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Gender Bender Festival

  • Hekla di Fabrizio Favale
    Hekla di Fabrizio Favale
  • Trattato semiserio di oculistica di Orlando Rizzo e Angelo Petracca
    Trattato semiserio di oculistica di Orlando Rizzo e Angelo Petracca © Gaetano Pappalardo

Gender Bender Festival

Al via a Bologna la quindicesima edizione

Dal 25 ottobre al 5 novembre torna a Bologna il festival dedicato alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale, tra danza, musica, teatro e cinema

Torna a Bologna Gender Bender, festival internazionale organizzato da Il Cassero LGBT Center e diretto da Daniele Del Pozzo, che offre uno sguardo approfondito sulle differenze di genere, sulle identità e sul modo in cui i tessuti sociali se ne fanno carico. In dodici giorni, dal 25 ottobre al 5 novembre, la 15esima edizione propone più di cento appuntamenti, tra spettacoli, film, incontri, workshop, laboratori per il pubblico che spaziano dal teatro alla danza, dal cinema alle arti visive, e che coinvolgono oltre venti spazi della città.

Protagonista, naturalmente, il corpo, inteso come soggetto politico, spazio di libertà o gabbia sociale, custode di tradizioni o pioniere di modernità, cui si affianca il concetto di identità, intesa come costruzione sociale, campo da esplorare, abbattendo i pregiudizi e attraversando esperienze e biografie.

Gender Bender, inoltre, è capofila del progetto biennale Performing Gender – Dance makes differences dedicato alla costruzione di un nuovo modello di formazione per cinque giovani dance maker europei della danza, cinque drammaturghi e cinquanta danzatori e danzatrici internazionali, per aiutarli a sviluppare nuove forme di narrazione e rappresentazione delle identità di genere. Per il biennio 2017-2019, insieme a Gender Bender, partner di progetto sono il Comune di Bassano del Grappa e il suo Centro per la Scena Contemporanea, il festival City of Women di Lubiana (Slovenia), il Boulevard Festival di ‘s-Hertogenbosch (Paesi Bassi), Paso a 2 – Certamen Coreogràfico de Madrid (Spagna) e Yorkshire Dance Center di Leeds (Regno Unito). I dance maker selezionati sono: Roberta Racis (Italia), Nataša Živković (Slovenia), Jija Sohn (Paesi Bassi), Koldo Arostegui (Spagna) e Sophie Unwin (Regno Unito). I drammaturghi selezionati sono: Greta Pieropan (Italia), Tea Hvala (Slovenia), Nina Aalders (Paesi Bassi), Sergio Martínez-Vila (Spagna), Tanya Steinhauser (Regno Unito).

Molto ricco il programma della “sezione danza”, che propone tredici titoli – molti dei quali in prima nazionale o assoluta – di autori italiani e della scena internazionale. Primo spettacolo in programma R.osa, dieci esercizi di virtuosismo ispirati alle immagini di Botero e al mondo anni Ottanta di Jane Fonda, con cui la coreografa Silvia Gribaudi ci invita a riflettere su come guardiamo gli altri e su cosa ci aspettiamo da loro; in scena Claudia Marsicano. Igor Urzelai e Moreno Solinas presentano Andante in cui il confine tra palco e platea scompare, grazie al fumo che riempie lo spazio teatrale, dando vita a un’esperienza condivisa. WoMAN & WOMAN, di Andreas Constantinou, è un dittico sul tema della femminilità: in WoMAN l’interprete (Andreas Constantinou) è un uomo che esplora il suo sé femminino; in WOMAN Daniel Mariblanca, transessuale, espone e sfida gli stereotipi di genere.

Con Minor Place, Giorgia Nardin indaga la femminilità nel suo essere relegata a un ruolo secondario, di supporto: spunto per la riflessione sono i Side Acts, forme di intrattenimento di supporto a un’attività artistica principale, spesso viste come un’attività prevalentemente femminile. Sons of Sissy, dell’austriaco Simon Mayer, propone musiche della tradizione alpina, suonate dal vivo dagli stessi danzatori, con l’idea di liberarle dalle convenzioni culturali. La danza ricercata e finemente cesellata da Fabrizio Favale sul corpo dei suoi danzatori si staglia sullo sfondo di un orizzonte esteso in cui ogni riferimento spaziale sembra venire meno. Torna preponderante in Hekla – dal nome del più celebre vulcano islandese – il tema della natura e delle forze primigenie, arcaiche, che la popolano. Ispirato alle figure della lotta greco-romana e del wrestling, Ruffle di Carlos Pons Guerra è una riflessione sul tema dell’aggressione emotiva nei rapporti tra gli uomini. In Mercurial George, la coreografia minimalista e rigorosa di Dana Michel diventa strumento per indagare il proprio io più profondo.

In Bolero Trip Tic, il Balletto di Roma dà voce a tre autrici italiane che si sono messe in gioco in altrettante creazioni per la compagnia: L’Après-midi d’un Faune di Giorgia Nardin, Suite Bergamasque di Chiara Frigo e Bolero di Francesca Pennini. La compagnia ceca DOT504 mette in scena You Are Not The One Who Shall Live Long di Jozef Fruček e Linda Kapetanea, lavoro dedicato ai temi dell’abbandono e della perdita. Liz Aggiss, performer britannica ultrasessantenne, icona della danza e del femminismo, indaga la morale e i tabù sessuali in Slap and Tickle, spettacolo vincitore del Total Theatre Award all’ultimo Festival di Edimburgo.

Con il suo Trattato semiserio di oculistica, vincitore di DNAppunti coreografici 2016, Orlando Izzo riflette sull’atto del vedere, centrale nella relazione tra danzatore e spettatore. Il festival si chiude con Influenza di Floor Robert, un lavoro dedicato all’infanzia e alle leve che ci facevano muovere da piccoli e che – molto spesso – perdiamo da adulti.

Si può consultare il programma completo del festival sul sito di Gender Bender.