Mara Galeazzi, l'Italiana alla corte della Regina

Promozione scuole

Mara Galeazzi, l'Italiana alla corte della Regina

Articolo inviato da: Berryspid il 20/09/2005 - 15:49
Ultima ballerina a diplomarsi in classico con il massimo dei voti alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, tredici anni fa, Mara Galeazzi è oggi principal dancer del Royal Ballet di Londra. Tanta gavetta, moltissimi successi e un sogno tutto da realizzare: ballare di nuovo alla Scala, come ospite…

Appena diplomata alla Scuola di Ballo della Scala, sei subito entrata al Royal Ballet.

Si, è stata una cosa davvero inaspettata. Il Royal Ballet è sempre stato, ed è tuttora, una compagnia molto chiusa: le selezioni per il corpo di ballo avvengono soltanto all’interno della Royal Ballet School e ottenere un’audizione privata è molto difficile. A scuola, a Milano, le cose erano molto diverse da ora: ci si diplomava per entrare in compagnia alla Scala e solo poi si poteva tentare all’estero… a me non interessava rimanere a Milano, mi avevano detto che Londra era il posto giusto per me e volevo tentare a tutti i costi… e ce l’ho fatta!

Come è stato il tuo arrivo a Londra?
Non semplice in realtà, soprattutto perché non parlavo la lingua ed essendo di un’altra scuola gli altri mi guardavano con diffidenza. Le cose sono però migliorate molto in fretta, Monica Mason, attuale direttrice della Compagnia, mi ha aiutato moltissimo ad ambientarmi. E poi sono arrivati gli amici, le prime soddisfazioni professionali: dopo solo quattro mesi Glenn Tetley mi ha scelto per il ruolo principale del suo balletto La Ronde e alla fine della stessa stagione, in tournée ad Istanbul, ho debuttato con Adam Cooper in Mayerling!

Con Mayerling hai subito avuto il primo impatto con una coreografia di MacMillan…
Sì, ed è stato amore a prima vista. Tra l'altro il ruolo di Mary Vetsera mi ha seguito tantissimo lungo tutta la carriera: ho avuto modo di ballarlo con Robert Tewsley e poi tantissimo con Irek Mukhamedov, anche in occasione, lo scorso anno, del suo addio al Royal Ballet: è stata una serata fantastica… durante gli applausi il pubblico ci ha letteralmente sommerso di fiori!
Purtroppo non ho avuto l’opportunità di lavorare molto con MacMillan in persona, ho parlato con lui una sola volta, perchè è morto poco dopo il mio arrivo. Ma ho avuto la fortuna di conoscerlo moltissimo attraverso i suoi balletti e questo anche grazie all’aiuto di Monica Mason e Monica Parker.

Hai quindi sviluppato un forte legame con i lavori di questo coreografo?
Moltissimo. E sono molto felice che anche il pubblico londinese lo riconosca. Con il tempo e lo studio ho imparato a decifrare ogni singolo gesto, il suo significato all’interno della coreografia. Penso che questo sia molto importante. Ci sono danzatori che non prestano attenzione a questi dettagli ed è un peccato perché viene meno la naturalezza in scena. MacMillan aveva l’abitudine di inserire dei movimenti e delle pose che provocassero nei ballerini le sensazioni che lui voleva trasmettere.


Prima hai accennato a Glenn Tetley, il coreografo che in un certo senso ti ha scoperto. Hai avuto modo di lavorare ancora con lui?
Certo. Proprio in questi giorni. In ottobre il Royal Ballet celebrerà l’ottantesimo compleanno di questo coreografo allestendo uno dei suoi capolavori, Pierrot Lunaire, e lui mi ha scelto per debuttare come Colombina. Sono molto contenta perché si tratta di un ruolo molto diverso dal solito, molto moderno nello stile, pieno di contrazioni: sarà una sfida prepararlo!

