Stefano Tomassini

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  • Romeo e Giulietta 1.1 di Roberto Zappalà © Serena Nicoletti
    Romeo e Giulietta 1.1 di Roberto Zappalà © Serena Nicoletti
  • La presentazione del libro di Stefano Tomassini a MilanoOltre
    La presentazione del libro di Stefano Tomassini a MilanoOltre
  • Romeo e Giulietta 1.1 di Roberto Zappalà © Serena Nicoletti
    Romeo e Giulietta 1.1 di Roberto Zappalà © Serena Nicoletti

Stefano Tomassini

La danza, i “corpi sfocati”, il viaggio

Lo studioso Stefano Tomassini ci parla del suo nuovo libro, Romeo e Giulietta d’après, diario della “ricostruzione” di uno dei lavori più rappresentativi del coreografo Roberto Zappalà, Romeo e Giulietta (la sfocatura dei corpi)

Articolo inviato da: Elisabetta il 20/11/2017 - 10:10

Romeo e Giulietta d’après di Stefano Tomassini non è un libro di danza, o meglio non è solo un libro di danza. È un racconto di viaggio, un diario o, come scrive l’autore, “un libro di pace, fatto di visioni, d’amore”. Tra luglio e agosto del 2016 Tomassini, ricercatore presso l’Università IUAV di Venezia e appassionato studioso di danza, ha assistito al processo di ricostruzione di una coreografia di Roberto Zappalà, Romeo e Giulietta 1.1 (la sfocatura dei corpi), a dieci anni dal primo debutto. Il libro ripercorre, dunque, i giorni che l’autore ha trascorso a Catania, presso Scenario Pubblico – Centro Nazionale di Produzione della Danza, dove ha assistito alle prove, a stretto contatto con il coreografo Roberto Zappalà, il drammaturgo Nello Calabrò e i danzatori Maud de la Purification, Antoine Roux-Briffaud, Valeria Zampardi e Gaetano Montecasino. Un “lavoro sul campo” di cui Tomassini sottolinea l’importanza: «Questo libro è un inedito, qualcosa di nuovo nel panorama italiano. Questo lavoro sul campo in Italia si fa poco ma è qualcosa di cui il pubblico ha bisogno. Dobbiamo imparare dagli artisti, non viceversa. Il tempo trascorso in biblioteca per noi studiosi di danza si traduce nel tempo passato in studio. Oggi ci sono troppi critici e coreografi improvvisati, giovani danzatori che si mettono a insegnare, ma vale la pena non improvvisare».

Ci sarebbe, dunque, bisogno anche di un maggior confronto tra il pubblico e gli artisti, i coreografi?
«Per certi versi, è vero che manca un confronto tra spettatore e artisti ma, da spettatore, credo che sia giusto rivendicare il diritto a non giudicare. Ci vuole una sorta di pudore, di sobrietà da parte dello spettatore: di fronte a spettacoli che richiedono un coinvolgimento e una partecipazione superiori, non deve esserci necessariamente un giudizio, non è detto che tutto ciò che si vede in danza debba essere traducibile o debba per forza avere un senso».

Qual è, allora, l’atteggiamento giusto di chi assiste a uno spettacolo?
«Credo ci sia bisogno di un esercizio di apertura, mai di giudizio».

Tornando al libro, lei ha espresso una certa perplessità rispetto al tema del “ricostruire” in danza. Da cosa nasce questa perplessità e cosa pensa, invece, della ricostruzione di Roberto Zappalà?
«La ricostruzione è utile quando è fatta in un contesto di studio e non di mercato. Per me, che insegno, è uno strumento che permette di raccontare agli studenti il passato. In un contesto di studio, le difficoltà, le aporie che nascono dal processo di ricostruzione possono essere discusse, analizzate. Quando, invece, si fa mercato, si fa mercato con i cadaveri. È un’operazione ideologica e reazionaria, si vuole trasmettere l’idea errata che il passato possa tornare.
Il progetto di Zappalà mi ha interessato fin da subito, volevo osservare fin dal primo istante per capire cosa sarebbe successo. Non è stata, nel caso di Zappalà, una semplice ricostruzione di una coreografia di dieci anni fa, si è rimesso in moto un processo creativo anche perché, come ha raccontato Antoine Roux-Briffaud durante la presentazione del libro al festival MilanOltre, non c’è stata una trasmissione diretta delle coreografie e dei passi dagli interpreti del 2006 (Daniela Bendini e Wei Meng Poon, ndr) ai nuovi interpreti».

In Romeo e Giulietta 1.1 Romeo e Giulietta sfuggono al loro tragico destino. Roberto Zappalà ha parlato di un “inno alla vita”, lei ha affermato che “l’amore tra Romeo e Giulietta non è meno vero se va a finire bene”. Vi si può leggere una critica all’atteggiamento spesso morboso con cui la nostra società guarda alla morte?
«La nostra società e quel tipo di cultura che presiede alle ricostruzioni fatte per il mercato si basano sulla centralità della morte: il passato è morto e lo si deve vendere come se fosse vivo. In Romeo e Giulietta 1.1 la morte non è l’obiettivo finale così come, nel caso di Zappalà, la ricostruzione non è l’obiettivo finale. Si vuole rimettere in circolo l’idea dei due innamorati, dei due corpi “sfocati” che devono sfuggire alla società per potersi amare. È la vita contro la morte, è la pace. Una pace che non richiede il sacrificio di Romeo e Giulietta affinché le due famiglie mettano da parte i loro contrasti, una pace che non ha bisogno della morte».

Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza è uno dei tre Centri Nazionali di Produzione della Danza riconosciuti dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. In questi anni Roberto Zappalà, che ne è stato uno dei principali artefici, l’ha reso un luogo di creazione, formazione e condivisione di idee e progetti. Qual è, secondo lei, lo status della danza in Sicilia oggi?
«Credo che stia avvenendo e debba avvenire qualcosa di diverso rispetto al passato. Non dobbiamo pensare a Scenario Pubblico come a un luogo da cui debba irradiarsi nuova linfa verso il territorio, non dobbiamo dargli questa responsabilità. Scenario Pubblico deve diventare un punto di riferimento per l’Italia. Coreografi, compagnie, proposte che arrivano dal continente devono andare a Scenario Pubblico, affinché la Sicilia possa dialogare di più con il resto del Paese. È questo a far crescere il pubblico, a favorire nuove compagnie».

Oltre al diario dei dodici giorni di prove, il libro propone un raffronto – sottolineato da una particolare veste grafica – tra la versione del 2006 e quella del 2016, analizzandole scena per scena. Il DVD che arricchisce il volume permette, poi, al lettore di ammirare entrambi gli spettacoli, per confrontarli e individuare affinità e divergenze. Resta nelle intenzioni di Stefano Tomassini – che in un libro seppur agile offre al lettore più livelli di lettura e spunti di riflessione davvero interessanti – la possibilità per chi si accosta al processo di ricostruzione di Zappalà di trarre le proprie conclusioni, di abbandonarsi o meno alla sfocatura, di scegliere o di voltare le spalle alla vita.

 

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Romeo e Giulietta d’après è edito dalla casa editrice catanese Malcor D’ che, proprio in collaborazione con Roberto Zappalà, ha lanciato la collana ScenarioDanza, dedicata alla danza contemporanea e alle arti performative.

Romeo e Giulietta d’après
Stefano Tomassini
Romeo e Giulietta d’après

Malcor D’ Edizione
129 pp. + DVD – € 12,00