente. Ogni volta che danzo cerco di essere naturale e vera come lei. La mia massima aspirazione è raggiungere quella forza interpretativa e artistica che riscontro sempre nelle sue interpretazioni.
A Cremona mi sentivo molto in soggezione vicino a lei. E’ stata molto carina con me e mi ha anche aiutato nelle prove dandomi dei preziosi consigli.


In quella occasione hai danzato due coreografie di Balanchine: The man I love da Who cares? e Tchaikovsky pas de deux. Hai veramente stupito per il movimento off balance dei fianchi a cui Balanchine teneva tanto. Da dove deriva questa preparazione dello stile balanchiniano?

Grazie del complimento! La preparazione allo stile balanchiniano deriva dalla Scuola di Ballo dell’Opera di Roma dove ho avuto l’opportunità di studiare e danzare molte coreografie di Floris Alexander.


A Cremona ti sei esibita insieme ad artisti provenienti da diverse compagnie europee. Hai mai pensato di lasciare l’Italia e avere un’esperienza in una compagnia estera?

Si, è una cosa che sto valutando da un po’ di tempo. Compagnie come Stoccarda e il Royal Ballet sono sempre nei miei pensieri. La prima mi darebbe l’opportunità di danzare le coreografie di John Cranko, coreografo che sento molto vicino a me. Se penso poi al repertorio del Royal Ballet mi vengono in mente Manon, Mayerling, Winter Dreams, i capolavori di Ashton e tutti i classici che richiedono una forte interpretazione e un temperamento notevole.


Cosa fa Letizia Giuliani nel tempo libero?

La maggior parte del tempo la trascorro con i miei amici. Sono una ragazza molto semplice e faccio tutte le cose che fanno i ragazzi della mia età.


Cosa ti senti di suggerire a tutte le persone che si avvicinano allo studio della danza?

Semplicemente di vivere il tutto con molta serenità e di trovare dei buoni maestri che sappiano incoraggiarti e mai demoralizzarti, specialmente se la ragazza o il ragazzo ha una predisposizione naturale a danzare e ovviamente dimostra di avere talento. La danza richiede impegno, fatica, sacrifici e molta costanza quindi lo studio deve avvenire con molta serenità.
E’ importante anche frequentare stage con maestri di fama internazionale; questo per conoscere modi d’insegnamento differenti.
Voglio consigliare a tutte le ragazze di non fare diete troppo drastiche. Una bambina di quindici anni deve mantenere il fisico di un’adolescente e per ballare ha bisogno di un’alimentazione sana e corretta.
Anch’io quando avevo 15-16 anni non ero magra come adesso e non ho mai fatto diete perché sapevo che il mio corpo si doveva ancora stabilizzare.
A questo punto non posso che mandare un bacio e un abbraccio a tutti i ragazzi e le ragazze di balletto.net che vogliono inseguire il loro sogno.


Nelle immagini:

1. Giselle. Cor. E. Polyakov con Umberto De Luca, Maggiodanza

2. Class concert. Cor. Floris Alexander, Scuola di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma

3. The Vertiginous Thrill of Exactitude. Cor. Forsythe, Maggiodanza

4. Romeo e Giulietta. Cor. A. Amodio con Igor Yebra, Teatro dell'Opera di Roma

5. Barbablù. Cor. F. Monteverde, Maggiodanza









Andrea Roselli