Non sarà il tuo unico debutto questa stagione…
No, infatti. Dopo Manon, in cui ho debuttato in tournée questa estate e che riprenderò a novembre a Londra, sarà la volta di Giselle, a gennaio! Sono molto contenta perché è uno dei miei ruoli preferiti. E’ così completo, importante da un punto di vista tecnico e con una grande attenzione al lato psicologico. Mi piacerebbe moltissimo poter studiarlo con Carla Fracci, la più grande Giselle che abbia mai visto. Mi ricordo ancora le sue recite alla Scala, quando ancora frequentavo la Scuola di Ballo: andavo sempre a vedere gli spettacoli e la sua Giselle mi ha sconvolta, una delle cose più belle che abbia mai visto!

C’è qualche ruolo ancora che ti piacerebbe affrontare?
Ce ne sono molti. Nel repertorio classico sicuramente Odette, un ruolo che ho già avuto modo di studiare diverse volte, ma che ancora non ho eseguito in scena. Poi Marguerite e Armand e Un mese in campagna di Ashton. Mi piacerebbe poi affrontare i balletti di Roland Petit, per cui mi sento molto adatta, e La Petit Morte di Kylian, con cui ho già lavorato in Sinfonietta: ha uno stile meraviglioso!

Il tuo sogno nel cassetto?
Sicuramente creare una mia famiglia. Da quattro anni sono fidanzata felicemente con un tecnico della Royal Opera House e mi piacerebbe avere un bambino. Dal punto di vista professionale ovviamente ballare alla Scala, come ospite. E’ vero, quando studiavo ho avuto modo di ballare sul quel palcoscenico molte volte, ma come professionista sarebbe tutt’altra cosa.

Quali sono stati i tuoi rapporti con la Scala dopo la partenza?
Purtroppo pochi e discontinui. Mi è stato molto rimproverato il fatto di aver rifiutato il contratto con la Compagnia per andare al Royal Ballet. Le amicizie dei tempi della Scuola si sono perse.
Quando era alla direzione, Giuseppe Carbone mi aveva offerto un contratto come prima ballerina in Scala: avrei dovuto debuttare nel ruolo di Clara nello Schiaccianoci di Nureyev.
Dei tempi a Milano ricorderò sempre con piacere le giornate trascorse con Isabel Seabra, una ballerina stupenda: mi ha sempre aiutato moltissimo dandomi consigli e lezioni private… di nascosto (sorride).

Hai mai desiderato cambiare Compagnia?
E’ capitato. Penso sia normale. In passato ho avuto diverse offerte, anche da Kevin McKenzie per entrare a far parte dell’American Ballet Theatre. Però ogni volta che arriva un’offerta succede sempre qualcosa a Londra per cui decido di restare: un nuovo ruolo, o qualcosa del genere.
Se dovessi cambiare, comunque, sceglierei lo Stuttgart Ballett: mi piace lo stile di Cranko e stimo molto l’attuale direttore, Reid Anderson, con cui ho già lavorato alla preparazione di Onegin.

Progetti per il futuro?
Tanti. In questi giorni sto lavorando ad un enorme progetto di beneficenza per la prossima estate per sostenere la lotta all’AIDS in Africa. Si tratta di alcuni gala in Giappone e Sud Africa, di cui sarò direttore artistico e protagonista accanto ad alcuni giovani ballerini del Royal Ballet. Oltre a queste serate, che serviranno appunto per raccogliere i fondi, offriremo durante il giorno diversi workshop e masterclass gratuiti ai bambini e alle loro famiglie in alcuni villaggi attorno a Città del Capo. E’ un progetto a cui tengo molto e a cui parteciperà anche la BBC. Mi piacerebbe riproporre l’iniziativa ogni estate in luoghi diversi: India, sud America… Ci sono poi i progetti italiani. Quindi, incrociamo le dita!

Per ulteriori informazioni, visita il sito ufficiale di Mara Galeazzi.

Nelle immagini:
- un primo piano
- con Angel Corella in La Bayadére di Natalia Makarova
- con Jonathan Cope in Romeo e Giulietta


Mauro Beretta