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Michele Esposito

“L’esperienza più bella della mia vita”

Vincitore della Medaglia d’Oro nella scorsa edizione del Prix de Lausanne, il giovane danzatore ci racconta le emozioni vissute durante il concorso e al suo arrivo al Balletto Nazionale Olandese

27 Gen
2018
17:00
  • Alcune immagini di Michele Esposito al Prix de Lausanne 2017 © Gregory Batardon
    Alcune immagini di Michele Esposito al Prix de Lausanne 2017 © Gregory Batardon
  • Alcune immagini di Michele Esposito al Prix de Lausanne 2017 © Gregory Batardon
    Alcune immagini di Michele Esposito al Prix de Lausanne 2017 © Gregory Batardon
  • Alcune immagini di Michele Esposito al Prix de Lausanne 2017 © Gregory Batardon
    Alcune immagini di Michele Esposito al Prix de Lausanne 2017 © Gregory Batardon
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Oggi danzatore della Junior Company dell’Het Nationale Ballet, Michele Esposito nasce a Caserta nel 1999. Inizia il suo percorso al Centro Danza Diana di Aversa per poi approdare, all’età di undici anni, all’Accademia di Danza di Zurigo in Svizzera. Nel 2017 partecipa al Prix de Lausanne, dove si aggiudica ben tre premi: Medaglia d’Oro, Premio come Migliore Interprete nel Contemporaneo e Premio come Migliore Danzatore Svizzero. Un importante riconoscimento che gli ha aperto le porte della prestigiosa compagnia olandese. Capacità di avere cura del proprio corpo, fiducia in se stessi e umiltà sono – ci racconta in questa intervista – le qualità che un giovane deve mettere in campo se vuole fare della danza la sua vita.

Michele, l’anno scorso al Prix de Lausanne ti sei aggiudicato ben tre premi ma, al di là della vittoria, che cosa ti ha lasciato quella esperienza?
«Partecipare al Prix è stata un’esperienza bellissima: oltre alle correzioni e ai consigli che gli insegnanti ci hanno dato, c’erano persone provenienti da ogni parte del mondo. L’atmosfera era molto bella, c’erano diverse culture e religioni. Mi ha aiutato molto guardare gli altri danzatori, ho imparato tanto da loro. È stata una delle esperienze più belle della mia vita e se mai ne avrò l’occasione mi piacerebbe ritornare».

C’è stato un momento in cui hai capito che la danza sarebbe stata il tuo futuro?
«Credo di aver realizzato per la prima volta che sarei voluto diventare un danzatore professionista quando avevo undici anni, quando ho lasciato l’Italia per andare a studiare all’Accademia di Danza di Zurigo. Ho dovuto prendere una decisione molto importante, lasciare la mia famiglia: è stato difficile ma è stata un’opportunità per la mia crescita e ho avuto tanti amici che mi hanno supportato».

C’è una figura che rappresenta per te un’ispirazione, un punto di riferimento?
«Voglio citare innanzitutto un danzatore, Mikhail Baryshnikov: quando guardo i suoi video, mi piace il modo in cui sa interpretare i personaggi, indipendentemente dal balletto che sta danzando. Che interpreti un principe o uno schiavo, è capace di farti entrare nel personaggio e nell’atmosfera del balletto. E poi il mio maestro, Oliver Matz (direttore della Tanz Akademie Zürich, ndr), è stato il miglior insegnante che abbia mai avuto».

Oggi fai parte della Junior Company del Balletto Nazionale Olandese: un traguardo importante...
«È un onore, soprattutto perché è una delle migliori compagnie al mondo e poi perché era il mio sogno poterne fare parte. Quando sono arrivato e ho iniziato a lavorare con la Junior Company, tutti sono stati molto gentili. I maestri ti aiutano davvero tanto, l’atmosfera è speciale e mi piace molto essere qui. Poi ci sono danzatori provenienti da tutto il mondo, anche dall’Italia».

Tra i premi ricevuti al Prix de Lausanne c’è anche quello come Migliore Interprete nel Contemporaneo. Inoltre, a marzo, con la Junior Company danzerai un programma che comprende anche creazioni di Hans Van Manen e Juanjo Arqués. Ti piace confrontarti con i diversi linguaggi del contemporaneo?
«Sì, sono grato di avere la possibilità di danzare brani contemporanei. Naturalmente amo anche la danza classica, ma la tecnica contemporanea è una delle mie preferite perché mi fa sentire veramente libero di danzare e di esprimermi. Nel repertorio della Compagnia ci sono diversi brani contemporanei, differenti stili e coreografi».

C’è un coreografo con cui ti piacerebbe poter lavorare?
«Ce ne sono diversi, in realtà. Ma mi piacerebbe poter lavorare con William Forsythe».

E, invece, nell’ambito del repertorio classico c’è un ruolo con cui vorresti confrontarti?
«Al momento non ci sto pensando molto. Mi piacerebbe danzare Basilio in Don Chisciotte, amo l’atmosfera di quel balletto».

Tra pochi giorni prende il via la nuova edizione del Prix de Lausanne: che consigli ti sentiresti di dare ai candidati e, più in generale, che cosa serve per diventare un danzatore professionista?
«Credo che la cosa più importante sia avere cura del proprio corpo, tenersi in forma e in salute, il corpo è il nostro strumento. Bisogna saper ascoltare gli insegnanti, che hanno molta esperienza e possono darci tanto attraverso le loro correzioni. E poi, naturalmente, bisogna credere in se stessi».

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